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rottamazione edilizia strategia in tre fasi per risparmiare suolo



da Eddyburg
 
Rottamazione edilizia. Strategia in tre fasi per risparmiare suolo
Data di pubblicazione: 14.05.2012

Autore: Marelli, Paolo

Per la tutela ambientale il bastone da solo come al solito non serve: ci
vuole assolutamente anche la carota. Corriere della Sera Lombardia, 14
maggio 2012 (f.b.)

MILANO - È dall'alto, con le fotografie aeree, che si vede l'avanzata del
cemento e dell'asfalto, della mano dell'uomo che cancella prati,
coltivazioni e boschi, con una media quotidiana di 13 ettari, pari a venti
campi di calcio. Ma è dal basso che deve arrivare la salvezza del
territorio, con i 1.546 comuni della Lombardia chiamati «a non tacere, metro
quadro dopo metro quadro, il verde sacrificato sull'altare del business
edilizio e delle grandi opere», dice Damiano Di Simine, presidente regionale
di Legambiente, alla vigilia della presentazione (oggi al Pirellone) del
«Rapporto 2012 sui consumi di suolo». «Ogni sindaco renda noto quanta terra
dilapida ogni anno, firmando licenze edilizie e incassando oneri di
urbanizzazione. Una trasparenza già prevista per legge, eppure disattesa:
tanto che solo un comune su dieci rivela questo dato. Ma così non si
conoscerà mai l'entità vera del disastro».

Fra le dodici province lombarde, la maglia nera spetta a Milano. Quella in
cui ogni giorno «spariscono 20.063 metri quadrati di suolo, pari a 1,2 volte
piazza Duomo». Quella dove «in dieci anni - denuncia Legambiente - la
crescita dell'urbanizzazione ha riguardato 7.323 ettari: come se fosse nata
una città grande come metà della superficie urbana di Milano, mentre
nell'intera provincia la popolazione è cresciuta di soli 180 mila abitanti».
Una provincia in cui sono scomparsi 6.839 ettari agricoli: «Se fossero tutti
coltivati a frumento, produrrebbero un raccolto per 40 mila tonnellate di
pane, sufficiente per sfamare 800 mila persone», spiega Di Simine.

Ma come arginare l'avanzata del cemento? «Con una strategia in tre mosse.
Primo: con sgravi fiscali per le ristrutturazioni, per chi edifica su aree
dismesse, per chi demolisce e ricostruisce su una stessa area; con un
inasprimento fiscale invece per le nuove costruzioni su aree vergini.
Secondo: vincolando gli oneri di urbanizzazione alle relative opere, così da
evitare che i sindaci li utilizzino fino al 75% per pagare altre spese.
Altrimenti, in tempi di tagli, il cemento diventa una fonte di introiti su
cui far leva per far quadrare i bilanci». Terzo: con una legge che
salvaguardi il suolo, come quella di iniziativa popolare che giace nei
cassetti del Pirellone da tre anni».

Sui tempi lunghi della legge, che dovrebbe aprire un nuovo corso nella
difesa del verde, Daniele Belotti, assessore regionale al territorio, spiega
che «l'iter è fermo, perché prima occorre attendere che tutti i comuni
abbiano approvato il proprio Pgt (Piano di governo del territorio), lo
strumento che manderà in pensione i vecchi piani regolatori». Un cammino che
però procede a passo di lumaca: «Infatti solo il 51% l'ha approvato, il 14%
l'ha adottato, mentre il 36% è ancora in alto mare». Eppure corre il conto
alla rovescia verso l'ultimatum del 31 dicembre: poi che succederà per i
comuni sprovvisti di Pgt? «In quei comuni non si potrà più edificare -
risponde Belotti. - In attesa di quella scadenza non possiamo introdurre una
legge sul consumo di suolo che modifichi le regole, altrimenti rischieremmo
di essere sommersi da una valanga di ricorsi al Tar».