[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Re: la 'Abbuffata delle energe rinnovabili' di Giorgio Ragazzi



Una nota rapida: la mostra industria oggi ha una capacit�i produzione annuale (anno 2011) pari a circa 1.700 MW di moduli fotovoltaici (stima Politecnico di Milano).
Riguardo all'articolo di Ragazzi, uno dei tanti nel solco delle critiche alle rinnovabili, incollo la risposta che avevo scritto a uno precedente pubblicato sul sito lavoce.info.

-Roberto Meregalli

Le rinnovabili sono una stangata, sono inutili, sono uno speco. Sono anni che queste critiche vengono ripetutamente riportate dai mezzi di informazione; inizialmente poteva risultare comprensibile che qualcuno nutrisse dubbi sull�efficacia di fonti nuove, il nuovo ha sempre suscitato atteggiamenti di rifiuto, meno ora che le nuove fonti hanno dimostrato di essere in grado di generare grosse quantit�i energia e di saper ridurre i loro costi con grande rapidit�/p>

Giorgio Ravazzi il 18 novembre scrive su lavoce.info l�ennesimo attacco, denunciando �lo scempio di campi agricoli coperti da pannelli, l�invadenza ambientale delle pale eoliche, il rialzo del prezzo del granoturco�, il tutto con un esborso totale di 120 miliardi di dollari per il povero consumatore italiano. Tanta sensibilit�erita attenzione.

Iniziamo col dire che i pannelli fotovoltaici installati in Italia sono gi�n dirittura d�arrivo verso il traguardo dei 12 mila MW, una �centrale� che nel 2012 sar�n grado di produrre 16 miliardi di chilowattora, una quantit�he sommata alla produzione fotovoltaica dell�anno in corso eguaglia la produzione totale del reattore nucleare di Caorso, intendendo con totale la produzione complessiva dei suoi otto anni di vita. La sottolineatura �er i vari Battaglia che continuano la litania del pannello inutile e improduttivo.

Quanto abbiamo speso sinora in incentivi? I dati ufficiali del GSE dicono 303, 7 milioni di euro nel 2009 e 772,6 nel 2010. Nel 2011 la cifra sar�olto maggiore perch�olto maggiore �a corrente elettrica generata, questo aspetto viene sempre taciuto: il costo aumenta solo se aumenta la produzione e aumentare la produzione di energia ��obiettivo.

Perch�e lo siamo dati? Perch�l solare, parliamo di quello visto che �l maggior indiziato, �na fonte gratuita, disponibile senza necessit�i una infrastruttura di trasporto (come energia primaria). Detto in altre parole non necessit�i miniere, di pozzi, di metanodotti, oleodotti, rigassificatori, eccetera. Come scriveva Herman Scheer: �L�acquisizione dei raggi solari e dell�energia eolica e la loro trasformazione diretta in energia elettrica all�interno di un impianto rappresenta una semplificazione tecnologica senza pari�.

Nel 2012 l�onere del conto energia arriver�� sfiorare i 6 miliardi di euro, ma ricordiamo che nel 2010 nonostante i consumi petroliferi italiani siano calati di 1,8 milioni di tonnellate l�esborso �umentato di 6,5 miliardi di euro. Meglio pagare ai fornitori esteri di fossili o investire in Italia? L�investimento in fonti rinnovabili in sostanza mira a ridurre i costi della bolletta energetica totale e come tutti gli investimenti prevede un periodo di tempo necessario per recuperare l�investimento. E curioso come Ragazzi parli di �sussidi� e non di �investimenti�, l�errore sta proprio qui, un sussidio �un contributo in denaro a fini assistenziali�, mentre un investimento �na spesa che determina un ritorno maggiore e nel caso del pannello fotovoltaico la definizione calza a pennello.

