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Efficienza e nuove energie, ambiente, agricoltura e turismo ... per produrre un futuro desiderabile per il nostro Paese.



Energia, agricoltura e turismo

Efficienza e nuove energie, ambiente, agricoltura e turismo ...
per produrre un futuro desiderabile per il nostro Paese.





Roberto Meregalli

(28 gennaio 2013) - BCP – Energia Felice



Non è un tema di interesse quello dell’energia in questa campagna
elettorale, ma qualche idea concreta sarebbe utile da discutere poiché
è su una piattaforma energetica che un Paese costruisce la propria
economia e l’Italia ha una bilancia dei pagamenti fortemente
appesantita dalla bolletta energetica. Ed è pure da quanto e da cosa
brucia un Paese, che dipende la qualità dell’aria che respirano i suoi
abitanti.

Il Governo Monti aveva preparato una bozza di strategia energetica, ma
la prematura fine della legislatura ha vanificato gli sforzi, così
come ha gettato nel cestino due anni di audizioni della commissione
parlamentare che già nel 2010, prima del governo dei tecnici, aveva
iniziato a lavorare per tale strategia.  In verità il 20 novembre il
suo presidente aveva annunciato l’imminente stesura di un documento
finale, ma poi ha rettificato che non sarà così e che il grande lavoro
fatto sarà letteralmente buttato nel cestino. Eppure davanti ai
senatori della X commissione erano sfilati – più volte - tutti gli
amministratori delle principali imprese energetiche, tutte le
associazioni di categoria, tutte le autorità competenti.  Una sintesi
fatta dal Senato avrebbe dato un senso al denaro speso in audizioni e
viaggi, producendo un atto di indirizzo, utile alla prossima
legislatura.



Ma strategia a parte, il governo uscente ha lasciato i suoi segni
(chiamiamole pure ferite) soprattutto sulle energie rinnovabili, dove
ha legiferato attraverso il V conto energia (per il fotovoltaico), il
Decreto Ministeriale del 6 luglio 2012 per tutte le altre fonti
elettriche ed il Conto Termico per quelle termiche.



Il V conto energia è ormai agli sgoccioli, le risorse erano limitate
ed il loro tetto sarà raggiunto entro uno, massimo due mesi, pertanto
per il solare fotovoltaico si può definire concluso il periodo delle
incentivazioni. Nel 2012 la quantità di pannelli installati è crollata
rispetto al 2011 (si stimano 4 GW rispetto ai 9 allacciati alla rete
nel 2011), anno in cui il 33% dei pannelli fotovoltaici installati nel
mondo hanno trovato casa in Italia; ora è la Cina ad aver preso il
nostro posto poiché l'ultima ricerca di Npd Solarbuzz, documenta che
dal quarto trimestre 2012, la Cina ha iniziato ad acquistare il 33% di
tutti i pannelli solari fabbricati al mondo.



Ma se il solare è in crisi e ciò significa che sono in crisi le
relative aziende e i posti di lavoro creati nell’ultimo triennio, le
altre fonti risultano in una situazione ancora peggiore. Il DM del 6
luglio 2012 che incentiva eolico, idroelettrico, geotermoelettrico e
biomasse era stato aspramente criticato per l’introduzione di limiti
alla capacità installata e di un sistema di aste e registri volti a
burocratizzare ancor di più il sistema delle richieste.

La conclusione delle prime aste ha confermato le peggiori previsioni.
E’ stato un fallimento perché le domande sono risultate così scarse da
essere tutte accettate (vanificando così la logica stessa delle aste).
Per quanto riguarda l’eolico sono stati ammessi 442 MW, (500 MW era la
quantità disponibile), per quello sul mare è giunta una sola richiesta
per un impianto di 30 MW (Taranto) a fronte di un contingente di 650
MW!

Meglio l’idroelettrico che però aveva un contingente disponibile
limitato a soli 60 MW, snobbate le richieste di incentivi per impianti
oggetto di rifacimento, con richieste complessive per 124 MW (di idro,
geotemico e biomasse), a fronte di una disponibilità di 625 MW.

Come ha commentato il Presidente ANEV (eolico) Simone Togni “il
livello di partenza dell’incentivo e la farraginosità del meccanismo
non hanno consentito neppure di raggiungere domande sufficienti al
raggiungimento del contingente”. Per l’eolica significherà passare da
una media di installazioni di 1.000 MW annui a 250 MW.

Anzi nel 2012, i dati di ANEV(1)  indicano un installato record di
1.200 MW, risultato di una corsa a terminare gli impianti prima
dell’entrata in vigore delle nuove regole.
Anche per l’eolico il problema è costituito dall’occupazione, che ha
raggiunto i circa 40.000 addetti e che ora appare seriamente
minacciata.


Il governo dei tecnici ha trattato le rinnovabili considerandole solo
una spesa e come tale l’ha tagliata; ma parafrasando le recenti
ammissioni dello stesso Fondo Monetario riguardo ai tagli della spesa
pubblica, ha tagliato il futuro. L’Fmi in uno studio firmato dal
proprio direttore ricerche (Olivier Blanchard) ha ammesso che
l’eccesso taglio della spesa è stato controproducente perché ha
prodotto un taglio ancor superiore nel reddito. Secondo lo studio, nel
caso della Grecia ogni euro tagliato nella spesa si sarebbe tradotto
in 1 euro e mezzo di riduzione del PIL.

