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IL MST VUOLE UN NUOVO MODELLO DI RIFORMA AGRARIA - INTERVISTA A STEDILE 30/7/2007



Title: IL MST VUOLE UN NUOVO MODELLO DI RIFORMA AGRARIA - INTERVISTA A STEDILE 30/7/2007
LETRAVIVA MST SPECIALE – 2 AGOSTO 2007
 
Cari amici del MST, in una intervista al Giornale online “Tribuna da Imprensa” <http://www.tribuna.inf.br/> , João Pedro Stedile,  parla della necessità di costruire un modello di sviluppo che metta al primo posto la democratizzazione della terra, la distribuzione del reddito e una agricoltura basata sulla piccola e media proprietà. Oggi non è più possibile pensare nel modello classico di Riforma Agraria sostenuto nel XX secolo. Questo modello è stato svuotato di senso dalle elite brasiliane che hanno aderito al neoliberismo, dominato dal capitale finanziario e internazionale. Per noi del MST, un nuovo modello di Riforma Agraria passa per la comprensione del fatto che è necessario cambiare il modello di produzione nelle campagne, ossia sconfiggere quello attuale che mette al primo posto le alleanze tra il capitale finanziario e il latifondo. Qui in basso l’intervista completa.
 
 
Tribuna da Imprensa - RJ
http://www.tribuna.inf.br/noticia.asp?noticia=pais03
30/07/2007
 
Il MST VUOLE UN NUOVO MODELLO DI RIFORMA AGRARIA

Uno dei dirigenti del movimento, Stedile, sostiene che la politica agricola deve mettere al primo posto la distribuzione del reddito.
 (Fernando Sampaio)
 
Il MST considera la riforma agraria classica svuotata “dalle elite brasiliane che hanno aderito al neoliberismo, un modello dominato dal capitale finanziario e internazionale” e sta proponendo al governo un piano di medio e lungo termine per l’agricoltura brasiliana e un nuovo tipo di riforma agraria.  
Secondo   João Pedro Stédile, membro della direzione nazionale del MST, il primo passo è la democratizzazione della proprietà della terra, “una bandiera repubblicana” che può essere realizzata attraverso la definizione di limiti alle dimensione della estensione della proprietà rurale: “Non si può ammettere che una qualsiasi impresa possieda 100.000 o 1 milione di ettari solo perchè ha soldi”, sottolinea.
Per lui, il Brasile ha bisogno di un nuovo modello agricolo basato sulla piccola e media proprietà. “Per questo, abbiamo bisogno prima di tutto di sconfiggere il neoliberismo attraverso la costruzione di un modello di sviluppo nazionale che metta al primo posto la distribuzione del reddito”.
 
TRIBUNA DA IMPRENSA – Lei ritiene che il modello di riforma agraria sostenuto dal MST è esaurito? Cosa fare allora?
JOÃO PEDRO STÉDILE - Durante tutto il XX secolo, i movimenti contadini dell’America Latina hanno lottato per la cosiddetta riforma agraria classica, che prevedeva la combinazione tra la distribuzione delle terre e un progetto di sviluppo dell’industria nazionale, con rafforzamento del mercato interno e distribuzione del reddito. Questo modello avrebbe liberato i contadini dalla povertà e promosso lo sviluppo più giusto. Così è successo in tutti i paesi dell’emisfero Nord, ma le elite brasiliane hanno aderito al neoliberismo, un modello dominato dal capitale finanziario e internazionale, all’interno del quale la riforma agraria classica viene svuotata di significato.
Il modello si è svuotato per imposizione delle elite e non per volontà nostra. Allo stesso tempo, la questione agraria non è risolta e abbiamo 150.000 famiglie accampate  e più di 4 milioni di famiglie di senza terra nel Paese. Di fronte a  questo, il MST lotterà per una riforma agraria di tipo nuova, che consiste nella democratizzazione della terra, combinata con la riorganizzazione della produzione, mettendo al primo posto alimenti per il mercato interno, senza l’attuale controllo delle imprese transnazionali. Abbiamo anche bisogno di una riforma agraria che adotti un nuovo modello tecnologico, che rispetto l’ambiente, che porti verso l’interno del paese le agroindustrie in forma cooperativa, che preveda l’accesso alla scuola e all’educazione.
 
