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acquasola e adesso cosa si fa? indagati i responsabili dello scempio



Come descritto bene nell'articolo del secolo che segue la procura della repubblica ha iscritto nella lista degli indagati alcuni nomi eccellenti, i soprintendenti che si sono succeduti e i manager del comune che hanno firmato le autorizzazioni.
 
Manca all'appello parecchia gente a mio giudizio : manca chi in provincia ha deciso e fatto votare che l'Acquasola diventasse un centro di sosta e ristoro e non più un parco storico, un assessore all'urbanistica e docente universitario che ben a conoscenza di leggi che erano materia dei suoi insegnamenti si è impegnato in prima persona in ogni sede per difendere la proposta del park, mancano il gruppo di esperti, tutti titolati, tutti professionisti ben consapevoli delle leggi che hanno dato il loro " autorevole" via alla costruzione. Mancano i responsabili degli uffici legali di regione, provincia e comune che hanno sempre dato parere favorevole alla costruzione, mancano infine i consiglieri comunali che nel pubblicamente dichiarato intento di salvaguardare i loro personali portafogli minacciati da una lettera dell'azienda costruttrice hanno votato tutti insieme - quasi tutti per nostra fortuna - a favore del park.
Tutta sapevano, i documenti son li a mostrarcelo che il park avrebbe gestito il parco rimesso a nuovo per un tempo limitato a sue spese e che comunque con una cadenza precisa tutto avrebbe dovuto essere buttato all'aria per rifare lo scavo e ricostruire le solette in cemento armato.
Tutti sapevano quindi che il parco cosi' come era non sarebbe mai piu' stato e che il giardino storico - diventato nel frattempo per voto degli amministratori - luogo di sosta e di ristoro - non sarebbe potuto mai piu' tornare a essere quello che fu.
 
Ovviamente colpe , responsabilità e risarcimenti ( si perchè in caso di condanna saranno loro a dover tirare fuori i soldi e noi di legambiente glieli faremo cacciar fuori fino all'ultimo centersimo ) verranno decisi in sede dibattimentale. Resta pero' un fatto etico che chiama in causa l'Attuale Amministrazione. L'Amministrazione si costituirà in tribunale contro i suoi tecnici ( se andranno a processo ovviamente ) e trovandoci nella classica situazione di possibile reiterazione del reato i tecnici , gli avvocati, i soprintendenti continueranno a rimanere al loro posto a proseguire nella linea culturale ( si vedrà poi se è reato ) che hanno perseguito per lustri e sono ben intenzionati a perseguire o il l'amministrazione non condividendo questa linea culturale li toglierà dalle responsabilità che ricoprono attualmente? Si perchè di scempi ne sono stati fatti tanti, non solo all'acquasola , altri tecnici sono sotto inchiesta per via Merano, per il Fereggiano, per l'asta finale del Bisagno e molto altro . Se questa cultura tecnica continuasse ad produrre decreti, pareri, autorizzazioni e voti in consiglio è possibile che molti altri scempi ci arriveranno addosso.
Ma il sindaco Doria e' un uomo etico, è un uomo onesto, ha un'idea della gestione della cosa pubblica molto diversa dai suoi predecessori. E allora cosa fara', e in primis, chiedera' un parere giuridico ai suoi uffici - prima o dopo la decapitazione delle figure apicali? - ?
 
