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LATINOAMERICA - Diritti umani nel mondo: Rapporto Amnesty 2007



DIRITTI UMANI NEL MONDO: RAPPORTO 2007



È stato presentato ieri a Roma presso la sede dell’Enciclopedia italiana il
rapporto annuale 2007 di Amnesty International, che esamina la situazione
dei diritti umani nel mondo. Alla conferenza sono intervenuti Paolo
Pobbiati, Presidente della sezione italiana di Amnesty International,
Riccardo Noury, direttore della comunicazione di Amnesty e Gabriele
Eminente, presidente di Amnesty Italia.

Pobbiati ha parlato di una “rete deformante della paura”, la manipolazione
messa in atto da molti governi occidentali per giustificare strategie
liberticide, per far accettare all’opinione pubblica la restrizione dei
diritti come strumento indispensabile di sopravvivenza a causa del momento
di tensione nella sicurezza internazionale. “Si vuole creare una sorta di
“zona grigia del mondo” – ha affermato Pobbiati – dove i diritti umani sono
sacrificabili in nome di uno stato d’emergenza che è fomentato dall’esterno
per instillare la paura nelle popolazioni civili”. Il rischio, che in buona
parte stiamo già vivendo, è entrare in un sistema di violazione dei diritti
umani che non alza il livello di sicurezza ed aumenta il rancore e l’odio
tra i popoli. La repressione “vecchio stile” ha trovato nuova linfa vitale
camuffata come lotta al terrorismo. “Le politiche della paura sono miopi e
ipocrite – ha continuato Pobbiati - adottate dai gruppi armati come dai
governi autoritari, che la usano come spauracchio per legittimarsi, e dai
paesi ricchi e democratici, che fanno prosperare il proprio prodotto
interno lordo con la vendita delle armi alle nazioni in guerra.” Per ogni
dollaro speso in una politica di sviluppo ce ne sono dieci spesi per la
costruzione delle armi.

Tra le varie situazioni critiche nel mondo, dalle guerre dimenticata in
Darfur, Cecenia, Sri Lanka e Sudan il presidente della sezione italiana di
Amnesty International ha voluto puntare il dito sulla Cina. Nessuna delle
promesse fatte dalle autorità cinesi in vista dell’assegnazione dei
prossimi giochi olimpici sono state mantenute. “Le politiche repressive
cinesi sono rimaste invariate con  la connivenza di aziende e governi
occidentali – ha continuato Pobbiati – preoccupati solo delle possibilità
che il gigantesco mercato cinese offre”.

Tante le debolezze della comunità internazionale. Le Nazioni Unite hanno
impiegato settimane prima di riuscire a chiedere il cessate il fuoco nel
conflitto in Libano, dove hanno perso la vita 1200 civili.

In Afghanistan la comunità internazionale ed il governo locale hanno perso
l’opportunità di costruire istituzioni realmente fondate sui diritti umani
e sullo stato di diritto. Hanno lasciato la popolazione in uno stato di
insicurezza permanente e di corruzione, in balia del ritorno dei Talebani.
In Iraq le forze di sicurezza hanno incitato alla violenza settaria
piuttosto che frenarla.

Cinque anni dopo l’11 settembre, sono emerse nuove prove sul modo in cui
l’amministrazione Usa abbia considerato il mondo come terreno di scontro
tra giganti nella sua “guerra al terrore” attraverso sequestri, arresti,
detenzioni arbitrarie, torture e trasferimenti di sospetti da una prigione
segreta all’altra del pianeta in un cotesto marcato dall’impunità e dalle
cosiddette extraordinary rendition (consegne straordinarie di presunti
colpevoli da un carcere segreto all’altro al di fuori della legislazione di
ogni paese o di una corte internazionale). “Nulla può esemplificare – ha
affermato Pobbiati – la globalizzazione della violazione dei diritti umani
meglio della guerra al terrore guidata dagli Usa e il programma di
extraodinary rendition che ha coinvolto governi di paesi lontani tra loro,
come Italia e Pakistan, Germani e Kenya”.

Dettagli sulla situazione italiana sono stati esaminati dal presidente di
Amnesty Italia, Gabriele Eminente, che ha affrontato le diverse lacune
delle quali il nostro paese ancora si macchia: “Il coraggio della coerenza
è quello che chiediamo alle nostre istituzioni – ha affermato Eminente – Il
nostro governo non ha ancora ratificato il protocollo contro la tortura.
Questo è un ritardo inaccettabile. Ancora, non c’è alcun adeguamento tra la
nostra legislazione nazionale e la Corte Penale Internazionale.” Ritardo
inaccettabile che svilisce la nostra credibilità internazionale proprio ora
che l’Italia è stata eletta membro del Consiglio per i Diritti Umani delle
Nazioni Unite per il prossimo triennio. Altro ritardo inaccettabile
segnalato dal Presidente di Amnesty Italia riguarda la ratifica del
Protocollo opzionale alla convenzione contro la tortura, entrato in vigore
da quasi un anno che prevede un doppio meccanismo di prevenzione, nazionale
ed internazionale. Ma in Italia manca perfino un reato specifico di
tortura. Il parlamento non lo introduce nel codice penale ed i tribunali
non possono perseguire adeguatamente i colpevoli.

Fra gli impegni presi in occasione della elezione al Consiglio delle
Nazioni Unite per i diritti umani, il nostro governo ha espressamente
citato la battaglia contro la pena di morte, l’impegno contro l’utilizzo di
bambini soldato e contro la tratta di esseri umani.

Fonte: redazione Latinoamerica

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