 
Qual è la proposta per l’agricoltura brasiliana? Quale il nuovo modello agricolo?
 
Il paese ha necessità di un nuovo modello agricolo, basato sulla piccola e media proprietà. Per questo abbiamo bisogno prima di tutto di sconfiggere il neoliberismo attraverso la costruzione di un nuovo modello di sviluppo nazionale che metta al primo posto  la distribuzione del reddito, l’industria nazionale e che dia priorità assoluta alla creazione di posti di  lavoro perchè il popolo possa avere un reddito.
Il primo passo di questo nuovo tipo di riforma agraria è la democratizzazione della proprietà della terra, una bandiera repubblicana che può essere realizzata attraverso la definizione di limiti alle dimensioni della proprietà rurale.
Non si può ammettere che una qualsiasi azienda possieda 100.000 o 1 milione di ettari  solo perchè ha soldi. I veri agricoltori, anche quelli capitalisti, sanno che con una azienda di 1000 ettari possono guadagnare molto. L’organizzazione della produzione, prima di tutto, deve rispondere alle necessità del mercato interno. Il più grande mercato potenziale dei prodotti agricoli non sono nè Europa nè Stati Uniti, sono i poveri del Brasile. Qui abbiamo il 60% della popolazione che si alimenta male. Ossia abbiamo 120 milioni di brasiliani che vogliono consumare ma non hanno reddito. Attualmente le transnazionali vengono qui e controllano la  produzione, il commercio, i prezzi. Questo è sbagliato. Come alternativa al controllo delle produzione  e lavorazione degli alimenti, dobbiamo portare le piccole agroindustrie nelle campagne, generando lavoro e reddito all’interno del paese. Abbiamo biaogno anche di un nuovo modello produttivo nelle campagne con tecniche che rispettino l’ambiente, producano alimenti sani e non pieni di agrotossici, che danneggiano la salute di tutta la popolazione, compresa quella della città che spesso pensa di non avere niente a che vedere con questo. Poi paghiamo il conto di questa ignoranza all’ospedale.
Infine, dobbiamo portare i servizi pubblici nelle campagne, soprattutto l’educazione formale e le conoscenze per formare il cittadino contadino. Il contadino che non studia vede solo la terra di fronte a sè e non comprende la complessità della società brasiliana e della lotta di classe. Noi stiamo facendo uno sforzo enorme per elevare il livello di coscienza culturale e politica.
Abbiamo lanciato nel nostro congresso una campagna nazionale di alfabetizzazione nelle campagne, che si basa sul metodo cubano “Si, io posso”. Dobbiamo alfabettizzarci e progredire nell’insegnamento formale. Chi è al livello di scuola di base deve proseguire verso la secondaria e chi sta nella scuola secondaria verso l’università.. Per questo noi abbiamo un motto: per essere militante dei senza-terra bisogna stare frequentando un corso di studi
 
 
Come definire gli accampamenti del MST nel Paese?
 
Gli accampamenti sono formati da famiglie di lavoratori rurali poveri, che ricevono i salari più bassi della società brasiliana e comprendono che la terra deve essere di quelli che in essa lavorano, non di quelli che la tengono come bene patrimoniale o producono per l’esportazione. Sono poveri che vivono come affittuari, braccianti, mezzadri e vogliono terra propria da coltivare.  
Ci sono anche famiglie povere che sono state espulse dalle campagne e sono andate  a vivere nelle periferie urbane ma vogliono tornare in campagna e guardano al Movimento come a una possibilità per conquistare la terra e migliorare la loro condizione di vita, avere la loro casa, un orto da coltivare, il lavoro, la possibilità di offrire educazione, svago e servizi sanitari alla famiglia.
 
