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Re: il cementificio migliora il paesaggio (?????!!!!!! )



Qualcosa di abbastanza simile ("il paesaggio deturpa la fabbrica"), l'aveva già scritta Marcello Marchesi (il quale però era uno scrittore satirico e non un giudice....).

Tuttavia, non per difendere a ogni costo il Consiglio di Stato, posso porre una domanda e avanzare un sospetto?
La domanda è: la Soprintendenza in questa storia come si è pronunciata? Il sospetto è che le frasi incriminate siano nient'altro che un copiaincolla del parere della Soprintendenza, richiamato nella sentenza dei giudici.
I quali notoriamente evitano come la peste il sindacato di merito ("è bello", "è brutto", "è utile", e "inutile" ecc.) ma invece accolgono e approvano, nel nome della discrezionalità tecnica, quello delle amministrazioni e dei loro uffici. Partendo dall'assunzione, in sé più che giusta, che esse tutelino gli interessi pubblici meglio dei privati. Quando però sono gli stessi organi di tutela a sbandare, i giudici amministrativi, in coerenza con la loro giurisprudenza, non possono che allienearsi. Ed eccone per esempio i risultati.
Ripeto, è solo un sospetto, occorrerebbe verificare  Conoscendo però i nostri polli, non sarà che, ancora una volta, i guai partono da lì?


Il giorno 23 marzo 2012 06:28, ANDREA AGOSTINI <lonanoda at tin.it> ha scritto:
“Il cementificio migliora il paesaggio”
Data di pubblicazione: 06.03.2012

Autore: Salvaggiuolo, Giuseppe

Una surreale sentenza del Consiglio di Stato e contro il senso comune e la tutela del paesaggio. La Stampa, 4 marzo 2012 (m.p.g.)

Vince la Italcementi, perdono i comitati di cittadini. E vince l'Ente Parco dei Colli Euganei, schierato con i cementieri contro gli ambientalisti. Il Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del Tar, ha benedetto il nuovo progetto del cementificio di Monselice, nel cuore del Parco dei Colli Euganei, in Veneto. E lo ha fatto con una motivazione originale e destinata a far discutere: il cementificio migliora il paesaggio e la ciminiera alta 89 metri non è un pugno negli occhi - come sostengono gli oppositori - ma un pregevole elemento architettonico.
Scrivono i giudici: "il progetto comporta modifiche positive sotto il profilo paesaggistico (...); adotta soluzioni volte a mitigarne la percezione delle sagome (...), idonee a ridurne l’impatto visivo; realizza un elemento verticale – la discussa torre di 89 metri – il cui sviluppo si accompagna a una qualità architettonica apprezzabile, in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea che attribuiscono alle strutture verticali ad elevato contenuto tecnologico la funzione di riqualificare i siti nei luoghi deteriorati (...)".
Prima dell'istituzione del Parco, quarant'anni fa i Colli Euganei erano "colline senza pace": una groviera di cave (un'ottantina) e tre cementifici. La salvezza dei Colli, chiesta dal comitato locale, diventò un caso nazionale grazie agli articoli di denuncia di Paolo Monelli sul "Corriere della Sera" e di Gigi Ghirotti su "La Stampa". La legge del 1971 ha messo all'indice le cave (oggi ne restano solo cinque). E i cementifici? Secondo gli ambientalisti vanno ritenuti "incompatibili con le finalità del Parco" e dismessi, ma la chiusura non è mai stata decisa e quindi continuano a operare. Tanto che la Italcementi, quinto produttore mondiale, ha presentato un progetto di "revamping" (ristrutturazione) dell'impianto di Monselice, con nuove tecnologie e un grande camino in mezzo ai pendii che ispirarono poeti e pittori.
E qui sta il punto: il cementificio rinnovato non si può fare perché è una nuova costruzione e il Parco non lo consente, sostengono ambientalisti e Tar. Si può fare, spiegano Italcementi ed enti locali, perché il progetto "modifica sostanzialmente" il cementificio esistente ma non ne fa nascere uno nuovo. Anzi migliora la situazione anche dal punto di vista ambientale. Questa tesi è stata accolta dal Consiglio di Stato.
Questione chiusa? I comitati non mollano e studiano la prossima mossa. La Italcementi li ha anche citati in tribunale chiedendo un risarcimento danni di 200 mila euro. Dunque la guerra continua. E i Colli Euganei si riscoprono ancora "senza pace".