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Fw: i dati ufficiali dei danni causati dagli uragani 'Ike' e 'Gustav'



 

CUBA: I DATI UFFICIALI DEI DANNI CAUSATI DAGLI URAGANI IKE E GUSTAV

Gennaro Carotenuto
(19 settembre 2008)

Resi pubblici i dati sui danni causati dai due uragani Ike e Gustav, due dei peggiori dell’ultimo mezzo secolo, che si sono abbattuti al massimo della violenza sull’isola di Cuba. Raccontano dell’ira della natura causata dal cambio climatico ma anche di un’eroica resistenza dell’uomo.
Un saggio sulla protezione civile cubana e gli uragani è in uscita nel prossimo numero cartaceo di Latinoamerica in corso di stampa, ma è possibile anticipare alcuni dati che danno la misura di una delle catastrofi più importanti della storia che ha causato danni materiali sicuramente superiori ai cinque miliardi di dollari.
Le persone che a Cuba hanno ricevuto protezione sono state tre milioni e duecentomila, pari ad un quarto della popolazione dell’isola, come se in Italia ricevessero aiuto nel giro di poche ore 15 milioni di persone e negli Stati Uniti assistessero 75 milioni. Di queste mezzo milione (come se in Italia 2,5 milioni) sono state ospitate in centri di evacuazione pubblici approntati dalla protezione civile, mentre gli altri hanno trovato rifugio in case di familiari. A questi vanno aggiunti 176.000 studenti aiutati a tornare presso le loro famiglie e 2.800 turisti, spostati in luoghi sicuri dell’isola.
Per realizzare questa sorta di esodo biblico la protezione civile ha impiegato 87.000 persone, sia stabilmente impiegato in quella che viene chiamata “defensa civil”, sia personale addestrato chiamato in servizio per l’occasione. Nonostante questo impegno, e nonostante con Gustav non si siano registrate vittime, l’uragano Ike ha causato sette morti. Secondo la protezione civile tutti questi casi non sono stati frutti di disgrazie o di fatalità ma della non completa osservanza delle misure della protezione civile.
La pretesa dei cubani secondo i quali tutte le vite umane devono essere salvate suona ben strana in un’Italia dove il caso e la fatalità sono sempre o quasi sempre considerate causa di sciagura.
Dal punto di vista dei danni materiali quello più grave è abitativo con 450.000 abitazioni danneggiate, quasi tutte rimaste senza tetto e 63.000 completamente distrutte. Le persone che sono state trasferite in altre case (in Italia li chiameremmo senzatetto) sono più di 200.000, un numero che in proporzione all’Italia ammonterebbe a più di un milione di persone accampate per chissà quanto tempo in tende o container.
Ma i danni materiali non si limitano alle case. Solo nella provincia di Pinar del Río sono andate perduti 4000 serbatoi di acqua potabile. Danni enormi sono stati causati alla rete elettrica e telefonica e il raccolto di 60.000 ettari di terreno a orto, in una situazione agricola già particolarmente difficile, sono andati completamente perduti, si sono persi 800 tonnellate di tabacco. Si sono inoltre persi 40.000 ettari a banano 10.000 di riso e altrettante di fagioli. Per la canna da zucchero quasi 600.000 ettari sono inondati e circa 4.000 sono completamente distrutti.
Ma è praticamente tutta l’isola ad essere semidistrutta. Ospedali, panificatori, scuole, almeno un porto, sono andati parzialmente distrutti o hanno bisogno di riparazioni. Nelle province di Las Tunas, Camagüey e Holguín il ripristino della corrente elettrica è ancora fermo al 30% mentre nel resto del’isola il ripristino è tra l’87 e il 99%. Nonostante tanta distruzione c’è anche un dato positivo: tutti i bacini che contengono acqua sono strapieni. Cuba nei prossimi mesi non avrà sete.

fonte www.gennarocarotenuto.it

http://www.giannimina-latinoamerica.it/visualizzaNotizia.php?idnotizia=171


Il primo email dall’Avana

ike Ricevo (e condivido) con straordinario sollievo il primo email, dopo giorni di silenzio per il passaggio dell’ennesimo uragano, da una cara amica all’Avana.

“Ascolta, questo è stata la cosa peggiore che ho vissuto nella mia vita. La provincia di Pinar del Río è distrutta, così come la Isla de la Juventud, ma praticamente tutta Cuba è in ginocchio. Questo Ike ci ha spezzato in due peggio di Gustav. Abbiamo vissuto tre giorni con una pioggia torrenziale e tutto spazzato dal vento. Siamo stati tre giorni senza luce, per fortuna che avevamo il gas da cucina.