Il settore FV ha generato posti di lavoro in un momento di crisi totale, 100.000 considerando l�indotto cita Anie-Confindustria, con et�edia inferiore ai 35 anni. Sempre secondo Anie-Confindustria, nel 2010 ha generato un volume di affari di 40 miliardi di euro pari al 2,5% del Pil con entrate fiscali per le casse dello Stato stimate in almeno 4 miliardi di euro (considerando IVA e tasse pagate sugli incentivi del Conto energia). E in una corretta contabilit�ndrebbero annoverati i minor costi derivanti dalla riduzione della Co2 (6/7 milioni di t. annue), la riduzione delle importazioni di energia elettrica dall�estero (come si pu�rificare dai dati di Terna di questi ultimi dieci mesi), l�influenza positiva sulla determinazione del costo all�ingrosso dell�elettricit�ella borsa elettrica.

Certo nella politica degli incentivi ci sono stati molti errori, bene lo sanno gli imprenditori del settore che hanno sofferto una difficile instabilit�ormativa, il decreto Alcoa sarebbe stato meglio evitare, ma oggi come oggi inutile piangere sul latte versato, utile invece capire che nella crisi attuale guardare avanti serve pi� guardare indietro. La green economy �na porta verso il futuro, ��l tentativo di superare la frattura fra sviluppo e natura� (Aldo Bonomi), �na narrazione per uscire dal turbocapitalismo che deve produrre saperi e legami sociali.

Mi si permetto una nota riguardo alla reiterata accusa sul consumo del suolo e sugli illeciti contributi agli agricoltori, accusa semplicemente pretestuosa perch�e avessimo installato 8.800 MW di pannelli su aree coltivabili (sulla SAU superficie agricola coltivata per intenderci), avremmo �consumato� lo 0,38% della superficie Sau erosa nel periodo 1990-2007 da costruzioni varie. Colpisce l�ambientalismo a senso unico di tanti commentatori, lo stesso ex ministro Galan dichiar�tta la sua soddisfazione dopo l�approvazione dell�attuale conto energia che disincentiva gli impianti solari a terra, lo stesso Galan che da governatore del veneto era entusiasta promotore di Motorcity (autodromi, centri commerciali e altre edificazioni su una superficie di 460 ettari nella pianura veronese). Quando di parla di agricoltura ci si dovrebbe chiedere del perch�li agricoltori siano cronicamente in difficolt�del perch��Europa spenda il 40% del suo budget in agricoltura, di come li spenda e forse questo spiegherebbe perch�olti agricoltori hanno visto nelle rinnovabili una fonte interessante di reddito. Probabilmente arriveremmo a capire che le politiche mainstream in agricoltura non funzionano, che l�accordo agricolo in vigore in seno al WTO (AoA) �na anomalia da eliminare. Di certo il prezzo dell�agricoltura non �nfluenzato dal solare fotovoltaico!

Riguardo all�eolico Ragazzi stia tranquillo, la crescita in Italia �inita da tempo, i paletti normativi hanno gi�anneggiato il settore, l�eolico italiano non ha pi�cchi come ha chiarito Pietro Manzoni (Falck Renewables) nei giorni scorsi. Le imprese italiane dell'eolico proliferano ma fuori dei confini italiani e in un solo anno gli investimenti in nuovi impianti eolici all'estero sono passati dal 30% al 71%. Nel 2011 solo il 26% dei megawatt costruiti da imprese italiane sono state allacciate alle nostre reti energetiche (Rapporto Irex di Althesys).




Il giorno 28 novembre 2011 09:42, Pol <xethne at gmail.com> ha scritto:

Leggo un articolo di Giorgio Ragazzi su societalibera.org che descrive la situazioen della diffusione del fotovoltaico in italia in modo un po' diverso da come la cooscevo.

In particolare, sapevo che la importazione di pannelli e materiali, negli anni recenti, era stata dovuta alla mancanza di una certezza nelle regolamentazioni governative e negli incentivi alle imprese; non alla incapacit�ella industria italiana a far fronte alle richieste.� Ragazzi sembra� invece lasciar pensare proprio il contrario.

Qual'�a situazione reale, secondo voi?


