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Ripensare i legami tra l'utilizzo delle risorse e la prosperità umana ed economica



da greenreport.it

[ 27 maggio 2011 ]
Ripensare i legami tra l'utilizzo delle risorse e la prosperità umana ed
economica

Gianfranco Bologna

Il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (United nations environment
programme,
www.unep.org ), nei suoi continui e lodevoli sforzi per fornire
il massimo di analisi alla comunità internazionale, favorendo il percorso
verso la Conferenza ONU sullo Sviluppo Sostenibile (la cosidetta Conferenza
Rio+20 che avrà luogo nel giugno del 2012 a Rio de Janeiro, vent'anni dopo
il grande Earth Summit del 1992) ha reso noto il nuovo rapporto
dell'autorevole International Resource Panel, dal titolo "Decoupling:
natural resource use and environmental impacts from economic
growth"(scaricabile dal sito
www.unep.org/resourcepanel/decoupling/files/pdf/Decoupling_Report_English.pdf
mentre altri materiali, dal comunicato stampa al sommario del rapporto, sono
disponibili su
www.unep.org/resourcepanel/Publications/Decoupling/tabid/56048/Defauls.aspx 
).
L'International Resource Panel è stato lanciato ufficialmente nel 2007,
nell'ambito dell'UNEP stesso, con l'obiettivo di provvedere alla messa a
punto scientifica degli obiettivi da perseguire in tutto il mondo per
disaccoppiare la crescita economica e l'uso delle risorse dal degrado
ambientale. Il Panel è coordinato da due illustri studiosi in materia, quali
Ernst Urlich von Weizsacker, fondatore del prestigioso Wuppertal Institute
tedesco, autore, fra l'altro, dei famosi rapporti "Factor 4" e "Factor 5" e
Ashok Khosla, presidente dell'International Union for Conservation of Nature
(IUCN) e del Club di Roma, mentre il rapporto sul decoupling è stato
coordinato da Mark Swilling del Sustainability Institute dell'Università di
Stellenbosch in Sud Africa e Marina Fischer-Kowalski, nota studiosa dei
metabolismi sociali e dell'ecologia industriale e direttrice dell'Institute
of Social Ecology dell'Università di Alpen-Adria in Austria.
Il rapporto lancia un messaggio molto chiaro: nel 2050 se non vi saranno
modifiche all'attuale stato delle cose, l'umanità si troverà ad utilizzare
annualmente 140 miliardi di tonnellate di minerali, combustibili fossili e
biomasse, cifra che risulta essere quasi tre volte la quantità consumata
attualmente.
Con l'attuale crescita della popolazione e l'incremento dei consumi in
numerosi paesi di nuova industrializzazione la prospettiva di un continuo e
sempre maggiore consumo di risorse è molto lontana dall'essere sostenibile.
La media globale di consumo di risorse pro capite ha raggiunto nel 2000,
intorno alle 10 tonnellate, mentre si calcola che era circa la metà nel
1900.
Da qui nasce l'importanza del "fare più con meno", incrementando il livello
di "produttività" delle risorse, disaccoppiando (decoupling) l'intensità di
energia e materie prime per unità di PIL, ottenendo cioè una riduzione
dell'input di materie prime ed energia per la produzione di beni e servizi.
Tale obiettivo richiede ovviamente di ripensare i legami tra l'utilizzo
delle risorse e la prosperità umana ed economica, avviando un grande
investimento nell'innovazione tecnologica, finanziaria e sociale per ridurre
e congelare i livelli di consumo pro capite nei paesi industrializzati e
mirare a percorsi sostenibili nei paesi in via di sviluppo.
Oggi, riferisce il rapporto, il decoupling ha luogo ma ad un ritmo
insufficiente per venire realmente incontro alle necessità di una società
sostenibile ed equa. Tra il 1980 ed il 2002 per 1.000 dollari di output
economico vi è stato una abbassamento della richiesta di materie prime da
2.1 tonnellate a 1.6 tonnellate, ma è un ritmo non sufficiente e,
globalmente, il consumo di risorse, sotto la spinta della crescita della
popolazione e dei consumi individuali, aumenta.
Gli attuali trend relativi alla crescita dell'urbanizzazione potrebbero
aiutare in questa direzione in quanto le strutture urbane possono favorire,
se ben gestite e governate, economie di scala e significative efficienze
nell'approvvigionamento dei servizi. Le aree densamente popolate potrebbero
consumare meno risorse pro capite rispetto alle aree scarsamente popolate e
rurali, grazie a politiche mirate sulla disponibilità di acqua, l'uso
dell'energia e dei trasporti, il trattamento dei rifiuti ed il riciclaggio e
