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Fw: Pape Satan.doc



 

MONDOCANE

domenica 16 gennaio 2011

PAPE SATA'N, PAPE SATA'N ALEPPE! E ricordiamoci dell'Honduras.

 

Quanti si tengono or là gran regi

che qui staranno come porci in brago,

di sé lasciando orribili dispregi!

(Dante Alighieri, Inferno, VIII, 49-51)

 

 

Tra nazi ci si intende
Ma che sorpresa! Il Nazinger beatifica - contro i regolamenti, ma il socio Marchionne garantisce che non contano nulla - il predecessore amico di Pinochet e Videla e cappellano della Cia con i finanziamenti del mafioso (probabile assassino di papa Luciani) Marcinkus all'infiltrato Walesa. Urla contro coppie di fatto e nascite e morti autogestite, fa dei cristiani, millennari persecutori di tutti gli altri, le vittime massime (all'israeliana), sprofonda nel silenzio sui musulmani massacrati in giro per il mondo dalla cupola di cui fa parte. Addobbato come un incubo di Bulgari, ripropone il modello del satrapo bizantino. La romana Chiesa si conferma carcinoma dell'umanità. Perfetto socio colluso-colliso della cupola genocida mondiale.

 


RIVOLUZIONI IN MAGHREB? OCCHIO!
Figuratevi se uno come me, che gira il mondo a raccontare le lotte e vittorie di masse violente in sacrosanta rivolta, possa non sentirsi anima e corpo parte delle rivolte maghrebine. Ma fermarsi lì, senza guardare un attimo dietro le nebbie dei gas, è come accontentarsi di una donna truccata per la serata senza volerla vedere la mattina al risveglio. O come leggere "il manifesto" e le piatte e superficiali cronache tunisine dell'innominabile islamofoba Giuliana Sgrena. O come quei chierici di Cuba che plaudono alla "revolucion" anche quando quella si mette giacca e cravatta. Dubbi? Mai! Intanto fa rabbrividire il confronto tra le rampogne inflitte dai media imperiali ai "violenti" della rivolta studentesca europea e la benevolenza riservata ai ben più violenti (evviva) oppositori di Ben Ali (al quale era rimasto un solo amico, lo sprovveduto manichino Upim, Frattini). Buttato a mare da tutti i suoi sponsor, come fosse un Noriega qualunque, insediato un compare del satrapo, presidente del parlamento, bollati di estremismo islamico coloro che non si rassegnavano al trasformismo gattopardesco allestito dalla "comunità internazionale", elogiati sindacati e partiti di sinistra, quelli sì "ragionevoli", pronti al "dialogo" e all'"unità nazionale" quanto da sempre i nostri e quasi tutti quelli del Terzo Mondo, ecco che un'insurrezione di popolo di segno rivoluzionario viene sfilata ai suoi protagonisti e messa nelle mani di qualche normalizzatore. Un vassallo logoro e screditato sostituito dalla cupola con un vassallo "democratico". Come Obama dopo Bush, come Menem dopo Videla, come Santos dopo Uribe, come Montezemolo o Draghi dopo Berlusconi. Cambiare tutto perchè nulla cambi.

In più c'è da guardare alle origini dei moti maghrebini, che poi sono anche nordafricani e mediorientali: proteste del pane e della libertà negli stati di polizia, travestiti da democrazie e venduti a USrael-UE, in Algeria, Marocco, Tunisia, Giordania, attentati Mossad contro copti in Egitto, provocazioni giudiziarie anti-Hezbollah ad opera del solito tribunale di comodo (Milosevic, Bashir...) che, dopo averci provato con la Siria, fallendo grottescamente, ora cerca di addossare il crimine Mossad dell'uccisione di Rafiq Hariri, ai vincitori dei cannibali israeliani, fino alla secessione del Sud Sudan, del suo petrolio e delle acque del Nilo. Sono tutti fenomeni inerenti a una strategia di destabilizzazione e frantumazione del mondo arabo. Con dunque la manina visibile o meno visibile dei superspecialisti in provocazioni e terrorismo: Mossad-Cia-NED-Freedom House e affini. Dice, ma se le masse si rivoltano contro despoti corrotti, affamatori del popolo e servi dell'Occidente colonialista! Già, gli potrebbero pure star bene, quelle masse oggi, agli strateghi del divide et impera., purchè le si faccia rientrare poi nell’ordine costituito, liberista e imperiale. Come sanno che gli Abu Mazen, gli Abdallah, i Ben Ali, i Bouteflika sono merce a disposizione del migliore offerente, sanno anche che si tratta di merce marcia galleggiante sopra terremoti sociali in fieri e che li travolgeranno. Non è allora più saggio sostenere le rivolte popolari, preparare fin da prima la soluzione gradita e che possa radunare i "moderati", prima che spunti un nuovo Nasser o, meglio, un nuovo Saddam, a fare rivoluzioni vere? Intanto per l'Egitto e il Pakistan bastano alcune bombe tra i copti. Come da noi quelle del '92-'93..... Come da noi dopo la liberazione la nuova Italia tradita.


