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Articolo sui 25 anni del MST di Serena Romagnoli - sul Notiziario della Rete Radiè Resch di Marzo



Title: Articolo sui 25 anni del MST di Serena Romagnoli - sul Notiziario della Rete Radiè Resch di Marzo
10 GIORNI DI ANALISI, DENUNCE, CELEBRAZIONI CON IL MST CHE COMPIE UN QUARTO DI SECOLO  
(di Serena Romagnoli)
Dal Notiziario n.83 della Rete Radiè Resch - marzo 2009

 
1. BELEM – FSM – 29 GENNAIO 2009
“Vogliamo un programma minimo che sia anticapitalista. Vi sfido ad organizzare un prossimo incontro invitando i movimenti sociali dei vostri rispettivi paesi per discutere con loro le vere vie d’uscita dalla crisi. E’ il momento dell’unità popolare. Abbiamo bisogno di giocare come una squadra di calcio e di rispettare le nostre differenze. Ad alcuni piace giocare a centro campo, ad altri in difesa, altri sono attaccanti come era il Che, l’importante è sommare le forze”.  . E’ Joao Pedro Stedile, il volto più conosciuto del MST, che parla e davanti a lui ci sono i 4 presidenti “più radicali” dell’America Latina (Morales, Chavez, Correa e Lugo) che hanno appena affermato – anche loro -  che è necessario unire le forze e hanno ringraziato – in particolare Morales – i movimenti sociali per il ruolo da loro svolto nel costruire il “momento magico” (Correa) che questa regione del mondo sta vivendo.

I presidenti sono stati convocati da Via Campesina, all’interno del FSM,  insieme a 1500 militanti scelti dai movimenti sociali. Perché Lula, il padrone di casa, non è presente? “I presidenti e i movimenti che sono qui fanno parte di un processo in via di costruzione, cominciato con la campagna continentale contro l’ALCA. E’ qui, chi ha partecipato a questo processo”, risponde Stedile alle numerose domande in tal senso.
L’incontro con i 4 presidenti è il contributo più significativo che il MST/Via Campesina ha offerto al Forum Sociale Mondiale di Belem. L’incontro è in qualche modo il coronamento di 10 giorni di attività intensa del Movimento Senza Terra, cominciati a Sarandi, nel Rio Grande del Sud, molto lontano da qui, la sera del 20 gennaio
 
2. SARANDI – FAZENDA ANNONI – 20 – 24  GENNAIO 2009
La Fazenda Annoni, vicino a Sarandi nel Rio Grande do Sul,  è stata scelta come luogo di incontro perché ha un profondo significato simbolico per il MST, è frutto delle prime lotte del Movimento Senza Terra. E’ giusto quindi celebrare qui 25 anni di vita, che sono un traguardo significativo per un movimento contadino dell’America latina, che con 370.000 famiglie insediate e 100.000 accampate, conta oggi su una base sociale di più di 2 milioni di persone.

