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Nestor Troccoli, l'udienza in Cassazione per l'estradizione in Uruguay del torturatore del Plan Condor



Nestor Troccoli, oggi l'udienza per l'estradizione in Uruguay del torturatore del Plan Condor che la giustizia italiana ha rimesso in libertà per mancanza di prove
di Annalisa Melandri
www.annalisamelandri.it
 
Delle 140 persone raggiunte da mandati di cattura internazionali nell’ambito delle indagini sul Plan Condor, Nestor Troccoli era l’unico ad essere finito in carcere. In Italia  il 23 dicembre 2007. Una serie di “disguidi burocratici”,   per i quali ha perso il posto anche Carlos Abin, ambasciatore uruguaiano nel nostro paese,   lo hanno però rimesso in libertà lo scorso 23 aprile.
Era accusato della scomparsa di sei cittadini italiani ed era stato arrestato a Salerno a fine dicembre 2007.
Troccoli, che ha anche il passaporto italiano, adesso vive e gira tranquillamente per le strade di Roma.
Oggi si sta svolgendo  l’udienza della Cassazione che deciderà in merito all’estradizione richiesta dall’Uruguay in quanto Troccoli è accusato nel suo paese di aver fatto sparire dall’Argentina anche 21 cittadini uruguaiani, suoi connazionali, nell’ambito delle operazioni del Plan Condor.
“Ho denunciato anche lo Stato, per il caso della scarcerazione di Nestor Trocccoli, chiedendo un risarcimento danni” dice   Cristina Mihura moglie del desaparecido Bernardo Arnone, cittadino uruguaiano scomparso dall’Argentina il 1 ottobre del 1976.
“Eravamo rifugiati politici in Argentina, quello di mio marito è un caso classico di desaparecido del Plan Condor”. Mi spiega infatti che circa 5 giorni dopo l’arresto  del marito,  un aereo della Forza Aerea uruguaiana trasportò  in Uruguay tra le 16 e le 20 persone, tra le quali probabilmente Bernardo, che vennero poi torturate e fucilate una  volta giunte a destinazione.
“Questo volo, conosciuto come il secondo volo, la cui esistenza è stata riconosciuta dalla Forza Aerea dell’Uruguay appena due anni fa, è stato effettuato nella notte tra il 5 e il 6 ottobre del 1976”, racconta Cristina, la quale chiede soltanto di “poter chiudere le ferite e dare una sepoltura dignitosa al marito” del quale il corpo non è ancora stato ritrovato.
In Uruguay si cercano ancora i resti di 220 desaparecidos, ma le ricerche fino a questo momento sono riuscite a riportare alla luce soltanto gli scheletri di due persone.
La richiesta di Cristina dei danni allo Stato è stata accolta favorevolmente dal magistrato e già al ministro degli Affari Esteri e alle istituzioni competenti è stata richiesta la documentazione necessaria per le opportune verifiche.
“Dalla scomparsa di mio marito, non faccio altro che girare per tribunali, non solo per il mio caso, ma anche in rappresentanza di numerosi altri familiari di desaparecidos, abbiamo passato i nostri ultimi anni, tra tribunali, avvocati, e giudici, coordinando le attività e i casi di vari paesi, superando i confini e le ovvie difficoltà, siamo l’altro Plan Condor, quello che cerca giustizia ai crimini commessi dal primo, terribile Plan Condor”.
La scarcerazione di Troccoli rappresenta pertanto per tutte queste persone un crimine e un’ingiustizia che si va a sommare al dolore già sofferto per la perdita dei loro cari.
L’Ambasciatore Abin che è stato rimosso dal suo incarico sembra la persona che più responsabilità ha avuto nella scarcerazione di Troccoli. Aveva tre giorni di tempo per valutare la documentazione di richiesta di estradizione giunta dall’Uruguay, ci ha messo una settimana per leggerla.
Ma altri disguidi, altre inadempienze, altri errori vengono commesse nella gestione difficile di questi delicati processi.
Lo stesso Capaldo, dice Cristina, il pubblico ministero che per primo in Italia ha chiesto il mandato di cattura nei confronti di Troccoli, ha unificato due processi che in realtà  hanno poco in comune, quello del caso dei 4 cileni desaparecidos in Cile, tra i quali Omar Venturelli e quello del Plan Condor contro Troccoli.
Il caso dei cileni scomparsi in Cile non ha niente a che vedere con il Plan Condor in quanto questo stesso implicava che i cittadini fossero fatti sparire in luoghi diversi dal loro paese, come nel caso del marito di Cristina.
Inoltre, il processo dei cileni ebbe inizio nel 1998, la prima denuncia per quello del Plan Condor è del  9 giugno 1999. Tuttavia quello che li accomuna è che a distanza di 10 anni per il primo e di 9 anni per il secondo,  il pubblico ministero Capaldo non ha ancora depositato le conclusioni e l’istruttoria pertanto è ancora segreta. Ciò ha fatto sì che le parti querelanti (cioè i familiari dei desaparecidos) non abbiano potuto contribuire con nuove prove e nel caso di Troccoli purtroppo questo ha reso possibile che il Tribunale della Libertà il 17 gennaio del 2007 ha confermato la sua scarcerazione  per mancanza di prove. Era rimasto in carcere fino ad  aprile solo perchè c’era una richiesta di estradizione da parte dell’Uruguay,  ad affossare la quale ci ha pensato poi  l’ambasciatore Abin.
Si tratta di processi importantissimi che potrebbero far calare il velo di impunità che rappresenta ancora il vero grande scoglio da superare per ottenere finalmente giustizia. Riflette Cristina amaramente come oggi sia  più facile ottenere documentazione da parte del governo degli Stati Uniti che non da parte dei governi dei paesi latinoamericani implicati nel Plan Condor.
Per la giustizia, e in solidarietà con Julio Lopez, il 30.001 desaparecido argentino scomparso due anni fa, proprio il 18 settembre, poco prima di recarsi a testimoniare contro  Miguel Osvaldo Etchecolatz, commissario della polizia della provincia di Buenos Aires, Cristina Mihura sarà oggi alle 18, insieme all’associazione HIJOS e ad altri amici e compagni  a protestare davanti all’ambasciata argentina a Roma.
 
 


Annalisa Melandri
www.annalisamelandri.it
contra el terrorismo mediático, solidaridad mediática....
 

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