Il corollario sudanese-libanese del disfacimento arabo
Il governo libanese, che si reggeva sul fragile equilibrio tra la destra dei pupazzi dell'Occidente e lo schieramento patriottico di Hezbollah, cristiani di Aoun e PC libanese (uno dei pochi degni del nome), si è disfatto. Gli 11 ministri di Hezbollah, formazione maggioritaria nel paese, si sono dimessi. Con la secessione del Sud Sudan, in attesa di quella del Darfur, due Stati arabi strategicamente decisivi per il Nuovo Medio Oriente pianificato da Israele, con gli Usa all'ottuso traino, sono sotto schiaffo imperiali-sionista e rischiano la disintegrazione. Dopo l'Iraq ridotto all'età della pietra (come chiesto da Kissinger) e messo in mano a quattro farabutti, oltre tutto venduti più all'Iran che agli Usa, dopo lo Yemen bombardato e affidato agli squadroni della morte Cia, dopo il collocamento dei fiduciari Al Qaida anche in Nord Africa-Sahel per giustificare interventi atti a garantire petrolio e uranio all'Occidente, si azzannano pezzi forti: è il tuirno del più grande paese arabo e africano e del cuore geostrategico del Medio Oriente. In attesa che i sommovimenti maghrebini e le bombe Mossad contro cristiani qua e là mandino per aria il resto.

In Libano, dopo l'attentato di destabilizzazione e criminalizzazione delle sinistre a Hariri nel 2004, dalle chiare impronte Mossad come da prove esibite da Hezbollah, un giudice Nato tedesco aveva cercato di incastrare la Siria. Tanto grossolano era il tentativo che è fallito sul nascere e di fronte alle confessioni in tv di testimoni subornati dal gaglioffo in toga. Si è dunque alzata l'asticella giuridica e ci si è inventati il solito tribunale Onu in divisa Nato. E, di colpo, grazie alle debite pressioni dell'angelo Hillary Clinton (così il manifesto) e dell'ultrà sionista Sarkozy, l'imputato è diventato Hezbollah. Che in vita sua mai aveva compiuto attentati che non fossero i sacrosanti razzi sugli israeliani, macellai di Sabra e Shatila e del Sud Libano, a fronte di uno Stato sionista che, dalla nascita, si regge sugli assassinii mirati, sulle stragi di massa, e sul terrorismo bombarolo ovunque. Basta pensare ai tribunali ONU su Ruanda e Jugoslavia per afferrare a quali abissi di infamia e servilismo si sia ridotto il diritto internazionale. Non per nulla questi tribunali sono di solito presieduti da personaggi come Antonio Cassese. Ora questo tribunale fa volare balons d'essay che ventilano la paternità di Hezbollah e, accreditati da Hariri figlio, manutengolo saudita, hanno provocato la caduta di un governo condizionato in senso patriottico dalla Resistenza, il caos, il probabile scatenamento di tumulti e massacri e  l'urgente bisogno che Israele, o gli Usa, o la "Comunità Internazionale", intervengano per salvare la pace e ristabilire l'ordine.

