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Fw: Terremoto ad Haiti: nuovi aiuti da Cuba



 
----- Original Message -----
Sent: Monday, January 18, 2010 8:49 PM
Subject: Terremoto ad Haiti: nuovi aiuti da Cuba

L'Avana, 18 gennaio 2010

LE RIFLESSIONI DEL COMPAGNO FIDEL: Haiti pone a prova lo spirito di cooperazione


Le notizie che giungono da Haiti riflettono il grande caos che ci si poteva aspettare nella situazione eccezionale creata dalla catastrofe.

Sorpresa, stupore e commozione nei primi istanti, desiderio di aiutare immediatamente dai più lontani angoli della Terra.

Cosa inviare e come farlo verso un angolo dei Caraibi, dalla Cina, dall’India, dal Vietnam e da altri punti situatati a decine di migliaia di chilometri?

La violenza del terremoto e la povertà del paese generano nei primi istanti idee di necessità immaginarie, che danno luogo ad ogni tipo di promesse possibili, da inviare per qualsiasi via.

Noi cubani comprendiamo che la cosa più importante è, in questi istanti, salvare vite umane, e per questo siamo allenati non solo di fronte a catastrofi come questa, ma anche contro altre catastrofi naturali relazionate alla salute. Lì cerano centinaia di dottori cubani, oltre ad un buon numero di giovani haitiani d’origine umile, divenuti professionisti della salute ben preparati, un compito che realizziamo cooperando da molti anni con questo fraterno e vicino paese.

Una parte dei nostri compatrioti erano in vacanza ed altri di’origine haitiana si specializzavano o studiavano in Cuba.

Il terremoto ha superato qualsiasi calcolo; le povere case di mattoni e fango di una città con quasi due milioni d’abitanti non potevano resistere e sono crollate; le installazioni del governo, molto più solide, interi isolati di edifici sono crollati sugli abitanti che, a quell’ora già serale, erano in casa e sono stati sepolti sotto le rovine, vivi o morti.

Le strade piene di persone ferite che chiedevano aiuto.

La MINUSTAH, forza delle Nazioni Unite, il Governo e la Polizia sono restati senza centri di comando. Nei primi istanti il compito di queste istituzioni, con migliaia di persone è stato sapere chi era ancora vivo e dove si trovava.

La decisione immediata dei nostri abnegati medici che lavoravano ad Haiti, e dei giovani specialisti della sanità, laureati in Cuba, è stata di comunicare tra di loro, sapere come stavano e su cosa contavano per dare assistenza al popolo haitiano in quella tragedia.

Quelli che erano in vacanza a Cuba si sono immediatamente preparati a partire, così come i medici haitiani che si stanno specializzando nella nostra Patria.

Altri esperti cubani in chirurgia, che hanno compiuto difficili missioni, si sono offerti di partire con loro: basta dire che in meno di 24 ore i nostri medici avevano già assistito più di cento pazienti. Oggi 16 gennaio, a soli tre giorni e mezzo dalla tragedia il numero delle persone assistite era già di varie migliaia.

A mezzogiorno di oggi, sabato 16, la dirigenza della nostra brigata ha comunicato, tra l’altro, i dati seguenti:

“È davvero lodevole quello che stanno facendo i compagni; è opinione unanime che il Pachistan è diventato piccolo. Lì ci fu un altro terribile terremoto, dove lavorarono diversi medici cubani, In quel paese si presentarono molte fratture ed anche alcune vecchie e mal consolidate, alcune persone schiacciate, ma qui è stato superato l’immaginabile. Abbondanti mutilazioni. Le operazioni praticate vanno eseguite in pubblico. Qusta è l’immagine che avevamo di una guerra”.

“…l’ ospedale Delmas 33 sta già funzionando e dispone di tre sale operatorie con generatori elettrici, aree di consultazione, eccetera, ma è già assolutamente pieno...”

