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perchè adesso? Racconto, spiegazioni, significato di occupy wall street



N.Klein e Y.Marom: Perché adesso? Quale sarà il prossimo?
Domenica 15 Gennaio 2012 17:38 amministratore

Perché adesso? Quale sarà il prossimo?
Conversazione tra Naomi Klein* e Yotam Marom**

Naomi Klein  - Una delle cose più misteriose riguardo a questo momento è: “perché adesso?” La gente ha lottato contro le misure di austerità e ha  urlato per un paio di anni contro  gli abusi delle banche, facendo essenzialmente la stessa analisi: “Non saremo noi a  pagare  per la vostra crisi”. Ma non sembrava proprio che acquistasse popolarità,  almeno negli Stati Uniti.  C’erano dimostrazioni e c’erano progetti politici e c’erano proteste come a Bloombergville. Ma, erano in gran parte ignorate. Non c’era davvero nulla su vastissima scala, nulla che realmente avesse un impatto significativo. E adesso, improvvisamente, questo gruppo di persone in un parco  ha fatto esplodere qualche cosa di straordinario. Come lo spieghi, allora, dato che sei stato impegnato in OWS dall’inizio, ma anche nelle precedenti azioni contro l’austerità?

Yotam Marom – Ebbene, la prima risposta è: non ho idea , nessuno ne ha. Ma posso fare  delle  congetture.  Penso che ci siano delle cose che si devono considerare con attenzione  quando ci sono  momenti come questi. Una sono le condizioni: disoccupazione, debito, sfratti, i molti altri problemi che deve affrontare la gente. Le condizioni sono vere e sono brutte, e non si possono simulare. Un altro tipo di base per questo tipo di cosa è quello che fa la gente che organizza   per preparare momenti come questi. Ci piace fantasticare su queste insurrezioni e sugli importanti momenti politici – ci piace immaginare che vengano fuori dal nulla e che sia necessario solo questo – ma queste cose accadono se c’è dietro  uno sforzo organizzativo enorme che viene fatto  ogni giorno, in tutto il mondo, in comunità che sono realmente emarginate e che affrontano attacchi bruttissimi.
Quelli quindi sono i due  prerequisiti perché si verifichino questi momenti. Ci si deve poi chiedere: quale è il terzo elemento che fa sì che tutto si realizzi, quale è ‘ il grilletto, la polverina magica? Beh, non sono sicuro della risposta, ma so che sensazione dà. La sensazione che qualche cosa è che si è aperto, una specie di spazio che nessuno sapeva esistesse, e quindi tutte le cose che prima erano impossibili, ora sono possibili.  Qualche cosa che è stato come disintasato. Persone di tutti i tipi hanno proprio iniziato a vedere le loro lotte in questo qualche cosa, hanno iniziato a identificarsi con questo, hanno cominciato a sentire che era possibile vincere, che c’è un’alternativa, che le cose non devono essere sempre così. Penso che in questo caso questo sia l’elemento speciale.

NK – Pensi che ci sia una discussione organica riguardo al cambiare fondamentalmente il sistema economico? Cioè, sappiamo che esiste una forte, rabbiosa  critica della corruzione e  della conquista dal processo politico da parte delle grosse imprese commerciali.  E’ in corso davvero un richiamo ad agire. Ciò che è meno chiaro è la misura in cui al gente si sta preparando a costruire davvero qualche altra cosa.