il modo stesso di strutturare le abitazioni.
Come ricorda l'economista britannico Tim Jackson, autore del bellissimo
"Prosperità senza crescita" (Edizioni Ambiente) di cui abbiamo parlato
numerose volte nelle pagine di questa rubrica, il decoupling è visto da
molti economisti e altri analisti come la soluzione centrale per risolvere i
gravi problemi attuali presenti tra i nostri metabolismi sociali e quelli
naturali.
Ma, sino ad ora, il decoupling non ha dato i risultati necessari, come
peraltro confermano gli stessi autori del rapporto UNEP e Jackson ricorda
che per riuscirci nell'immediato futuro e, per rispettare i limiti ecologici
sempre più chiari e palesi, sarebbe necessario un decoupling su scala così
vasta che è francamente difficile da immaginare. Ma, in ogni caso, è
fondamentale non lasciare nulla di intentato.
In maniera molto corretta e rifacendosi alla letteratura già esistente in
merito, Jackson, nel capitolo del suo libro intitolato proprio "Il mito del
decoupling", ricorda che è fondamentale distinguere tra decoupling relativo
e decoupling assoluto. Il primo si riferisce alla riduzione dell'intensità
ecologica per unità di output economico, in altre parole, come abbiamo già
visto sopra, si riduce l'impatto sulle risorse rispetto al PIL, ma non
necessariamente il suo valore assoluto (infatti l'impatto sulle risorse può
anche aumentare, ma a un tasso inferiore del PIL).
Il secondo, invece, mira a ridurre l'utilizzo delle risorse (o le emissioni
prodotte) per unità di output economico allo stesso livello, cioè
l'efficienza dell'uso delle risorse deve aumentare almeno quanto l'output.
Jackson ricorda che esiste una regola molto comoda per calcolare il punto in
cui il decoupling relativo porta a quello assoluto: in una popolazione in
espansione, con redditi medi in aumento, il decoupling assoluto si ha quando
il tasso di decoupling relativo è maggiore della somma dei tassi di crescita
della popolazione e del reddito.
Quindi Jackson ritiene che le prove sul ruolo del decoupling come scappatoia
dal dilemma della crescita, non si rivelano convincenti ed il "mito" sta
appunto nel credere che il decopuling, da solo, ci permetta di raggiungere i
nostri obiettivi di sostenibilità. E' evidente che tali riflessioni non
significano che il decoupling sia inutile, anzi esso è in ogni caso
fondamentale, con o senza crescita ma è bene conoscerne anche i limiti.
Il rapporto dell'International Resource Panel descrive tre scenari per
giungere ad una "convergenza" tra paesi sviluppati e in via di sviluppo,
rispetto all'utilizzo delle risorse. Nel primo si prevede un andamento BAU
(Business As Usual, cioè fare come se niente fosse) nei paesi
industrializzati con una progressiva convergenza degli altri. Nel 2050 si
avrebbe un consumo annuo di risorse (dai combustibili fossili alle biomasse)
di 140 miliardi di tonnellate, circa 16 tonnellate a testa per una
popolazione di 9 miliardi. Il rapporto definisce questo uno scenario
assolutamente insostenibile per quanto riguarda sia l'utilizzo delle risorse
quanto la gestione delle emissioni.
Lo scenario 2 prevede una moderata contrazione del consumo delle risorse nei
paesi sviluppati ed una progressiva convergenza su questi livelli da parte
degli altri paesi. Il risultato che ne emergerebbe al 2050 è un consumo
totale di 70 miliardi di tonnellate, circa il 40% in più del 2000. Il
consumo pro capite medio di risorse sarebbe di 8 tonnellate. Le emissioni
medie di anidride carbonica risulterebbero di 1.6 tonnellate pro capite,
mentre le emissioni globali raddoppierebbero rispetto alla situazione
attuale.
Lo scenario 3 prevede una decisa contrazione del consumo di risorse nei
paesi industrializzati e una convergenza degli altri. Ciò produrrebbe un
risultato di circa 50 miliardi di tonnellate annue, gli stessi del 2000, con
un consumo globale pro capite di 6 tonnellate annue. Anche le emissioni di
anidride carbonica resterebbero a livelli "accettabili" di 0.75 tonnellate
pro capite. Si tratta dello scenario al quale tutti i paesi dovrebbero
indirizzare le loro politiche.
Il messaggio centrale del rapporto è mirato quindi ad avviare una vera
rivoluzione del decoupling in tutto il mondo, sottolineando la straordinaria
importanza di attivare tutte le capacità innovative per vincere questa sfida
alla quale è legata la nostra stessa sopravvivenza. Il trend attuale di
consumo delle risorse non è sostenibile.