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Colombia: minacce al giornalista Simone Bruno



http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_21/colombia_miacciato_fotografo_italiano_e28dd10e-b7aa-11dd-8696-00144f02aabc.shtml

fonte : corriere della sera

Bogotà: minacce a fotografo italiano

Simone Bruno poche settimane fa ha pubblicato sul Corriere un servizio di violenze della polizia sugli indios

La minaccia è arrivata giovedì, nel primo pomeriggio italiano (le nove del mattino a Bogotà) attraverso un messaggio di Facebook. «Guardo il nome, Sol Dussan, non è tra i miei amici, penso a una vecchia conoscenza che vuole ricontattarmi» (questo mittente poi sparirà dalla rete). Ma il testo è tutt'altro che amichevole: «Mamertico de mierda se esta metiendo con fuerzas que lo van a aplastar muy valiente tirando piedras y agrediendo agentes del estado en la maria si quiere ser un martir con mucho gusto le cumplimos el deseo rece malparido».

In italiano: «Sinistrorso di m... ti stai mettendo con forze che ti schiacceranno, hai fatto il coraggioso tirando sassi e aggredendo agenti dello Stato alla Maria. Se vuoi fare il martire con molto piacere ti accontentiamo...». È un avvertimento. Gli attivisti per i diritti umani colombiani ci sono abituati, tartassati da minacce costanti, costretti quotidianamente a guardarsi le spalle. Più difficile che l'obiettivo sia, come in questo caso, un fotoreporter italiano, Simone Bruno, 36 anni, da cinque residente a Bogotà. Simone lavora per il sito di informazioni di Emergency «Peacereporter», scrive per la riviste italiane Carta e Diario, pubblica col mensile svizzero Galatea. Poche settimane fa ha collaborato anche con il Corriere della Sera, autore di una galleria fotografica per Corriere.it e di alcuni immagini sul quotidiano a corredo di un servizio sulla marcia che ha portato (il 25 ottobre) migliaia di indios a Cali (adesso sono arrivati a Bogotà) per reclamare i propri diritti.

Il testo della minaccia fa riferimento a un avvenimento di qualche settimana prima, quando negli scontri con la polizia antisommossa all'avvio della marcia, nei pressi della riserva indigena di La Maria due indios sono stati uccisi, molti feriti. Il governo in un primo momento ha negato che la polizia fosse armata, salvo poi dover ammettere (in seguito a un video diffuso dalla Cnn) che qualcuno in divisa ha sparato. Le foto di Simone già prima del video della Cnn mostravano indigeni feriti da colpi di arma da fuoco. «È in atto una campagna intimidatoria contro diversi esponenti dei movimenti sociali», spiega un avvocato del Colectivo di difesa delle vittime della violenza di Stato al quale si è rivolto il giornalista italiano, «in particolare molti leader studenteschi della capitale sono stati individuati e minacciati di morte proprio in concomitanza con l'arrivo della marcia indigena a Bogotà». Molti degli avvertimenti sono firmati dalle Aguilas Negras, sigla di un gruppo paramilitare emergente. «Ci attendiamo adesso un'altra ondata di minacce, proprio per la forza che sta acquistando il movimento indigeno», conclude l'avvocato.

Il governo colombiano attraverso l’ambasciata a Roma «respinge le minacce», invita il reporter a «informare formalmente le autorità competenti», ribadisce che per Bogotà «la libertà di stampa è una priorità», ma soprattutto tiene a precisare che «da quando sono iniziate le marce indigene le centinaia di giornalisti della stampa nazionale ed internazionale hanno avuto tutte le garanzie di sicurezza per informare senza restrizioni e seguire da vicino lo sviluppo di tutti i fatti».

Alessandra Coppola