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Fw: 30 anni dal golpe in Argentina




----- Original Message ----- From: giorgio trucchi
To: Undisclosed-Recipient:;
Sent: Friday, March 24, 2006 6:46 PM
Subject: I: 30 anni dal golpe in Argentina


30 anni dal golpe in Argentina
24 marzo 1976 - 24 marzo 2006
30.000 presentes - ahora y siempre - no al imperialismo



Nella notte del 24 marzo 1976, in Argentina un golpe fascista capeggiato da Agosti (capo dell'Aeronautica), Videla (capo delle forze armate), Masera (capo della Marina) poneva fine al governo di Isabelita Perón ed avviava il cosiddetto Piano di Rinascita Nazionale.

Alla vigilia del golpe, l'Argentina viveva una situazione sociale esplosiva.
Da un lato la crisi economica e l'altissimo grado di corruzione politica, dall'altro, la nascita e la crescita di movimenti di lotta, armati e non, in tutto il paese. Di fronte a questa situazione il capitalismo internazionale aveva la necessità di imporre una stretta repressiva per riuscire a garantire i propri investimenti e i propri profitti. A questo proposito basti pensare al ruolo di appoggio alla dittatura esercitato non solo dal FMI, dalla BM e dall'imperialismo USA, ma anche dall'imperialismo italiano (Fiat in testa). Furono anni di violenza e repressione di stato che si svolsero sotto lo sguardo compiacente dei governi occidentali occupati a far finta di non vedere. Con quella repressione brutale lo Stato fece sparire nel nulla 30.000 militanti, attivisti e semplici simpatizzanti, ne costrinse milioni alla fuga e all'esilio, sequestrò i bambini dei desaparecidos e li "regalò" alle famiglie dei militari, quale ricompensa del loro sporco lavoro.
Cancellò, di fatto, una intera generazione di lottatori sociali.

"Il progetto oligarchico del 1976 significò l'eliminazione del settore più significativo di una generazione di argentini: una generazione di operai, di studenti, di impiegati, d'intellettuali e di professionisti che sintetizzavano il progetto di liberazione nazionale e sociale. La metodologia repressiva era mirata alla paralisi sociale, all'irresolutezza, all'annichilimento psichico, fisico e ideologico delle masse... Tutto il territorio nazionale, divenne un immenso lager, nel quale si utilizzarono diverse tecniche e metodologie di repressione, scientificamente pianificate, per colpire in modo diversificato i diversi settori della popolazione".

Questo immenso campo di sterminio fu reso possibile anche grazie a coloro che per non avere guai nascosero la testa sotto la sabbia durante gli anni della dittatura e che, successivamente, acconsentirono alla concessione dell'amnistia e dell'impunità tramite le cosiddette leggi de "Punto Final" e "Obedienca Debida".

Lettera di Rockfeller al generale golpista Videla

A sua eccellenza Jorge Rafael Videla
Presidente della Repubblica Argentina

Caro signor Presidente,
La ringrazio molto per avere trovato il tempo di ricevermi durante la mia recente visita in Argentina. Per me, che mancavo da sette anni, è stato incoraggiante vedere quanti progressi ha fatto il suo governo durante gli ultimi tre anni nel controllo del terrorismo e nel rafforzamento dell'economia. Mi congratulo per quello che ha ottenuto e le auguro ogni successo per il futuro. La Chase Manhattan Bank è molto soddisfatta di essere presente in Argentina tramite il Banco Argentino de Comercio, e speriamo di potere avere, negli anni a venire, un ruolo sempre crescente nel sostenere lo sviluppo del suo paese.
Con i più calorosi auguri. Sinceramente

David Rockfeller
(tratto da Eduardo Galeano, Memoria del fuoco)

***

Il pensiero di Videla

"Un terrorista non è solo colui che tira una bomba o possiede una pistola: ma anche colui che diffonde idee contrarie alla civiltà cristiana occidentale".

