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Guerra al terrorismo: 2 pesi e 2 misure



FREE THE CUBAN FIVE!

Libertà per i cinque prigionieri politici dell'impero!

ANTONIO GUERRERO RODRÍGUEZ ANTONIO No 58741-004 Indirizzo  USP FLORENCE PO BOX 7500 5880 State HWY 67 South Florence, CO 81226 Telf.: 719-784-9454 Fax: 719-784-5157

FERNANDO GONZÁLEZ LLORT (RUBÉN CAMPA)
No 58733-004 Indirizzo FCI OXFORD PO BOX 500 Oxford, WI 53952-0500 Telf.: 608-585-5411 Fax: 608-585-6371

GERARDO HERNÁNDEZ NORDELO (MANUEL VIRAMONTES)
No 58739-004 Indirizo USP Victorville
PO BOX 5400
13777 Air Expressway Road Adelanto, CA 92394
Telf: 760-530-5000

RAMÓN LABAÑINO SALAZAR (LUIS MEDINA)
No 58734-004 Indirizzo usp beaumont PO BOX 26035 Beaumont TX 77720, Telf.: 409-727- 8188 Fax: 409-626-3700

RENÉ GONZÁLEZ SEHWERERT
Prigioniero No.  58738-0043625 FCI Road Marianna- FL32446

I  CINQUE  DI  MIAMI

http://www.granma.cu/italiano/cinco.html

 

L'Avana, 15 febbraio 2006

AD ATLANTA
Aprite il passo  alla giustizia!

LOURDES PEREZ NAVARRO

Atlanta ieri, 14 febbraio, è stata al centro degli sguardi di tutti coloro che nel mondo lottano per la causa dei Cinque Patrioti cubani sequestrati nelle prigioni degli USA, per aver combattuto contro il terrorismo. Lì è avvenuta l’udienza orale nella quale il pubblico ministero e la difesa hanno apportato i loro argomenti di fronte al plenum di giudici dell’11º Circuito della Corte d’Appello dopo la richiesta non abituale di riconsiderazione, da parte del governo degli Stati Uniti, della precisa sentenza emessa nell’agosto scorso da tre giudici di questo stesso tribunale, che ordinava un nuovo processo in una sede differente da Miami.

In poco più di un’ora - la durata di tutta la sessione - la Difesa ha riferito ancora una volta le manipolazioni di questo caso e l’impossibilità di svolgere un processo giusto a Miami. Il pubblico ministero ha espresso pochi argomenti e non ha nemmeno usato tutto il tempo che aveva a disposizione.

Adesso si dovrà attendere la decisione del Plenum perchè non esiste un termine legale.

“Io spero qualcosa di buono con questa decisione, perchè è la sola cosa giusta che può fare la Corte”, ha detto l’avvocato Richard Klugh, per telefono,  in contatto con la quotidiana Tavola Rotonda Informativa della TV e la radio di Cuba.

Da Atlanta, Roberto González, avvocato e fratello di René, ha definito a sua volta positiva la sessione che si è svolta con la presenza di 12 dei 13 giudici previsti. Egli ha detto anche che i giudici sono stati abbastanza attivi, hanno fatto diverse domande e che la difesa ha risposto molto bene. 

“Abbiamo superato bene l’esame e, in un bilancio generale, abbiamo fatto una figura sicuramente migliore di quella del governo”. 

Roberto González ha sottolineato le difficoltà del pubblico ministero per rispondere alle domande dei magistrati, soprattutto a proposito di quelle relative alla sede del processo. 

Intervenendo nella Tribuna, i giornalisti Arleen Rodríguez, Reinaldo Taladrid e Lázaro Barredo, direttore di Granma, con  il dottor Rodolfo Dávalos, professore titolare della facoltà di diritto dell’Università dell’Avana, hanno segnalato  favorevole la presenza nel plenum di due dei tre giudici che nell’agosto del 2005 emisero la sentenza di 93 pagine che dimostra l’esistenza  a Miami di una vera e violenta tormenta  attorno al processo dei Cinque Patrioti cubani che ha impedito la realizzazione in questa città di un processo giusto e imparziale.

È stato posto in evidenza l’impatto dei due Amicus presentati da prestigiose organizzazioni giuridiche degli Stati Uniti, interessate a che si faccia giustizia e che siano rispettati un giusto processo e i diritti costituzionali di Fernando, Ramón, Gerardo, Antonio e René.

