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"Diritti Umani: Cuba sì, USA no"



Granma Internacional Digital
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L'Avana. Cuba. Anno 10 - Mercoledi 21 Giugno 2006

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L´assenza degli Stati Uniti dal Consiglio dei Diritti Umani è il castigo
morale all´arroganza di un impero

INTERVENTO DI FELIPE PÉREZ ROQUE, MINISTRO DEGLI ESTERI DELLA REPUBBLICA DI
CUBA, NEL SEGMENTO DI ALTO LIVELLO DEL CONSIGLIO DEI DIRITTI UMANI

Eccellenze:

Oggi è un giorno particolarmente simbolico. Cuba è membro fondatore del
Consiglio dei Diritti Umani e gli USA no. Cuba è stata eletta da una
schiacciante maggioranza di 135 paesi, più di due terzi dell´Assemblea
Generale dell´ONU, mentre gli Stati Uniti non si sono nemmeno azzardati a
presentarsi come candidati. Cuba confidava nel voto segreto per gli stessi
motivi che gli USA lo temevano.

L´elezione di Cuba è la vittoria dei principi e della verità, è il
riconoscimento al valore della nostra resistenza. L´assenza degli Stati
Uniti è la sconfitta della menzogna, è il castigo morale all´arroganza di
un impero.

L´elezione ha presupposto un´esigente valutazione. Ciascuno ha ricevuto
quel che meritava. Cuba è stata premiata e gli USA puniti. Ognuno aveva la
sua storia ed i paesi che hanno votato la conoscevano bene. I paesi
africani ricordavano che più di duemila combattenti cubani versarono il
loro sangue generoso nella lotta contro l´obbrobrioso regime
dell´apartheid, sostenuto e armato dagli USA anche con ordigni nucleari.

Cuba è arrivata all´elezione con quasi trentamila dei suoi medici
disseminati nel mondo a salvare vite e ad alleviare il dolore in 70 paesi,
mentre gli USA vi sono arrivati con centocinquantamila soldati invasori,
inviati a morire ed uccidere in una guerra ingiusta ed illegale.

Cuba vi è arrivata con più di trecentomila pazienti di 26 paesi
dell´America Latina e dei Caraibi che hanno recuperato la vista grazie alle
chirurgie gratuite realizzate da oftalmologi cubani; gli USA con più di
centomila civili assassinati e duemilacinquecento giovani nordamericani
morti in una guerra combattuta per rubare il petrolio di un paese e
regalare sostanziosi contratti ad un gruppo di amichetti del Presidente
dell´unica superpotenza del mondo.

Cuba è arrivata all´elezione con più di venticinquemila giovani di 120
paesi del Terzo Mondo che studiano gratuitamente nelle sue università; gli
USA con un campo di concentramento a Guantánamo, dove i prigionieri vengono
torturati e dove i carcerieri hanno dichiarato ufficialmente che il
suicidio di tre esseri umani "non è un atto di disperazione, ma di guerra e
propaganda".

Cuba è arrivata all´elezione mentre i suoi aerei stavano trasportando
medici cubani ed ospedali da campo in località colpite da disastri naturali
ed epidemie; Gli Stati Uniti mentre i loro aerei stavano trasportando
segretamente da un carcere all´altro prigionieri drogati e legati.

Cuba è arrivata all´elezione proclamando il primato del diritto sulla
forza, difendendo la Carta delle Nazioni Unite, reclamando un mondo
migliore e lottando per realizzarlo; gli USA vi sono arrivati proclamando
che "se non sono con noi sono contro di noi".

Cuba è arrivata all´elezione proponendo di utilizzare il milione di milioni
di dollari che annualmente viene speso in armi alla lotta contro la morte
per cause che si possono prevenire di undici milioni di bambini minori di
cinque anni e di seicentomila donne povere, che muoiono di parto ogni anno.
Gli USA vi sono arrivati proclamando il loro diritto a bombardare e radere
al suolo "preventivamente" quando i loro disegni incontrano opposizione
quel che hanno chiamato con disprezzo "qualsiasi oscuro angolo del mondo" e
perfino la città de L´Aja, se la Corte Penale Internazionale pretendesse di
giudicare un soldato nordamericano.

