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Due piccole storie



Due piccole storie per tutti

Voglio raccontare due piccole storie di questi giorni.
La prima è ampiamente apparsa sui siti che si occupano di energia, meno al di fuori.
Riguarda la bozza del quinto conto energia, cioè della legge che regolerà i futuri sussidi al fotovoltaico. Non che l'attuale conto sia in scadenza, ma si sa nel nostro Paese leggi e regolamenti sulle fonti rinnovabili sono variabili  proprio come il meteo, anzi di più.
Chiunque può trovare sul sito Quotidianoenergia.it  due bozze circolate nei giorni 22 e 23 marzo e che è stato scritto recano la firma non di qualche funzionario ministeriale ma ... di personale Enel. Scoprirlo era molto facile, in un caso nelle proprietà del documento compare proprio il nome di Marzia Germini, in forza presso la Corporate Enel di Roma, il secondo testo riporta una matricola (a247282) che corrisponde anch'essa a un dipendente Enel Corporate. Entrambi i testi formalmente portano in testa la scritta "MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO".
Ovvio il putiferio da parte delle associazioni di categoria, ovvia la smentita Enel, che ha dichiarato di aver semplicemente ricevuto le bozze "come altre aziende".
Rimane il fatto che mentre circolano testi attribuibili a personale Enel, simili bozze non risulta siano state inviate a nessuna impresa di categoria, certamente più titolata di avere l'anteprima.
In verità la notizia non stupisce poi molto, chi si occupa di imprese multinazionali sa quanto siano attive nelle azioni di lobbying, si sa che una legge/regolamento a qualsiasi livello, nazionale o sovranazionale, sortisce dopo uno strenuo confronto con le imprese. E' risaputo che i testi di alcuni accordi dell'organizzazione mondiale del commercio sono stati stesi in prima bozza da organismi imprenditoriali (vedi il TRIPS, l'Accordo relativo alle proprietà intellettuali).
Proprio per questo è necessario un Parlamento vigile che sappia fare il suo lavoro, che sappia fare la sua opera di lobbying a difesa di chi non ha analisti a libro paga a farlo.
Ed è fondamentale che lo faccia in questo momento, in cui il governo sembra intenzionato a voltare faccia chiudendo "il rinascimento rinnovabile" di quest'ultimo triennio, come sembrano ventilare le dichiarazioni del ministro Passera e le bozze sui decreti relativi a tutte le altre fonti elettriche e termiche rinnovabili.
Motivo? Siamo già troppo avanti e invece di puntare verso obiettivi ambiziosi (vedi Danimarca per restare alle notizie di questi giorni), ci accontentiamo della mediocrità: questo Governo non riesce a comprendere la rivoluzione in atto, preferisce non allontanarsi troppo dal conosciuto fossile passato.

La seconda notizia non è invece apparsa quasi da nessuna parte.
Lunedì 5 marzo l'Autorità per l'energia eletrica ed il gas ha pubblicato la delibera 63/2012/I in cui il regolatore ha dato il suo parere allo schema di decreto del ministero del Tesoro per il trasferimento dei fondi al Bilancio dello Stato. Di quali fondi stiamo parlando? Di quelli che tutti noi paghiamo in bolletta nella parte relativa agli oneri nucleari.
E' bene sapere infatti che fra i vari oneri in bolletta esiste la componente A2 che serve allo smantellamento dei vecchi reattori. Orbene da questi fondi lo stato con la legge finanziaria del 2005 aveva istituito un prelievo di 100 milioni dalla parte destinata alla compensazione dei territori che hanno ospitato le centrali. La finanziaria 2006, anch'essa targata Tremonti aveva accresciuto il prelievo di altri 35 milioni. Norme annunciate come transitorie, ma rimaste poi in vigore.
Morale della favola ogni anno in bolletta ci sono 135 milioni che vanno allo Stato. Con la delibera citata l'AEEG ha dato l'ok al trasferimento di 405 milioni (tre anni di incasso) che nei prossimi giorni usciranno (o sono già usciti) dalla Cassa Conguaglio (alimentata dalle bollette) per andare al Tesoro.
Un commento sorge spontaneo: il sistema energetico si autoalimenta proprio con le bollette ed infatti i tanto vituperati incentivi non vanno in bilancio allo Stato. E' conclamato che la spesa energetica aumenta smpre più e che ciò limita le attività imprenditoriali e la vita quotidiana dei cittadini.
E lo Stato che fa? Oltre alla "ricca" parte fiscale che incamera dalle bollette elettriche ci fa la cresta! E in maniera tutt'altro che trasparente!
Che i consumatori lo sappiano: in bolletta oltre a oneri, accise ed IVA pagano un contributo extra per il ministero del Tesoro.

P.S:
A
chi si chiede come mai le grosse imprese elettriche non amino il sole suggerisco di guardare oggi i prezzi in borsa (elettrica): alle 9 si raggiunge il primo picco (120 euro/MWh) e poi il prezzo cala perchè il sole "entra in produzione". Il picco non si ha più alle ore 12 ma alle 20 e alle 21 quando arriva a 140 euro il MWh perchè il sole non c'è più e il metano può finalmente bruciare e le imprese cercano di far cassa con la crisi di domanda esistente e le centrali termoelettriche sempre più disoccupate.


Roberto Meregalli
BCP - Energia Felice
martinbuber.eu