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Viva Lavagna!



Il "canje" del debito argentino si è dunque concluso con un trionfo
totale del Ministero dell'Economia. Non ci sono ancora le cifre finali
ma si sarebbe abbondantemente superato l'80% quando giova ricordarlo,
fino a poche ore fa in Italia ancora si parlava di un fallimento
cercando di manipolare gli ultimi indecisi.

Gli speculatori (compresi 400.000 cosiddetti "piccoli risparmiatori"
italiani) che avevano cercato due volte di lucrare sulla distruzione
neoliberale dell'Argentina hanno perso. Da D'Alema a Tremonti erano
tutti uniti contro il governo giustizialista di Nestor Kirchner che sta
portando il paese fuori dal pozzo nero nel quale era stato messo dal
Fondo Monetario Internazionale usando prima la dittatura genocida e poi
il menemismo.
Da D'Alema a Tremonti (entrambi adoravano Menem e poi perfino De la
Rúa), a centinaia di migliaia di piagnucolosi speculatori che avevano
puntato sulla fame degli argentini, tutti oggi perdono rovinosamente.

Ho sempre pensato che l'offerta di Roberto Lavagna fosse comunque troppo
generosa (e l'80% di accettazione lo testimonia) perché adesso sarà
comunque onerosissimo per il paese pagare un debito che è comunque non
più suo e che è comunque stato già ripagato più volte.

Resta la pena ed il disgusto per le mille parole razziste antiargentine
spese al vento in questi mesi, soprattutto in un'Italia avida e ignorante.

Vorrei esprimere la mia stima personale per Roberto Lavagna. Siede alla
scrivania dove sono stati Martinez de Hoz, Cavallo, López Murphy, alcuni
dei peggiori cannibali della storia dell'umanità, tutti indistintamente
al servizio del Fondo Monetario Internazionale. Oggi l'azione di Roberto
Lavagna rappresenta una svolta di 180 gradi. Adesso dal fronte
internazionale dovrà indirizzarsi a un grande processo redistributivo
interno. La via della rinascita dell'Argentina è lunga, ma il cammino è
iniziato. La lunga notte neoliberale sta finendo.
Gennaro Carotenuto


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http://www.gennarocarotenuto.it/

la necedad de lo que hoy resulta necio:
la necedad de asumir al enemigo,
la necedad de vivir sin tener precio.

                        Silvio

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