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il manifesto e ezln



Salve,

di seguito trovate i due articoli che il giornale "il manifesto" ha
dedicato a quello che sta succedendo in Chiapas. Ho l'impressione che
l'argomento potrebbe essere trattato meglio e con più approfondimenti,
secondo me questi
articoli potrebbero essere scritti da qualsiasi altro giornale italiano.

Vorrei fare un invito a tutti voi di inviare una mail di protesta al
giornale (redazione at ilmanifesto.mir.it) per chiedergli di dare una più
giusta e degna informazione su quello che accade in Chiapas, soprattutto in
virtù dell'ultimo comunicato dell'EZLN dove tra i vari ringraziamenti alla
società civile menzionava:


"Ringraziamo i lavoratori onesti della stampa e dei mezzi di comunicazione
decenti che hanno mostrarono, con verità e a tutto il mondo, quello che
vedevano e sentivano, ed hanno rispettato, senza distorcere, la nostra voce
e il nostro cammino. Ricevete la nostra solidarietà in questi duri momenti
che attraversa l'esercizio della vostra professione, in cui rischiate la
vita, siete aggrediti e, come noi, non trovate giustizia."

E' solo una proposta che ho pensato doveroso sottoporvi.

Un saluto a tutti


22/06/2005

Provocazione del governo, allarme rosso degli zapatisti
I leader dell'Ezln passano in clandestinità dopo l'annuncio che l'esercito
ha trovato e distrutto un po' di marijuana
GIANNI PROIETTIS
SAN CRISTOBAL DE LAS CASAS
Con un comunicato della Comandancia general datato domenica 19 giugno e
firmato dal subcomandante Marcos, l'Esercito Zapatista di Liberazione
Nazionale ha decretato un «allarme rosso generale in tutto il territorio
ribelle» del Chiapas e la chiusura dei cinque Caracoles e delle Juntas de
buen gobierno. In tutte le comunità autonome zapatiste si sta procedendo, in
queste ore, «all'evacuazione delle autorità per metterle in salvo»,
avvertendo che continueranno a lavorare «in forma clandestina e
transumante». Nel comunicato, si raccomanda a tutti i cooperanti messicani
e stranieri di lasciare le comunità o i campamentos de paz, si ordina alle
truppe dell'Ezln di acquartierarsi, si sospendono le trasmissioni della
radio La voz de los sin voz . A motivare la drastica reazione degli
zapatisti - e a tenere con il fiato in sospeso il vasto movimento
internazionale in loro appoggio - E' stata un'azione dell'esercito
messicano che, nei giorni scorsi, ha pensato bene di andare a distruggere
alcune
piantagioni di marijuana in territorio zapatista. Una vera provocazione, se
si pensa che in questi giorni la militarizzazione del nord del paese, sotto
il nome di Operativo México seguro, sta diventando un braccio di ferro, con
centinaia di morti, tra il potere dello stato e quello, vincente, dei narcos.

L'opinione pubblica andava distratta dalle batoste che i maggiori cárteles
criminali stanno infliggendo alle forze dell'ordine e all'esercito negli
stati del nord, alla fontiera con gli Stati uniti. Niente di meglio di un
miniblitz che fa girare la testa dall'altra parte, all'estremo sud, e
dimostra en passant che gli zapatisti non sono proprio angioletti e qualche
canna se la fanno.

In verità, l'ultima notizia zapatista era quella della famosa partita da
giocare con l'Inter, di cui si stava decidendo la data e il campo.

Poi, lunedì, un comunicato del sup Marcos, intitolato La (imposible)
¿geometría? del poder en México, era passato dalla prima pagina de La
Jornada ad argomento di discussione generale, almeno nella sinistra. Nelle
sue cinque pagine, il subcomandante riprende la tesi della «guerra
neoliberista» in atto, che «ha sfigurato la politica tradizionale», descrive
la vergognosa corsa verso il centro praticata dai partiti in tempo di
elezioni e fustiga le tre principali forze politiche messicane.

Del Partido de Acción Nacional, il partito del presidente Fox al governo
dal 2000, dice che «E' oggi diretto, così come l'attuale governo federale,
dall'organizzazione segreta El Yunque (l'incudine) dell'ultradestra
cattolica». Di fatto, gli ultimi rimpasti del governo Fox, dopo le
dimissioni del ministro degli interni Santiago Creel, diventato precandidato
presidenziale del Pan, hanno promosso vari membri della temibile
organizzazione a posti di primo piano. La figura di Marta Sahagún de Fox,
la primera dama con ambizioni di successione presidenziale, si staglia
minacciosa dietro questa avanzata dell'estrema destra clericale.

Al Pri, il Partido Revolucionario Institucional al potere fino al
2000,Marcos imputa i decenni della guerra sucia e l'eliminazione fisica di
migliaia di oppositori, una lunga lista di crimini per mantenersi al
potere, le sue disinvolte alleanze con il crimine e gli imperi del
narcotraffico, la
svendita del patrimonio nazionale.

Ugualmente duro E' il giudizio di Marcos sul Prd, il Partido de la
Revolución Democrática, al governo nella capitale, accusato di numerosi
«errori tattici» come «tradire la memoria dei suoi morti, candidare i loro
assassini e riciclare gli esclusi del Pri». Durissimo poi il giudizio su
Andrés Manuel
Lopez Obrador, il sindaco di Città del Messico favorito nei sondaggi per le
presidenziali del 2006, presentato come una continuazione del progetto
neoliberista in Messico.

«Se Carlos Salinas de Gortari (presidente fra il 1988 e il 1994, ndr) fu
l'operatore esemplare della distruzione neoliberista del Messico, Lopez
Obrador vuole essere il paradigma dell'operatore del riordinamento
neolibrista. Questo E' il suo progetto, quello di un nuovo modello di stato
non-nazionale in America latina».


Mentre il forte attacco zapatista al Prd e a AMLO stava provocando un
acceso dibattito in seno alla sinistra messicana, il ministero della difesa
ha annunciato a sorpresa, lunedì, la distruzione di 44 piantagioni di
marijuana, per un totale di quattro tonnellate, effettuata da 170 soldati
in territorio zapatista. Una provocazione (anche se la notizia fosse vera)
e un diversivo.



Fox: la marijuana non era zapatista
Penosa rettifica del governo Fox dopo lo strombazzato annuncio che
l'esercito messicano aveva distrutto 44 piantagioni di marijuana in
territorio sotto controllo zapatista nel Chiapas (dopo di che l'Ezln aveva
decretato «un allarme rosso»). Ieri il portavoce presidenziale Aguilar
Valenzuela ha smentito la versione data lunedì dalla Secretaria de la
defensa nacional (Sedena, i servizi) e ha affermato che le 44 piantagioni
non si trovano nella zona di influenza dell'Ezln. Ha anche auspicato che
riprendano i negoziati fra il delegato governativo alla pace Luis Alvarez,
il ministero degli interni e l'Ezln. Ha garantito che l'esercito non E'
avanzato in territorio zapatista ma anzi si E' parzialmente ritirato. A sua
volta il subcomandante Marcos, che non ha ancora evocato «l'allarme
rosso»,ha annunciato in un comunicato che non E' nei piani dell'Ezln di
riprendere l'attività armata e, per tranquilizzare i suoi sostenitori nel
mondo, ha
garantito che neanche un centesimo degli aiuti e contributi ricevuti per la
causa zapatista E' stato speso per l'acquisto di armi.



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