YM – Sì, certamente penso  che siamo in un momento unico per lo sviluppo di un  movimento che non è soltanto un movimento di protesta contro qualche cosa, ma anche un tentativo di costruire qualche cosa al suo posto. Potenzialmente è una versione molto precoce di quello che chiamerei un movimento  di potere duale, cioè un movimento che da una parte sta cercando di formare i valori e le istituzioni che vogliamo vedere in una società libera, e che allo stesso tempo, però, sta creando lo spazio per quel mondo resistendo e smantellando le istituzioni che ci impediscono di averlo. In generale la tattica di occupare,  è una forma davvero fantastica di lotta di potere duale perché l’occupazione è sia una casa dove possiamo praticare l’alternativa – praticando una democrazia partecipativa, avendo le biblioteche radicali, avendo una tenda sanitaria  dove chiunque può farsi curare, tutte cose cosa su piccola scala – ed è anche un terreno di prova per le lotte all’esterno. E’ il luogo dove creiamo la nostra lotta contro le istituzioni che ci tengono lontano dalle cose di cui abbiamo bisogno, contro le banche in quanto rappresentanti del capitalismo della finanza, contro lo stato che protegge e incentiva quegli interessi.
E’ sorprendente e davvero incoraggiante perché è un qualche cosa che è mancato molto in tante lotte del passato. Di solito o c’è una cosa o un’altra.
Ci sono le istituzioni alternative, come gli eco-villaggi e le cooperative alimentari e così via – e poi ci sono i movimenti di protesta e altre contro-istituzioni, come i gruppi pacifisti o i sindacati. Essi però raramente si mettono insieme o considerano le loro come lotte da condividere. Molto raramente ci sono movimenti che vogliono fare entrambe le cose, che le considerano inseparabili, che comprendono che le alternative debbono essere una lotta e che la lotta deve essere fatta in un modo che rappresenti i valori del mondo che vogliamo creare. Penso davvero, quindi, che ci sia qualche cosa di realmente radicale e fondamentale in questo, e tantissima potenzialità.

NK – Io sono assolutamente d’accordo che la chiave è nel mettere insieme  la resistenza e le alternative. Un mio amico, l’attivista britannico per l’ecologia  e per le arti, John Jordan, dice che l’utopia e la resistenza sono  come  la doppia elica del DNA dei militanti, e quando la gente     e cercano soltanto di costruire la loro utopia e non si impegnano nei sistemi di potere, allora diventano irrilevanti e anche estremamente vulnerabili al potere dello stato  e spesso saranno  schiacciati. Allo stesso tempo se ci  si limita a   protestare,  a resistere senza avere quelle alternative, allora penso che questo diventi un veleno per i movimenti.
Penso però ancora al problema  della politica – di fare il salto da alternative su piccola scala ai grossi cambiamenti politici che permettano di cambiare la cultura. Un sacco di persone sono riuscite a capire che il sistema è così rovinato che non si tratta di chi va al potere. Però uno dei modi di rispondere a questo è dire: “Va bene, non formeremo un partito politico e non tenteremo di prendere il potere, ma guarderemo questo sistema e tenteremo di identificare le barriere strutturali che impediscono il cambiamento  e di promuovere   gli obiettivi politici che potrebbero iniziare a riparare quei difetti strutturali.” E queste sono, per esempio, i modi in cui le grosse imprese commerciali sono capaci di finanziare le elezioni e il ruolo dei mezzi di informazione pagati dalle grosse aziende  e tutto il problema della personalità delle grosse imprese commerciali in questo paese. E’ possibile trovare poche lotte politiche ci importanza cruciale,  che potrebbero creare una situazione in cui,  tra dieci anni,  la gente potrebbe non sentirsi così completamente cinica riguardo all’idea di cambiamento all’interno del sistema politico. Che cosa ne pensi?

