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Re: [latina] Fw: [gc] Barack Obama: "gli Stati Uniti appoggiano il ritorno di Mel Zelaya in Honduras". Il dittatore di Bergamo alta tratta la resa?



Ecco un altro obamisterico (parlo del vacillante Carotenuto, quello degli inni alla Betancourt). Possibile che questi provetti analisti si facciano turlupinare da quattro chiacchiere con sorriso Pasta del Capitano dell'Uomo del "change", che altro che "change", dalla Palestina al Pakistan, dalla Somalia al Patriot Act e al connubio con le banche dei ladroni, è in perfetta continuità con il troglodita che lo ha preceduto.Ma è chiaro che Obama debba salvare la sua faccia "del dialogo" del "rispetto", di fronte a un sanguinoso colpo di Stato attuato dai generali e fantocci da sempre al soldo degli Usa. Nessuno di questi potrebbe neanche alzare un sopracciglio senza l'approvazione del Pentagono, del Dipartimento di Stato, della Cia e, dunque, di Obama che ne è il burattino. L'Honduras non reggerebbe 24 ore se gli Usa tagliassero i viveri e le armi. Continuare a illudere la gente su questo finto nero bombarolo e stragista è davvero complicità con l' organizzzatore di massacri e di rivoluzioni di velluto in Asia. Sono duecento anni che la strategia internazionale degli Usa non cambia. A volte ci infila con i sorrisi, a volte ci tramortisce con le mazzate.
Dillo al Carotenuto per il quale le FARC sono assassini narcotrafficanti. Come per la Cia.
Fulvio
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From: nello
Sent: Wednesday, July 08, 2009 8:29 PM
Subject: [latina] Fw: [gc] Barack Obama: "gli Stati Uniti appoggiano il ritorno di Mel Zelaya in Honduras". Il dittatore di Bergamo alta tratta la resa?

 
----- Original Message -----
Sent: Wednesday, July 08, 2009 10:02 AM
Subject: [gc] Barack Obama: "gli Stati Uniti appoggiano il ritorno di Mel Zelaya in Honduras". Il dittatore di Bergamo alta tratta la resa?

Barack Obama: “gli Stati Uniti appoggiano il ritorno di Mel Zelaya in Honduras”. Il dittatore di Bergamo alta tratta la resa?

Xiomara Castro de ZelayaE’ un voltaireiano Barack Obama che da Mosca ha chiuso ogni polemica sulla posizione dell’attuale governo di Washington rispetto al colpo di stato in Honduras: “gli Stati Uniti appoggiano il ritorno di Mel Zelaya in Honduras anche se questo si è fermamente opposto alle politiche nordamericane”.

E inoltre: “Non appoggiamo Zelaya perché siamo d’accordo con lui. Lo appoggiamo in nome di un principio universale per il quale i popoli debbono poter eleggere i propri dirigenti, che ci piacciano o no. E dobbiamo riconoscere chiaramente: gli Stati Uniti non hanno sempre agito correttamente su questo punto ma il mio governo non cercherà di imporre governi ad altri paesi”.

di Gennaro Carotenuto

Sarebbe (anche per l’ammissione di responsabilità) un discorso da prima pagina quello di Barack Obama a Mosca e che va ben oltre la crisi honduregna se non si perdesse nel porto delle nebbie degli irriformabili media del pensiero unico e quindi lo mettiamo in prima pagina noi, media partecipativo.

Per dar seguito alle affermazioni del Presidente, ieri a Washington Mel Zelaya è stato ricevuto dal segretario di Stato Hillary Clinton non per una visita formale o una photo opportunity ma per oltre due ore al termine delle quali Clinton ha reiterato l’appoggio al governo legittimo honduregno e si è fatta parte attiva dello sblocco della situazione accettando come mediatore il premio Nobel 1987, il costaricense Oscar Arias.

L’iniziativa, necessaria, statunitense, supporta il concerto latinoamericano e profila un percorso di soluzione alla crisi honduregna. Contemporaneamente il dittatore di Bergamo alta, Roberto Micheletti cercava disperatamente proprio il premio Nobel per la pace, che infine, dopo un giro di telefonate con ogni angolo del continente, si è fatto carico della mediazione. Domani giovedì, a San José del Costarica, Roberto Micheletti incontrerà l’uomo contro il quale ha orchestrato il golpe e che fino ad oggi voleva arrestare e forse uccidere.

“Non sarà un incontro da pari a pari”, ha dichiarato Arias. L’inserimento di Arias come figura centrale di mediazione evidentemente esautora il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), José Miguel Insulza, protagonista del fallito tentativo di rientro di Mel Zelaya di domenica.

Il presidente legittimo, nell’accettare l’incontro con il suo sequestratore, con l’assenso sia del governo statunitense che del concerto latinoamericano, ha affermato: “sarà una mediazione, non una negoziazione, che avrà come oggetto la piattaforma per l’uscita di scena dei golpisti”. Inoltre ha comunicato (dettaglio non marginale) di aver destituito l’ambasciatore honduregno negli Stati Uniti Roberto Flores Bermúdez, che lavorava per conto dei golpisti. Il governo degli Stati Uniti inoltre ha stigmatizzato come “razziste” le dichiarazioni del Ministro degli Esteri del dittatore di Bergamo alta, Enrique Ortez, che aveva definito Obama “il negretto”.

Intanto a Tegucigalpa, ci sarebbero circa 800 persone in stato d’arresto. Ciò non è bastato per fermare le pacifiche manifestazioni contro il golpe con una novità: Xiomara Castro de Zelaya (nella foto), moglie del presidente legittimo, per la prima volta era alla testa della manifestazione.

La vergogna di Matteo Salvini, parlamentare della Lega Nord. Guarda il video e commenta!

Aldo Forbice, Zapping e Matteo Salvini

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