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Messico: la criminalizzazione della protesta sociale.



di Annalisa Melandri
in collaborazione con la LIMEDDH -Lega Messicana per la difesa dei Diritti Umani
 
La democrazia messicana, dopo le ultime elezioni presidenziali del 2 luglio 2006, vinte per una manciata di voti e in modo poco chiaro da Felipe Calderón Hinojosa, del PAN (Partito di Azione Nazionale) attualmente  poggia le sue fragilissime  basi proprio su questo contestatissimo e assolutamente poco trasparente processo elettorale che ha lasciato il paese nel dubbio se considerare o meno l’attuale presidente legittimo o espurio (illegittimo).
Qualunque sia la legittimità o meno della presidenza di Felipe Calderón,  attualmente il Messico è ben lontano dal poter essere considerato una  democrazia.
Segnato da questa debolezza originaria, l’attuale governo ha rafforzato il suo potere e il consenso intorno al suo mandato, avvalendosi dell’appoggio incondizionato delle Forze Armate.
La nomina di Francisco Ramirez Acuña come ministro degli Interni, ne è la dimostrazione.
Sul suo capo pendono infatti circa  640 denunce per tortura e il suo operato quando era  governatore dello stato di Jalisco,  ha all’attivo centinaia di casi di sparizioni forzate, abuso dell’uso della forza e torture.
Tristemente famoso per la brutale  repressione dei manifestanti che protestavano contro il vertice euroamericano del  2004,  dove centinaia di giovani furono arrestati arbitrariamente, furono picchiati e subirono violenze di ogni tipo dai reparti di polizia che eseguivano i suoi ordini.
Il Messico sta lentamente tornando così al clima della guerra sucia che ha caratterizzato gli anni ‘70.
La Limeddh (Lega Messicana dei Diritti Umani) denuncia in un lungo e dettagliato informe dal titolo: - Criminalizzazione della protesta sociale, una vecchia nuova  grande sfida del campo dei diritti umani -, che “i metodi oggi sono più sofisticati ...
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Annalisa Melandri
www.annalisamelandri.it



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