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Cinquantapercento rinnovabile



Cinquantapercento rinnovabile



Roberto Meregalli (BCP - Energia felice)


Gli amministratori delegati di Enel, Gasterra, Gdf Suez, Iberdrola, Eni, Rwe, E.On, Gas Natural Fenosa (Fulvio Conti, Gertjan Lankhorst, Gérard Mestrallet, Ignacio Galan, Paolo Scaroni, Peter Terium, Johannes Teyssen, Rafael Villaseca Marco) alla vigilia del Consiglio europeo del 22 maggio, hanno posto all'attenzione dei leader europei la necessità urgente di modificare la politica energetica europea.

I big del gas hanno chiesto la remunerazione della capacità disponibile e delle reti, un mercato della CO2 che favorisca “tecnologie ecocompatibili” (la CCS?) e “un approccio più sostenibile per la promozione delle energie rinnovabili al fine di ridurre i costi per i cittadini” (basta soldi alle fer).

Si tratta del livello più elevato di pressione a cui le utility sono giunte, dopo due anni di campagna serrata e martellante sui mezzi di comunicazione e in tutte le occasioni istituzionali possibili (audizioni parlamentari, incontri, conferenze), per bloccare l’avanzata delle fonti rinnovabili.

Mai è stato così martellante l’allarme per il contenimento del costo dei prezzi dell’energia, “non possiamo accettare nulla che facci aumenta il costo dell’energia[1] tuona a ripetizione il presidente di Assoelettrica Chicco Testa: mai udita tanta veemenza in passato quando l’energia non era certo meno costosa di oggi, anzi nel corso di questo 2013 sono già scesi sia il prezzo dell’elettricità che del gas e continueranno a scendere nei prossimi mesi. Mai udita tanta foga contro i sussidi agli inceneritori o per gli oneri nucleari o gli sconti alle ferrovie e ai grandi consumatori industriali.

Il top dell’assurdo è stato raggiunto dall’appello[2] del 5 maggio scorso, sottoscritto da Italia Nostra, LIPU, Comitato per la Bellezza, Amici della Terra, Comitato nazionale del Paesaggio, Mountain Wilderness, che propongono di trovare i soldi per ridurre o abolire l’IMU sulla prima casa tassando gli “enormi profitti lucrati grazie agli incentivi più alti del mondo assegnati negli anni passati all’eolico ed al fotovoltaico industriali”. L’appello condanna “l’assalto che ha portato ad invadere vastissime aree agricole a coltura e a deturpare incontaminati paesaggi montani (in evidente spregio dell'art. 9 della Costituzione). Assalto che graverà per 12 miliardi l'anno sulle bollette degli italiani per il prossimo ventennio”. A prescindere che la colata di pannelli fotovoltaici a terra ha occupato in totale circa 133 km quadrati, non pochi certo, ma pari allo 0.044 % del territorio (un venticinquesimo della Valle d’Aosta) ben lontano da chi vaneggiava, ed era il massimo manager italiano del settore elettrico, che “Una crescita dell’1,5-2 per cento annuo [di generazione elettrica] implica una produzione di 1.500 megawatt. Per raggiungere un obiettivo del genere impiegando soltanto l’eolico o il fotovoltaico si dovrebbero installare almeno 500.000 pale eoliche e disporre di una Regione delle dimensioni dell’Umbria per il fotovoltaico[3], viene spontaneo chiedersi il perché tutta questa rabbia verso le nuove fonti e non, ad esempio, per la riduzione del numero degli aerei F35 o altre spese militari? O, rimanendo in materia di energia, verso la trattativa in corso al ministero per lo sviluppo economico per garantire “meccanismi di garanzia di remunerazione” al rigassificatore di Livorno[4] che doveva già essere in opera ma che i proprietari non fanno salpare da Dubai, dove ufficialmente è stato varato il 5 febbraio, proprio perché in attesa di contributi economici statali?

Purtroppo le prese di posizione dell’Autorità per l’energia ed il gas convergono sul tema del contenimento dei costi in bolletta, escludendo qualsiasi ragionamento di strategia, salvo poi lamentare in ogni occasione la cronica mancanza di programmazione strategica italiana. Il ridicolo è che l’eventuale tassazione della generazione fotovoltaica non ridurrebbe di un centesimo il costo dell’elettricità, servirebbe ad altro, ed anche un sussidio alle centrali a gas sottoforma di capacity payment (riconoscimento economico alle centrali a gas pronte ad entrare in servizio in caso di necessità) avrebbe lo stesso effetto, anzi costituirebbe un ulteriore onere da spalmare in bolletta. Per non parlare della richiesta dei distributori di energia (vedi comunicato di Euroelectric, guidata attualmente dal “nostro” Fulvio Conti) che chiedono “una regolamentazione tariffaria che garantisca ritorni sull’investimento” indipendentemente dai flussi effettivi di energia.

Quello che si sta svolgendo sulle spalle dei cittadini è uno scontro fra i dinosauri del passato e la nuova generazione distribuita, con l’obiettivo dei primi di bloccare il cambiamento in atto o almeno rallentarlo il più possibile. Ma fermarsi quando si è a metà del guado significa sprecare o quantomeno rendere meno produttive le spese e gli sforzi sinora effettuati. L’investimento in rinnovabili è stato rilevante (e parte del capitale è stato anticipato da investitori esteri) ma l’unica proposta sensata e davvero dalla parte dei consumatori ora sarebbe quella di pensare a come sfruttarla e valorizzarla al massimo, non a come sprecarla. Non serve più alcun sussidio, basterebbero sgravi fiscali e regolamenti che permettano a chi mette i pannelli sul tetto di vendere direttamente al vicino senza passare dalla rete.

E se qualcuno ancora non crede alle potenzialità (almeno nell’elettrico) delle FER guardi cosa sta succedendo in borsa: la scorsa settimana il 54,5% dell’elettricità offerta era da fonte rinnovabile! Il gas (per definizione uno dei nostri problemi perché ne saremmo troppo dipendenti) era relegato al 24%, all’8,5% il carbone! Siamo già al 50% rinnovabile e montagne di relazioni e di studi vanno buttati al macero perché obsoleti. Le FER hanno fatto scendere il prezzo medio d’acquisto a 49,45 euro al MWh, quando era a 61 euro il mese scorso e a 75,48 nel 2012 (e questo spiega da sé la lotta feroce delle utility).

Sui prezzi il vero discorso è che in un sistema rinnovabile il combustibile non conta più perché vento, acqua e sole sono gratis, il sistema deve cambiare perché vanno remunerati gli impianti e le reti, questo va fatto e con urgenza. Ma ogni azione (specie dell'Autorità per l'energia ed il gas) deve guardare sì all'immediato, ma contemporaneamente spingersi verso il futuro concordando sul fatto che importare meno fossili è solo positivo per il nostro Paese perché significa migliore bilancia dei pagamenti (3 miliardi di euro in meno la voce energia nel primo trimestre 2013 rispetto al primo del 2012 secondo l’istat) e minori emissioni in un cielo sempre più instabile.



[1] Staffetta quotidiana 28 maggio 2013

[3] Fulvio Conti in una audizione al Senato della Repubblica, 13ª Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali - Indagine conoscitiva sulle problematiche relative alle fonti di energia alternative e rinnovabili , Seduta n. 34 - Martedì 28 ottobre 2008.

[4] Si tratta di una nave terminale rigassificatore che verrà posizionata a 22 chilometri dalla costa livornese. Vedi articolo su quotidiano energia del 24 maggio 2013.