L’autostrada inondata, alcuni morti. Qui in casa dicevamo che mai un ciclone era durato tanto, ha cominciato a fare danni da prima di arrivare e dopo che era passato ancora era pericoloso uscire. E per fortuna che quando è passato di qua in Occidente era già categoria 1 (la più bassa, ndr). Però il gran figlio di puttana ha spazzato via tutto il paese.

Che ci succederà adesso? Suppongo che in pochi giorni comincerà a notarsi la mancanza di cose, di alimenti, al mercato soprattutto. E’ stato terribile tenere Felipín (un bebé di pochi mesi) chiuso in casa senza elettricità, senza luce, ventilatore, con le finestre sbarrate. E José Ernesto (il fratello di 10 anni, il più terribile pelotero del quartiere) sembrava un leone in gabbia. Però la cosa più importante è che tutti noi stiamo bene, vivi e in buona salute e che anche tutto il paese è vivo e con voglia di rimettersi in piedi. Bene, se la vita ci dà limoni… faremo limonata!”

http://www.gennarocarotenuto.it/3405-il-primo-email-dallavana/


L’uragano Ike e Cuba

 

ike2

E’ triste, ma sono convinto che ci siano molte persone malevole che desiderano che in queste ore ci siano molti morti a Cuba, causati dal nuovo uragano Ike. Quello precedente, Gustav, fronteggiato con uno sforzo senza precedenti, non ne ha causati affatto, nonostante si fosse abbattuto sull’isola nel momento di massima potenza e pur avendo distrutto oltre 100.000 abitazioni.

Sono convinto che ci siano anche alcune altre persone malevole che, al contrario, sperano che questi morti si verifichino negli Stati Uniti, ovviamente tra le fasce più povere della popolazione. In realtà la stragrande maggioranza dei morti causati dagli uragani è haitiano, un paese dall’economia ultraliberista dove lo stesso concetto di protezione civile è del tutto estraneo.

Ignara di chi augura la morte ai cubani, in queste ore, una protezione civile tra le più organizzate al mondo, ha spostato un milione di persone verso l’interno dell’isola PER PRECAUZIONE. Uno sforzo così enorme è stato realizzato perché l’unica cosa che conta è salvare vite umane, senza guardare ai costi né allo sforzo necessario. Un milione di persone rappresenta l’8% dell’intera popolazione di Cuba che viene messo al sicuro con una mobilitazione senza precedenti e con livelli di efficienza insospettabili per un paese descritto continuamente come immobile e al collasso dai media. Gli abitanti sono informati preventivamente minuto per minuto e chiunque viva sulla costa o in zone a rischio viene accompagnato dalla protezione civile e ospitato al sicuro fino al cessato pericolo. Nonostante la forza della natura di un uragano sia incommensurabile, anche questa volta, comunque vada, la protezione civile cubana sarà riuscita a ridurre al minimo i danni alle persone.

Piani così ingenti in Italia li abbiamo solo per un’eventuale eruzione del Vesuvio, e anche in quel caso ci sono persone malevole che si augurano morte e devastazione, lo gridano negli stadi e lo scrivono sui cavalcavia. Comunque i piani ci sono, ed anche se non è detto che l’evacuazione della zona vesuviana e flegrea funzionerà come l’oliatissima macchina della prevenzione cubana è importante che ci sia chi si stia preparando.

Tornando a Cuba, quello che succede per l’ennesima volta in queste ore è una straordinaria dimostrazione di efficienza coniugata con l’umanità e con la solidarietà. Mentre nel resto del centro America e Caraibi, Stati Uniti compresi, i morti si contano spesso a centinaia, a Cuba, che è per i climatologi il posto del mondo più esposto a queste catastrofi, il numero di vittime è sempre limitatissimo proprio a causa di una cultura che mette la prevenzione al primo posto.

Se ci fosse un po’ di equanimità e di onestà intellettuale, qualcuno, anche nei media solitamente critici della Rivoluzione cubana, senza per questo smettere di criticarla, dovrebbe scrivere editoriali per riconoscere lo sforzo titanico di questo popolo e dei risultati raggiunti almeno in questo campo dalla Rivoluzione. Invece stanno zitti.

E stanno zitti per ignoranza, superficialità, disonestà di alcuni, ma soprattutto per il sacro terrore di essere anche solo sfiorati dal dubbio che Cuba non sia l’inferno che sono abituati a descrivere, spesso senza conoscere. A Cuba c’è la censura, ma da noi c’è l’autocensura. Che può essere perfino più dura.

http://www.gennarocarotenuto.it/3293-luragano-ike-e-cuba/


Uragano “Gustav”: nessuna vittima a Cuba

Sabato prossimo (6 settembre 2008), per una settimana, sarò nuovamente in terra cubana, che è stata sferzata duramente dagli impetuosi venti associati al terribile uragano “Gustav”, il più disastroso che abbia mai subito Cuba negli ultimi 60 anni, che hanno provocato ingenti distruzioni soprattutto nella sua più occidentale provincia di Pinar del Río e all’Isola della Gioventù, vittima della peggior catastrofe naturale della sua storia.

