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Energia solare: fattore di civiltà



Energia solare: fattore di civiltà

da La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 18 ottobre 2011

Giorgio Nebbia nebbia at quipo.it

Il successo delle fonti energetiche rinnovabili in Italia è stato finora basato su generosi contributi versati a chi, privati o enti pubblici, installa impianti di produzione di elettricità dal Sole o dal vento o dalla combustione di prodotti agricoli e forestali, compresi i rifiuti urbani con la scusa che contengono una parte di cibo e verdure. Tali contributi hanno dato vita a fenomeni speculativi; chiunque avesse un tetto, o un capannone, o un campo ha accettato le allettanti proposte di "promotori" che garantiscono la ricerca di finanziamenti, l'installazione di pannelli fotovoltaici, i contratti di acquisto dell'elettricità, e la sicurezza che chi accetta queste proposte ne avrà un utile economico diretto. Si tenga presente che una parte del pubblico denaro dei finanziamenti è poi pagato dai cittadini con un aumento delle bollette elettriche.

Da un certo punto di vista potrebbe anche essere giusto che tutti i consumatori di elettricità risarciscano coloro che producono tale elettricità con sistemi che, pur costosi in assoluto, consentono di evitare le importazioni di petrolio e carbone e gas naturale utilizzando le forze nazionali del Sole e del vento e che permettono di evitare le emissioni di gas responsabili dei mutamenti climatici. Le critiche che cominciano a circolare riguardano però il carattere puramente speculativo che caratterizza alcune installazioni, talvolta fatte in fretta senza tenere conto dell'intensità dell'energia solare e del vento effettivamente disponibili.

Alcuni criticano le "offese" al paesaggio provocate dalla comparsa di estensioni di pannelli e di torri eoliche, e delle strade che tagliano le colline per raggiungere queste installazioni. Altri si chiedono se "vale la pena" installare impianti fotovoltaici in terreni finora coltivati, che da anni assicurano un reddito, anche se faticoso, e che tale reddito potrebbero assicurare in futuro, per avere un reddito a breve termine, non si sa quanto duraturo in futuro. Un servizio da Trani del settembre scorso, su questo giornale, descrive le file di ulivi espiantati dai campi per fare spazio ai pannelli fotovoltaici, ulivi che, dopo decenni di vita non daranno mai più quell'olio di cui la Puglia è stata il principale produttore nel mondo. Senza contare che pannelli e pale eoliche sono in genere prodotti all'estero e in Italia assicurano occupazione soltanto per le opere di installazione e di manutenzione, non si sa per quanto tempo.

La rapida diffusione delle fonti rinnovabili, nel passato decennio, fa venire in mente che anche dopo la crisi petrolifera degli anni settanta del Novecento ci fu una breve rapida passione per impianti solari, poi ben presto svanita quando il prezzo del petrolio ritornò basso. Inoltre, sia in quegli anni settanta, sia oggi, la stessa rapida passione non è stata accompagnata da un adeguato sviluppo di imprese italiane produttrici di impianti solari ed eolici per i quali, come si accennava prima, che adesso in gran parte siamo costretti ad importare. Un altro aspetto riguarda il fatto che la produzione di elettricità dal Sole e dal vento dipende dalle condizioni climatiche e dalle stagioni e dal ciclo diurno e notturno della fonte solare; queste irregolarità di erogazione devono essere compensate con complicati sistemi di collegamento con i grandi elettrodotti che dovrebbero essere adattati, con dispositivi "intelligenti", in modo da utilizzare al meglio la nuova elettricità.

Le precedenti considerazioni non giustificano una sfiducia verso le fonti energetiche rinnovabili, tutt'altro ! Intanto elettricità "rinnovabile" potrebbe essere ottenuta anche utilizzando i piccoli salti di acqua corrente, con vantaggi per la lotta all'erosione del suolo e alla sistemazione di fiumi e torrenti nelle valli. Ma soprattutto le fonti energetiche rinnovabili, tutte derivate, direttamente o indirettamente, dall'enorme energia irraggiata dal Sole verso la Terra, sono le uniche adatte a fornire elettricità a comunità sparse nel territorio, in grado di utilizzare l'elettricità a mano a mano che diventa disponibile.

Il governo norvegese ha organizzato il 10 e 11 ottobre scorso, un incontro sul finanziamento dell'accesso all'elettricità dei paesi poveri: "Energia per tutti". E il prossimo 2011 sarà proclamato dalle Nazioni Unite "Anno dell'energia sostenibile per tutti". Nella sola Africa subsahariana 600 milioni di persone sono prive di elettricità, pur avendo abbondanza di Sole, di vento, di fiumi abbondanti e continui, di biomassa vegetale. La produzione e distribuzione di elettricità rinnovabile con reti locali sarebbe determinante per assicurare servizi e sviluppo e benessere a innumerevoli paesi e villaggi.

Ironicamente proprio cento anni fa il chimico italiano Giacomo Ciamician (1857-1922) aveva già preconizzato che l'energia solare avrebbe contribuito a riportare "la civiltà" nei paesi africani da cui essa aveva avuto origine: abbiamo perso un secolo di tempo e a questo obiettivo dovrebbero tendere con tutte le forze e le innovazioni i ricercatori e le imprese anche italiani.