All’importante appuntamento hanno partecipato avvocati e note personalità di diverse parti del mondo, oltre ai membri del comitato di solidarietà Free the Five, degli USA. È stato obbligatorio concedere più spazio nella sala per il numeroso pubblico accorso per assistere all’udienza.   

La destra reazionaria di Miami continua a fare l’impossibile per nascondere la verità e per rallentare la giustizia nel caso di questi Cinque Combattenti anti terroristi e per impedire che il processo si svolga al di fuori della città. Sembra un paradosso, ma chi fa più pressione  per questo vuole che invece i noti terroristi Santiago Álvarez  e Osvaldo Mitat vengano processati proprio a Miami, il covo della controrivoluzione e del terrorismo nella Florida.

Questo è il grado di spudoratezza con cui attua la procura a Miami, è stato affermato.

La scrittrice e giornalista argentina Stella Calloni, ha partecipato alla Tavola Rotonda e ha sottolineato il coraggio dei Cinque Patrioti: “Nell’affrontare il terrorismo proprio nella stessa bocca del lupo, in questa Miami così vincolata all’Operazione Condor. Loro sono la nostra causa, non solo la causa di Cuba, ma la causa di tutti! La gente comprende sempre più perchè è così importante che questi uomini siano liberati e ritornino dalle loro famiglie e nella loro Patria”!

http://www.granma.cu/italiano/2006/febrero/mier15/cinco-ita.html

LIBERTAD PARA LOS CINCO PRISIONEROS POLITICOS DEL IMPERIO

Per approfondimenti sul tema, segnalo il libro di Gianni Minà "Il terrorismo degli Stati Uniti contro Cuba (una storia inquietante censurata dai media)", edito da Sperling & Kupfer, nella collana "Continente desaparecido", una raccolta di saggi di alcuni dei più prestigiosi intellettuali nordamericani e non, sull'attività eversiva portata avanti negli anni da gruppi di cubano-americani della Florida contro l'Isola della Revolución.

Un'attività criminosa che ha causato più di tremilacinquecento morti. In particolare il libro documenta la storia di cinque agenti dell'intelligence cubana infiltrati a metà degli anni Novanta nella società nordamericana per cercare di smascherare le centrali di queste azioni dinamitarde. I cinque riuscirono a reperire le prove delle azioni criminose e il governo dell'Avana le segnalò all'allora presidente Clinton. Ma l'Fbi, invece di neutralizzare i terroristi, arrestò per spionaggio i cinque cubani che da sette anni sono in carcere, che hanno avuto un processo  farsa a Miami solo dopo tre anni di sofferenze in prigioni "speciali" (per un periodo addirittura in completo isolamento) e che ora affrontano con qualche speranza un nuovo processo, dopo che l'estate scorsa la Corte d'appello di Atlanta ha riconosciuto il pregiudizio che ha viziato  l'intero processo e le omissioni commesse riguardo al diritto degli imputati e alla valutazione delle prove. Tutto questo mentre i protagonisti di questa feroce attività terroristica sono liberi negli Stati Uniti, o come Luis Posada Carriles sono in un centro di detenzione migratorio e hanno richiesto asilo politico invocando addirittura, con un messaggio  esplicito, "il segreto di stato" per il loro caso. Una patata bollente per il presidente Bush che afferma di voler combattere il terrorismo.

Gli autori dei saggi sono docenti insigni come Noam Chomsky (semiologo e sociologo del Mit di Boston), Howard Zinn o Michael Parenti, Piero Gleijeses o funzionari dell'amministrazione nordamericana e diplomatici delusi dalla realtà politica del loro paese, come William Blum, Wayne Smith, Saul Landau o vecchi combattenti per i diritti civili come Michael S. Smith, James Petras, o l'avvocato Leonard Weinglass e inoltre il direttore di Le Monde Diplomatique Ignacio Ramonet, Jitendra Sharma, presidente dell'Associazione internazionale dei giuristi democratici, Ricardo Alarcón, presidente del Parlamento cubano e, oltre a Gianni Minà, Nadine Gordimer, Premio Nobel per la Letteratura 1991.