Nel  Sudan della secessione, dopo aver alimentato e armato per mezzo secolo la rivolta di tribù animiste o rintronate dal cristianesimo, comboniani in testa (vero Zanotelli?), per disgregare un Sudan riottoso alla sudditanza, Israele, Vaticano, Usa e Germania, innescato anche il Darfur, si stanno avventando sulle ricchezze minerarie e idriche della martoriata nazione, da decenni sotto sanzioni peggio di Cuba. Ricchezze di cui gli illusi dell'"autodeterminazione" non vedranno neanche una goccia. In più, l'associazione a delinquere internazionale agli ordini dei nazisionisti, chiamata "comunità internazionale", si assicura una posizione strategica che, già garantiti i servizi dei clienti Uganda, Ruanda, Burundi, Etiopia, la pone in condizione di rinnovare, stavolta in chiave stragista, i fasti del colonialismo africano dell'800-900, dal Congo in e in giù. Quello  contro il quale l'Africa aveva versato fiumi di sangue, riscattando una storia terrificante di spoliazione e schiavismo. Peccato che il sorridente Nelson Mandela, uomo del riscatto dall'apartheid (prima di razza, ora di classe) non abbia nessuna edificante dichiarazione da rilasciare in merito allo stupro del suo continente da parte di gente che l'aveva tenuto in carcere per vent'anni. E anche lì ha fatto la sua parte il solito tribunale dell'Aja quando ha incriminato Omar El Bashir, presidente sudanese, imperdonabile amico dell'Iraq d'un tempo, per genocidio in Darfur. In quel Darfur dove una contesa per l'acqua tra pastori e contadini era stata sfruttata (al pari di quella tra sciti e sunniti, copti e musulmani, tutsi e hutu...) dalla comunità internazionale, con le solite ricche ricadute sui mercenari umanitaristi delle ONG, per armare e scatenare una guerra civile "tra bande assassine arabe agli ordini di Khartum e poveri africani inermi", con le consuete cifre di vittime, tanto iperboliche quanto false. Ricordiamoci dei 400mila curdi trucidati da Saddam, mentre tutta la popolazione curda è ancora lì, a parte qualche centinaio caduto nella rivolta secessionista voluta da Bush senior, da Clinton e dagli israeliani. E anche "l'autodeterminazione" del Darfur è all'ordine del giorno delle democrazie occidentali. Hai visto mai che un Sudan unito e libero continui a trafficare con la Cina vendendogli petrolio e importando infrastrutture sfuggite a Impregilo o Halliburton.




“UNA TRUFFA CHE LAVORA PER IL NEMICO"
Dunque Wikileaks, così caro ai crociati della libertà d'informazione, l'aveva detto! Prima ancora che se ne accorgessero quei posapiano di Tunisi. Il messaggio "rivelato" dell'ambasciatore Usa aveva già scoperto che Ben Ali era un gaglioffo rubacchione e corrotto. Mica se ne erano accorti, in 23 anni di stato di polizia e satrapismo spinto, i morti di fame del paese. E così, ne deducono i crociati, Wikileaks sta rivoluzionariamente al fianco dei rivoltosi. E se invece quell' agenzia della Cia, diretta dal martire con le mesh, avesse voluto, per conto dei suoi mandanti, istigare una rivolta contro il vassallo decaduto e divenuto controproducente, per liberarsene e sostituirlo, nel nome di pacificazione e unità nazionale, col vassallo nuovo, travestito da vindice delle rivendicazioni popolari, però in salsa moderata, degna della "comunità internazionale"? Complottismo? Dietrologia paranoica, come direbbe il "manifesto" e come ha detto rispetto ai dubitatori della manifesta bufala dell'11 settembre?
Assange negli anni '90 collaborava con la Nasa e i Laboratori del Centro Militare Fort Alamo. Nel Consiglio di Consulenza di Wikileaks ci sono, o c'erano: Philip Adams, dirigente dell'Ufficio Media del governo australiano, collaboratore dei giornali sionisti "The Times" e "Financial Times" e della catena tv del sionista Murdoch, dirigente del Centro per la Mente di Sidney insieme al criminale di guerra Tony Blair; Michael Spence, membro dell'ente di estrema destra USA incaricato della destabilizzazione dei paesi disobbedienti, Council for Foreign Relations, dove era socio del figlio di Murdoch; Steven Aftergood, esperto di segretezza per il governo USA; Ben Laurie, direttore di Open Rights Group, finanziato da Open Society, la vetrina accademica dello speculatore internazionale e finanziatore di "rivoluzioni colorate", il sionista George Soros. Arricchisce di garanzie imperiali questo Consiglio dei Consulenti di Wikileaks una muta di dissidenti cinesi e tibetani: Tashi Namgyai Khamsitsang, già presidente della Washington Tibet Association, vetrina Cia; Wang Youcai, fondatore del Partito Democratico Cinese, sempre vetrina Cia; Xiao Qiang, dirigente del Movimento Mondiale per la Democrazia, vetrina Cia, collaboratore (come la Politovskaja) delle radio Cia Free Europe/Liberty e ampiamente foraggiato dalla NED (National Endowment for Democracy) che affianca Soros nella destabilizzazione violenta di governi sgraditi a USraele; Wang Dan, editore negli Usa del giornale Bejing Spring (Primavera di Pechino), pure messo in piedi dalla NED. Oggi gran parte di questi nominativi e le loro ascendenze sono stati eliminati dai documenti Wikileaks.