“…12 medici cileni si sono incorporati, uno è anestesista, ed inoltre ci sono otto dottori venezuelani e nove monache spagnole: si attende l’incorporazione da un momento all’altro di 18 spagnoli, ai quali la ONU e la Sanità Pubblica avevano consegnato l’ospedale, ma mancavano le risorse per le urgenze, che non erano arrivate, per cui hanno deciso di sommarsi a noi e cominciare a lavorare d’immediato”...

“… 32 medici residente haitiani sono stati inviati qui e sei sono andati direttamente a Carrefour, un luogo completamente devastato. Inoltre sono giunti ieri tre strumenti chirurgici”.

“…stiamo operando nelle seguenti installazioni ospedaliere di Port au Prince:

Hospital La Renaissance.

Hospital del Seguro Social.

Hospital de la Paz.”

“…funzionano già quattro CDI (Centri di Diagnosi Integrale).”

Con queste informazioni si trasmette solo un’idea di quello che sta facendo ad Haiti il personale medico cubano , come gli specialisti di altri paesi che lavorano con loro, tra i primi che sono giunti in questa nazione.

Il nostro personale è disposto a cooperare e unire le sue forze a quelle di tutti gli specialisti della salute che sono stati inviati per salvare le vite di questo popolo fraterno.

Haiti potrebbe divenire un esempio di quello che l’umanità può fare per sè stessa: le possibilità ed i mezzi esistono, ma manca la volontà.

Quanto più si dilateranno le sepolture e gli incenerimenti dei morti, la distribuzione degli alimenti e di altri prodotti vitali, tanto più aumenteranno i rischi di epidemie e violenze sociali.

Ad Haiti si metterà a prova quanto può durare lo spirito di cooperazione, prima che l’egoismo, il sciovinismo, gli interessi meschini e il disprezzo per altre nazioni, prevalgano.

Un cambio climatico minaccia tutta l’umanità.

Il terremoto di Port au Prence, dopo tre sole settimane, ricorda a tutti noi in che modo egoista e autosufficiente ci siamo comportati a Copenaghen.

I paesi osservano da vicino quello che sta accadendo in Haiti.

L’opinione mondiale ed i popoli saranno sempre più severi e implacabili nelle loro critiche!



Fidel Castro Ruz – 16 gennaio del 2010
Ore 19.46

(Traduzione Gioia Minuti)

http://www.granma.cu/italiano/2010/enero/lun18/RIFLESSIONI-16enero.html




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L'Avana, 18 gennaio 2010

Nuovi aiuti di Cuba per Haiti

Raymundo Gómez Navia


AIN - Aerei cubani con medicinali ed altri risorse, specialisti della salute e di situazioni d’emergenza naturale continuano ad arrivare all’ aeroporto internazionale di Port au Prence.

Sabato 16 sono giunti altri medici e strumenti per rafforzare gli integranti della brigata Henry Reeve, che lavorano in diversi punti della capitale.

Nel Campo di Marte, in Piazza della Repubblica ed altri luoghi di questa capitale, sono sistemati punti all’aria aperta per offrire assistenza d’urgenza ai traumatizzati, curare ferite e soprattutto agire preventivamente contro le infezioni. I casi più gravi di fratture, come i più complessi, sono inviati negli ospedali in funzione.

Gli specialisti cubani ricevono manifestazioni di gratitudine per l’appoggio e la solidarietà di Cuba, ed è comune sentire - e non senza emozione – in creolo, francese, inglese ed anche in spagnolo, gridare Viva Cuba, Viva Fidel, Grazie Raul.

Tra gli aerei giunti dall’Isola cubana, uno ha portato dieci tonnellate di medicinali e prodotti d’alta domanda, per aiutare la critica situazione che si vive in Haiti.

Ora sono 447 i componenti del contingente sanitario cubano presenti in Haiti, e 220 sono concentrati a Port au Prence.


