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Fw: l'Ambasciata del Venezuela in Italia risponde alle bugie della Stampa



 
----- Original Message -----
From: Mario Neri
Sent: Monday, September 17, 2007 1:30 AM
Subject: l'Ambasciata del Venezuela in Italia risponde alle bugie della Stampa

 

Email II.I8.E3.II.M.21.2.2/N°1622

 

Per:     

ver lista

Da:

Rafael Lacava

Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia

 

 

Oggetto:

articolo pubblicato sul quotidiano ‘La Stampa

 

 

Data:

Roma 14 settembre 2007

 

 

Pagine:

tre

                         

 

Nel caso quest’informazione non fosse ricevuta correttamente o leggibile si prega contattare 0039-06-8079797 e 8079464 email: embaveit at iol.it

 

 

Ho il piacere di rivolgermi a Lei nell’occasione di riportare alcuni esempi circa l’attenzione che la stampa italiana ha recentemente dedicato al nostro paese.

 

Durante la trascorsa estate diverse testate hanno infatti preso spunto da alcuni temi di rilevanza internazionale che hanno coinvolto il Venezuela (le proposte di riforma costituzionale, il ruolo di mediazione del Presidente Chávez per lo scambio umanitario di prigionieri politici in Colombia, per citare alcuni recenti esempi) esprimendo ora curiosità sincera circa l’evoluzione del processo Bolivariano nel nostro continente, ora legittime critiche sull’agire del nostro governo, ora attacchi gratuiti, frutto di scarsa informazione o secondi fini.

 

Il dibattito sollevato sull’esperienza vissuta dal continente sudamericano ha prodotto un interessamento generale determinando un aumento della considerazione da parte della stampa italiana, tanto più opportuna e pertinente quanto più informata e veritiera.

 

Pertanto riteniamo doveroso contribuire alla necessaria chiarezza sulla realtà del nostro paese al fine di mettere in condizioni tutti coloro che sono onestamente impegnati in una seria ed attenta riflessione sul processo Bolivariano di avere gli strumenti necessari per contribuire ad un dibattito aperto e democratico sui temi e valori promossi ed azioni intraprese dal nostro governo.

 

A tale proposito, alla presente allego un recente articolo apparso sul quotidiano “La Stampa” e la relativa doverosa risposta che, grazie alla disponibilità dello stesso quotidiano di Torino, abbiamo ritenuto opportuno pubblicare.

 

Colgo l’occasione per rinnovare i sensi della mia più alta stima e considerazione.

 

 

 

 

(FIRMATO E TIMBRATO NELL’ORIGINALE)

 

“Chavez, un grottesco dittatore”

Colloquio con Raffaele Bonanni

Di A. Barbera

(5 settembre 2007)

 

ROMA
Sono stato in Venezuela otto anni fa. Allora viaggiai anche all’interno del Paese. Questa volta mi sono fermato solo a Caracas. A sinistra c’è chi dice che quello di Chávez è un modello da esportare. Sarà. Io ho avuto paura. I segnali assomigliano a quelli che in Argentina portarono al disastro peronista. I più evidenti hanno a che fare con la violenza: non si riesce più a distinguere fra quella dei delinquenti e quella per così dire istituzionale. Quando sono arrivato, i nostri amici sindacalisti mi hanno detto: vai a dormire a Chacao, è un quartiere più tranquillo. Ho scoperto che nella capitale ci sono zone franche governate dall’opposizione: Chávez ha il controllo dell’esercito, ma non della polizia, che è gestita dai municipi. Non ancora, almeno». Raffaele Bonanni è appena rientrato a Roma. Nel regno chavista ha incontrato i cinque sindacati locali fra cui quello «cugino» della Cisl, la Ctv di Manuel Cova. Il suo leader storico, Carlos Hortega, è in esilio da qualche anno per aver sostenuto quello che loro chiamarono «la resistenza» a Chávez. Il Governo lo chiamò tentato golpe. «I giornali di tutto il mondo hanno scritto della decisione grottesca di spostare il fuso orario. Magari il problema fosse quello. Il referendum indetto per i primi di dicembre potrebbe trasformare il Venezuela in una compiuta dittatura di stampo socialista. Chávez ha proposto decine di modifiche costituzionali. Fra queste c’è la sua conferma fino al 2021, e la fine dei sindacati liberi. Se vincerà, saranno sostituiti dai Consigli operai, ovvero dagli amici del regime. Ho saputo che uno dei consulenti più ascoltati per il progetto, è il professore Toni Negri». I sondaggi dicono che il Paese è diviso in due. Verranno gli osservatori internazionali. Potranno bastare? «A Caracas forse, ma nel resto del Paese? Non sono la garanzia che non ci saranno brogli». Bonanni è convinto che le conseguenze di una vittoria al referendum non saranno solo interne: Si potrebbe rafforzare il fronte antidemocratico che in Sudamerica conta su Bolivia, Ecuador e Nicaragua. «Quell’asse rischia di destabilizzare le due democrazie stabili del continente: Brasile e Cile. All’interno della sinistra brasiliana, dove pure ci sono pulsioni chaviste, ho notato comunque che la percezione del Venezuela sta cambiando. Anche all’interno del Paese, c’è una forte volontà di resistere. Il sindaco della municipalità di Chacao è un ragazzo poco più che trentenne con una gran voglia di fare. I sudamericani sono più tosti di noi europei». Ma potrebbe non bastare. Il leader della Cisl vuol fare la sua piccola parte: «Scriverò alla confederazione mondiale dei sindacati, all’Organizzazione mondiale del lavoro, al ministero degli Esteri. Dirò a D’Alema che il governo italiano deve intervenire presso l’Unione europea e l’Alto commissariato per i diritti umani. Non possiamo restare fermi. Oltretutto in Venezuela ci sono 130mila passaporti italiani e più di due milioni di oriundi. Laggiù ci sono decine di imprese italiane che lavorano». Bonanni non si sa spiegare come in Occidente ci sia ancora chi consideri quello di Chávez un «esperimento interessante». L’ultimo in ordine di tempo è Gianni Vattimo. Il filosofo torinese ha scritto nei giorni scorsi al Manifesto elogiando le misiones di Chávez, migliori delle nostre inesistenti sezioni di partito. Sbotta il leader della Cisl: «Come si fa a credere a uno che mette nel suo pantheon Marx, Mussolini e Gesù? Nel Paese circolano gruppi paramilitari. In due anni, sono sparite cento persone. Molti di questi erano sindacalisti. A Caracas ho visto facce impaurite, fra cui quelle di alcuni giornalisti. Può essere un modello questo? Mi si risponde che Chávez fa una politica a favore dei più deboli. Io non ho avuto questa percezione. In quell’economia c’è qualcosa che non va. Il Venezuela è il quarto produttore al mondo di petrolio, eppure gli stipendi medi oscillano fra i 200 e i 300 dollari al mese. La storia dovrebbe averci insegnato una volta per tutte che è bene diffidare dei militari sudamericani che pretendono di rappresentare interessi popolari».