John Young, già collaboratore di Assange, ne ha denunciato i rapporti di collaborazione (con finanziamenti richiesti fino 5 milioni di dollari) con due degli enti governativi Usa più impegnati nel terrorismo antislamico, guerrafondaio e sovvertitore di ordinamenti altrui: Freedom House e NED. Oggi Assange, in attesa di estradizione, è ospite nel castello del giornalista Vaughan Lockhart Smith. Costui, già capitano delle Guardie, inviato embedded in Afghanistan, è oggi corrispondente della rivista NATO "NATO Review". Ci si meraviglia allora che Assange abbia dato l'esclusiva delle sue "rivelazioni", non ai media di opposizione all'impero, ma a quattro pubblicazioni imperialsioniste dell'ambito NATO - New York Times, Spiegel, El Pais e il rosa Guardian - tutti pro-guerra? Stupisce che Netaniahu abbia accarezzato le mesch di Assange ringraziandolo per il lavoro svolto? Stupisce che le "rivelazioni" Wikileaks, a parte la montagna di irrilevanze e scontatezze, sostengano tutte le mire scoperte o coperte di USraele, sia avallando falsi teoremi su nemici come Iran, Cina, Russia, Yemen, Afghanistan, sia smerdando fantocci non più reddititzi e minacciati dalla collera popolare? Stupisce che l'ex-partner Young abbia dichiarato: "Wikileaks è una truffa... che lavora per il nemico"?
Per molto altro, sapendo l’inglese, vedi : www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=22437 .

FASTI DEMOCRATICI ISRAELIANI
L'ottimo e strabico Travaglio, pur accennando a qualche eccesso di troppo, insiste: "Israele, vera democrazia", perchè manda sotto processo i corrotti e stupratori di ragazze al vertice dello Stato. Neanche un riflesso condizionato della sua perspicacia per lo stupro sessantennale dei nazisionisti al popolo titolare della terra rubatagli in nome di "Gott mit uns". E allora segnaliamo alla sua provata capacità investigativa applicata ai farabutti di regime qualche grano della giaculatoria democratica recitata dal popolo eletto. Il più autorevole bollettino dei rabbini israeliani, Ma'yanei Ha'yeshua ("Fonti della Salvezza"), invita ad allestire "campi della morte" per coloro che danno noia a Israele. Costoro sono paragonati agli Amalechiti, tribù che al tempo del fantasioso esodo dall'Egitto aveva infastidito gli ebrei. Si ripete il modulo del collaborazionismo nazi-ebrei collaudato a suo tempo tra Himmler e il Bund ebraico. Il ritmo degli assassinii di contadini di Gaza e di gassati o fucilati da Gestapo e coloni in Cisgiordania, è di uno al giorno. Ancora largamente sotto quello messicano, gestito anche da specialisti israeliani, di 20 al giorno, ma ci arriveremo. Per aver risposto alle torture israeliane con lo sciopero della fame, modello della nonviolenza tanto cara ai necrofagi della civiltà superiore, la Gestapo israeliana ha chiuso in isolamento totale gli ennesimi prigionieri palestinesi: Ahmed Sa'adat, segretario del FPLP, e Jamal Abu Al-Haija, capo di Hamas nella Palestina occupata. Com’è che Amnesty, tanto pronta su Cuba, Tibet o Myanmar, non se ne occupa? Saddam non ha mai gassato nessuno, come dimostra la stessa Cia (New York Times 31/1/2003). In compenso i nazisionisti hanno ripreso alla grande la guerra chimica pratica dalla Civiltà superiore, Italia in Libia e Etiopia, Austria e Italia nella Grande Guerra, Churchill in Iraq, Usa in Vietnam...
Ieri un candelotto ha quasi decapitato un palestinese a Nilin. Poco male, Cossiga me ne aveva fatto lanciare uno sul ginocchio, che da allora funziona alla giacomo-giacomo. Ma cammino. Ma questi non solo sparano candelotti di ferro ad altezza d'uomo. Li riempiono di gas CS e li sparano in bocca, uccidendo (ultima Jawaher a Bil'in), o nei cortili di scuole e case. E il gas CS me l'hanno somministrato pure a me a Ramallah e sono stato male per giorni e chissà che, se facessi un figlio, non verrebbe stortignaccolo di mente e corpo. Già perchè quel gas, prodotto negli Usa, non è un semplice lacrimogeno. E' un veleno proibito dalla Convenzione di Ginevra che impedisce la respirazione, fa morire di asfissia, provoca spasmi spaventosi allo stomaco, danneggia permanentemente polmoni e intestini, attacca il sistema endocrino e riproduttivo. Insomma, come fa la Gelmini e come si propongono coloro che gestiscono la denutrizione (chiamata AIDS) tra le plebi inutili del Sud del Mondo, mira non solo a eliminare dalla scena manifestanti, ma anche a comprometterne per sempre la progenie. Come l'uranio, il napalm, il fosforo, i gas serra e i farmaci diffusi a piene mani là dove occorre sfoltire l'umanità che non consuma, non produce e magari protesta. E non vogliamo noi stare all'altezza delle migliori tecnologie? Il CS di Israele lo usano anche da noi. Dal G8 di Genova in qua.


