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Galeano per Cochabamba



   
Mercoledì 21 Aprile 2010

A Cochabamba, in Bolivia, si sta per inaugurare la risposta indigena al tristemente ricordato Vertice di Copenhagen del gennaio scorso, la Cumbre de la Madre Tierra. Eduardo Galeano ha inviato un messaggio di saluto che ho tradotto per questo taccuino. Anche Latinoamerica vuole salutare l'inizio di un incontro non solo importante, ma dal quale il mondo potrebbe trarre molti insegnamenti.

I diritti dell’uomo (1)

Eduardo Galeano

Purtroppo non posso essere fa voi. Magari si potesse fare il possibile e l’impossibile perché il Vertice della Madre Terra sia la prima tappa verso l’espressione collettiva dei popoli che non dirigono la politica mondiale, ma la patiscono.

Magari fossimo capaci di portare avanti queste due iniziative del compagno Evo Morales, il Tribunale per la Giustizia Climatica e il Referendum Mondiale contro il sistema di potere fondato sulla guerra e lo spreco, che disprezza la vita umana e mette la bandiera del vincitore sui nostri beni terreni.

Magari fossimo capaci di parlare poco e di fare molto.

Gravi danni ci ha fatto, e continua a farci, l’inflazione ciarliera, che in America Latina è più nociva dell’inflazione monetaria. E anche, e soprattutto, siamo stufi dell’ipocrisia dei paesi ricchi, che ci stanno privando del nostro pianeta, mentre pronunciano pomposi discorsi per mascherarne il sequestro.

C’è chi dice che l’ipocrisia sia la tassa che il vizio paga alla virtù. Altri dicono che l’ipocrisia sia l’unica prova dell’esistenza dell’infinito. E il ciarlare della cosìddetta “comunità internazionale”, questo club di banchieri e di guerrieri, prova che quelle due definizioni sono giuste.

Io, invece, voglio celebrare le forze della verità che irradiano le parole e i silenzi che nascono dalla comunione umana con la natura. E non è casuale che il Vertice della Madre Terra si tenga in Bolivia, questa nazione di nazioni che sta riscoprendo se stessa dopo due secoli di vita bugiarda.

La Bolivia ha appena festeggiato i dieci anni della vittoria popolare nella guerra dell’acqua, quando il popolo di Cochabamba è stato capace di sconfiggere una onnipotente impresa della California, padrona dell’acqua per opera e grazia di un Governo che diceva di essere boliviano ed era molto generoso con ciò che non gli apparteneva.

Quella guerra dell’acqua è stata una delle battaglie che questa terra non si stanca di ingaggiare per la difesa delle sue risorse naturali, ossia: in difesa della sua identità con la natura. La Bolivia è una delle nazioni americane in cui le cultura indigene hanno saputo sopravvivere, e queste voci risuonano adesso con più forza che mai, nonostante il lungo tempo della persecuzione e del disprezzo.

Il mondo intero, completamente frastornato, deambulando come un cieco in mezzo a una sparatoria, dovrebbe ascoltare queste voci.

Esse ci insegnano che noi, i piccoli umani, siamo parte della natura, parenti di tutti coloro che hanno gambe, zampe, ali o radici.

La conquista europea ha condannato per idolatria gli indigeni che vivevano questa comunione, e poiché vi credevano sono stati frustati, sgozzati o bruciati vivi.

Ostacolo al progresso.

Dai tempi del Rinascimento europeo, la natura si è trasformata in merce o in ostacolo al progresso umano. E fino ad oggi, questo divorzio fra noi e Lei si è mantenuto, al punto tale che ancora c’è gente di buona volontà che si commuove per la povera natura, così maltrattata, così vessata, ma così osservata da “fuori”. Le culture indigene la vedono da “dentro”.

Vedendola, mi vedo. Ciò che faccio contro di Lei, è fatto contro di me. In Lei mi trovo, le mie gambe sono anche il sentiero che Lei cammina.

Celebriamo, dunque, questo Vertice della Madre Terra. E magari i sordi ci ascolteranno; i diritti umani e i diritti della natura sono due nomi di una stessa dignità.

 

(1)  Messaggio dell’autore de Le vene aperte dell’America Latina per il Vertice della Madre Terra che si sta tenendo in Bolivia come alternativa al Vertice sul Cambio Climatico di Copenaghen. (aprile 2010)