Evidenzio, tuttavia, che, a fronte di oltre un centinaio di vittime mietute nell’intera area colpita (76 ad Haiti, 12 in Giamaica, 8 nella Repubblica Dominicana ed almeno 7 negli Stati Uniti), l’eccezionale impegno profuso dalle locali Autorità, con assoluta priorità, nella salvaguardia delle vite umane ha consentito che a Cuba tale flagello non abbia causato la perdita di una sola vita umana, quando in altre regioni le perdite sarebbero state centinaia.

Si tratta di un fatto assolutamente straordinario (passato colpevolmente sotto silenzio dalla nostra cosiddetta “stampa libera”), grazie alle tempestive ed efficaci misure precauzionali messe in atto dalla Rivoluzione, con una straordinaria ed ammirevole efficienza, non riscontrabile in altri Paesi ben più ricchi e tecnologicamente progrediti, quali quegli stessi Stati Uniti che si ostinano nella loro brutale, cinica e fallimentare politica di aggressione per distruggere le innegabili conquiste sociali realizzate nella piccola Isola ribelle, la cui sostanziale colpa è quella di non volersi piegare all’egemonia dell’impero.

“Gustav” ha toccato la terra cubana sabato 30 agosto, con venti sostenuti di 240 Km/h, cioè di categoria 4 nella scala ‘Saffir-Simpson’. Nella sua traiettoria attraverso l’Isola non ha causato alcuna vittima, in un Paese povero e in via di sviluppo.

Lo stesso “Gustav” ha toccato la terra statunitense lunedì 1° settembre, nella costa del Golfo del Messico, ad Ovest d New Orleans, con categoria 2, ossia la metà della forza con la quale ha colpito Cuba. Tuttavia ha provocato, come minimo, 7 morti nel suo passaggio per il Paese più potente del pianeta.

E’ assai indicativa la circostanza che i mezzi di (dis)informazione occidentale, nella loro singolare scelta delle notizie, abbiano completamente evitato di riportare notizie comparative al riguardo, mentre è assolutamente certo che avrebbero scelto una linea informativa ben diversa se fosse avvenuto il contrario, come stanno a dimostrare numerosi precedenti, quali la presunta epidemia di dengue a Cuba del 2006, inventata di sana pianta.

Notizie sulle immani distruzioni prodotte a Cuba, sono disponibili qui e qui.

Come riporta la stampa cubana, la raffica di vento massimo di 340 km/h registrata durante il passaggio dell’uragano “Gustav” (prima della rottura degli stessi strumenti di misurazione) nella stazione meteorologica di Paso Real de San Diego, nella provincia di Pinar del Río (a un centinaio di km a Ovest de L’Avana), è la più intensa mai misurata a Cuba. Ma il vero record è che, nonostante l’enorme forza e gli enormi danni causati, non ci sia stato nel Paese alcun morto (in italiano al link).

Oltre 467.000 persone delle zone più vulnerabili di Cuba sono state evacuate, notevolissimi i danni arrecati all’economia, all’agricoltura (incluse alle pregiate colture di tabacco), alle infrastrutture elettriche e stradali, enormi sono i disagi subiti dalla popolazione nelle zone più colpite, ove le abitazioni sono andate distrutte quasi per la metà del totale. Un resoconto al riguardo e sull’ingente sforzo necessario ora per la ricostruzione, redatto a cura dello stesso Fidel (nelle sue “Riflessioni” del 2 settembre 2008), è disponibile (in italiano) al link 

Una carrellata d’immagini sono visibili al link

Ora siamo proprio nel momento culminante della stagione ciclonica nel bacino dell’Atlantico, la cui evoluzione è costantemente monitorata dall’Istituto di Meteorologia di Cuba, che dispone (unico Paese in tutta l’America Latina) di ben 8 radar “esplorativi”.

Un aggiornamento della situazione ciclonica è altresì disponibile a cura del “Hurricanes Site Tropical Weather” di Miami (Florida), al link.

Per fortuna, Cuba ha una Rivoluzione con una forte, energica e previdente “Difesa Civile” a proteggere la propria popolazione e i numerosi turisti ospiti che, come me, amano questa terra.

Aldo Garuti


http://www.gennarocarotenuto.it/3245-uragano-%e2%80%9cgustav%e2%80%9d-nessuna-vittima-a-cuba/


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