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From: Mario Neri
Sent: Friday, September 19, 2008 10:22 PM
Subject: FW: diario

Caracas 15 settembre 2008

> Date: Wed, 17 Sep 2008 21:35:16 +0200
> Subject: diario
di Fabio Avolio


Caracas 15 settembre 2008

 

La UNASUR difende la democrazia boliviana.

 

Dopo i fatti violenti registrati nel Dipartimento boliviano di Pardo sono partiti i gesti di solidarietá. Il Venezuela di Chávez ha condannato le violenze e la violazione della sovranitá dello Stato Boliviano ritirando il suo ambasciatore negli Stati Uniti, mettendo in guardia il Governo statunitense da qualsiasi ipotesi di ripetere il gesto, anche perché la Rivoluzione Venezuelana viene considerata il prossimo obiettivo di tali pratiche. A dire il vero sembrano esagerate e vittimistiche le affemazioni di un Chávez che ipotizza un magnicidio a seguito di alcune intercettazioni. Sta di fatto che la retorica del complotto nei suoi confronti é uno strumento per alzare il livello di guardia in un periodo tanto delicato per il processo venezuelano. Il 23 novembre ci saranno le Amministrative e le elezioni dei Governatori dei 24 Stati venezuelani. Credo che alzare i toni non faccia bene a nessuno.

 

Il “Diario da Caracas” vuole essere uno strumento d’informazione per coloro che leggono in italiano e per questo risulta indispensabile il confronto con i suoi lettori, che interpretano quanto scritto secondo le proprie esperienze e conoscenze pregresse. In quest’ottica, ha creato un certo scetticismo l’alleanza strategica del Goverrno Venezuelano con dei giganti come Russia e Cina, nonché la ripetuta avversione alle politiche statunitensi. Su quest’ultima c’é da dire che non si tratta di mero anti-americanismo. Da quest’altra parte del mondo gli interessi delle multinazionali sono strettamente legati a quelli dell’economia neoliberale statunitense. Ma non é solo ció a contare: questi interessi economici finiscono per avere un riflesso nella minaccia alle istituzioni ed ai beni pubblici. Per esempio, durante i fatti violenti in Bolivia sono state assaltate la rete di telefonia fissa –recentemente nazionalizzata- ed alcune istituzioni locali. Di contro, l’alternativa offerta da alcuni governi latinoamericani si avvale di una continua dialettica con i movimenti statunitensi.

 

Per quanto riguarda il gioco delle alleanze internazionali bisogna fare una precisazione: le alleanze con i Paesi non-Americani vengono considerate strategiche per il mantenimento di un equilibrio necessario per bagnare le polveri delle azioni militari; la cooperazione tra i Paesi Sud-Americani é invece necessaria per la difesa di processi politici democratici e/o alternativi. Di qui tutte le dimostrazioni di solidarietá che hanno fatto seguito a quella venezuelana. All’indomani delle violenze in Bolivia tutti i Capi di Stato latinoamericani hanno espesso la loro indignazione, persino il peruviano Alain García, altro fiore all’occhiello delle disastrose politiche neoliberali in America Latina.

 

Considerata l’importanza della fase storica, la cilena Bachelet ha convocato d’urgenza il vertice della UNASUR –Unione dei Paesi Sudamericani- di cui é la Presidentessa di turno. Hanno partecipato tutti i Capi di Stato, persino il colombiano Álvaro Uribe, per il Perú c’era il Ministro degli Esteri. La risoluzione finale ha rispettato quanto stabilito il 23 maggio 2008 durante il vertice della UNASUR in Brasile: no alla violazione dei territori nazionali e difesa dei processi democratici. Tutti i componenti hanno sottolineato la legittimitá del Governo Boliviano di Evo Morales, peraltro appena confermata da un referendum che ha registato l’appoggio a questi del 67% della popolazione boliviana. A supporto di ció é stata creata una Commissione che vigilerá sull’evolversi della situazione boliviana.

 

Ma il vertice ha anche dato delle indicazioni per superare il braccio di ferro in casa boliviana, invitando al dialogo democratico con le forze dell’opposizione, per le quali la porta della dialettica democratica é sempre aperta. Lo ha ribadito lo stesso Morales, che si vede alle prese con uno dei grandi problemi di interpretazione della realtá boliviana: da una parte abbiamo le regioni (Dipartimenti) dell’Ovest a stragrande maggioranza indigena, con una storia che le ha viste soffrire piú per l’esclusione dalle politche pubbliche che per un modello di svulippo capitalistico; dall’altra parte abbiamo le regioni dell’Est, dove nel corso degli anni le multinazionali statunitensi ed europee hanno fatto man bassa delle risorse naturali, di cui queste regioni sono estremamente ricche.

 

In conclusione, il panorama politico dell’America del Sud é ancora molto vario e diviso tra chi continua a seguire le politiche neoliberali e chi propone alternative a questo nefasto modello, ma su una cosa sono tutti d’accordo: le ingerenze esterne non devono travare spazio, perché nessuno vuole che dei processi –giusti o sbagliati che siano- vengano interrotti dall’uso della violenza. A supporto di ció puó valere un passaggio della cilena Bachelet, che pur essendo politicamente lontana dall’esperienza dell’Unidad Popular di Salvador Allende ha ricordato il Colpo di Stato di Pinochet come un evento che non dovrá ripetersi. Sembra retorica di circostanza, ma intanto i paesi Sudamericani si sono pronunciati in difesa del processo boliviano, aprendo un precedente di unitá che mette al riparo le democrazie latinoamericane da eventuali violazioni della sovranitá.

 

Fabio Avolio  

 


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