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Basta diffamazioni di Liberazione verso Cuba e Venezuela



LETTERA-APPELLO PER UNA GIUSTA INFORMAZIONE SULL’AMERICA LATINA

Cosa sta succedendo a Liberazione? E al PRC?
La linea intrapresa dal giornale negli ultimi tempi sull’America Latina è
tutt’altro che solidaria ai processi di trasformazione sociale e dal basso
in atto in questo continente, in particolar modo in Venezuela, Bolivia,
Ecuador, senza dimenticare la rivoluzione cubana che rimane sempre un punto
di riferimento per i movimenti di lotta continentale, anzi ha iniziato
quella che sembra una vera e propria campagna diffamatoria verso questo
cantiere altermondista in evoluzione.
Ci sembra importante quanto scritto nella lettera di Carlo Cartocci che ha
incontrato la giornalista A. Nocioni al SF di Caracas: “mi è parsa attenta
a cogliere tutte le cose che andavano meno bene, trascurando quanto di
positivo e di partecipativo c’era in quell’evento e soprattutto il diffuso
clima di solidarietà nei confronti di Chávez….forse era una scelta di
campo”:
Quello che più ci preoccupa è che questa attitudine sembra in piena linea
con la direzione del giornale, quando P. Sansonetti definisce nel suo
editoriale del 6 giugno “Angela Nocioni la migliore giornalista italiana
sull’America Latina”.

Prendendo in esame gli ultimi 2 articoli sul Venezuela (29/05 dal titolo
“Chiusa la tv anti-Chávez, scontri di piazza a Caracas” e 13/06 dal titolo
“ La mappa del potere a Caracas: ecco gli uomini di Chávez”) vogliamo fare
delle osservazioni:
La Nocioni utilizza termini faziosi – crediamo non a caso, un utilizzo
strumentale del linguaggio da rampante giornalista – tipo oscuramento o
chiusura del canale privato  RCTV, le tv statali noiosamente
filogovernative, l’onnipresente potere di Chávez, il caudillo, e varie
supposizioni e commenti  di parte.
La Tv privata RCTV colpevole di aver partecipato al golpe di stato
“mediatico” dell’aprile 2002, non è stata chiusa, semplicemente allo
scadere dei 20 anni di concessione statale quest’ultima non è stata
rinnovata, in pieno rispetto della legge vigente – art. 113 della
Costituzione: “… non esiste il rinnovo automatico (delle concessioni
televisive) giacché questo è contrario al concetto radioelettrico come un
bene di dominio pubblico e concentrerebbe nelle mani di pochi una risorsa
che è di tutti”. RCTV continuerà comunque a trasmettere via satellite e via
cavo.
Gli altri due colossi dell’informazione privata ed acerrimi oppositori del
governo bolivariano continuano con il loro palinsesto, Globovision in
particolare, continua in questi giorni di tensione in Venezuela ad incitare
alla violenza per rovesciare il governo.
Il monopolio dei media privati in sostanza prima controllava il 90% della
rete di radio e televisione adesso è sceso al 76%. La Tv pubblica sta
rinascendo grazie a questo governo, nel 2000 esisteva un solo canale
statale e non arrivava a coprire l’intero Paese, adesso può contare sul
Canal 8 rinnovato, Vive Tv – canale culturale, Telesur con particolare
attenzione ai paesi dell’America Latina e la neonata TVes che trasmette sul
segnale di RCTV ed è fondata su piccoli produttori nazionali e sulla
cultura popolare.
Telesur “che non guarda nessuno” (secondo la Nocioni) ha una programmazione
di 18 ore al giorno sulla tv satellitare Arcoiris!
Ultimamente non ricordiamo di aver letto dalla sua penna dell’esplosione
dei mezzi d’informazione comunitari, ben 28 Tv e 167 radio in soli 6 anni;
come pure della Ley Resorte (legge che regola le telecomunicazioni discussa
con la partecipazione popolare) una legge esemplare nel contesto mediatico
mondiale dove vengono tutelati i diritti dei bambini ad una programmazione
decente in orario giornaliero, si regolamenta la pubblicità (nei tempi,
modi e contenuti), viene garantito uno spazio per la programmazione
indipendente nazionale e internazionale, così come per la musica e cultura
tradizionale venezuelana.
Nessuno si è scandalizzato per la cancellazione della frequenza di 3 Tv
peruviane di 20 giorni fa, altre 3 in Colombia oltre a radio e Tv
comunitarie sotto il governo Uribe, e poi nel Messico di Fox o in
Brasile…probabilmente perché non se ne è mai parlato.
L’informazione nel XXI sec. deve tornare ad essere di dominio pubblico, un
bene comune al pari di acqua, gas, energia; è importante che ci sia sempre
più un controllo del pubblico su un strumento tanto delicato per il
fondamento della democrazia.