BAMBINA DI 18 MESI TROVATA VIVA DOPO 3 GIORNI

Un miracoloso riscatto di una piccola di 18 mesi ad Haiti, Zinnie, strappata dalla tomba di rovine di un edificio è avvenuto dopo ben 3 giorni che vi era sepolta. Un gruppo di persone ha sentito il suo pianto ed un gruppo di giornalisti di un canale TV dell’Australia è riuscito a riscattarla viva.

Si ignora dove si trovano i genitori o i familiari della bambina.


CUBA APRE LO SPAZIO AEREO AGLI USA

Il governo cubano ha aperto lo spazio aereo per consentire agli aerei statunitensi di portare aiuti ad Haiti ed evacuare i feriti.

Un portavoce della Casa Bianca ha spiegato noto che è stato raggiunto un accordo perché gli aerei che partono dalla base statunitense nella baia cubana di Guantanamo diretti in Florida passino sopra l'isola; e in tal modo possono accorciare il tradizionale tragitto di circa 90 minuti.

Le squadre di soccorso inviate da Washington stanno portando le vittime bisognose di cure nell'ospedale militare di Guantánamo; ma alcuni sopravvissuti devono poi essere trasferiti in Florida per ulteriori terapie.

(Traduzione Granma Int.)


http://www.granma.cu/italiano/2010/enero/lun18/Nuovi.html




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L'Avana, 18 gennaio 2010

Cuba non esiste nei rapporti USA sulla risposta al terremoto di Haiti

Dave Lindorff 


Solo due media degli Stati Uniti hanno informato sulla risposta di Cuba al terribile terremoto di 7.0 gradi, che ha devastato Haiti.

Uno è il Fox News, che afferma, sbagliandosi, che i cubani erano assenti dalla lista dei paesi vicini dei Caraibi, che sono accorsi a prestare aiuto.

L’altro è il Christian Science Monitor (uno spazio di notizie con molta credibilità, che di recente ha chiuso la sua edizione cartacea) ha informato correttamente che Cuba aveva inviato 30 medici nella nazione colpita.

Il The Christian Science Monitor, in un secondo articolo, citando Laurence Korb, ex vicesegretario alla Difesa ed ora vincolato al Center for American Progress, ha assicurato che gli Stati Uniti sono i leaders nello sforzo dei soccorsi per Haiti, ma che si deve considerare la possibilità d’approfittare dell’ esperienza di un vicino come Cuba, che dispone di alcuni dei migliori corpi medici del mondo e “dobbiamo imparare da loro”.

Il resto dei media degli Stati Uniti ha ignorato il ruolo di Cuba e le sue azioni di solidarietà.

Di fatto, hanno tralasciato di comunicare un fatto reale: che c’erano già 400 medici cubani in Haiti per aiutare quotidianamente e risolvere le necessità sanitarie della nazione più povera delle Americhe, e che questi medici sono stati tra i primi a rispondere al disastro ed hanno creato immediatamente un ospedale proprio a lato del principale ospedale di Port-au-Prince, crollato con il terremoto.

Ben lontani dal non far nulla di fronte al disastro. come afferma la propaganda di destra della televisione FOX, Cuba è stata uno delle nazioni più efficaci e attive nel dare una risposta alla crisi, con una infrastruttura per assistere immediatamente le vittime, mobilitandosi immediatamente e cominciando ad assistere i sopravvissuti.

La risposta d’emergenza degli Stati Uniti, com’era prevedibile, si è concentrata soprattutto in termini di personale e di denaro, con l’invio di militari, di una incredibilmente costosa ed inefficiente flotta di arerei ed una portaerei. Un fattore che va considerato, se si esamina che nella cifra di 100 milioni di dollari che l’amministrazione Obama ha reclamato per assegnare aiuti d’emergenza ad Haiti vanno sommati il costo per operare della portaerei, includendo l’equipaggio, che è di circa 2 milioni di dollari al giorni, e che il solo invio d’una compagnia a Port-au-Prince, incide tanto sul totale che non basta per contenere le spese; in una settimana se ne va la quarta parte degli sforzi dell’annunciato aiuto degli Stati Uniti per Haiti.