 
La vittoria dell’agrobusiness nelle campagne obbliga il MST a politicizzarsi e cercare nuove bandiere?

 Non crediamo nella vittoria dell’agrobusiness nè in quella del neoliberismo. Nelle due elezioni di Lula, il popolo ha votato contro il neoliberismo, un modello che concentra la terra, la ricchezza e il reddito, che genera più poveri e disoccupati e non offre possibilità di risolvere i problemi della società. L’agrobusiness ha politicizzato il nostro movimento perchè l’attuale livello di lotta per la riforma agraria implica la sconfitta del modello economico neoliberista e la costruzione di un progetto di sviluppo, che risolva i problemi del popolo brasiliano, creando condizioni per un processo di distribuzione di terre di tipo nuovo.  
 
 
La riforma delle leggi sul lavoro suscita molte polemiche. Qual è la sua posizione su questo tema?
 
Noi siamo contrari all’abolizione di diritti storici conquistati con molte lotte dai lavoratori durante tutto il XX secolo. Organizziamo insieme al movimento sindacale, popolare e studentesco una grande giornata contro la riforma della Previdenza, contro ogni riforma che abolisca diritti, come l’emendamento 3. Il governo ha bisogno di un progetto per creare posti di lavoro, garantire  un salario dignitoso e abitazioni e fare la riforma agraria. Questa politica economica basata sul superavit primario, alti interessi e sul pagamento dei titoli del debito danneggia la classe lavoratrice e la sovranità del Paese e arricchisce banchieri e grandi imprenditori, strangolando qualsiasi possibilità di investimenti in politiche sociali, mantenendo la perversa concentrazione del reddito.
 
 
Per la prima volta dalla fondazione del MST, nel 1984, il presidente Lula non è stato invitato al congresso del MST a Brasilia, perchè?
 
Lula sa bene che il nostro congresso non si rivolge al governo. E’ questo che anche la stampa non capisce. Non abbiamo mai invitato nessun presidente della Repubblica. Non avrebbe senso perchè si tratta di una attività per i nostri militanti e per una discussione interna del nostro movimento. Le autorità che hanno partecipato lo hanno fatto di propria iniziativa perchè amiche del Movimento.
 
 
Che bilancio fa del 5° Congresso nazionale del MST?
 
Il nostro congresso è stato un momento di grande fraternizzazione tra militanti di 24 stati, un momento di riflessione e analisi collettiva sulla questione agraria e la società brasiliana e anche un momento di mobilitazione con la marcia che abbiamo fatto per denunciare che lo Stato brasiliana, rappresentato dai suoi tre Poteri della Repubblica, impedisce la Riforma Agraria. Oltre a questo, dopo due anni di discussione negli accampamenti e insediamenti abbiamo definito il nostro Programma Agrario, che presenta la nostra proposta per l’agricoltura brasiliana.
 
 
 Il ministro dello Sviluppo Agrario, Guilherme Cassel, rispondendo alle sue critiche, ha classificato come “medievale” il discorso e ha detto che le bandiere del MST sono superate. Come vede questo?
 
Non vogliamo perdere tempo con questioni secondarie, che non aiutano  alla realizzazione della riforma agraria. Quello che vogliamo è discutere con la società, governo compreso, su un nuovo modello agricolo che dia priorità all’agricoltura familiare rivolta al mercato interno, ai poveri del Paese. Questo deve cominciare con un massiccio processo di riforma agraria, inizialmente con l’insediamento di 150.000 famiglie accampate sui bordi delle strade.
Non possiamo andare avanti con questo modello dell’agrobusiness che consegna le nostre terre alle imprese transnazionali, espelle il popolo dalle campagne, distrugge l’ambiente, impone i transgenici e gli pesticidi.  Il nuovo modello agricolo che sosteniamo è legato a un progetto di sviluppo che si basa sul sostegno alla sovranità popolare e a un nuovo modello economico che abbia al centro il rafforzamento del mercato interno, la distribuzione del reddito, l’industria nazionale per sostenere la creazione di lavoro e reddito per il popolo.
Il problema è che il presidente Lula è in debito con il MST e con i contadini di tutto il Brasile perchè il suo govenno non ha fatto la riforma agraria. Al contrario, la concentrazione della proprietà della terra è aumentata.
 