YM – Ebbene, hai ragione a dire che dobbiamo trovare dei modi di farlo, ma modi che non compromettano quello che finora  è riuscito così bene per il movimento e per  questo momento, cioè che è così ampio che così tante persone diverse ci si possono ritrovare.
Penso che all’interno del movimento più ampio, abbiamo ruoli diversi e che c’è un ruolo particolare per Occupiamo Wall Street. Personalmente non voglio avere nulla a che fare con  la gente che fa pressioni o che si mette in lizza  proprio adesso, né voglio concentrarmi tutto il tempo per conseguire piccoli cambiamenti politici e non credo che questo sia il ruolo di Occupiamo Wall Street. Ma spero senza alcun dubbio che la gente  il cui terreno è questo vada e lo faccia. Spero che possano riconoscere che quanto accade ora è la creazione di un clima dove è possibile che essi    spingano verso  sinistra e ottengano di più. Non sarò contento di tutti i compromessi che quella gente dovrà fare, ma abbiamo bisogno anche di quello. Se vogliamo una vera trasformazione sociale significativa, abbiamo bisogno di ottenere delle cose lungo il percorso, perché in questo modo forniamo alla gente le fondamenta sopra le quali possono continuare a lottare a lungo termine e in questo modo cresciamo per diventare una massa critica che alla fine potrà creare una spaccatura fondamentale con questo sistema.
E nel frattempo, il nostro ruolo in quanto OWS dovrebbe essere di avere sogni ancora più grandi. Penso che sia nostro compito guardare molto avanti,  sostenere le nostre idee,  creare alternative e  intervenire nei processi politici ed economici che governano la vita delle persone. E’ necessario riconoscere  che le istituzioni che governano le nostre vite hanno davvero potere, ma che non necessariamente dobbiamo parteciparvi seguendo le loro regole. Penso che il ruolo di OWS sia di ostacolare quei processi per impedire loro di usare quel potere e di creare aperture per le alternative che stiamo cercando di costruire. E poi se i politici o gli altri  che si considerano solidali con questo movimento vogliono continuare  a farlo, allora dovrebbero usare questo momento  per ottenere le cose che ci aiuteranno a diventare più forti nel tempo; ora hanno un’occasione di farlo.

NK – Sono dilaniata riguardo a questo. Da una parte, OWS è così ampia che un enorme varietà di persone ha trovato un posto nella tenda. E c’è certamente un valore soltanto nell’avere un movimento molto ampio che è in grado di intervenire nei discorsi politici quando ci sono congiunture cruciali particolarmente perché, guardando a quello che accade  in Europa in questo momento, penso che dobbiamo tenerci pronti  per il prossimo colpo economico. E’ molto importante che  quando il prossimo “giro”  di austerità  colpirà gli Stati Uniti, ci sarà un movimento di massa pronto a dire: “Impossibile. Non pagheremo – se avete bisogno di soldi, tassate l’1% ricco e tagliate le spese militari, non tagliate l’istruzione, e i tagliandi per il cibo.”
Dovremmo, però, essere chiari: questo non vuol dire migliorare le cose, significa soltanto tentare di impedire che le cose vadano molto peggio. Per migliorare la situazione, ci  deve essere una richiesta positiva.
Guardate per esempio le proteste degli studenti cileni. E’ un movimento notevole, e storicamente è enormemente significativo, perché è realmente la fine della dittatura cilena più di venti anni dopo che è di fatto finita. Pinochet è stato al potere così a lungo e tante delle sue politiche  sono state        bloccate durante la transizione  negoziata,  che la sinistra in Cile non si è ripresa fino a quando questa generazione di giovani è scesa nelle strade. E lo hanno fatto provocati  dalle misure di austerità che colpivano duramente l’istruzione. Invece di dire soltanto: “Va bene, siamo contro questi recenti tagli”, hanno detto: “siamo per l’istruzione pubblica gratuita e vogliamo capovolgere tutto il programma della privatizzazione.” Può sembrare una richiesta limitata, ma sono stati capaci  trattare della disuguaglianza  in modo molto più ampio.  Lo hanno fatto mostrando come la privatizzazione dell’istruzione in Cile e la creazione di un brutale sistema di educazione  squilibrata aumentava e bloccava la disuguaglianza, non fornendo agli studenti poveri alcuna via di uscita dalla povertà. Le proteste hanno  acceso  il paese ed ora non è più soltanto un movimento di studenti.  E’ quindi una situazione completamente diversa rispetto ad OWS perché è iniziata con una richiesta. Mostra però come, se la richiesta è abbastanza radicale, può aprire un dibattito molto più ampio riguardo al tipo di società che vogliamo.
Penso che riguardi più le idee che le richieste. La mia preoccupazione è che ci sono così tanti gruppi che tentano di cooptare questo movimento e di fare soldi grazie ai suoi  sforzi, che il movimento rischia di definirsi per quello che non è, invece che per quello che è, o, soprattutto per che cosa potrebbe diventare. Se il movimento viene messo costantemente nella posizione di dire: “No, non siamo la vostra pedina.  Non siamo questo, non siamo quello,” il pericolo è di essere bloccati   in una identità difensiva che è stata di fatto imposta dal di fuori. Penso che parzialmente sia   accaduto quasto al movimento che si è opposto alla globalizzazione delle grosse imprese commerciali dopo Seattle, e  non vorrei affatto vedere che quegli errori vengono ripetuti.