Mentre molti tra i militari ed il personale inviato certamente potrebbero svolgere aiuti reali, come la consegna delle provviste e la loro protezione, moltissimi, come dimostra la lunga storia degli USA di brutalità militare e controllo coloniale di Haiti, inevitabilmente passeranno il loro tempo cercando d’assicurare la sopravvivenza ed il controllo dei parassiti pro-USA scelti tra l’elite politica di Haiti.

La verità è che gli Stati Uniti hanno ignorato, alla base, il corso quotidiano della crisi umanitaria in Haiti, mentre Cuba sta facendo il lavoro quotidiano di apportare assistenza sanitaria a questo popolo, ma questa è una storia che i media corporativi statunitensi non vogliono raccontare.

DAVE Lindorff è un giornalista di Filadelfia. Il suo ultimo libro è “The Case for Impeachment” (St. Martin’s, 2006). I suoi lavori si leggono in www.thiscantbehappening.net

http://www.granma.cu/italiano/2010/enero/lun18/terremoto-Haiti.html




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L'Avana, 18 gennaio 2010

CARICOM protesta: i nordamericani impediscono di portare aiuti ad Haiti


La Comunità dei Caraibi, (CARICOM), ha presentato una protesta dopo l’impossibilità di far giungere ad Haiti una missione umanitaria dell’ organizzazione degli Stati dei Caraibi anglofobi e francofoni.

La missione, guidata da vari Capi di Governo della regione e dal Segretario Generale di CARICOM, non ha ottenuto il permesso d’atterraggio nell’ Aeroporto di Port au Prence, che è controllato dall’esercito degli Stati Uniti.

I partecipanti hanno dovuto ritornare in Giamaica e da lì nei loro rispettivi paesi.

Varie nazioni, come Francia, Brasile, Nicaragua e altre, hanno già protestato per la gestione arbitraria che gli Stati uniti applicano nel controllo dell’ aeroporto haitiano.

Il Primo Ministro della Giamaica, Bruce Holding, ha offerto l’Aeroporto Internazionale “Michael Manley” de Kingston perchè sia il centro delle operazioni fondamentali per gli aiuti internazionali, data la sua ubicazione a soli 45 minuti di volo da Haiti.

(Traduzione Granma Int.)

http://www.granma.cu/italiano/2010/enero/lun18/CARICOM.html




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La Habana, 15 de enero de 2010

Con los médicos cubanos en Haití
La peor tragedia es no poder hacer más


Leticia Martínez Hernández Fotos: Juvenal Balán (Enviados especiales)



Los lesionados llegan a todas horas. Desgarra ver la cantidad de niños.

PUERTO PRÍNCIPE, Haití.— El pequeño no paraba de temblar, de su manita endeble colgaba un suero que a estas alturas muy poco podía ayudarle. Por sus venas colapsadas ya no pasaba el fluido que en otra circunstancia, quizás, le devolvería el aliento. Acostadito sobre un cartón la vida se le iba, mientras a sus pies un médico cubano lamentaba no poder hacer más.

Los médicos trabajan de manera continua y lo más frecuente son las amputaciones.
"A este angelito lo trajeron hoy por la mañana. Llevaba tres días bajo los escombros. Lo trajo un rescatista, no tiene familia y es muy probable que no se salve. Le hemos puesto de todo, lo limpiamos, curamos sus heridas, ya no sé cómo seguir ayudándolo. Esta tragedia se ha ensañado con los niños, es insoportable el dolor".

Con solo 28 años ya Sergio sabe qué cara tiene la muerte. Estos últimos días han sido funestos para este médico santiaguero que por primera vez sale de su tierra para salvar vidas. A la pregunta de qué ha sido lo más terrible, dispara dos ráfagas salidas del mismísimo corazón: el sufrimiento de los pequeños y no poder socorrerlos a todos. Así hablaba Sergio Otero González, cuando de su mano se aferró una mujer con el rostro magullado.

