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Uribe chiama, i paramilitari rispondono



Uribe chiama, i paramilitari rispondono!
di Annalisa Melandri
www.annalisamelandri.it
 
 
Le dichiarazioni di José Obdulio Gaviria, consigliere di Álvaro Uribe  rilasciate pochi giorni prima della marcia del 6 marzo scorso, che si è svolta in Colombia e in diverse città del mondo in solidarietà con le vittime del paramilitarismo e dei crimini di stato, hanno dato i loro frutti.
Questa è una manifestazione organizzata dalle FARC” e il suo messaggio, ampiamente diffuso dai mezzi di comunicazione, stampa e tv, rigorosamente vincolati al governo ha accompagnato come una spada di Damocle sulla testa gli organizzatori, i promotori, gli attivisti sociali  o semplicemente chi ha sfilato per strada con i familiari delle vittime del terrorismo di Stato. Alle dichiarazioni di José Obdulio Gaviria, mai smentite dal governo, nonostante il MOVICE (Movimento Nazionale delle Vittime dei Crimini di Stato) lo abbia  richiesto in più occasioni, è seguito un comunicato, come era prevedibile,  delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), o meglio Aguilas Negras en rearme (Aquile nere in riarmo, il nome nuovo delle AUC smobilitate)  che confermavano quanto detto pubblicamente dal consigliere di palacio Nariño.
Uribe chiama e i paramilitari rispondono.
Purtroppo questo scellerato gioco del presidente colombiano  è costato la vita già a quattro sindacalisti,  il sequestro di due dirigenti di associazioni umanitarie che poi sono stati in un  secondo momento rilasciati e circa una quarantina di dirigenti sociali, attivisti politici e membri del MOVICE  sono stati minacciati di morte per aver coordinato l’organizzazione della marcia o soltanto per aver preso parte ad essa.
Già alla vigilia della manifestazione, in questa  intervista,  Iván Cepeda portavoce del MOVICE, aveva segnalato che due organizzatori dell’iniziativa, Adriana Gonzáles e Guillermo Castaño, avevano ricevuto minacce di morte. La leader Adriana Gonzáles, segretaria generale del Comitato Permanente dei Diritti Umani del dipartimento di Risaralda  era  uscita illesa da un attentato  davanti alla sua abitazione. Iván Cepeda aveva affermato che José Obdulio Gaviria  aveva messo a rischio le loro vite con le sue dichiarazioni. Niente di più vero.
Appena due giorni prima della marcia, Carmen Carvajal Ramírez, docente dell’istituto Normal Superior di Ocaña (dipartimento del Norte di Santander) e  dirigente del  sindacato ASINORT viene uccisa con tre colpi di arma da fuoco in testa  mentre si stava recando  al lavoro.
Il 7 marzo, quindi il giorno successivo alla manifestazione, viene ritrovato nel suo appartamento il cadavere di Leonidas Gómez Rozo, dirigente  dell’unione Nazionale degli Impiegati Bancari , appartenente alla CUT (Centrale Unitaria dei Lavoratori) e alla direzione del POLO.
Sempre il 7 marzo viene assassinato a Medellín,  Gildardo Antonio Gómez Alzate del sindacato insegnanti di Antioquia  e membro del Centro Studi e Ricerche Docenti che il giorno precedente aveva guidato il corteo nella sua città.
Il 9 marzo viene sequestrato Carlos Burbano, dirigente sindacale di San Vicente del Cagúan, il suo cadavere verrà ritrovato con il volto sfigurato dall’acido in una discarica il 12 marzo .
E’ stato più fortunato invece Rafael Boada, presidente dell’Unione Nazionale degli Impiegati Bancari (UNEB) di Bucaramanga, sopravvissuto a  un attentato il giorno successivo alla marcia.
Il 12 marzo dall’organizzazione paramilitare denominata Aguilas Negras sono giunte minacce via web  a 28 difensori dei diritti umani.
Il comunicato, firmato da Jairo Alonso Henao Gutierrez, alias Comandante Camilo,  del Comando Centrale Aguilas Negras en rearme, afferma che “saranno implacabili con chi ha partecipato alle iniziative del 6 marzo” e  recita testualmente: “informiamo di un totale riarmo delle forze paramilitari, ....e che tutte quelle organizzazioni, istituzioni, rappresentazioni diplomatiche e persone comuni che riceveranno questo comunicato virtuale, sono dichiarate OBIETTIVO MILITARE DI FASE A (mezzi di comunicazione, ONG, ambasciate, congressisti, cittadinanza in generale di appoggio o di collaborazione logistica della narco guerriglia). Ma c’è dell’altro che rende ancor più inquietante  il suddetto comunicato ed è il fatto che in esso oltre a dichiarare apertamente la ricostituzione di un fronte paramiliatre,  afferma che è” il momento di generare un cambio di atteggiamento, che affronti le conseguenze provocate da questo governo debole, senza indirizzo, e determinazione, inginocchiato davanti a politiche e strategie statunitensi. ÁLVARO URIBE VELEZ rappresenta sottomissione e interesse particolare, inganno, irresponsabilità e ancora peggio un falso compatriota che con elargizioni offerte in una smobilitazione e con  un tentativo assurdo di ottenere il riconoscimento internazionale per perpetrare il suo potere”  La rivolta contro il padrone  o soltanto una finzione? Sebbene la seconda ipotesi sia la più verosimile, nel caso fosse vera la prima   si produrrebbe uno scenario inquietante. I paramilitari insoddisfatti di quanto ottenuto con la smobilitazione, di fatto confermano nel comunicato che “il paramilitarismo è stato un metodo di dominazione sociale e politica che ha le sue radici nella dottrina di sicurezza nazionale e democratica. E’ iniziato come una strategia antisovversiva e si converte in un modello di controllo territoriale dove sono confluiti  i settori più conservatori delle forze militari, dei partiti politici e delle imprese private”. Forte di questa formazione e della scuola e dell’appoggio governativo si starebbe “privatizzando” del tutto fino a  diventare di fatto un esercito parallelo a tutti gli effetti.
Qualunque sia lo scenario che si profila all’orizzonte tutto lascia presagire una recrudescenza della violencia.  Da una parte Uribe e il governo sempre più decisi a risolvere militarmente il conflitto sociale in Colombia contro quello che definiscono il  “narcoterrorismo” delle FARC, dall’altro i  riarmati paramilitari che sembrano avere le sue stesse intenzioni. In mezzo il popolo colombiano, i civili, i contadini, i sindacalisti, che vengono uccisi, vestiti con una uniforme della guerriglia e gettati in un fosso.
Il MOVICE chiede al presidente Uribe le dimissioni urgenti di José Obdulio Gaviria preannunciando azioni legali contro di lui. L’istigazione a delinquere è un grave delitto, purtroppo non in Colombia.
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Annalisa Melandri
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