Nel caso delle rinnovabili, averle considerate solo un costo,
ignorando il numero di imprese e posti di lavoro creati, la quantità
di energia prodotta, il corrispondente calo dell’import di gas, il
calo del prezzo all’ingrosso della corrente (nel 2012 il prezzo
dell’elettricità nelle ore serali ha superato in media quello di
mezzogiorno in otto mesi su dodici rendendo inefficiente il sistema
dei prezzi biorari) e la riduzione delle emissioni, significa sì aver
contenuto i costi di incentivazione (2), ma significa anche aver
prodotto un effetto recessivo sull’economia, su una economia già in
drammatica recessione. Nel 2011, il solo fotovoltaico aveva generato,
a fronte di 4 miliardi di incentivi, 39 miliardi di euro di prodotto
interno lordo, 40 miliardi di investimenti.

Al contrario degli investimenti tossici delle banche, questi
investimenti hanno prodotto energia e lavoro: nel 2012 i primi dati di
Terna (la società che regola trasmissione e dispacciamento
dell’elettricità) mostrano che idro, eolico e solare hanno generato
ben 80 miliardi di chilowattora (è pari a 70 il consumo totale del
settore domestico), aggiungendo la produzione da biomasse (non
specificata da Terna ma che nel 2011 è stata di 10 miliardi di kWh) si
giunge a una quota sempre più vicina al 30% dell’intera domanda
elettrica del Paese.



Nel 2012 gli investimenti in rinnovabili sono calati a livello
mondiale, il Bloomberg New Energy
Finance(http://about.bnef.com/2013/01/14/new-investment-in-clean-energy-fell-11-in-2012-2/)
indica un calo dell’11% ma nel nostro Paese il crollo è stato del 51%
e il 2013 – in Italia - si preannuncia peggiore.


Eppure ridurre il più possibile il consumo di fonti fossili (3)
dovrebbe essere anche una priorità di sicurezza nazionale. Ogni anno
scoppia una crisi che ci fa preoccupare, rientrata quella libica ecco
i problemi in Mali e Nigeria che subito mettono in agitazione i nostri
servizi segreti. Mercoledì scorso a palazzo San Macuto si è riunito il
Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) che
nella sua relazione sottolinea che “L’accesso alle risorse energetiche
e il loro sfruttamento ha assunto le proporzioni di un fattore di
potenziale instabilità da tenere permanentemente sotto controllo”. Il
rapporto ricorda come l’Italia sia “il Paese in assoluto più
dipendente dal gas”, in due anni le rinnovabili hanno ridotto il
consumo di 5 miliardi metri cubi, perché non proseguire su questa
strada?

Il nostro Paese ha bisogno di meno fossili per essere più sicuro e
meno oberato di debiti, ha bisogno che lo sviluppo di nuove tecnologie
nel campo dell’energia e del risparmio energetico crei imprese in
grado di esportare, ha bisogno di riciclare e riutilizzare i propri
rifiuti (continuiamo a importarli dall’estero per soddisfare la
domanda delle imprese del settore!), ha necessità che l’edilizia si
trasformi da consumatore di suolo a riqualificatore e risanatore del
patrimonio edilizio esistente (4) e dei disastri ambientali sparsi per
il Paese.

Abbiamo bisogno di investire in agricoltura perché l’agroalimentare è
un settore strategico nelle politiche di produzione e consumo
sostenibile ed in quelle ambientali. Favorire la produzione nazionale
con politiche volte a preservare i terreni agricoli e le relative
risorse naturali produrrà meno CO2, più lavoro e più cibo di qualità.

Efficienza e nuove energie, ambiente ed agricoltura farebbero da
stimolo al turismo, un settore dove non brilliamo più negli ultimi
anni a discapito delle potenzialità del nostro Paese. Insieme
rappresentano opzioni fondamentali per produrre un futuro desiderabile
per il nostro Paese.









(1): vedi c.s. ANEV del 23 gennaio 2013 – www.anev.org

(2): per ridurre il costo delle bollette di artigiani e piccole
imprese si potrebbe eliminare da esse l’onere della componente A3 che
per il 38% ricade proprio sulle utenze non domestiche in bassa
tensione.

(3): Il nostro è il secondo Paese al mondo per importazioni
energetiche: importiamo 71 milioni di tonnellate di petrolio all’anno,
per una spesa di oltre 35 miliardi di euro; 70 miliardi di metri cubi
di gas e 23,5 milioni di tonnellate di carbone ogni anno.

(4) Il nostro Paese è sottoposto dall’UE a un procedimento di
infrazione perchè non ci siamo ancora uniformati alle prescrizioni
della direttiva 2010/31 relativa alle prescrizioni energetiche
nell’edilizia. Avremmo dovuto farlo entro il 9 luglio 2012.