4 giorni di discussioni e celebrazioni
La celebrazione ufficiale è avvenuta nella giornata conclusiva del XIII incontro nazionale del MST. Erano presenti 1500 delegati di 24 stati del Brasile e molti amici, intellettuali, personalità brasiliane e di 30 paesi tra cui Aleida Guevara e Monica Baltodano ex comandante durante la rivoluzione sandinista. Giornalisti, politici, sindacalisti sono stati invitati soltanto alla manifestazione del giorno 24. C’erano rappresentanti di molti partiti e sindacati, governatori, deputati, senatori, artisti  Il governatore del Paraná, Roberto Requião (PMDB) ha lodato la grande organizzazione del MST ed il fatto che è la voce di chi non si piega di fronte alla tirannia, all’oppressione e alla marginalizzazione. Jackson Lago (PDT), governatore del Maranhão, ha sottolineato il ruolo importate del MST nella lotta per l’educazione e contro l’analfabetismo.  
L’atto conclusivo è stato preceduto da quattro giorni di relazioni, discussioni, celebrazioni laiche dei valori che il MST mette al centro della propria pratica ed in particolare di un “socialismo nuovo”,  da costruire attraverso una radicale trasformazione della società. Oggetto dell’incontro, l’analisi della congiuntura internazionale, un bilancio della lotta di classe in Brasile, il progetto del capitale per l’agricoltura,   la necessità di alleanze e di accumulo di forze e un bilancio storico della traiettoria del movimento, delle sue strategie e delle sfide davanti alle quali si trova. Molte voci hanno contribuito alla realizzazione delle giornate di studio e discussione - giornate organizzate essenzialmente guardando all’interno del Movimento, cioè alla formazione dei militanti - da quelle di diversi intellettuali amici del MST come Virginia Fontes e  Ariovaldo Umbelino, a quella di un dirigente locale dei metalmeccanici della CUT, a quelle di dirigenti storici del MST (G. Mauro, Bogo, Stedile, Amorim) e meno conosciuti e spesso molto giovani. La gran parte dei militanti è poi stata impegnata nella realizzazione delle “mistiche” che hanno aperto e concluso tutte le sessioni di lavoro con gesti, parole e musiche che hanno rappresentato la storia del MST e  la lotta contro l’agrobusiness e le transnazionali, ma anche la speranza di una nuova società socialista. E la serata socialista è stata uno dei momenti  più coinvolgenti   dell’incontro, segnata dalle testimonianze di ospiti e militanti del MST che hanno raccontato come la loro vita sia stata segnata da un incontro, da una lettura, da un evento, che li ha spinti ad impegnarsi per il cambiamento. C’è chi ha parlato della pedagogia dell’oppresso di Paulo Freire, chi de “le vene aperte dell’America Latina”, chi della rivoluzione sandinista, chi dell’intervista di Fidel “la storia mi assolverà” come Stedile, Quel testo ha prevalso, nella sua formazione, sulle preghiere contro l’avvento del comunismo che la nonna gli imponeva.


Un incontro non rituale, la politica delle alleanze
Non si è trattato di una riunione rituale e puramente celebrativa, a parte l’atto finale e la consegna dei premi “lotta per la terra”.
“Più che celebrare i nostri 25 anni di vita – ha detto Stedile ….. è necessario che riflettiamo sulle nuove condizioni della lotta di classe, molto diverse da quelle dei primi anni del MST”; ora il capitale vuole impadronirsi di tutti i beni della natura e in campo agricolo vuole dominare cinque aree: semi, acqua, biodiversità, agrocombustibili e cellulosa. Il ruolo dei movimenti sociali è quello di comprendere le contraddizioni del progetto del capitale per organizzare il popolo con l’obiettivo di superare questo modello. Abbiamo elaborato un programma di agricoltura popolare, dobbiamo convincere i lavoratori della città, perché da soli non possiamo realizzarlo.
L’analisi portata avanti durante l’incontro è andata oltre le conclusioni dell’ultimo congresso del MST del 2007, nel quale si era già presa coscienza che “si stava uscendo da una lotta contro il latifondo per intraprendere quella contro il capitalismo, l’agrobusiness e le transnazionali che si appropriano di tutti i beni naturali, terra compresa” – dice Horacio Martins, agronomo, che da anni collabora con il MST – “oggi l’agrobusiness è molto cresciuto e si è diffuso. Non riguarda più soltanto gli stati del sud, ma il Minas, il Mato Grosso ecc.  Non esiste più il latifondo tradizionale e non è più possibile un’ alleanza anche solo tattica con settori della borghesia, quindi è fondamentale, oggi, la possibilità di alleanze tra il popolo del campo e della città, per una lotta anticapitalista, cioè socialista. Se vogliamo ricollocare la riforma agraria nell’agenda nazionale questo non può avvenire che con una alleanza tra campo e città”. E quello delle alleanze è stato un tema centrale nell’incontro; anche la presenza di un dirigente CUT tra i relatori ha dato un segnale in questa direzione. “Come costruire il socialismo?” – si domanda Kelli, una giovane dirigente dello Stato di Sao Paulo, che interviene il penultimo giorno, quello dedicato alle sfide all’interno del MST – “dobbiamo costruirlo con altre organizzazioni della classe lavoratrice, dobbiamo contribuire alla costruzione di nuove forze sociali e di nuovi strumenti”.
 