 

 

 

 

 

 

 

 

DA CHACAO NON SI PUÒ CAPIRE CHÁVEZ
di Raffaele Lacava*

(11 settembre 2007)

 

Gentile direttore,

la ringrazio per la possibilità di controbattere alle affermazioni non veritiere espresse dal segretario della Cisl Raffaele Bonanni il 5 settembre, nell’articolo «Chavez? Un grottesco dittatore», al suo rientro dal Venezuela, ospite dei «cugini» della Ctv (sindacato dei lavoratori venezuelani) che gli hanno consigliato di non muoversi dal quartiere Chacao. Deduco che il giudizio sul Paese sia nato e morto a Chacao, non «una zona franca», bensì un Municipio di Caracas, governato dalla destra, dove vive il 2% della popolazione, prevalentemente agiata. Forse Bonanni non sa che a Chacao nel 2002 a piazza Altamira per diversi mesi 80 militari in divisa, protetti e tutelati dal sindaco, chiamavano alla rivolta, condannati in contumacia per gravi atti di violenza. Così come non sa che la storia del sindacato venezuelano è anche una storia di collusioni con settori dell’oligarchia anche internazionale che hanno impedito un dialogo costruttivo con un governo che per la prima volta nega i privilegi «di casta». Il colmo dell’agire politico antipopolare e antidemocratico si è raggiunto con il contributo del Ctv all’organizzazione del colpo di stato dell’aprile 2002 (non «resistenza» a Chavez, come dice Bonanni), che ha causato la morte di decine di persone, con il rapimento del Presidente, eletto dalla stragrande maggioranza della popolazione che a gran voce ha chiesto la sua liberazione e l’ha riconfermato alla Presidenza (esistono documenti, testimonianze e atti processuali, facilmente reperibili). Mi dispiace che Bonanni abbia «avuto paura» a Caracas, ma avrebbe dovuto respirare un clima diverso da quello descrittogli dagli oppositori, magari parlando con la gente, compresi gli imprenditori italiani che lavorano con grandi profitti come attestano i contratti ultramilionari in atto, prendendo ad esempio l’Iveco, presenza storica nel Paese che sta portando avanti un progetto quinquennale con un investimento di mille milioni di dollari. Fa sorridere il richiamo all’Ue e all’Alto commissariato per i diritti umani dato che «l’opposizione venezuelana potrebbe non bastare». Nessun pericolo per nessuno a partire dagli italiani che sono nel cuore del nostro Presidente, che non a caso ha inviato qui me, di madre abruzzese-romana. Come si fa a tacere quando il segretario della Cisl, lasciando intendere per mano del governo Chavez, asserisce che «in due anni sono sparite cento persone. Molte di queste erano sindacalisti»?. Purtroppo le persone scomparse sono molte più di cento, contadini senza terra ammazzati da bande organizzate da quegli stessi latifondisti che Chavez combatte. Come si può dire che nel «Pantheon di Chavez c’è Mussolini»? Il Presidente conosce bene la storia europea e italiana e considera il pensiero di Gramsci un riferimento basilare per il processo bolivariano, difficile credere che possa apprezzare il suo carnefice! Come si può negare che l’enorme squilibrio economico in Venezuela sia il risultato del succedersi di governi che per secoli hanno approfittato dei beni della collettività (risorse naturali, frequenze radioelettriche occupate dai media privati per l’80%)? Il Governo Bolivariano, nonostante i continui attacchi e sabotaggi (con danni catastrofici di miliardi di euro durante la serrata di 63 giorni), ha invertito la tendenza con risultati tangibili in ogni settore: salute, istruzione, ambiente, conquiste sociali e culturali che permettono a tutti i venezuelani di vivere degnamente. E consente all’economia di crescere a un tasso, negli ultimi tre anni, del 9% del Pil. È proprio questa politica «a favore dei più deboli», di cui Bonanni racconta di non aver avuto percezione, su cui si fonda il grande consenso di Chavez. E la sua politica suscita sempre più interesse a livello internazionale proprio perché dà risposte alle esigenze di un popolo come raramente si è visto nella storia e come le stesse potenze economiche mondiali faticano a dare, su temi come crescita, sviluppo, energia, alimenti. Per constatarlo basta venire in Venezuela, non fermandosi a Chacao!
*ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela

 



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