 
Che opinione ha delle disuguaglianze di reddito nel Paese?
 
La disuguaglianza tra ricchi e poveri nel Paese è una vergogna che è risultato di opzioni della elite brasiliana fatte in passato e oggi. Secondo gli studi del prof. Marcio Pochmann, cinque famiglie controllano il 40% della ricchezza nazionale, il 10% della popolazione ricca si impadronisce del 75% delle ricchezze, mentre il 90% della popolazione dispone dell’altro 25%.
La politica neoliberista, vigente dalla metà degli anni 90, tende a conservare e ampliare questa disuguaglianza. La società brasiliana destina attualmente, attraverso le tasse, circa 150 miliardi di reais all’anno nel pagamento dei titoli del debito pubblico che vanno a 20.000 famiglie di banchieri e speculatori. Anche il vice-presidente   José de Alencar ha denunciato questo assurdo trasferimento.
Nelle campagne, in seguito all’opzione delle classi dominanti, abbiamo perso quattro opportunità storiche di fare la cosiddetta riforma agraria classica, che unisce la distribuzione di terre con un progetto di sviluppo della industria nazionale perchè si sviluppi un mercato interno.
 La prima è stata durante il processo di abolizione della schiavitù, quando i lavoratori rurali negri volevano lavorare nei campi, ma glielo impedirono con la Legge delle terre del 1850. Poi durante la realizzazione del progetto nazionale di industrializzazione negli anni 30. All’inizio degli anni 60, con la crescita del movimento di massa intorno alle proposte di   João Goulart, in particolare quella della riforma agraria. Infine, durante la campagna per le elezioni dirette subito, quando c’era un clima favorevole nel PMDB per attuare un progetto di sviluppo nazionale. A partire da questo momento, le elite brasiliane hanno messo da parte il progetto nazionale e hanno imposto al Paese il neoliberismo, che subordina l’economia brasiliana al capitale internazionale e finanziario e accresce la disuguaglianza sociale e la povertà
 
 
Cosa pensa della violenza nelle campagne? Come combatterla?
 
La fine degli omicidi di lavoratori rurali dipende dalla realizzazione della riforma agraria  e dalla forza dei movimenti sociali delle campagne che, quando sono organizzati, hanno più forza per resistere alla violenza, come ha dimostrato l’ultimo rapporto della Pastorale della Terra. Gli omicidi e l’impunità che permette che pistoleiros e latifondisti/mandanti restino in libertà, dimostrano l’intransigenza delle classi dominanti di fronte ai problemi sociali del popolo brasiliano, che sono sempre “risolti” attraverso violenza e morti. La morte dei compagni e delle compagne è conseguenza della nostra struttura ingiusta della proprietà della terra e della mentalità arretrata dei latifondisti. Mostra anche il carattere antisociale dello Stato, che non risolve i problemi del popolo. Abbiamo un Potere Giudiziario che protegge i ricchi e si mostra negligente di fronte ai diritti dei poveri, un Potere Legislativo che non approva da più di 10 anni un progetto che prevede l’esproprio senza indennizzo di terre dei fazendeiros che utilizzano lavoro schiavo, e un Potere Esecutivo che non ha il coraggio di attuare la Costituzione, che stabilisce che tutti i latifondi che non compiono la funzione sociale devono essere espropriati.
 
 
Il presidente Lula ora è il nemico della riforma agraria?
 