Es hora de apartarse del niño y auxiliar a los que llegan. Quizás cuando regrese, este inocente sin nombre haya dejado de respirar, no le quedará más que conformarse con haber hecho lo imposible por devolverle la vida a un ser que nació marcado por la tragedia.

De estas tristes historias está repleta hoy la tierra haitiana. Centros hospitalarios como Delma 33 (paradójicamente nombrado La Paz) y La Renaissance (renacimiento en francés), tienen mucho horror que contar; pero allí los médicos cubanos siguen empeñados en escribir con mayúsculas la palabra VIDA, aunque las agencias de noticias se encarguen de minimizarlos y hasta de negarlos, como la cadena de TV norteamericana Fox News. ¿Será que tendremos que poner altavoces en la Luna para que se acaben de enterar que muchos años antes del sismo ya Haití sabía de los médicos cubanos?



De los escombros sale una fetidez insoportable, mientras la gente deambula por las calles

 


 
 
 
 
RENACIMIENTO EN HAITÍ

La paradoja se apodera de Haití, con cada mirada descubro un contraste, otro más. Creí que la contradicción entre la felicidad de la caras que muestran las vallas publicitarias y el rostro ajado de quienes por debajo de ellas pasan, era la mayor ironía, pero me equivocaba. Hallar las palabras paz y renacimiento en la fachada de los hospitales más tétricos que he visto en mi vida, superó cualquier incongruencia¼ Me empeñé entonces en encontrar la respuesta en el ondear de la bandera de mi tierra a la puerta de estos.

De los escombros sale una fetidez insoportable, mientras la gente deambula por las calles.
Pareciera que los haitianos se acercan a los hospitales donde están los cubanos para encontrar sosiego. No paran de llegar, todos quieren ser atendidos de inmediato, el irresistible dolor de sus cuerpos se mezcla con una enraizada falta de cariño, que parece curarse de inmediato cuando uno de nuestros galenos los acaricia con ternura¼ Hasta los predios de los hospitales se mueven familias enteras. Montan allí el quimbo, ubican al enfermo en el centro, amontonan lo poco que les quedó, y la familia, cuando todavía queda, sale a buscar atención. A otros los transportan en cartones, tablas, colchones hasta casi acorralar al médico.

Así, entre muchos, encontré a la doctora Madelaine en el centro hospitalario La Renaissance. Llegar hasta ella se convirtió en una demostración de malabarismo. Un pie primero, otro después¼ un descanso para recobrar el equilibrio: debajo de mí agonizaban de dolor varios haitianos, solo rozarlos hubiera sido imperdonable. Sin embargo, allí no terminaba la odisea. Tocaba ahora convencerla de que me contara sus vivencias. Esta granmense de 32 años es una experta curando, pero frente a una grabadora tiembla.

 
Continúan los rescates aunque las posibilidades de sobrevivir disminuyen.
 
Los lesionados llegan a todas horas. Desgarra ver la cantidad de niños.
"Esto no se compara con nada de lo que he visto. Cuando llegué sentí miedo, pero no tuve tiempo de dejarlo crecer. Todavía no olvido el rostro de una pequeña de dos años, que sacaron de los escombros y llegó agonizando. A muchos los traen así, pero cuando se trata de un niño, el corazón se nos estruja aún más".

-¿No se desespera cuando le llaman de todos lados y a toda hora para que los auxilie?

"Ellos están desesperados, lo que han vivido no es para menos. Pero nosotros hemos aprendido a tener calma y tratarlos con delicadeza aunque estemos estresados. Si te desesperas no ayudas ni a uno ni a otro, y terminas siendo inútil"..

Con esa misma ecuanimidad sale la cirujana Abrahana del Pilar Cisneros Depestre del improvisado salón de operaciones. Desde dentro de este lugar, parapetado entre sábanas, se escucha un sonido aterrador. Estamos amputando una pierna, dice y me convida a pasar. Pero hasta allí no llegan mis fuerzas, prefiero entonces esperarla fuera para conversar. De ella solo sé que acortó sus vacaciones para retornar a Haití y ayudar.

