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I: Contadini: ecco i ragazzi che trasformeranno la terra



Intervento inoltratomi dalla dirigente scolastica dell’ istituto Tecnico
Agrario A. Serpieri di Bologna.
Meditate...
Irene Boninsegna

Da: Lucia Cucciarelli [mailto:dirigente.serpieri at gmail.com] 
Inviato: venerdì 22 febbraio 2013 21.52
A: Giorgio Draghetti; Ebe Vai; claudia.zuin at tin.it; d.parro at hotmail.it;
info at tempodifiere.com; martina.tosato at yahoo.it;
adele.malavasi.532 at istruzione.it; agriverde.consulenze at libero.it; alessandro
zanardi; cristinapinardi at libero.it; danielacacciari at libero.it; Gabriele
Urgeghe; kiara passarini; lucia cucciarelli; marj.leo at libero.it; Maurizio
Minelli; mel.lem at virgilio.it; pierluigi masini
Oggetto: Contadini: ecco i ragazzi che trasformeranno la terra


Contadini: ecco i ragazzi che trasformeranno la terra in oro
La disoccupazione giovanile si attesta intorno al 37% : l'agricoltura
potrebbe offrire delle possibilità I posti di lavoro sono in crescita del 6%
nel settore e in tutta Italia compaiono "esempi virtuosi"
di CARLO PETRINI 

Carlo Petrini
Circa vent'anni fa il sistema universitario francese si rivoluzionò con
l'intento di ringiovanire la classe docente che stava vistosamente
invecchiando e questo poneva una serie di questioni non solo occupazionali
ma anche di visione della cultura e dell'insegnamento. Iniziarono così a
velocizzarsi e semplificarsi i passaggi da studente a ricercatore, da
ricercatore ad assistente, da assistente a docente e nel giro di qualche
anno il sistema si rinnovò con beneficio di tutti. La nostra agricoltura è
più o meno in quella situazione: pochi operatori, con un'elevata età media,
con culture legate ai decenni passati e poche prospettive di futuro, quindi
scarso carburante per il presente. A questo si aggiunge un dato che
sgomenta: la disoccupazione giovanile veleggia intorno al 37%, e quella
complessiva si attesta all'11% appesantendo destini ed esistenze individuali
e familiari, e sostanzialmente sprecando un tesoro di intelligenze e
potenzialità. 

Sembrerebbe un classico 2+2: l'agricoltura ha bisogno di giovani, i giovani
hanno bisogno di lavoro. Dovrebbe risultare logico e immediato che la prima
preoccupazione della politica oggi dovrebbe essere quella di facilitare
l'accesso dei giovani (ma anche dei quarantenni e cinquantenni che stagnano
da anni in cassa integrazione o che si ritrovano senza un lavoro fino a poco
tempo fa considerato "sicuro") in agricoltura.

Da qualche parte ci stanno provando: a Cervere, in provincia di Cuneo, il
Consorzio di Valorizzazione e Tutela del Porro, ha fatto il suo 2+2. La
domanda di Porro di Cervere cresce, la produzione non è sufficiente, tante
persone in paese sono senza lavoro. Non era un 2+2 scontato: i produttori
del consorzio avrebbero potuto semplicemente aumentare le loro produzioni,
affittare o acquistare altri terreni, il loro ruolo di imprenditori agricoli
li avrebbe giustificati. Ma si sono ricordati che prima di essere
imprenditori agricoli sono cittadini, sono parte di una comunità. Sicché
hanno proposto un bando per disoccupati (www. porro-cervere. cn. it/): loro
ci mettono la terra e la formazione per la prima stagione, e il supporto
alla commercializzazione del prodotto. Poi, dopo questo anno di prova, chi
vuole continuare, chi si sarà appassionato e avrà dimostrato di poter fare
questa cosa con serietà, potrà avere l'aiuto di una banca locale per avviare
la sua impresa.

Tantissime sono poi le iniziative individuali, al punto che, nonostante
tutto, il comparto agricolo pare essere l'unico in questo paese, a segnare
andamenti positivi, con il numero dei posti di lavoro in crescita di circa
il 6% e le imprese agricole guidate da giovani in crescita del 4%. Si
tratta, certo, qualche volta, di trentenni che decidono di riprendere e
rivitalizzare aziende di famiglia, sicché si farebbe in fretta a dire: beh,
certo, se hai la terra il più è fatto. Non è così: certo avere la terra
aiuta, ma gli investimenti necessari per metterla in produzione sono
imponenti, così come sono spaventose le trafile burocratiche che occorre
seguire per realizzare a norma di legge i propri sogni incastrando i
regolamenti comunali con quelli nazionali, cercando la via per accedere a
finanziamenti regionali o europei, insomma destinando una quantità
impressionante di energie ad altro, prima di fare davvero agricoltura. 