Rafforzare la formazione e massificare le lotte
Un altro punto ampiamente discusso è  quello relativo ai problemi interni del movimento. Ci vuole un salto di qualità all’interno del MST – continua Martins – la formazione deve essere ancora rafforzata, tutti gli insediati devono essere coinvolti nella lotta per le necessarie trasformazioni sociali, altrimenti finiranno inghiottiti dal capitale e negli insediamenti ci sono 700.000 giovani che bisogna coinvolgere nella lotta, soprattutto quelli che non hanno partecipato ai duri anni di accampamento, ma sono nati dopo che la terra era stata conquistata; per loro è necessaria la costruzione di scuole secondarie negli insediamenti e di piccole industrie di trasformazione dei prodotti agricoli che diano loro nuovi sbocchi lavorativi. “Abbiamo formato militanti pronti a lavorare all’esterno del movimento – dice Juraci Portes – dobbiamo ripensare la politica della formazione per gestire la lotta dall’interno degli insediamenti nei confronti di ciò che sta fuori, dell’agrobusiness. Dobbiamo rafforzare la politica di formazione di militanti che restino all’interno degli insediamenti”. “Gli insediati non devono smettere di essere inseriti nel processo delle lotte per la riforma agraria. Finchè c’è un senza terra siamo tutti senza terra” – afferma con convinzione Marina dos Santos - giovane e ormai affermata dirigente, che, a Brasilia, fa da tramite tra il MST e il governo.
E’ indispensabile una “massificazione” della lotta, affermano in molti, la crisi economica, che sta lasciando senza lavoro centinaia di migliaia di persone, può essere un’occasione di trasformazione, ma ci vogliono molti militanti che siano in grado di organizzarle e formarle. “Chi viene dalla città, chi ha svolto attività diverse da quella agricola (per esempio il venditore ambulante),  anche se magari proviene da una famiglia contadina, tende spesso a mercificare tutto, non ha pazienza di aspettare, quindi il problema della formazione e dei quadri capaci di realizzarla è enorme”- dice Egidio Brunetto, uno dei fondatori del MST.   “La crisi mondiale può essere effettivamente un’occasione per la riforma agraria – sostiene, commentando la situazione politica, durante il viaggio tra Marabà e Belem Marina dos Santos –. Democratizzare la terra può dare lavoro, reddito, produzione di alimenti e protezione dell’ambiente, sarebbe un modo di risolvere i problemi dal punto di vista dei lavoratori”.
“Bisogna essere comuqne pronti ad affrontare la criminalizzazione, la delegittimazione della nostra lotta – afferma Jaime Amorim, dirigente del Pernambuco - I giornali ci accusano di illegalità, hanno sempre cercato di spingerci nell’illegalità. Noi abbiamo sempre detto che quello che ci interessa è la legittimità della nostra lotta. E quando dicono che le nostre occupazioni sono invasioni, noi ribadiamo che il latifondo improduttivo  non compie la sua funzione sociale, è di per se stesso ingiusto, un male sociale”. E che l’atteggiamento dello stato del RGS non sia amichevole (è lo stato in cui recentemente si è cercato di delegittimare la stessa esistenza del movimento)  si può notare durante tutta la durata dell’incontro. la polizia statale e quella federale hanno esercitato un controllo serrato sui partecipanti, con posti di blocco alle entrate della fazenda, richiesta continua di documenti e liste dei passeggeri degli autobus e perfino elicotteri che sorvolavano la zona.  
 
Di Lula – durante  la celebrazione dei 25 anni del MST -  si è parlato poco, sono anni che il Movimento ha capito che dal suo governo di coalizione non c’è da aspettarsi nulla nel campo di una reale trasformazione della società e della realizzazione della riforma agraria, è quindi con la politica delle alleanze, la massificazione della lotta contro agrobusiness e transnazionali  e l’auspicata “risalita” dei movimenti sociali  che il MST si propone di realizzare un cambiamento di rapporti di forze nella società che porti alla costruzione del “socialismo nuovo” i cui contenuti sono ancora tutti da scrivere. “Ma se lo stato cominciasse ad operare al servizio del popolo e non di agrobusiness e transnazionali” questo sarebbe già un passo importante in quella direzione, dice Joao Pedro Stedile.
 
