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[Stampa] Messico: torture e violenze sessuali contro le donne arrestate a San Salvador Atenco. Appello on line di Amnesty International



COMUNICATO STAMPA
CS59-2008

MESSICO: TORTURE E VIOLENZE SESSUALI CONTRO LE DONNE ARRESTATE A SAN
SALVADOR ATENCO. DUE ANNI DI INGIUSTIZIA E DI IMPUNITA'. APPELLO ON LINE
DI AMNESTY INTERNATIONAL

Mentre si avvicina il secondo anniversario degli eventi di San Salvador
Atenco, Stato del Messico, Amnesty International denuncia l'assenza di
alcun sostanziale progresso per le vittime che subirono violenze sessuali
da parte della polizia il 3 e il 4 maggio 2006.

Per questo motivo, Amnesty International ha lanciato un appello on line,
disponibile alla pagina
http://www.amnesty.it/appelli/appelli/Donne_Atenco?page=appelli, in cui
chiede alle autorita' messicane di ottemperare immediatamente al loro
obbligo di attuare il diritto delle donne alla giustizia e a una
riparazione, incluso il riconoscimento della gravita' delle torture loro
inflitte.

La mancanza di giustizia in questi gravi casi e' la riprova che il governo
messicano non si sia sufficientemente impegnato per porre fine alla
tortura e alla violenza contro le donne.

Il 3 e il 4 maggio 2006, piu' di 2500 agenti della polizia municipale,
statale e federale posero fine alle proteste guidate dall'organizzazione
locale Fronte del popolo in difesa della terra a Texcoco e a San Salvador
Atenco, Stato del Messico. L'operazione si concluse con 207 arresti, due
persone uccise, decine di manifestanti e agenti di polizia feriti e
svariati agenti presi in ostaggio.

Quasi tutte le persone arrestate, tra cui 47 donne, subirono torture e
maltrattamenti. Tuttavia, i casi piu' gravi sono quelli relativi a 26
donne, che hanno presentato alla Commissione nazionale per i diritti umani
una denuncia contro la polizia per atti di violenza sessuale, incluso lo
stupro e altre forme di violenza e aggressione sessuale, commessi durante
il loro trasferimento alla prigione statale di Santiaguito. In carcere,
alle donne venne inizialmente negato un appropriato esame medico e la
possibilita' di riferire delle violenze subite.

Nonostante gli esami medici svolti successivamente abbiano confermato le
dichiarazioni delle donne e quelle di altri testimoni, l'indagine condotta
dalle autorita' dello Stato ha portato solo alla formulazione di capi di
accusa nei confronti di 21 poliziotti: 15 di essi sono stati prosciolti e
solo sei sono attualmente sottoposti a procedimento penale, cinque con
l'accusa di abuso d'ufficio e uno per atti di libidine. Secondo Amnesty
International, la formulazione di accuse minori non riflette la gravita'
degli atti di tortura commessi ne' l'ampiezza del numero di agenti di
polizia e altri pubblici ufficiali implicati direttamente o
indirettamente, per negligenza, in questi reati.

L'ex Procuratore speciale federale sulla violenza contro le donne ha
condotto un'indagine federale parallela, ma non ha esercitato
giurisdizione diretta su questi casi e non ha incriminato i responsabili.

Amnesty International chiede al Procuratore generale della Repubblica di
dare prova del suo impegno di assicurare giustizia, garantendo pieno
sostegno al nuovo Procuratore speciale federale sulla violenza contro le
donne e la tratta di persone, in modo che l'indagine sia portata a termine
e i responsabili perseguiti.

Il Procuratore speciale, a sua volta, deve compiere decisi progressi per
porre fine all'impunita' nei casi di violenza contro le donne, garantire
che tutti i responsabili siano chiamati a rispondere dei loro reati e
assicurare che le vittime ricevano un'appropriata riparazione.

Amnesty International rileva che il Comitato delle Nazioni Unite per
l'eliminazione della discriminazione contro le donne e il Comitato delle
Nazioni Unite contro la tortura hanno chiesto al governo del Messico di
garantire indagini efficaci da parte del Procuratore speciale federale, ma
che cio' non e' ancora avvenuto.


La Corte suprema di giustizia messicana sta portando avanti un'inchiesta,
al di fuori della propria giurisdizione, sui fatti di San Salvador Atenco.
L'organizzazione per i diritti umani sottolinea che l'iniziativa della
Corte suprema non e' un'alternativa al processo penale, ma un mezzo per
chiarire come sono andati i fatti. Pertanto, non dev'essere considerata un
ostacolo allo svolgimento delle indagini ne' deve fermare altre attivita'
giudiziarie urgenti.

Ulteriori informazioni

Piu' di 50 persone sono accusate di reati penali in relazione alle
proteste del 3 e 4 maggio 2006 e 13 di esse sono sottoposte al regime di
carcere preventivo. In diverse occasioni Amnesty International ha espresso
preoccupazione circa le gravi irregolarita' nei procedimenti giudiziari,
che hanno violato il diritto degli imputati a un giusto processo.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 29 aprile 2008

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - e-mail: press at amnesty.it