YM -Penso che tu abbia ragione riguardo a questo. E anche riguardo al problema delle richieste in opposizione alle idee. Non abbiamo richieste da fare del tipo che le altre persone vogliono sentire. Abbiamo però delle richieste, naturalmente vogliamo delle cose. Quando chiediamo la restituzione di case pignorate per le  famiglie a cui viene impedito di riscattarla dall’ipoteca, oppure organizziamo gli studenti a fare flash-mob  davanti alle banche che continuano a tenerli in debito, o i militanti ambientalisti che si sdraiano per terra fingendosi morti davanti alle banche che investono nel carbone: questi sono modi di esprimere le nostre richieste con un nuovo linguaggio della resistenza. OWS è davvero un’enorme tenda che non ha una sola voce, ma questo non significa che tutti gli altri raggruppamenti debbano sparire quando noi ci entriamo. Ci sono ancora gruppi che lottano per il diritto agli alloggi che chiedono di porre fine ai pignoramenti, o i sindacati che chiedono buoni posti di lavoro, ecc. Stiamo cercando di costruire un movimento dove gli individui e i gruppi abbiano l’autonomia di fare ciò di cui hanno bisogno di fare e di scegliere le battaglie che hanno bisogno di scegliere, essendo allo stesso tempo solidali con un qualche cosa di più ampio e di  vasta portata   qualche cosa di radicale e visionario. E questo è in  parte il motivo per cui la visione è così importante, perché collega tutte le lotte.
Penso però che dobbiamo ottenere le cose, hai assolutamente ragione riguardo a questo.  Suppongo che il modo in cui considero questo argomento è che noi adesso stiamo per passare, speriamo, dal simbolico al reale, sia nel campo di creare le alternative che nelle azioni di reazione. Dobbiamo chiedere la restituzione delle case, non soltanto come simboli, ma per le persone che ci vivono. Riaprire gli ospedali che sono stati chiusi e farci andare i medici. E lo stesso vale per la lotta:  per sconvolgere le cose, come al solito, spostarci dalla protesta alla resistenza. Avremo un impatto reale quando il Congresso non farà approvare quelle leggi perché c’è troppa resistenza, perché ci sono persone che dimostrano nelle strade. Avremo un impatto reale quando non solo danzeremo attorno alle lobby bancarie ma quando abbiamo bloccato le porte dei loro quartieri generali    dove organizzano la loro politica. Dobbiamo costringere chi prende le decisioni politiche  valutare di nuovo le loro decisioni, e dobbiamo creare il potere di cambiarle completamente  non soltanto nei contenuti, ma anche nella forma. Se ci limitiamo a cambiare i discorsi e basta, allora finiremo per perdere  un’occasione incredibile di influenzare realmente la vita delle persone in modi significativi. Questo non è un gioco. Una società dove ci sono case vuote ma gente che non ha una casa, è fondamentalmente  disgustosa ed è inaccettabile, non deve essere permessa. E si può dire lo stesso per altre realtà: per la guerra, o per il regime patriarcale esistente  o per il razzismo. Abbiamo una responsabilità incredibile.

NK – E nessuno sa come fare ciò che tentiamo di fare. Si può indicare l’Islanda o qualche cosa che è successa in Argentina. Queste però sono lotte nazionali, qualche cosa alla periferia economica. Nessun movimento ha mai sfidato con successo il capitale globale iper-mobile alla sua fonte e quindi ciò di cui parliamo è così nuovo che fa paura. Penso che le persone dovrebbero ammettere di essere terrorizzati e che non sanno come fare ciò che sognano di fare, perché se non lo fanno, allora la loro paura – o piuttosto la nostra paura darà inconsciamente forma alla nostra politica e si può finire in una situazione nella quale si dice:”No, non voglio alcuna struttura,” o, “No, non voglio fare nessun tipo di richiesta politica,  non voglio nulla a che fare con la politica,” mentre invece vuol dire che siete estremamente spaventati  del  fatto che non avete idea di come si fa. Forse se ammettiamo tutti che siamo in un territorio  sconosciuto,  quella paura perde un po’ della sua forza.