 
3. FORUM DI CARAJAS  25-27 GENNAIO – MARABA-PARAUAPEBABAS - BELEM

La celebrazione dei 25 anni continua in pulman, all’altro estremo del paese, in Para, nella regione amazzonica.   Dal 25 al 27 gennaio il MST-Via Campesina Brasile, in collaborazione con il Comune di Parauapebas e Cterra  ha organizzato il Forum Social Carajas in difesa dell’Amazzonia, della Biodiversità e della sovranità popolare. Circa 130 tra giornalisti, intellettuali, amici brasiliani e stranieri del MST hanno viaggiato con tre autobus da Maraba a Parauapebas e Belem per conoscere la situazione di estremo degrado di questa parte dell’Amazzonia.  Nella Fazenda Annoni si è parlato dell’azione negativa delle transnazionali, qui tutti possono vederla con i loro occhi.
 
Perché questo viaggio?
“Abbiamo voluto portarvi a vedere che cosa succede in Amazzonia – ha detto Stedile spiegando l’iniziativa nel corso della visita all’insediamento Palmares (più di 500 famiglie, 5000 persone). - Bisogna vedere con i propri occhi prima di giudicare, perché, come dice un proverbio orientale, gli occhi vedono mille volte più che gli orecchi. Quindi, piuttosto che fare conferenze e riunioni, abbiamo preferito fare una carovana per vedere prima di giudicare. Il forum itinerante ha  lo scopo di dimostrare che in Amazzonia si scontrano due progetti. Quello del capitale e quello dei lavoratori. La regione che stiamo visitando ha conosciuto una migrazione molto recente, fino a cinquanta anni fa c’erano solo castagne e popoli indigeni; l’intervento del capitale è stato distruggere alberi, portarci le vacche e sfruttare il legname. Noi attraverseremo l’area degradata della foresta. Il nuovo progetto del capitale è oggi  appropriarsi delle ricchezze naturali  e soprattutto delle miniere di ferro. Per questo nel 1997 è stata privatizzata, a un prezzo puramente simbolico, dal presidente Cardoso, la Vale do Rio Doce e da allora la Vale ha esportato centinaia di milioni di  tonnellate di ferro senza pagare nessun tipo di imposta, perché Cardoso ha fatto una legge che esentava le esportazioni di prodotti minerari e agricoli dalle imposte  e ora il progetto del capitale è installare qui grandi imprese siderurgiche. Questo avrà conseguenze molto gravi sull’ambiente perché ci sarà bisogno dell’uso massiccio di carbone. E per questo vengono piantati eucalipto. Pensate, distruggere una foresta tropicale per installare monoculture di eucalipto. La Vale dice che porterà carbone dal Mozambico e dalla Colombia, ma noi pensiamo invece che useranno carbone vegetale. Un’ altra cosa che il capitale vuol fare in questa regione è appropriarsi dell’energia, impiantare decine di aziende idroelettriche sia per alimentare le imprese siderurgiche che per produrre energia che poi verrà portata in altri stati del paese, per questo andremo a vedere la più grande idroelettrica brasiliana, quella di Tucurui. Un quarto progetto del capitale in questa regione è quello del lavaggio di denaro sporco. Grandi gruppi finanziari stanno comprando enormi fazende (come il gruppo  Opportunity, quello di Dantas, che è indagato dalla giustizia, che ha comprato in tre anni 600.000 ettari). Il bestiame aiuta a lavare il denaro

Qui c’è sempre stata una resistenza storica, prima di tutto dei popoli indigeni, di posseiros (piccoli agricoltori che occupano terre pubbliche) e riberinhos (popolazioni che vivono sui margini dei fiumi amazzonici svolgendo attività finalizzate alla sussistenza, prima di tutto la pesca)  quando sono arrivate le madereiras (compagnie che sfruttano il legname) e l’allevamento; c’è stato e c’è ancora lavoro schiavo, ci sono stati molti morti ammazzati. Ora il nostro progetto è quello di occupare queste aree degradate per trasformarle in aree di insediamento e produrre alimenti. Ci sono qui vari movimenti sociali e sindacati e c’è il MST, ognuno ha la sua metodologia di lotta ma tutti vogliamo costruire un nuovo progetto, sotto il controllo dei lavoratori e, allo stesso tempo, portare avanti una lotta più generale per ristatalizzare la Vale perché lo stato possa controllare le sue enormi ricchezze e queste tornino ad appartenere al popolo brasiliano”.