L'opera è stata curata da Salim Lamrani, ricercatore della Sorbona di Parigi e ha una testimonianza iniziale di Gabriel García Márquez, protagonista su invito del governo cubano di una iniziativa per fermare questo terrorismo presso il presidente nordamericano Clinton, iniziativa che purtroppo non ebbe successo.

LIBERTA' DEI 5 CUBANI DETENUTI.

AD ATLANTA. Aprite il passo alla giustizia!. Un Premio Nobel della Letteratura e 110 membri del Parlamento britannico hanno chiesto la liberazione dei 5.
La lotta per i Cinque nel Forum Sociale Mondiale. Lavorare perchè tutti conoscano la terribile ingiustizia contro i 5 Eroi.
Presentato il documentario "Ivette". La Corte d’Appello riesaminerà la decisione sui Cinque. Definiscono ingiusto, ingiustificabile e inconcepibile il sequestro.

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Nei giorni scorsi è già iniziato il suo giro di presentazioni che Gianni Minà farà a tappe per il Paese, secondo il seguente calendario:

Martedì 14 febbraio , alle ore 18,00 al teatro Vittoria (Piazza Santa  Maria Liberatrice- Roma)

Lunedì 20 febbraio a Torino, ore 18.00 megastore Feltrinelli (Piazzetta Cln) con la partecipazione del Procuratore generale Giancarlo Caselli 

Martedì 21 febbraio a Milano, ore 20.30 Camera del Lavoro (C.so di Porta Vittoria 43) con la partecipazione degli avv. Fabio Marcelli e Tecla Faranda dell'Associazione Giuristi democratici

Martedì 28 febbraio a Napoli, ore 18.00 megastore Feltrinelli (Piazza dei Martiri) con la partecipazione di Alex Zanotelli, dell'avv. Vincenzo Siniscalchi, presidente della Giunta per le Autorizzazioni a procedere della Camera e Alessandra Riccio, direttrice di Latinoamerica

Martedì 7 marzo a Milano, ore 18.00 libreria Feltrinelli (piazza Duomo)  con la partecipazione dello scrittore guatemalteco Dante Liano

Mercoledì 8 marzo a Firenze, ore 18.00 Libreria Feltrinelli, via Ceretani 30 rosso, con la partecipazione di Giulietto Chiesa.

Maggiori info al sito di Latinoamerica

http://www.giannimina-latinoamerica.it/

L'Avana, 21 febbraio 2006

Si chiede a gran voce in tutto il mondo la chiusura del carcere nordamericano di Guantánamo

NEW YORK, 20 febbraio. – Governanti, politici, organi di stampa ed intellettuali di tutto il mondo hanno unito le loro voci al grande coro che sta esigendo la chiusura del carcere mantenuto dagli USA nella base illegale di Guantánamo, a Cuba.

Si chiede a gran voce in tutto il mondo la chiusura del carcere nordamericano di GuantánamoIl quotidiano ‘The New York Times’ ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero chiudere il loro centro di detenzione nella baia di Guantánamo, rispondendo così agli appelli internazionali a Washington per la chiusura di questa prigione, ha riportato AFP.

Il presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, René van der Linden, ha espresso il suo pieno sostegno al rapporto dei cinque esperti dell’ONU, che hanno condannato le pratiche di detenzione applicate dagli USA a Guantánamo, ha informato l’ANSA.

Da Berlino, AFP ha riferito che il primo ministro britannico Tony Blair ha ribadito, al termine di un incontro con la cancelliere tedesca Angela Merkel, che la prigione installata a Guantánamo costituisce un’"anomalia".

Peter Hain, ministro britannico per l’Irlanda del Nord, si è pronunciato nello stesso modo, sommandosi a coloro che chiedono la chiusura del carcere della base nordamericana in territorio cubano.

È’ la prima volta che un ministro britannico si pronuncia in tal senso ed afferma che preferirebbe che il centro non esistesse o venisse chiuso, ha riportato EFE.

Anche il vicepresidente del Consiglio dei Ministri e titolare degli Esteri italiano, Gianfranco Fini, ha affermato che la prigione nella base nordamericana di Guantánamo è un’anomalia.