Comitato di Solidarietà con i Popoli dell'America Latina (CSPAL)
http://cspal.supereva.it

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Manifestazioni in Argentina



Convocati da H.I.J.O.S, più di 10 mila persone di vari organismi dei Diritti Umani, movimenti di disoccupati, partiti politici e comitati studenteschi hanno inveito contro Jorge Rafael Videla, uno dei massimi responsabili del terrorismo di Stato e delle torture e sparizione di 30 mila persone. Gridando in coro "Cárcel común, perpetúa y efectiva / Ningún milico libre por las calles argentinas" (Prigione comune, perpetua ed effettiva / Nessun militare libero per le strade argentine), varie organizzazioni si sono concentrate a Santa Fe e Luis María Campos (Buenos Aires). Durante la marcia, si è realizzato un primo atto nell'Ospedale Militare Centrale, dove madri imprigionate diedero alla luce centinaia di neonati. Tre membri di H.I.J.O.S hanno letto composizioni riguardanti questo tema ed hanno chiesto la restituzione dell'identità per i loro fratelli e sorelle.
La colonna si è poi incamminata verso il domicilio di Jorge Rafael Videla.
Lì ha avuto luogo l'atto centrale, quando integranti delle Madri e delle Nonne di Plaza de Mayo e H.I.J.O.S hanno parlato ai manifestanti. Le Madri e le Nonne hanno chiesto ai presenti di "non abbandonare questa lotta quando noi non ci saremo più" ed hanno chiesto la prigione per gli assassini e i complici. "Vogliamo che vengano condannati all'ergastolo e che vengano messi dove meritano".

Da parte sua, H.I.J.O.S ha letto il documento elaborato insieme ad altre organizzazioni. Hanno fatto allusione ai responsabili civili che hanno avallato il golpe, come i gruppi imprenditoriali (Ingenio Ledesma, Mercedes Benz, Ford, Bunge & Born, Techint, Grupo Macri, Citibank, Bank Boston, Deutsche Bank, Sociedad Rural Argentina, tra i tanti), i mezzi di comunicazione ("che oggi si riempiono la bocca con i 30 anni dal golpe, ma che in quel momento lo hanno sostenuto ed hanno avuto vantaggi dal terrorismo di Stato"), la cupola della Chiesa ed i sacerdoti castrensi, e quei settori della società che furono complici. Hanno anche ricordato il ruolo degli Stati Uniti che "mosse tutti i fili" per la repressione e lo sterminio degli operai, militanti popolari e studenti per implementare la loro politica imperialista in Argentina e in America Latina.

Una gru ha alzato il suo braccio fino all'altezza dell'appartamento di Videla e un membro di H.I.J.O.S ha gridato: "Sei tu, ratto immondo, che veniamo a perseguitare! Vogliamo che marcisca in prigione. E con te Alfredo Martínez de Hoz, Alfredo Astiz, Emilio Massera, Jorge "Tigre" Acosta, Luciano Benjamín Menéndez, Antonio Bussi e molti altri. Vi cercheremo tutti e ovunque andiate, vi troveremo. Videla! Vogliamo che sappia che siamo ancora in piedi e questo lo faremo con tutte i ratti di ieri e di oggi, con tutti i responsabili dal grilletto facile e per i ragazzi che uccidete". Alla fine ha anche aggiunto "veniamo a perseguitare anche Ibérico Saint Jean (che vive nello stesso edificio di Videla) che è stato governatore della Provincia di Buenos Aires da aprile del 1976 fino a marzo del 1981. Deve marcire in prigione".

Comunicato stampa

A trent'anni dal golpe militare
A dieci anni da H.I.J.O.S.

Abbiamo segnalato i responsabili del genocidio. Abbiamo continuato a costruire con la gente la condanna sociale, lo schifo collettivo di vivere tra assassini, torturatori, ladri di bambini. Siamo riusciti ad ottenere che la giustizia continui a mettere le cose al loro posto: lottatore al lottatore, assassino .
Nonostante ciò, ci resta molta strada da percorrere.
A 30 anni dal Colpo di Stato, Videla aspetta la sua sentenza e condanna nella comodità della sua casa. I torturatori, gli assassini, i responsabili politici ed economici di quel genocidio devono andare in prigione, una prigione effettiva: l'ergastolo. Se riceveranno di meno, sarà una vigliaccata, sarà ingiusto, indegno per la memoria dei nostri morti, i nostri desaparecidos.
La lotta contro l'impunità, per una vita senza ingiustizia, ci dà dignità.
La vittoria è questa lotta e questa dignità.
Basta arresti domiciliari per i militari. Prigione effettiva per tutti i responsabili del genocidio.
Restituzione dell'identità a tutti i nostri fratelli.
Non dimentichiamo
Non perdoniamo
Non ci riconciliamo

H.I.J.O.S. - Hijos por la Identidad y la Justicia contra el Olvido y el Silencio (Enviado por ANRed (Argentina) / RECOSUR)