andrea agostini
presidente circolo nuova ecologia legambiente genova
 
IL SECOLO XIX
27-09-2012
L'INCHIESTA SULLO SCEMPIO AMBIENTALE PER COSTRUIRE IL SILOS
ParkAcquasola indagato il capo dei soprintendenti
Alberi tagliati, direttore dei Beni paesaggistici nel mirino
MARCO GRASSO e MATTEO INDICE
LA PROCURA ha deciso: l'inchiesta sullo scempio prodotto dalla costruzione d'un parcheggio interrato Ac-quasola, uno dei casi ambientali più sentiti a Genovanegli ultimi dieci anni, punta sui massimi dirigenti dei beni culturali in Liguria, oltre che su un supermanager del Comune. Su coloro ai quali sono addebitabili i via libera definitivi, che hanno assunto le decisioni più pesanti la cui conseguenza è stata l'alterazione, forse irreversibile, dell'area verde. Per questo, mentre l'indagine coordinata dal sostituto procuratore Francesco Cardona Albini imbocca il rush finale, è stato iscritto sul registro degli indagati il nome di Maurizio Galletti, architetto, oggi «direttore regionale dei beni culturali e paesaggistici» ovvero emanazione diretta del ministero. E, di fatto, "capo" di tutti i so-prindendenti.
Due sono punti chiave dell'indagine sulla costruzione del silos, stoppata da una serie di ricorsi e controricorsi mentre la superficie del cantiere è tuttora sotto sequestro. Il primo riguarda il taglio degli  alberi,  ed  è l'aspetto che ha portato ai sigilli convalidati  pure  dalla Cassazione con una pronuncia capace di fissare un precedente.
Il secondo, di più ampio respiro, è incardinato sull'uso d'uno spazio considerato «bene culturale». Che do-
vrebbe insomma godere d'una maggiore «protezione» e le cui caratteristiche storiche e naturalistiche sarebbero incompatibili, nell'opinione del pm, con un park da realizzare sotto terra.
Sulla questione specifica, diversi soprintendenti che si sono avvicendati negli ultimi quindici anni sostengono come l'intervento non avrebbe modificato la superficie. E c'è una scuola di pensiero che contesta la tesi secondo cui l'Acquasola avrebbe ancora le caratteristiche del giardino disegnato nell'800 Carlo Barabino, l'urbanista formatosi all'accademia Ligustica che diresse personalmente i lavori per la sua realizzazione. C'è insomma chi sostiene che, se si volesse conservare l'integrità del progetto Barabino, bisognerebbe allora recuperare ai giardini i via-Ioni di viale IV Novembre, vietando il transito alle auto.
Per quanto riguarda gli alberi, di nuovo sono stati diversi i soprintendenti a esprimersi favorevolmente al progetto. Tra questi, nel 2004, proprio Galletti, che la Procura ha quindi deciso di indagare. Insieme a lui sono finiti nei guai altri dirigenti pubblici: l'ex Soprintendente Giorgio Rossini, la funzionaria dello stesso ente Rita Pizzone, il direttore del settore «riqualificazione urbana e politiche della casa» in Comune Giorgio Gatti, un supermanager di Tursi. Alla funzionaria della Soprintendenza, in particolare, coinvolta perché sua è la firma su uno degli ultimi nulla osta che diedero il via al cantiere viene contestato un capo d'imputazione in qualche modo emblematico della vicenda. E l'abuso e la violazione dell'articolo 170 del Codice dei Beni Culturali che
punisce chiunque destina i beni culturali dello Stato a un uso «incompatibile con il loro carattere storico od artistico o pregiudizievole per la loro conservazione o integrità».
Il primo avviso di garanzia era stato invece destinato a Maria Teresa Gambino, l'ammi-nistratrice di "Sistema Parcheggi", la società che doveva costruire il park grazie a un accordo risalente  a oltre venti anni fa e originato da un piano oggetto d'inchieste e  condanne  per tangenti. L'impresa ha sempre insistito su un punto, che tuttavia al momento non pare dirimente agli occhi di chi indaga. E cioè l'aver operato con autorizzazioni di Comune e Soprintendenza, rimarcando come fosse quindi di questi enti la responsabilità di eventuali danni ed illeciti.
L'accelerazione al lavoro degli inquirenti è arrivata con un pronunciamento della Cassazione, che aveva definito «monumento vivente» l'Acquasola, ritenendo «l'autosilos incompatibile con il carattere storico del parco». Anche perché, il giudizio della Suprema Corte, si tratta di un'operazione che mira a «soddisfare beni e interessi diversi» e «contrapposti» a quelli che devono guidare la salvaguardia del Parco. Dopo quel verdetto, il pubblico ministero ha definitivamente puntato sui superfun-zionari che al posteggio diedero l'ok.
 
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