YM – Sì, questo è davvero importante. Tutti noi lo stiamo  facendo.    Quello che avete appena detto mi ha in un certo modo ricordato di un momento  che c’è stato e che ha costituito  veramente un punto di svolta per me. Per circa tre settimane, seduti  a parlare con un gruppo di persone che avevo appena conosciuto, pensavamo al movimento e a dove poteva dirigersi e ricordo questo momento folle quando questo pensiero mi colpì:” Oh, stiamo vincendo.” Era surreale. E poi quel pensiero è stato immediatamente seguito dalla domanda: “Che cosa vogliamo, allora?”. Non avevamo ottenuto molto e non lo abbiamo ancora ottenuto, e non siamo per niente vicino alla società in cui vogliamo vivere, ma è stata però quella sensazione, che i discorsi si stavano spostando, che il mondo intero stava osservando, che avevamo un sacco di possibilità  in vista. E’ stata la prima volta che ho mai sperimentato questo e penso la prima volta che tantissima gente che è viva oggi ha provato. E’ stato  un momento che mi ha fatto sentire padrone del miodestino,   ha davvero cambiato la mia vita, ma è stato anche un momento incredibilmente terrificante, perché, merda, significa che è reale, che la posta è alta,  che non è uno scherzo.
Allora, seguendo il filone  di ciò che è possibile: tutto questo era impossibile pochi mesi fa. Tutto questo era inconcepibile. Lo sentivo in modo molto personale ed ero cinico e ho imparato molto da quello. Si scopre che sappiamo pochissimo riguardo a ciò che è possibile. E questo  ti rende realmente umile ed è e importante e apre un sacco di porte. Che cosa pensi che sia possibile?

NK – Prima di tutto, è un momento di possibilità di azione che non ho mai visto perché non abbiamo mai avuto tanta gente dalla nostra parte come in questo momento. Cioè, non c’era così tanta gente con noi nel  momento di Seattle, per esempio. Eravamo ai margini e lo siamo sempre stati perché eravamo in un momento di grossa crescita economica. Adesso il sistema ha cominciato a infrangere le regole in modo così provocatorio che la sua credibilità è rovinata. E c’è un vuoto. C’è un vuoto che altre voci credibili possono riempire e questo è molto eccitante.
Personalmente penso che la possibilità più grande sia nel mettere insieme la crisi ecologica e la crisi economica. Considero il cambiamento del clima come l’ espressione  estrema della violenza del capitalismo: questo modello economico che è devoto  all’avidità più che a tutto il resto, non soltanto rende misere le nostre vite a breve termine, ma si sta avviando a rendere inabitabile il pianeta a medio termine. E sappiamo, scientificamente, che se continuiamo a fare come al solito, questo è il futuro verso il quale stiamo andando. Penso che il  cambiamento del clima sia l’argomento più forte che abbiamo mai avuto contro il capitalismo delle grosse imprese commerciali, e anche l’argomento più forte che abbiamo mai avuto per il bisogno di alternative ad esso. E la scienza ci impone una scadenza: dobbiamo aver già iniziato a ridurre radicalmente le emissioni prima la fine del decennio, e questo significa cominciare da adesso. Penso che la scadenza basata su principi scientifici debba far parte di ogni discussione su quello che dobbiamo fare prossimamente, perché di fatto non abbiamo a disposizione un tempo illimitato.
Dovremmo anche renderci conto che questo tipo di urgenza esistenziale potrebbe essere una forza regressiva se la utilizzano le persone . E’facile immaginare dei despoti che usano l’emergenza climatica per dire:”Non abbiamo tempo per la democrazia o per la partecipazione, dobbiamo imporre tutto dall’alto.” Proprio adesso il modo in cui l’urgenza è usata all’interno del movimento ambientalista tradizionale per dire: ”Questo problema è così urgente che possiamo soltanto domandare questi  accordi di compromesso “cap-and-trade”  perché è tutto quello che possiamo sperare di ottenere politicamente.” L’abitudine di parlare di collegamenti tra la crescita economica e il cambiamento di clima, è stata piuttosto accantonata perché, presumibilmente, non abbiamo tempo di fare quel tipo di rapidi cambiamenti.

