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le famiglie senza welfare



Le famiglie senza welfare
Data di pubblicazione: 22.07.2011

Autore: Saraceno, Chiara

Espedienti anticostituzionali per far pagare ai più poveri le spese della crisi, senza risolverla. la Repubblica, 22 luglio 2011

Con la manovra finanziaria approvata la settimana scorsa, il reddito delle famiglie con figli è stato preso in ostaggio in vista della futura riforma fiscale e assistenziale. Solo se quest’ultima verrà approvata entro il 2013, infatti, non verranno attuate le previste riduzioni lineari dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale di cui possono attualmente godere le famiglie, in particolare quelle con figli.
L’impatto di quelle riduzioni è fortemente regressivo: inciderebbe maggiormente sulle famiglie a reddito più modesto. Ma anche se la riforma fiscale e assistenziale venisse approvata in tempo le cose non cambierebbero molto per le famiglie con figli. La riforma, infatti, ha lo scopo non tanto di razionalizzare e rendere maggiormente equo il coacervo di istituti - oltre 400 - che si sono accumulati senza logica nel tempo. Ha lo scopo pressoché esclusivo di ridurre la spesa, ovvero di determinare un risparmio non inferiore a 4.000 milioni nel 2013 e 20.000 milioni annui a decorrere dal 2014. Un obiettivo solo mascherato dal richiamo alla libertà di scelta dei cittadini. La bozza di delega, infatti, all’articolo 2 recita che il "criterio base della delega" è quello di applicare le nuove aliquote rispettivamente del 20%, 30% e 40% "su di un imponibile per quanto possibile non eroso dai regimi fiscali che nel corso degli anni sono stati introdotti per indirizzare le scelte e i comportamenti del contribuente verso obiettivi che lo Stato considerava costruttivisticamente meritevoli, lasciando invece alle persone e alle famiglie libertà di scelta in ordine all’uso del loro denaro. A questo effetto il governo è delegato ad eliminare o ridurre in tutto od in parte i regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale".
Il fatto è che molte delle misure che si vogliono eliminare sono destinate alle famiglie. E si tratta di misure che si ispirano al principio fiscale della redistribuzione: a parità di reddito riducono il prelievo sui nuclei familiari più numerosi. È il caso delle detrazioni per i figli a carico. Non è chiaro in che consista la libertà di scelta se l’eliminazione di queste facilitazioni non è sostituita da nulla e anzi si auspica un ancor maggiore coinvolgimento della famiglia nel far fronte ai bisogni economici e di cura dei propri componenti. Il potere d’acquisto di un’ampia fetta delle famiglie verrà semplicemente ridotto, comprimendo ulteriormente i consumi e quindi anche le stesse possibilità di ripresa. Non vi è dubbio che occorre mettere mano a una razionalizzazione complessiva del frammentato e carente welfare italiano, riducendo le iniquità per cui, a parità di reddito e bisogno, vi è chi può godere di più misure di sostegno (ad esempio assegni per i figli e detrazioni) e altri di nessuna (gli incapienti e coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente). E certo vi sono persone che godono impropriamente dell’assegno di accompagnamento. Ma ce ne sono molte altre che dovrebbero riceverlo, o avere servizi sostitutivi, ma non ricevono nulla.
 
Così come non vi è un vero reddito minimo per chi si trova in povertà. Il welfare per le famiglie e per chi si trova in povertà è troppo risicato, oltre che ineguale, per pensare di effettuare risparmi in questo settore. Sarebbe già ottimo se si riuscisse a spendere meglio, più equamente e con maggiore efficacia. Ma i risparmi vanno cercati altrove. Sembra che anche i mercati la pensino in questo modo, non ritenendo realistica una manovra e un progetto di riforma non solo rimandati di due anni, ma che, nella loro regressività, tolgono fiato a chi già è in difficoltà. In questo contesto, anche l’opposizione e i sindacati dovrebbero avanzare proposte precise, non limitandosi a evocare la lotta all’evasione come sorta di magica lampada di Aladino che tutto risolverebbe. La lista del possibile è lunga, dalle liberalizzazioni sin qui efficacemente bloccate dagli interessi costituiti, al taglio, da domani e non in futuro, dei privilegi e dei redditi dei parlamentari ed ex parlamentari fino a quelli delle amministrazioni locali, dei grandi dirigenti pubblici e del parastato e, perché no, di alcuni conduttori televisivi. Dalla eliminazione di tutti i privilegi fiscali che favoriscono esclusivamente gli abbienti alla eliminazione tout court delle detrazioni, sempre regressive, a favore di trasferimenti diretti selettivi. Dall’anticipo dell’innalzamento dell’età pensionistica delle donne nel settore privato alla flessibilizzazione dell’età alla pensione per tutti