"Todo es muy triste y desolador. Las heridas son en extremo graves. Lo más frecuente son las traumatologías, muchas personas llegan prácticamente autoamputadas, con los miembros casi desgarrados, con quemaduras incompatibles con la vida, como las de esa niña que ahora mismo cuida una vecina pues su mamá falleció y no se ha encontrado algún otro familiar".

Continúan los rescates aunque las posibilidades de sobrevivir disminuyen.
Han transcurrido varios días, las posibilidades de salvación van siendo mínimas para los que recién son encontrados, dice esta doctora que ya ha perdido la cuenta de los que han pasado por sus manos. "El viernes operamos a 15 personas, hoy sábado ya vamos por 17 y no hemos terminado el día, son uno detrás del otro. La severidad de las lesiones es mayor, los casos son extremadamente sépticos".

-¿Y los familiares, doctora, qué le dicen?

"Muchos llegan solos, pero cuando las familias los traen, es tanto el dolor y la tristeza que solo nos miran, creo que con eso lo dicen todo, no hace falta la palabra gracias".

-¿Está cansada?

"Es verdad que hemos trabajado mucho, que los días se juntan, pero es tanto el deseo de ayudar que no nos permite sentir el cansancio, al contrario, ojalá consiguiéramos dar más".

Se pudiera sospechar que tanta energía y deseos de hacer se dan solo aquí en La Renaissance. Sin embargo, en el otro extremo de la ciudad la historia se repite.


¿PAZ EN DELMA 33?

En el Hospital Universitario La Paz, conocido como Delma 33, más médicos confirman las palabras de Abrahana, Sergio y Madelaine. Allí otra bandera cubana ondea, y da paso a un escenario más estremecedor. Casi todos los lesionados están ubicados en las afueras del recinto. Los lamentos hacen doler el corazón, las tremendas heridas obligan a voltear el rostro, la desolación conmueve, las miradas que buscan compasión calan hasta los huesos. Todos parecieran preguntar: ¿tendrá fin tanta desdicha?

La réplica de la noche anterior, los hizo salir despavoridos del hospital, coyuntura "aprovechada" por los médicos para organizar mejor el local y evaluar la fortaleza de la edificación.

Acondicionando nuevos espacios, poniendo carteles que delimitan las áreas, desinfectando el piso, clasificando a los enfermos y entrando a los más graves, estaban los médicos cuando llegamos. Sorprendió ver tanta gente ayudando. Codo a codo colaboraban especialistas chilenos, cubanos, españoles, canadienses, mexicanos¼ Todos hablaban un mismo idioma: el de la salvación. Todos repetían una misma frase: el trabajo en equipo.

El doctor cubano Carlos Guillén, director del centro, así lo definía: "Ha sido una cooperación perfecta, ellos vienen hasta nosotros, nos buscan espontáneamente para tomar cualquier decisión, tenemos una reunión en la mañana y otra en la tarde con los representantes de cada nación, donde definimos qué estamos necesitando, cuáles son las prioridades y lo compartimos todo".

A Heriberto Pérez, médico chileno, lo que más le preocupaba era el desorden inicial, por eso defiende la cohesión entre todos, no importa de dónde vengan, lo que de verdad vale es salvar vidas.

Acariciando a una pequeña que tenía la piernita en peligro por la gangrena, estaba la monja Rosalía. Vino desde España y se sumó al tremendo equipo que conforma también, entre otros, el residente haitiano Asmyrrehe Dollin. Para este muchacho graduado en Cuba, auxiliar a sus coterráneos es lo más grande que la vida le ha deparado. Agradece entonces a la mayor de las Antillas la posibilidad de haberle enseñado a hacerlo. Compartir con los médicos, que en algún momento fueron sus maestros, es un orgullo inmenso.

