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Fw: rapporto ecomafie 2013



Legambiente, le ecomafie senza crisi:

un fatturato annuo di quasi 17 miliardi

Presentato il Rapporto 2013. Le difficoltà dell'economia legale non colpiscono le attività criminali che sfruttano, ciclo dei rifiuti e abusivismo per continuare a prosperare. L'associazione: "Serve una stretta per aumentare la pressione sulle cosche"
di ANTONIO CIANCIULLO

L'edilizia resta uno dei settori più a rischio di illegalità 

Camorra, il business abusivismo
nel rapporto di Legambiente
 
ROMA - Strangolata dalla pressione fiscale, dalla burocrazia e dalla stretta creditizia, l'economia legale precipita. Quella ecomafiosa prospera: viaggia in nero, non ha problemi di liquidità e le decisioni sono rapide. Senza un netto cambio di rotta, che dia fiato a chi rispetta le leggi e aumenti la pressione contro le cosche, i segnali negativi rischiano di moltiplicarsi.

L'appello è stato lanciato alla presentazione del rapporto Ecomafia 2013, curato dalla Legambiente. I numeri sono impressionanti: 16,7 miliardi di euro di fatturato, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri effettuati. Aumentano i clan coinvolti (da 296 a 302), quadruplicano i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (da 6 a 25), salgono gli incendi boschi.

"Quella delle ecomafie", ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, "è l'unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale. Semplicemente perché conviene e, tutto sommato, si corrono pochi rischi. Le pene per i reati ambientali continuano ad essere quasi esclusivamente contravvenzioni, un po' come le multe per chi passa con il rosso, e di abbattimento degli edifici quasi sempre non si parla. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive".

EDILIZIA. Il caso più clamoroso che emerge dal rapporto è proprio quello
dell'edilizia. Sotto la spinta della crisi, le nuove costruzioni legali sono crollate, passando da 305.000 a 122.000, quelle abusive se la sono cavata con una piccola flessione (da 30.000 a 26.000). Il mercato illegale tiene perché a fronte di un valore medio del costo di costruzione di un alloggio con le carte in regola pari a 155.000 euro, quello illegale si realizza con poco più di un terzo dell'investimento (66.000 euro). E il rischio della  demolizione è molto basso: tra il 2000 e il 2011 è stato eseguito appena il 10,6% delle 46.760 ordinanze di abbattimento emesse dai tribunali.

RIFIUTI. Un altro capitolo critico sono i rifiuti. I quantitativi di materiali sequestrati nei nostri porti nel corso del 2012 sono raddoppiati rispetto al 2011, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate grazie soprattutto ai cosiddetti cascami, cioè materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l'economia legale del riciclo e che invece finiscono in Corea del Sud (gomma), Cina e Hong Kong (materie plastiche), Indonesia e Cina (carta e cartone), Turchia e India (metalli).

Questi flussi garantiscono enormi guadagni ai trafficanti, che vendono un rifiuto invece di smaltirlo, e un doppio danno all'economia legale: si pagano contributi ecologici per attività di trattamento che non vengono effettuate e le imprese che operano nella legalità sono spesso costrette a chiudere per mancanza di materiali.

ANIMALI. Infine ci sono i reati contro gli animali e la fauna selvatica (+6,4% rispetto al 2011), contro il patrimonio naturale (gli incendi boschivi sono cresciuti del 4,6%), contro il patrimonio culturale (1.026 furti di opere d'arte, 17.338 oggetti trafugati ,93.253 reperti paleontologici e archeologici recuperati).

CORRUZIONE. E' un fenomeno in forte crescita. Secondo la Relazione al Parlamento della Dia, nel primo semestre del 2012 le persone denunciate e arrestate in Italia per i reati di corruzione sono più che raddoppiate rispetto al semestre precedente, passando da 323 a 704. Questo è un passaggio chiave della lotta alle ecomafie. Un tema su cui è in corso anche la campagna www. riparteilfuturo. it, organizzata da Libera e dal Gruppo Abele, che punta a far votare entro l'estate al Parlamento una legge contro il voto di scambio.
Sempre alla richiesta di strumenti più efficaci si collega la proposta, rilanciata oggi da Enrico Fontana, responsabile dell'Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, dell'introduzione dei delitti ambientali nel nostro codice penale, con l'approvazione  del disegno di legge già licenziato dal governo Prodi nel 2007 e ripresentato in questa legislatura dal presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci.
(17 giugno 2013)

Ecomafie, Liguria è ottava

"Prima al nord per infiltrazioni"

La classifica 2013 di Legambiente sottolinea un aumento del 9,1% dei dati (infrazioni, arresti e inchieste) rispetto al 2011. Ventimiglia, ancora 6 mesi di commissariamento. Il problema dei rifiuti e del ciclo del cemento al centro delle indagini, specialmente a Ponente
di DAISY PARODI 

ecomafie,  legambiente,  liguria
Mare e sole. Pesto e olio extravergine d'oliva. La Liguria è famosa soprattutto per questo. Ma c'è anche un'altra realtà ,  meno conosciuta  e più inaspettata, che nell'ultimo anno ha visto la nostra regione più di una volta protagonista delle prime pagine di cronaca: infiltrazioni mafiose e lo scioglimento per mafia di due dei comuni principali del Ponente, Bordighera (sentenza annullata dal Consiglio di Stato) e Ventimiglia( il cui commissariamento durerà fino a febbraio 2014)

Con il 9,1% in più rispetto ai dati del 2011, la Liguria si posiziona all'ottavo posto della classifica nazionale e al primo posto tra le regioni del nord d'Italia. La classifica redatta da Legambiente (Ecomafia 2013) si basa sui dati del 2012 della Direzione Nazionale Antimafia e scatta una panoramica della nostra regione triste ed inesorabile. I dati parlano chiaro: 1.597 le infrazione accertate(4,7%), 1.428 le persone denunciate culminate in un solo arresto e 216 i sequestri effettuati. I settori più colpiti sono le attività commerciali e l'edilizia soprattutto per quanto riguarda gli appalti pubblici.

"Un'escalation preoccupante- dichiara Santo Grammatico, il presidente della Legambiente Liguria- che dimostra non solo quanto la nostra regione sia sempre più zona di infiltrazione da parte della criminalità organizzata, soprattutto 'ndrangheta, ma come l'ambiente e il territorio siano i principali asset speculativi, oltre agli appalti pubblici e alla corruzione, su cui fare affari".

Per quanto riguarda il ciclo del cemento Grammatico afferma che "la crescita dei reati legati al ciclo dei rifiuti, con oltre 5.400 reati accertati ed un'incidenza di 2,8 reati ogni 100 km quadrati, pone la Liguria in terza posizione per densità rispetto alla superficie  territoriale chiede una forte assunzione di responsabilità da parte degli enti locali. Ottima lo strumento della Stazione Unica Appaltante Regionale varata lo scorso anno ma bisogna. Tutelare il territorio significa mettere un freno all'infiltrazione mafiosa in Liguria in primis affiancando alla lotta sul territorio una legge che valorizzi ancora di più la confisca dei beni alle mafie che sottrae beni mobili ed immobili che possono tornare ad essere produttivi in un circuito legale".