L’arcivescovo John Sentamu, seconda autorità della Chiesa Anglicana, ha chiesto la chiusura immediata di questo centro di detenzione, accusando gli Stati Uniti di "infrangere la legalità internazionale", secondo un dispaccio di EFE che cita un’intervista concessa da Sentamu al quotidiano londinese ‘The Independent’

http://www.granma.cu/italiano/2006/febrero/mar21/guantanamo.html

Comunicato Stampa della MISSIONE PERMANENTE DI CUBA presso le Nazioni Unite – Lunedì 20 febbraio 2006

Cuba non sarà complice né rimarrà in silenzio davanti all’evidente pretesa di imporre la creazione del Consiglio dei Diritti Umani alle condizioni che esigono gli Stati Uniti e i loro principali alleati, i veri responsabili del discredito e della manipolazione dei lavori della Commissione dei Diritti Umani.

Pochi organismi del sistema delle Nazioni Unite sono state oggetto di tanta manipolazione politica da parte degli Stati Untii e dei suoi principali alleati occidentale come la Commissione dei Diritti Umani.

Lo scorso anno, quegli stessi paesi hanno assestato la stoccata finale alla credibilità dell’organismo nell’opporsi all’adozione di un progetto di risoluzione diretto ad arrestare l’impunità ed il silenzio complice adottato dai governi europei e da altri alleati occidentali difronte all’applicazione della tortura e ad altre gravi violazioni dei diritti umani, normalmente praticate nella Base Navale di Guantánamo ed altrove all’ombra della cosiddetta guerra contro il terrorismo che le autorità di Washington proclamo di condurre.

I responsabili di questo deplorevole stato di cose hanno un piano per sacrificare nuovamente gli interessi dei più e forzare nei prossimi giorni la creazione del Consiglio dei Diritti Umani corrispondendo cosí alle esigenze della politica imperiale degli Stati Uniti, con la compiacenza e la compicità delle antiche metropoli coloniali europee.

Le manovre per giungere ad un accomodamento a discapito delle aspettative e le rivendicazioni dei popoli del Sud e della maggioranza di quelli del Nord sono iniziate diverso tempo fa.

Richiama fortemente l’attenzione che la creazione del nuovo Consiglio dei Diritti Umani fosse l’unico elemento sostanziale del Rapporto del Gruppo di Alto Livello sulle Minacce, le Sfide e il Cambiamento, redatto dal Segretario Generale congiuntamente a noti esperti di tutte le regioni del mondo, che non é stato preso in considerazione al momento di formulare le proposte di riforma dell’Organizzazione e che il Vertice effettuato nel settembre del 2005 aveva di fronte a se.

Detto Gruppo d’Alto Livello propose la universalizzazione dell’appartenenza in qualità di membri della Commissione dei Diritti Umani, respinse l’eventuale imposizione di condizioni o requisiti richiesti per far parte di tale organismo e mise in discussione la politica dei due pesi e delle due misure applicata ai suoi lavori.

I successivi testi presentati per l’istituzione del Consiglio dei Diritti Umani, hanno ignorato tali raccomandazioni per corrispondere alle esigenze della superpotenza.

Perché si continua a suggerire una riduzione dei posti del Consiglio se fin dall’inizio del dibattito la chiara maggioranza degli Stati membri esigeva un organismo composto da un numero non inferiore ai 53 membri?

Perché si insiste nella imposizioni di condizioni che l’attuale amministrazione statunitense esige affinchè si possa far parte di tale organismo, nonostante la stragrande maggioranza degli Stati membri si sia pronunciata contro?

Cuba denuncia le forti pressioni esercitate nel corso delle ultime settimane per forzare, in maniera intempestiva ed estemporanea, una decisione che permetta di creare il Consiglio dei Diritti Umani secondo gli interessi imperiali proclamati nel denominato “Progetto per un Nuovo Secolo Americano”, piano dei falchi di Washington per dominare il mondo.

L’Amministrazione del Presidente Bush, che rivendica il diritto a praticare la tortura come strumento per combattere il terrorismo; a incarcerare arbitrariamente e a negare i più elementari diritti a numerosi esseri umani in base a semplici sospetti di legami con il terrorismo; a spiare i suoi stessi cittadini e a bombardare città in nome della libertà e della democrazia, sta nuovamente ricevendo l’appoggio complice dei suoi alleati.