Es solo este apretón de manos entre médicos lo que aliviará el dolor haitiano. Vuelve a anochecer, pero quizás mañana los lamentos sean menos. Será una bendición que comiencen a desaparecer los carteles de "we need help" que como sombra están colgados por todos los lugares.

http://www.granma.cu/espanol/2010/enero/lun18/la-peor.html



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La ley del más fuerte prima en Haití para obtener alimentos y agua.


La Habana, 16 de enero de 2010

El FMI anuncia como “ayuda” un nuevo préstamo para Haití

• Andrés Pérez, corresponsal en Puerto Príncipe del diario Público


El director general del Fondo Monetario Internacional, Dominique Strauss Kahn, acaba de anunciar su firme intención de “movilizar ayuda” para Haití “muy rápidamente”, con el desbloqueo de 100 millones de dólares. Strauss Kahn dijo que el objetivo es “acompañar a Haití en la difícil tarea”, y expresó su “profunda simpatía para con las víctimas”. Lo que olvidó de decir el director general es que los 100 millones de euros no son ayuda. En la letra pequeña pone que la suma será desbloqueada en forma de “facilidad ampliada de crédito”. Es decir que los haitianos tendrán que devolverla, aunque estén bajo los escombros. Y con intereses.

Desde hace dos siglos, es una costumbre de eso que se suele llamar la comunidad financiera internacional. Auténtica ayuda y auténtica anulación de la deuda externa de Haití son irremediablemente las asignaturas pendientes del Norte con este país desde su nacimiento, en 1804.

Aprovechando uno de los episodios de restauración monárquica que sufrió Francia en la primera mitad del siglo XIX, los ex colonos blancos impusieron su venganza. El rey Carlos X envió un emisario a la no reconocida república negra en 1825 con un mensaje claro: o Haití aceptaba endeudarse para “indemnizar a los agraviados colonos”, o Francia impondría un bloqueo naval férreo, seguido de una invasión.

Los haitianos tuvieron que capitular, y así cargaron con una deuda de 150 millones de francos-oro de la época debidos a Francia. Un monto que, proyectado a cifras actuales, equivaldría a imponer unos 23.000 millones de dólares de deuda de golpe a un país como Bosnia-Herzegovina recién salido de la guerra.

MILICIA FASCISTA

Roto el primer sueño de libertad de los ex esclavos haitianos, Francia, exhausta, pasó el relevo a EEUU. La ocupación de Haití por los marines (1915-34) no sólo sirvió para que Washington deslocalizara, rumbo a la república negra, a soldados procedentes de familias del Sur, capaces de aplastar la rebelión campesina de Los Cacos. También sirvió para formar a una milicia auxiliar haitiana fascista.

EEUU desocupó Haití en 1934, pero dejó a la milicia, bautizada Ejército regular, y siguió administrando la economía y las aduanas hasta 1945, para cobrarse. Ese cobro tuvo la forma de una tasa sobre el café exportable que era repercutida a los campesinos.

Ese Ejército haitiano sirvió para sustentar décadas tras décadas dictaduras como la de los Duvalier, que desviaron unos 900 millones de dólares a cuentas numeradas suizas y monegascas, dinero que nadie ha devuelto a los haitianos.

Actualmente, las remesas de los emigrantes haitianos son, con mucho, la principal fuente de ingresos del país, seguido por el textil y el café. Pero no logran equilibrar la balanza de pagos del país.

Consecuencia: 1 885 millones de euros de deuda externa bruta en 2008. Pese a los anuncios de la “comunidad financiera internacional” en julio pasado, sólo una pequeña parte de esa deuda ha sido anulada. Buena parte ha sido “calificada cancelable”, pero no anulada. Los haitianos deben sólo en intereses unos 430 millones de euros.

Consciente de ello, Christine Lagarde, la ministra francesa de Economía dijo ayer que ha contactado con el resto de miembros del Club de París para anular la deuda de Haití.

http://www.granma.cu/espanol/2010/enero/sabado16/FMI-ayuda-haiti.html