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COLOMBIA: Il genocidio del popolo Kankuamo



(01/07/2005) COLOMBIA ::

Il genocidio del popolo Kankuamo, i guardiani delle Ande
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http://www.selvas.org/dossPC10.html
La cultura del popolo Kankuamo fu sul punto di scomparire del tutto nel XX secolo. Nonostante tutto, negli anni ottanta gli anziani lanciarono un appello per la ricostruzione culturale, dando inizio a un processo difficile e complesso di rivitalizzazione dell’identità indigena. Così, nel 1993 riuscirono a celebrare il loro Primo Congresso in cui stabilirono di lottare per il consolidamento delle loro istituzioni tradizionali e per la permanenza nel territorio. Attualmente, il popolo Kuankamo continua ad essere in pericolo esigendo, da parte dei gruppi armati, il rispetto della sua neutralità rispetto alla guerra che insanguina la Colombia.

Per Selvas.org il dossier di Mailer Mattié



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In Colombia vivono 84 popoli indigeni la cui popolazione ammonta a un milione di persone, ossia il 2% degli abitanti del paese. Nella Sierra Nevada di Santa Marta, sulla cordigliera delle Ande, vivono quattro di questi popoli: i Wiwa o Azario, gli Ika o Arhuaco, i Kaggaba o Kogui e i Kankuamo, in totale circa 50 milioni di persone. Il popolo Kankuamo è costituito da 1162 famiglie, approssimativamente 7500 persone organizzate in 12 comunità.(1)

Gli Arhuaco vivono nella parte superiore della Sierra, più in basso vivono i Kogui, nella zona centrale i Wiwa e nella zona inferiore i Kankuamo. Il territorio Kankuamo ha la particolarità di essere posizionato proprio all’incrocio tra i Dipartamenti di Cesar, Magdalena e la Guajira. Secondo la visione del mondo condivisa dai quattro popoli, la Sierra è il cuore del mondo per cui i rapporti tra le sue comunità devono essere armonici ed equilibrati, come se si trattasse dei quattro piedi di un grande tavolo. Mantenere l’armonia con il mondo circostante e tra di loro è considerato un mandato divino. Devono prendersi cura della Sierra. Se una delle gambe del tavolo scomparisse, lo squilibrio creatosi porterebbe un grande disordine per l’umanità intera.

Senza dubbio, fin dall’epoca della colonizzazione spagnola questi popoli sono riusciti a sopravvivere a moltissime minacce di estinzione: religiose, economiche e politiche. La stessa cultura del popolo Kankuamo fu sul punto di scomparire del tutto nel XX secolo. Nonostante tutto, negli anni ottanta gli anziani lanciarono un appello per la ricostruzione culturale, dando inizio a un processo difficile e complesso di rivitalizzazione dell’identità indigena. Così, nel 1993 riuscirono a celebrare il loro Primo Congresso in cui stabilirono di lottare per il consolidamento delle loro istituzioni tradizionali e per la permanenza nel territorio. (2)

Gli anziani recuperarono i riti e i racconti; le donne, le antiche tecniche di tessitura e i giovani rivalutarono gli abiti e la musica tradizionale. Anche i luoghi sacri furono recuperati e si stabilì la loro autorità.(3) Tuttavia il processo di legalizzazione della loro area di riserva durò anni. Grazie alla pressione internazionale, alla fine lo Stato approvò la legalizzazione nel 2003. Naturalmente, il popolo Kankuamo è un simbolo di resistenza per tutti i popoli indigeni dell’America. La loro lotta continua in condizioni sempre più avverse. Di fatto, il fattore che minaccia maggiormente la loro esistenza è l’invasione del territorio da parte di elementi armati che tengono vivo il conflitto politico colombiano.

La violenza entra in scena
In effetti, negli ultimi anni, il conflitto armato in Colombia è diventato una grave minaccia per i popoli indigeni. I loro territori sono luoghi strategici dal punto di vista militare ed economico, per cui diversi gruppi armati se ne disputano il controllo. (4) In realtà, il 35% della popolazione indigena sopravvive sopportando minacce e omicidi, limitazioni nell’approvvigionamento di alimenti e medicine e mancanza di libertà di movimento e di assistenza umanitaria. (5) Si verifica, quindi, una violazione permanente dei loro diritti, garantiti dalla Costituzione e dalle leggi internazionali. Indubbiamente, la regione della Sierra Nevada di Santa Maria ha rappresentato uno scenario particolare di questa situazione. I popoli che vi abitano sono coinvolti nella lotta armata, essendo il popolo Kankuamo il principale obiettivo dei gruppi armati. Negli anni ottanta vi comparvero i gruppi guerriglieri FARC e ELN. Poco dopo, alcuni latifondisti della zona formarono gruppi di autodifesa. Alla fine degli anni novanta, i paramilitari delle Autodifese Unite della Colombia (AUC) riuscirono a ottenere una presenza significativa soprattutto nel territorio Kankuamo, esercitando il controllo sui movimenti umani e sull’ingresso degli alimenti. (6)Dal 2003 questo controllo è totale. Sicuramente, la lotta tra i diversi gruppi armati sta diventando una costante e, contemporaneamente, dichiarano guerra alle comunità indigene.

In effetti, la presenza indigena risulta scomoda per gli interessi militari, economici e politici della guerra in Colombia. Resistono senza tregua per salvaguardare la loro cultura e i loro territori. Ovviamente, ci sono state serie conseguenze. La presenza dei gruppi armati ha destabilizzato completamente la vita degli abitanti della Sierra a un punto tale che una linea immaginaria, chiamata la “linea nera” divide la regione abitata dai Kankuamo sotto il controllo paramilitare dalla parte alta dove la guerriglia è ancora in atto. Attraversare quella linea significa correre il rischio di essere ucciso. Di conseguenza, gli Arhuaco, i Koguis e i Wiza non sono liberi di muoversi verso l’area inferiore della Sierra, altrimenti sarebbero sospettati di collaborazione con la guerriglia. A loro volta i Kankuamo non possono uscire dal loro territorio perché corrono il rischio di essere accusati dalle AUC di informare e armare i guerriglieri.(7)
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