Per quanto riguarda gli scontri di piazza (scrivendo da Buenos Aires?!)
viene riportata la repressione della polizia sui manifestanti che
protestavano sotto la sede di Conatel adducendo che il governo “sostiene”
che la polizia è stata attaccata e costretta ad usare i mezzi antisommossa,
quando basterebbe vedere le immagini del 27/05 su
<http://www.aporrea.org/>www.aporrea.org per rendersi conto direttamente
dell’accaduto – da notare che gli agenti avevano le sole protezioni, né
pistole né manganelli, proprio per l’ordine di non cadere in provocazioni,
mentre contro di loro venivano esplosi colpi di arma da fuoco.
“Chávez fa di tutto per mantenere gli animi costantemente in trincea”, in
realtà in Venezuela è in atto un piano di destabilizzazione da parte
dell’oligarchia nazionale e degli interessi del capitale straniero; Eva
Golinger, avvocato statunitense, ha denunciato il quadruplicarsi del
finanziamento all’opposizione (NED, USAID) che adesso punta a dirigere le
manifestazioni degli studenti delle università private (vedere caso Georgia
e Ucraina - Report).
Da fonti attendibili sul campo è risaputo che le manifestazioni hanno la
partecipazione di poche migliaia di persone, gli studenti delle classi
medio-alte vengono utilizzati, anche su spinta dei professori, contro la
proposta del governo di istituire 28 nuove università pubbliche ed abolire
l’accesso a numero chiuso.
Intanto sono i bolivariani a cadere, due compagni della Coordinadora Simon
Bolivar sono stati uccisi per la strada con una raffica di mitragliatrice,
altri dirigenti sindacali, contadini e popolari muoiono per mano
dell’opposizione.

 “Del turnover dei dirigenti bolivariani più veloce di quello dei
friggi-patate al Mc Donald’s” o “i ministri Kleenex” dovremmo prenderne
esempio invece di enfatizzare sul continuo cambio di dirigenti e ministri,
quando ci sono opportunisti rivoluzionari dell’ultimo minuto, corrotti o
incapaci per una carica di vitale importanza per il paese, ci sembra più
che giusto sostituirli in un contesto di vera democrazia. Anche il popolo
venezuelano partecipa a questo turnover attraverso le denuncie alla
Contraloria Social, organo predisposto contro ogni fenomeno di corruzione e
burocrazia che purtroppo restano una vera piaga dell’apparato statale. Il
popolo riconosce spesso nel solo Presidente l’unico e vero amico, tanto che
viene definito “Un loro infiltrato al governo”.

Dall’articolo del 13/06 “Molti gli ufficiali amici e pochi civili tra i
fedeli del Presidente” viene fatta una lista di generali in diversi posti
chiave dello Stato venezuelano, ma chi conosce la realtà delle attuali
forze armate in Venezuela sa che non c’è alcuna dittatura militare.
L’esercito adesso è attivo in ogni missione sociale governativa, esercito
come ente sociale che si è unito al popolo in quella che si chiama unità
civico-militare. Un esercito differente da quello che conosciamo in America
Latina, composto da gente di ogni classe, non di casta, che segue un
indirizzo umanista. Un esercito che partecipò già nel ’62 a due tentativi
di colpo di stato o meglio di ribellione militare appoggiato da movimenti
di sinistra come il MIR (Movimento Izquierda Revolucionario) e il PCV
(Partito Comunista Venezuelano) e successivamente nel ’92 con altri due
intenti falliti, uno dei quali comandato dal tenente colonnello Hugo Chávez
Frias in forza nel MBR 200 (Movimento Bolivariano Rivoluzionario 200),
formazione clandestina composta da civili e militari contrari alla
democrazia borghese dell’allora presidente socialdemocratico Carlos Andres
Perez che nel ’89 dava l’ordine di reprimere le agitazioni contro il caro
vita (Caracazo), lasciando al suolo più di 3000 morti.
Per non parlare poi dell’illazione di comprarsi i voti dei giovani dei
quartieri più emarginati concedendo posti nell’amministrazione comunale di
Caracas, “perfetta per convertire al chavismo  militante gli idoli hip hop
delle baraccopoli e il loro seguito”, una logica che la giornalista ci
vuole presentare come populista al pari di usare i ”petroldollari“ per le
missioni sociali.
Forse non vuole vedere che la revolucion bonita è riuscita a coinvolgere
moltissimi giovani che stanno scoprendo una coscienza politica e la voglia
di partecipare e farsi sentire utilizzando gli spazi sociali come Tiuna El
Fuerte e gli strumenti a loro più consoni come la musica hip hop
(paragonabile all’esperienza della Nueva Cancion Chilena del periodo di
Allende).

In questi articoli si parla sempre e solo di Chávez, mai della
partecipazione del popolo rivoluzionario venezuelano o della discussione
per la costruzione del socialismo del XXI secolo,  è  il solito ritornello
usato dall’opposizione che non ha più argomenti: è tutta colpa di Chávez!
Piove, è colpa di Chávez!
Un giornale comunista non deve essere vittima di questa strumentalizzazione
ed abbandonare le speranze ed i sogni del movimento popolare
latinoamericano che crede in un’altra america, aprendo così la strada per
un offensiva più diretta da parte dell’imperialismo.

Comitato Bolivariano La Madrugada – Firenze
(<http://www.comitatobolivariano.info/>www.comitatobolivariano.info) 



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