Vorrei anche capire meglio perch�il non aver posto limiti superiori agli incentivi per la utenza, ha creato dei probemi.

Grazie


Paolo

--- all

L�ABBUFFATA DELLE ENERGIE RINNOVABILI
di Giorgio Ragazzi

La potenza fotovoltaica istallata in Italia ha superato i 12 mila megawatt. Secondo le mie stime i relativi sussidi scaricati sulle bollette elettriche delle famiglie saliranno nel 2012 ad oltre 6 miliardi l�anno. Una cifra imponente se paragonata al gettito dell�aumento dell�1% dell�IVA, meno di 4 miliardi, o della prevista reintroduzione dell�ICI sulla prima casa, 3,5 miliardi. Sussidi destinati a crescere ulteriormente e da pagarsi per i prossimi 20 anni per un ammontare complessivo quindi di oltre 120 miliardi!
Questa, che �erto di gran lunga la maggior misura di politica industriale degli ultimi anni, �assata quasi sotto silenzio, approvata per decreti ministeriali e non con voto del Parlamento, occultandone i costi nelle bollette.
Ma si pu�rlare di �politica industriale�? In realt�il decreto del 2007 a firma Bersani-Pecoraro Scanio che ha introdotto gli incentivi al fotovoltaico indicava in 3 mila megawatt l�obiettivo nazionale di potenza da istallare entro il 2016. Questa sarebbe stata una ragionevole �politica�. Poi �uccesso che la riduzione del costo dei pannelli ha fatto salire alle stelle i profitti e determinato una corsa sfrenata ad investire, senza che venisse posto alcun freno o rimedio. Il decreto Bersani-Pecoraro Scanio non aveva previsto limiti massimi ai sussidi, n�il successivo governo ha saputo intervenire per tempo. Questo episodio illustra bene quanto infima sia la qualit�ella nostra classe politica e delle normative che produce.
Il risultato �tato disastroso: pi�met�egli investimenti sono andati in importazioni di pannelli ed inverter (che la nostra industria non era pronta a produrre) mentre il contributo italiano si �imitato a poco pi� montaggio e fornitura delle strutture metalliche. Finanzieri e fondi d�investimenti, italiani ed esteri, mediatori e proprietari di terreni hanno beneficiato di una bonanza di profitti, sulle spalle delle famiglie italiane che pagano sotto la voce �oneri generali di sistema� quella che in realt� un�altra imposta indiretta, nascosta nella bolletta.
Ai sussidi al fotovoltaico si aggiungono poi quelli all�eolico, alle biomasse, i certificati verdi, il ben peggiore CIP 6. Stimo che, tutti assieme, gli �oneri generali di sistema� arriveranno presto attorno ai 10 miliardi l�anno. Considerando che il valore di tutta la produzione elettrica italiana, al prezzo di 60-65 euro per MWh, �i meno di 20 miliardi, per effetto dei sussidi alle rinnovabili ed assimilate il costo medio della produzione elettrica in Italia si avvia ad aumentare del 50%. Un �lusso� che non potevamo permetterci, tutto il contrario di quello che occorre per recuperare competitivit�nternazionale.
Spiace anche rilevare che, quando il ministro Romani ha cercato di ridurre gli incentivi al fotovoltaico, la Confindustria si �chierata dalla parte degli �interessi di bottega� delle imprese del settore, anche se poco pi�modesti montatori, invece di farsi interprete del bene del paese e della competitivit�ell�economia.
Seduti alla tavola del banchetto, imbandito da �verdi� idealisti ed ignari di numeri, troviamo una classe politica ignorante e pasticciona, imprenditori sensibili solo al profitto immediato, mediatori, affaristi e finanzieri: il conto viene poi servito alle famiglie su cui si continuano a gravare nuove imposte indirette, accise ed addizionali, meglio se in modo occulto. C��oi ancora qualcuno che si illude di stimolare la crescita dell�economia con un ennesimo bel decreto!