Mentre Cuba difendeva i diritti del popolo palestinese, gli Stati Uniti
erano il principale sostegno dei crimini e delle atrocità d´Israele.

Mentre l´Amministrazione nordamericana abbandonava centinaia di migliaia di
persone (in maggioranza neri e poveri) sinistrate dall´uragano Katrina alla
loro sorte, Cuba offriva l´invio immediato di 1.100 medici, che avrebbero
potuto salvare vite e alleviare le sofferenze. Potrei continuare ad esporre
ragioni fino a domani. Voglio soltanto aggiungere che a non occupare un
seggio come membro del Consiglio è il Governo degli USA e non il suo
popolo. Il popolo nordamericano verrà rappresentato da altri, anche da
Cuba. La nostra delegazione si farà portavoce anche dei diritti del popolo
nordamericano e, in particolare, dei suoi settori più discriminati ed
esclusi.

Va detto che gli USA non sono stati soli nelle loro grossolane e disperate
manovre e pressioni tese ad impedire l´elezione di Cuba. Un piccolo gruppo
di alleati li ha accompagnati fino alla fine. Sono quelli di sempre.
Beneficiari dell´ingiusto e discriminatorio ordine mondiale, in maggioranza
vecchie metropoli coloniali, che non hanno ancora pagato il loro debito
storico con le loro ex colonie.

Cuba conosce perfettamente, fin nei minimi dettagli, l´accordo segreto
negoziato a Bruxelles attraverso il quale l´Unione Europea si è impegnata a
non votare per Cuba ed a lavorare a stretto contatto con gli USA contro la
nostra candidatura. Ma hanno clamorosamente fallito. Cuba è stata eletta
senza il loro appoggio ed il suo scomodo alleato, del quale hanno bisogno
come gendarme a garanzia dei loro privilegi e della loro opulenza
scialacquatrice, non si è nemmeno potuto candidare all´elezione.

Nei corridoi e nei saloni di questo edificio si ascoltano adesso ripetuti
appelli ad un "nuovo inizio" e a far circolare "aria fresca nel nuovo
Consiglio" proprio da parte degli stessi che sono responsabili della
manipolazione, dell´ipocrisia e della politica discriminatoria che hanno
fatto naufragare la precedente Commissione. Occorre segnalare che un nuovo
inizio non può essere costruito dimenticandosi di quel che è successo o
facendo finta che un po´ di retorica edulcorata possa risolvere i problemi.
Abbiamo bisogno di fatti e non di parole.

Se le dichiarazioni dei portavoce dell´Unione Europea sono sincere e ci
troviamo di fronte veramente ad un mea culpa, allora siamo ancora in attesa
di una rettifica. Non per Cuba. Non perchè si siano accordati con gli USA
per cercare di impedire la nostra elezione. Non perchè non sono mai stati
capaci di portare avanti una politica etica e indipendente nei confronti di
Cuba.

Ci aspettiamo una rettifica nella condotta dell´Unione Europea, che l´anno
scorso ha impedito che la Commissione sui Diritti Umani approvasse
un´indagine sulle massicce, flagranti e sistematiche violazioni dei diritti
umani nella base nordamericana di Guantánamo.

Una rettifica del complice silenzio con il quale hanno permesso
l´effettuazione di centinaia di voli segreti della CIA che hanno
trasportato persone sequestrate e l´installazione di carceri clandestine
nello stesso territorio europeo, nelle quali i prigionieri vengono
torturati e vessati. L´Unione Europea ha ipocritamente ostacolato fino ad
oggi le indagini ed i chiarimenti su questi fatti.

L´Unione Europea non ha avuto il valore di sanzionare esemplarmente le
miserabili manifestazioni di mancanza di rispetto contro altre religioni e
costumi.

