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Messico. L'orizonte zapatista



Un articolo uscito ieri sul quotidiano messicano La Jornada che, a venticinque anni dalla nascita dell'Esercito zapatista di liberazione nazionale [Ezln], disegna l'esperienza degli zapatisti in Messico e le loro relazioni sociali e politiche.

 

«Ya se mira el horizonte», dice la prima strofa dell’inno zapatista. Quell’orizzonte non è una destinazione lontana o irraggiungibile. Non è un’idea astratta. Almeno in parte, le comunità ribelli del sudest messicano l’hanno trasformato in un fatto reale.
Questo lunedì 17 novembre si sono compiuti 25 anni dalla fondazione dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale [Ezln]. Due decenni e mezzo di un’esperienza che ha trasformato la politica e la società messicana e che ha ispirato le molteplici forme dell’arcipelago altromondista che in molti paesi lotta per un altro mondo.
Lo zapatismo ha costruito una delle esperienze di autogestione più profonde e innovatrici di quante si siano viste in America latina: la Comune della Lacandona. Nonostante l’accerchiamento militare e l’offensiva economica contro di loro, le comunità ribelli si sono date forme di autogoverno stabile, vivono secondo le loro regole e si sono fatte carico del proprio sviluppo.
Lungi dall’esaurirsi col tempo, il trascorrere degli anni consolida e approfondisce il loro laboratorio di futuro alternativo e di un’altra politica. L’autonomia qui non solo è una proposta o una rivendicazione politica, ma un fatto pratico, un’esperienza sistematizzata; è pensiero con i piedi per terra.
Quest’impresa di resistenza ribelle è riferimento e stimolo per milioni di indigeni in tutto il paese.
È una dimostrazione che l’autonomia di fatto è possibile. È la prova che esiste chi non si arrende né si vende.
Durante quindici anni quattro amministrazioni federali e sei statali hanno destinato risorse miliardarie per contenere e distruggere lo zapatismo. Non ci sono riuscite. Malgrado abbiano speso migliaia di milioni di pesos in opere pubbliche, progetti produttivi, forniture alimentari e per comperare le coscienze, non sono riusciti a spegnere la fiamma della dignità indigena. I ribelli non accettano un solo pesos dai governi. Il denaro governativo è arrivato con il bastone. La persecuzione poliziesco-militare contro l’insurrezione non cessa. L’Esercito messicano mantiene acquartierato nella zona ribelle migliaia di uomini. I pattugliamenti sono costanti. Tuttavia, né questa presenza né quella dei diversi corpi di polizia sono riusciti disarticolare la resistenza.
Tra le conseguenze immediate che l’insurrezione zapatista ha avuto per il movimento sociale, c’è quella di aver costruito una visione di ciò che è possibile raggiungere con la lotta, molto più ampia di quella esistente fino al 1994. Il margine di azione statale è minore, e maggiori sono le concessioni che deve fare alle organizzazioni. Anche se non sempre lo sanno né ne approfittano, i movimenti indipendenti hanno oggi uno spazio molto più ampio per il loro sviluppo.
Dal 1994, quando si stabilì la Convenzione nazionale democratica, gli zapatisti hanno convocato diverse iniziative per organizzare e offrire un canale allo scontento nazionale.
Nella maggioranza dei casi hanno proposto che fossero altri a guidarle. Fino all’Altra Campagna nessuna ha avuto successo: sono tutte naufragate in mezzo alle dispute interne di potere delle diverse personalità e correnti di sinistra. L’Altra Campagna aspetta ancora la grande prova del fuoco. E’ ancora pendente la diffusione di un programma nazionale di lotta e la dimostrazione di fino a dove sono arrivate le reti di solidarietà ed azione costruite durante il cammino.
Gli zapatisti mantengono grandi simpatie nel mondo indio, tra i giovani, tra i contadini poveri e i coloni urbani. Al contrario, l’appoggio di cui godevano tra importanti settori del mondo intellettuale è svanito. La solidarietà che qualche volta hanno raccolto tra ampie frange della sinistra di partito si è trasformata in decisa avversione. Molte delle Ong che qualche volta sono state vicine alla loro causa si sono ora allontanate.
L’insurrezione del 1994 ha rianimato e stimolato la formazione di importanti movimenti sociali rivendicativi e di opposizione. Per anni l’Ezln è stato il catalizzatore delle proteste sociali di diversissimo segno al di fuori della sua area di influenza diretta. Oggi questa funzione sembra essere giunta alla fine. Gli zapatisti sembrano aver privilegiato la costruzione delle proprie forze. Importanti movimenti politici e sociali fuori della sua orbita di ascendenza non hanno meritato, da parte sua, espressioni esplicite di solidarietà. […]
Come è successo molte volte dal 1994, c’è chi ora assicura che i ribelli non hanno più impatto nel paese. L’esperienza mostra che chi afferma questo si sbaglia. I ribelli sono tornati al centro della politica nazionale con successo più di una volta. Sebbene alcune delle loro definizioni politiche possano essere state sbagliate, contano su un capitale etico enorme che conferisce loro credibilità e capacità di convocazione.
Lo zapatismo rappresenta una rottura formidabile con i vecchi modi di fare politica che, nonostante il trascorrere degli anni, conserva la sua freschezza. A venticinque anni dalla fondazione dell’Ezln il suo orizzonte è qui e continuerà a farsi sentire.
 
fonte : CARTA


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