La Miniera della Vale
Il paesaggio attraversato dal forum itinerante è desolante, monotono, quasi privo di vegetazione, non ci sono abitazioni né coltivazioni per centinaia di chilometri, ma magre vacche lasciate a occupare il territorio da latifondisti che vivono ben lontani da qui e grandi madereiras che lavorano il legname che sarà poi esportato. Il territorio sottratto alla foresta è ormai inadatto alla coltivazione – sarà estremamente difficile recuperarlo - c’è uno strato sottile di terra e sotto sabbia, spiegano i dirigenti del MST che accompagnano la comitiva, le uniche piante presenti, in alcune zone, sono invece i famosi eucalipto per produrre carbone di legna (e non carta come nel centro sud del paese).

Visitiamo una  miniera di ferro  della ricchissima  Compagnia della Vale do Rio doce, sempre  accompagnati da polizia federale e statale, in qualche caso anche con uso di elicotteri, come già a Sarandi. “Per proteggere la tranquillità dei partecipanti” – ha spiegato un tenente colonnello - ma in realtà per il timore, che appariva piuttosto ridicolo,  che quella compagnia di giornalisti ed ospiti stranieri, guidati dal Movimento Senza Terra potesse trasformarsi da un momento all’altro in un pericoloso gruppo di occupanti di luoghi strategici per gli interessi delle transnazionali.
Della miniera di ferro ci mostrano solo una parte superficiale, ce ne sono di molto profonde, ma la nostra visita si svolge nell’ambito di margini ristretti e controllati. Non hanno potuto impedire l’ingresso della delegazione perché la miniera si trova all’interno di una zona che è proprietà dello stato. La foresta di Carajas è zona protetta quindi pubblica gestita da IBAMA-Ist. Chico mendes. Quando la VALE è stata privatizzata nel 1997 hanno scorporato la terra per abbassare il prezzo di vendita e quindi la terra, le case dei funzionari, l’orto botanico sono dello stato.. La miniera produce ferro molto puro e ne avrà per altri 400 anni. Il ferro estratto  è quasi tutto destinato alla esportazione, va a Sao Luis per ferrovia. La Vale possiede molte altre miniere sia di ferro che di altri minerali, oro compreso. E ha comprato anche imprese siderurgiche, per esempio.  In questa miniera lavorano 10.000 persone. I funzionari vivono in abitazioni costruite all’interno della foresta protetta, i lavoratori fanno ore di viaggio ogni giorno. La ferrovia che trasporta il ferro taglia in due l’insediamento Palmares, correndo al suo interno per 26 chilometri. Gli insediati protestano da anni. Hanno fatto varie occupazioni della ferrovia, fermando i treni per complessivi 9 giorni. Alla Vale non interessa la sicurezza degli insediati e dei loro animali, Ha costruito protezioni solo per pochi chilometri e nessun ponte sui binari. Considera i dirigenti del MST tutti banditi e grazie allo stuolo dei suoi avvocati riesce a non pagare nessun indennizzo per i frequenti incidenti. ”Qui passano 6 autobus scolastici 2 volte al giorno, dicono gli insediati (la scuola di Palmares è frequentata da 1600 bambini e ragazzi)  e abbiamo bisogno di strade parallele alla ferrovia e di almeno due ponti. Quella ferrovia è pubblica, perché la Vale se ne è potuta appropriare e non rispetta i nostri diritti?”
 
La diga di Tucurui
L’altra stazione del nostro pellegrinaggio è la diga di Tucurui, la più grande del Brasile (Itaipu non è solo brasiliana) Qui la diga hanno cominciato a costruirla più di 30 anni fa. . Moltissimi agricoltori e ribeirinhos sono stati espulsi e solo pochi indennizzati. La maggioranza ha perso tutto. Ora vogliono ampliare la diga e costruirne altre. L’energia va nello stesso Para, in Maranhao, e Tocantins ma mentre le imprese la pagano a prezzi ridottissimi, per gli abitanti del luogo è un lusso che non si possono permettere. Il MAB (movimento di coloro che sono stati danneggiati dalla costruzione delle dighe) cerca di organizzare le persone  per chiedere indennizzi, fare cooperative, per esempio per allevare pesce. E’ una zona altamente malarica non ci sono ambulatori né ospedali, la mortalità è altissima.   Ci sono qui due mondi diversi: la città della Elettronorte, ricca e autosufficiente e Tucurui, dove vivono ex-agricoltori e pescatori in una condizione di assoluto degrado.
Sulla  diga ci sono polizia ed esercito schierato in assetto di guerra, sulle nostre teste i soliti elicotteri. Bloccano la strada alle altre auto, per farci passare. Nella sede dei pescatori ci riuniamo con i militanti del MAB e molti, della delegazione internazionale, promettono che non dimenticheranno le terribili condizioni di vita della gente di Tucurui.
       