Poche ore fa, tra l’altro, cinque organismi specializzati della Commissione dei Diritti Umani: il Relatore sulla Tortura; il Relatore sull’Indipendenza di Giudici ed Avvocati; il Relatore sulla Libertà di Religione; il Relatore sul Diritto alla Salute Fisica e Mentale e la Presidente del Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie, nell’analizzare le violazioni commesse nel centro di detenzione che il governo nordamericano ha stabilito illegittimante nel territorio cubano di Guantánamo che illegalmente occupa, hanno condannato i tentativi del governo degli Stati Uniti di legalizzare la tortura, di erigersi a giudice, pubblico ministero e difensore, e di violare convenzioni internazionali dei diritti umani che Washington ha sottoscritto.

E’ quello il governo che ora esige un Consiglio dei Diritti Umani a sua immagine e somiglianza, per continuare a manipolare, a violare e a commettere arbitri.

Sembra che alcuni dei principali attori di tale processo abbiano ottenuto il via libera da Washington, dopo avergli assicurato l’adeguamento alle loro esigenze, per forzare una decisione nei prossimi giorni.

Nessuno si aspetti che Cuba rimanga spettatore silente di fronte alla consumazione di tale abominevole menzogna.

Cuba difenderà fino alle estreme conseguenze la verità e la ragione, e lavorerà per rivendicare il diritto dei popoli del pianeta ad avere un Consiglio dei Diritti Umani che risponda ai loro interessi ed alle loro aspettative di un futuro migliore, un futuro di equità e giustizia sociale, in cui tutte le persone e tutti i popoli siano rispettati in egual misura.

Cuba si opporrà ai tentativi di imporre condizioni, requisiti o procedimenti speciali per l’ingresso o la permanenza come membri del Consiglio. Il governo che non merita di essere membro del Consiglio è quello che rappresenta uno Stato che ha tratto beneficio dalla schiavitù e dalla tratta transatlantica di schiavi, che ha mantenuto un “impegno costruttivo” per protrarre l’esistenza del regime di apartheid, che protegge ed estende l’immunità per le violazioni dei diritti umani perpetrate dagli occupanti israeliani della Palestina e di altri territori arabi, che ha appoggiato le sanguinarie dittature in America Laqtina, che oggi tortura ed assassina in nome di una libertà di cui non beneficia la maggioranza dei suoi stessi cittadini, che non rispetta i suoi impegni ed obblighi di assistenza ufficiale allo sviluppo del terzo mondo e che minaccia ed aggredisce i paesi del Sud.

Molti paesi lo sanno. Basti ricordare che pochi anni fa, con un evidente voto punitivo davanti alla prepotenza e alle manipolazioni di Washington, il Consiglio Economico e Sociale impedí, con il proprio voto appunto, la rielezione degli Stati Uniti nella Commissione dei Diritti Umani, condizione di membro che non recuperarono fino a quando due governi complici offrirono loro, docilmente, il proprio seggio.

Cuba si opporrà al tentativo di farsi beffe del requisito che prevede la più stretta ed equa distribuzione su base geografica dei seggi del Consiglio.

Cuba lavorerà per impedire che sia eluso il tema che prevede di stabilire criteri chiari per fermare la manipolazione politica delle cosiddette risoluzione di paesi. Sono stati la selettività e la politica dei due pesi e delle due misure, imposte dagli Stati Uniti, dalla Comunità Europea e da altri paesi del Nord al trattamento di tale tema nei lavori della Commissione, la causa reale della sua crisi. Cuba non può permettere che il Consiglio continui ad essere un tribunale inquisitore contro i popoli del Sud, soprattutto quando si pretende oggi di manipolare la causa comune della libertà e della promozione della democrazia come pretesto per scatenare “guerre preventive”.

Cuba continuerà ad insistere affinchè la realizzazione del diritto allo sviluppo, principale rivendicazione dell’immensa maggioranza degli esseri umani di tutto il pianeta, riesca ad occupare il posto centrale che merita nell’ambito del mandato del Consiglio.

Cuba esigerà inoltre che siano debitamente prese in considerazione le invocazioni all’uguaglianza di grandi settori e popoli sottoposti alla discriminazione e all’oblio, tra loro i popoli indigeni, quelli di discendenza africana, gli emigranti e le persone che professano la religione islamica.

Cuba saprá adempiere al proprio dovere e alla propria responsabilità in questo momento storico per i popoli del Sud e per la grande maggioranza del pianeta.

http://www.ambasciatacuba.com/politica/comunicado_prensa_mconu.htm