I nostri nemici sono l’agrobusiness, le transnazionali, le banche e il mercato finanziario. Abbiamo denunciato anche che i Poteri legislativo, esecutivo e giudiziario che impediscono la riforma agraria dando protezione al latifondo e appoggio all’agrobusiness. In relazione al governo, noi abbiamo consegnato una proposta e vogliamo discutere un piano di medio e lungo termine per l’agricoltura brasiliana, per combattere la povertà nelle campagne e fare la riforma agraria. Manterremo la nostra autonomia criticando la politica economica, il sostegno all’agrobusiness e alle grandi imprese, attraverso prestiti delle banche pubbliche e l’esenzione della tassa di esportazione
 
 
Cosa pensa della sinistra brasiliana?
 
La sinistra brasiliana sta passando attraverso un processo pedagogico e sta comprendendo che i cambiamenti sociali non accadono per volontà di un presidente, di un partito o di un governo, per quanto sia nostro amico e sia stato sostenuto da noi al momento delle elezioni. La trasformazione del Paese avverrà solo con la mobilitazione del popolo brasiliano intorno a un progetto di sviluppo nazionale, che modifichi la struttura della società brasiliana e sostenga la crescita dell’economia, con la creazione di posti di lavoro, riforma agraria, investimenti nei servizi pubblici educativi e sanitari e distribuzione di reddito e ricchezza.  
I movimenti di massa di sinistra sono in una fase di riflusso dal 1989. Negli anni 80, il Paese ha vissuto un periodo di ascesa dei movimenti di massa che sono riusciti a imporre la democrazia e hanno proposto cambiamenti più profondi nella società brasiliana. Negli anni 90, il riflusso ha implicato la perdita di forza del movimento sindacale, che ha visto la sua base sociale raggiunta dalle politiche neoliberiste portatrici di  disoccupazione e lavoro informale.
 
 
Che diagnosi fa del governo Lula?
 
Il popolo ha votato per Lula presidente contro il neoliberismo. Ma le alleanze fatte per vincere le elezioni hanno prodotto un governo di coalizione, che include forze neoliberiste che hanno un loro peso. Non c’è stata una risalita del movimento delle masse nella società. Anche se abbiamo un governo più progressista che al tempo di Cardoso, il rapporto di forze non è cambiato in relazione al modello economico. La nostra società è molto complessa e le forze del capitale, alleate al capitale internazionale, sono molto potenti. I cambiamenti in Brasile ci saranno quando il popolo sarà più cosciente, più organizzato e realizzerà grandi mobilitazioni di massa, come abbiamo fatto contro il regime militare.
 
 
Come analizzare la serie di scandali che c’è stata nel paese?
 
 Lo Stato Brasiliano è stato costruito storicamente attraverso il patrimonialismo, lo scambio di favori e la corruzione per favorire una burocrazia legata agli imprenditori. Non è una novità. Dobbiamo uscire dagli aspetti superficiali e cercare le radici di queste deviazioni, che si trovano nella stretta relazione di senatori e deputati con imprenditori , intermediari, banchieri e con il mercato finanziario. Non serve fare una riforma politica che non modifichi questo sistema, che vede la  Vale do Rio Doce rappresentata da  47 deputati; la Aracruz da 16 deputati; la Banca Itaú da 27, e il Gruppo Gerdau da 27.
Il problema della democrazia brasiliana è più profondo di quello che sembra sui giornali e in televisione. Noi abbiamo si bisogno di una riforma politica, ma per mettere i poteri e le istituzioni a servizio del popolo attraverso meccanismi di reale partecipazione e di rappresentanza. La Costituzione prevede, all’articolo 14, la realizzazione di plebisciti, referendum e consultazioni popolari. Noi siamo impegnati, con altri movimenti sociali e organismi come la OAB e la CNBB, coordinati dal professor Fabio Comparato, in una campagna in difesa della democrazia e della repubblica.  
 
 
 
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