Sul luogo del massacro
Il Para è lo stato in cui più numerosi sono stati i morti nei conflitti per la terra ed è qui, non lontano da Parauapuebas che è avvenuta il 17 aprile del 1996 la strage di Eldorado do Carajas. Alla curva S il gruppo guidato dal MST ha partecipato ad una mistica in ricordo dei morti. 19 persone grige  di terra si sollevano dal suolo e ognuna di loro si  avvicina ad un albero (i 19 alberi che costituiscono il monumento ai morti di Eldorado), a agnuno dei morti viene portato un fiore e loro, pur sofferenti, sembrano pacificarsi. Poi i vivi, assistiti dai morti, vanno a piantare arboscelli,  la vita rinasce.  Dice Ayala, giovane dirigente del MST/Para:”per molto tempo venire qui era una sofferenza troppo grande ma ora pensiamo che dalla morte rinasce la vita e veniamo qui con un atteggiamento diverso”. E la vita che rinasce l’abbiamo vista nei due insediamenti della regione: Palmares e XVII di aprile, due realtà importanti, con centinaia di famiglie, scuole e progetti impegnativi (a Palmares per esempio sono state poste le prime pietre di uno stadio e di una scuola di agroecologia), nonché nugoli di bambini che, circondando Aleida Guevara, vogliono una foto con la figlia del Che.
 
 
4. GUARAREMA – 30 GENNAIO  -  SCUOLA NAZIONALE DEL MST
Non posso concludere il discorso sul MST, 25 anni dopo, senza far cenno ad una realtà che la Rete Radiè Resch ha appoggiato negli ultimi anni.
Quelli che Veja e Internazionale[1] presentano come un gruppo violento che si prepara alla guerriglia hanno dato vita, a pochi chilometri dall’aeroporto di Guaruglhos a una realtà  che è il nodo centrale del sistema della formazione del Movimento, la Scuola Nazionale Florestan Fernandes.  La scuola ha ormai dimensioni ragguardevoli (anche se è ancora incompleta rispetto al progetto) con 4 edifici che possono ospitare studenti, aule di varie grandezze, un anfiteatro, una sala per cinema e teatro, una biblioteca ecc. Ci sono anche orti, maiali, polli perché l’obiettivo è quello di un parziale autosostentamento della scuola. Ma è chiaro che una realtà di questo tipo, nella quale lavorano 35 persone, non è un’“attività economica” che può arrivare all’autonomia. Nel solo 2008 sono passate per questo luogo più di 3500 persone di MSt, Via Campesina, movimenti sociali del campo e della città brasiliani e di molti altri paesi dell’America Latina, coinvolti in 77 attività. Si tratta solo di una piccola parte della formazione che il MST coordina poiché la gran parte dei corsi che i suoi militanti svolgono sono nelle università con cui il movimento stabilisce delle convenzioni, in modo che i suoi studenti non vivano una esperienza separata. Ma questo è il centro culturale del MST dove militanti di vari luoghi del continente e del mondo possono scambiarsi le proprie esperienze.
 
 


[1] Internazionale dice di non far altro che riprendere oggettivamente quel che i giornali brasiliani scrivono. Ma perché a proposito del MST – le rarissime volte in cui ne parlano – scelgono sempre i giornali brasiliani più conservatori? Nel numero di Carta Capital del 23 gennaio - uno dei giornali che Internazionale cita tra le sue fonti - ci sono 6 pagine di un interessante reportage sui 25 anni del MST e i toni sono di grande rispetto.