NK - Questo, però, era un calcolo politico prima di OWS. Come hai fatto notare, OWS sta cercando di cambiare quello che è possibile. Quindi quello che ho detto sempre quando parlo ai gruppi ambientalisti è: cominciate a immaginare che cosa serbe possibile fare se il movimento a favore del clima non se ne stessero per conto loro ma fossero parte di una rivolta politica più ampia che lotta contro un modello economico basato sull’avidità. In quel contesto è molto più pratico parlare di cambiamento di quel sistema. E’ molto più pratico, infatti che promuovere piani corrotti come  quelli di cap-and-trade  che sappiamo non avere la possibilità di portarci dove le scienza ci dice che è necessario andare.
Sono anche eccitata per il fatto che, negli ultimi dieci anni, da quando era al culmine il cosiddetto movimento anti-globalizzazione, è stato fatto un grandissimo lavoro che dimostra che la rilocalizzazione economica e e la democrazia economica sono sia fattibili che auspicabili. Guardate l’esplosione del movimento  per il cibo locale, dell’agricoltura sostenuta dalle comunità, e dai mercati degli agricoltori. Oppure il movimento cooperativo verde. O i progetti di energia eolica e solare basati sulla comunità. E ci sono poi le città come Detroit, Portland o Bellingham, che lavorano su molteplici fronti  per rilocalizzare le loro economie. Il fatto è che ci sono esempi reali che possiamo indicare ora, di comunità che hanno superato  la crisi economica meglio di quei posti che dipendono ancora da poche grosse imprese multinazionali, e che potrebbero  scomparire in una notte dopo che quelle imprese hanno chiuso le porte. Soprattutto però: molti di questi modelli si occupano contemporaneamente sia della crisi economica che di quella ecologica, creando lavoro, ricostruendo le comunità, mentre abbassano le emissioni e riducono la dipendenza dai combustibili fossili.
Tornando all’idea della resistenza e alle alternative che sono i rami gemelli dell’elica del DNA, vedo un futuro possibile dove il gruppo  resistente  di OWS potrebbe appoggiare le linee politiche di cui  queste alternative economiche hanno bisogno per arrivare al livello successivo.
Allora, sì, è lì che vedo un grande potenziale –sia forza potenziale che perdita potenziale, occasioni perdute. E tu?

YM – Penso che ora  ci siano più possibilità di quante ci siamo mai immaginati. Penso che in un futuro non così lontano potremo ottenere un sacco di cose che veramente servono a migliorare la vita della gente, possiamo continuare a cambiare il panorama politico e possiamo diventare un movimento di massa che avrà la forza di proporre un altro tipo di mondo e anche di combattere per esso. Siamo solo all’inizio e penso che ci sia un potenziale enorme. E vedo anche quel tipo di possibilità durare nel tempo. Penso che possiamo ottenere una società davvero  libera. Penso che sia assolutamente possibile avere un sistema politico ed economico in cui possiamo dare il nostro parere sincero, che noi controlliamo in modo democratico, al quale partecipiamo, che è equo e liberatorio,  dove possiamo avere autonomia per noi stessi e le nostre comunità e le nostre famiglie, ma che siano anche reciprocamente solidali. Penso che sia possibile e necessario. Questo fa parte della cosa meravigliosa che è questo momento e questo movimento. Proprio adesso, seduto qui, non riesco neanche a immaginare i limiti delle possibilità future.

* Naomi Klein è una giornalista, attivista e autrice del libro The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism e di No Logo.* Ha una rubrica  su The Nation e su The Guardian.
**Yotam Marom è un organizzatore politico, educatore e scrittore con base a New York. Ha partecipato attivamente al Movimento Occupiamo Wall Street ed è membro della Organization for a Free Society (Organizzazione per una società libera).
Fonte: http://www.zcommunications.org/why-now-whats-next-by-yotam-marom
Originale: The Nation
Traduzione di Maria Chiara Starace