È questa la storia di due laureati dell'Università di Scienze Gastronomiche
di Pollenzo, uno, Nicola del Vecchio, tornato in Molise per avviare la sua
azienda sui terreni di famiglia (famiglia di medici e avvocati, che di quei
terreni non si era mai preoccupata più di tanto limitandosi a darli in
affitto) e l'altro, Carlo Fiorani, tornato in Lombardia per far ripartire
con criteri di sostenibilità un'azienda agricola lasciata da tempo al suo
destino. Non so quando rientreranno di tutti i loro debiti, ma so che
vederli vendere o portare in degustazioni i loro prodotti (pane, verdura,
frutta, formaggi o salumi) e sentire con che orgoglio, misto a stupore,
dicono "l'ho fatto io" mi dà il senso di un futuro solido che si sta
costruendo a colpi di concretezza e di straordinaria fatica, ma anche a
colpi di coraggio e di sogni spudorati, perché in quest'epoca in cui sognare
sembra un'attività da perdenti, bisogna davvero avere una buona dose di
sfacciataggine per costruire proprio sui sogni il proprio futuro.
Ma c'è anche chi parte esattamente da zero: niente famiglie di agricoltori
alle spalle, niente terreni, niente capitali. Qualche volta anche niente
competenze. È la storia di alcuni giovani viticoltori che si stanno
cimentando nel campo del vino: I Dirupi (Valtellina), Didier Gerbelle (Valle
d'Aosta), Simone Scaletta (Langhe), Gianluca Colombo di Segni di Langa
(Langhe), Val Faccenda (Roero), Andrea Tirelli (Colli Tortonesi): storie
impastate di curiosità, passione, allegria e fiducia, ma anche di umiltà e
di gratitudine verso chi può dare una mano, insegnare, fare rete. 

Forse è questo l'asso nella manica che hanno i giovani rispetto ai loro
colleghi contadini con qualche decennio in più: fanno rete, chiedono
formazione e informazione, usano i vicini di casa o i social network, ma
alla fine riescono a capire perché non dovevano potare quando hanno potato o
non dovevano lavorare il pane in quel modo lì. E soprattutto sanno tante
cose diverse: hanno formazioni in campo umanistico, ambientale, politico,
economico. E decidono di darsi all'agricoltura, portando in dono quel che
sanno e ricevendo quel che chiunque vorrà insegnargli.

La nuova economia si rafforza quando questi giovani agricoltori sanno
operare in tutta la filiera; producono i cerali per fare il pane o allevano
pecore per produrre formaggi, studiano forme di nuova commercializzazione
diretta. E proprio l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo nei
prossimi mesi metterà in cantiere corsi di apprendistato per salumieri,
micro birrai, panettieri, affinatori di formaggi, proprio per rispondere a
queste esigenze.

La domanda allora è: cosa aspetta la nostra classe politica per ridurre una
burocrazia asfissiante? Che cosa aspetta la nostra classe dirigente ad
occuparsi di questo settore? A mettersi a studiare questo ambito per fare in
modo che parlare di Made in Italy non diventi, a breve, un parlare a
vanvera? Cosa aspettano a capire che sta lì, in quei campi, in quelle mani,
in quei cervelli e in quella voglia di sudare, l'identità di questo nostro
paese? Bisogna che quel mestiere torni ad essere prestigioso e
soddisfacente, che torni ad essere uno dei mestieri principi verso cui
l'uomo naturalmente tende, e deve avere riconoscimento a livello sociale ed
economico. L'era del "vai a zappare" detto a chi non pareva particolarmente
dotato per gli studi, è finita da un pezzo. Oggi a zappare ci vanno, ci
vorrebbero andare, quelli che studiando hanno capito che è a partire dal
cibo che si cambia il mondo, e si migliora l'ambiente, la salute, la qualità
della vita di tutti. La società civile ha capito bene che, come giustamente
titolava un sito di settore qualche giorno fa, è ora di "salire in
agricoltura". È ora che lo capiscano, anzi sono già in grave ritardo,
istituzioni, politica e banche.
 





-- 
Lucia Cucciarelli 

Dirigente degli Istituti 
Itas "Arrigo Serpieri" Bologna
Ipaa "Luigi Noè" Loiano BO
Ipaa "Benito Ferrarini" Sasso Marconi BO
Laboratorio Europeo delle sicurezze BO

http://www.istitutoserpieri.it

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