L´Unione Europea è stata complice degli Stati Uniti nella trasformazione
della vecchia Commissione in una sorta di tribunale dell´Inquisizione
contro i paesi del Sud. Ci aspettiamo che la cosa non si ripeta adesso.

L´UE non ha nemmeno riconosciuto il suo debito storico con i quasi 100
paesi, oggi nazioni indipendenti dopo anni di lotte e sacrifici, che erano
le sue saccheggiate colonie quando, 57 anni fa, venne approvata la
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nella quale si affermava
paradossalmente che: "Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in
dignità e diritti".

Eccellenze:

Questa sessione può segnare l´inizio di una nuova fase nella lotta per
creare un vero sistema di promozione e protezione di tutti i diritti umani
per tutti gli abitanti del pianeta e non solo per quelli ricchi e
privilegiati. Per questo ci sarà bisogno di un cambiamento radicale, di una
vera rivoluzione rispetto alle concezioni e metodi che caratterizzavano la
vecchia Commissione.

Cuba non si fa illusioni sulle reali intenzioni dei paesi sviluppati,
alleati degli USA, a fare questo passo profondamente significativo e di
portata storica. Tuttavia concederà loro il beneficio del dubbio. Aspetterà
e li osserverà.

Se si lavorerà per trasformare in realtà le promesse che sono state
proclamate a tutti i venti si potrà contare su Cuba. Se quanto avvenuto in
passato si ripeterà ed il Consiglio tornerà ad essere un campo di
battaglia, si può scommettere fin da ora sul fatto che Cuba sarà un´altra
volta una combattente nelle trincee d´idee del Terzo Mondo.

Non si potrà contare su Cuba per trasformare il Consiglio in un tribunale
che giudichi esclusivamente i paesi sottosviluppati e assicuri l´impunità a
quelli del Nord. Non si potrà nemmeno utilizzare la clausola di sospensione
dal Consiglio degli Stati ribelli, nè continuare ad utilizzare in maniera
discriminatoria e di parte le risoluzioni sui paesi per punire quelli che
non abbassano la testa.

Non si potrà utilizzare il nuovo meccanismo di revisione periodica
universale come strumento per nuove pressioni e campagne mediatiche, non si
potrà contare su Cuba.

E tantomeno si potrà contare su Cuba per difendere la menzogna ed agire
ipocritamente.

Si potrà contare su Cuba per lottare per la verità e la trasparenza, per
difendere il diritto all´indipendenza, alla libera determinazione, alla
giustizia sociale, all´uguaglianza; per difendere il diritto
all´alimentazione, all´educazione, alla salute, alla dignità, al diritto ad
una vita decorosa.

Per difendere la democrazia reale, la vera partecipazione, l´esercizio
reale di tutti i diritti umani si può contare su Cuba.

Per cooperare con lo spurio mandato di qualsiasi inviato, rappresentante o
relatore imposto con la forza ed il ricatto, non si può contare sulla
collaborazione di Cuba. Per cooperare su un piano d´uguaglianza con gli
altri, con il Consiglio ed i suoi meccanismi non discriminatori si può
contare su Cuba.

Ed infine, a nome del popolo cubano che là nella nostra Patria sogna,
costruisce e difende la sua Rivoluzione, ringrazio in maniera particolare i
nostri fratelli del Terzo Mondo per il loro decisivo sostegno all´elezione
di Cuba come membro del Consiglio dei Diritti Umani e assicuro loro una
volta di più che noi cubani non tradiremo mai la fiducia che depositate in
noi.

Abbiamo un messaggio per coloro che appoggiano la lotta di Cuba per i suoi
diritti, che è anche la lotta per i diritti di tutti i popoli del Terzo
Mondo e delle forze progressiste e democratiche nel Primo Mondo: Fino alla
vittoria sempre!

Per coloro che aggrediscono Cuba e per i loro complici abbiamo un altro
messaggio: Patria o morte! Vinceremo!

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http://www.granma.cu/italiano/2006/junio/mar20/cdh-it.html

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