NAZISIONISTI A TUTTO GAS
Come tutte le guide della Superiore Civiltà, Israele ruba e rapina a mano armata. Dal Libano da squartare, all'Egitto da far saltare, a Gaza da sopprimere, davanti alle coste si estende un giacimento di idrocarburi da 3.500 miliardi di metri cubi di gas e da 1, 7 miliardi di barili di petrolio. Le parti più cospicue stanno davanti a Gaza, Libano e anche Cipro. E' una fonte di energia che potrebbe fare la fortuna del disastrato Libano e di Gaza agonizzante per fame e sete. E' roba delle loro acque territoriali ai termini del diritto internazionale. Ma se i pescatori di Gaza devono smetterla di pretendere di nutrire e gli altri pescando oltre la bagnarola di acciughe delle tre miglia, sennò li mitragliano, così sarebbe il colmo se questi arabi, "scimmie, cani, bastardi" sulle mura di Israele e nelle parole di Ben Gurion e del Talmud, potessero avvantaggiarsi di qualcosa che è loro. Jahve non lo consente, come non consente che fra mezzo secolo, ci siano ancora bastardi arabi tra Nilo ed Eufrate. Tutto il gas e il petrolio sono nostri, hanno sentenziato Pinochet-Netaniahu e Himmler-Liberman. Ma anche Olmert e madama Livni, che lo sterminio di "Piombo fuso" lo fecero apposta, Abu Mazen plaudendo (se permettete, nel 2009 in italiano lo raccontai solo io. Il manifesto c'è arrivato ora). E chi si avvicina a quel dono di dio al suo popolo, muore. Con le armi che il subordinato Usa gli fornisce al ritmo dei 3 miliardi e passa l'anno. Ma chi se ne fotte dei "Protocolli dei Savi di Sion", balla o non balla. Stanno ai nazisionisti di oggi come un gabbiano sui rifiuti sta a un avvoltoio su una gregge di pecore.


GRILLI PARLANTI
L'ultima invettiva di Grillo è contro coloro che se la prendono con il mercenariato sessuale femminile del guitto mannaro, piuttosto che occuparsi delle sue malefatte "vere". Per Grillo ci vorrebbe a volte il martello di Pinocchio. Se un mafioso dinamitardo e stragista non può, per ora, essere beccato su mafia e bombe, ben venga che lo si becchi sul modello morale che offre ai nostri giovani. Eppoi, far passare una ragazza prostituita da minorenne per nipote di Mubarak e come Marchionne che fa passare per sindacati degli sciacalli che rosicchiano le ossa finite sotto il suo tavolo. O no?

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Comunicato stampa, 14 gennaio 2011
Honduras, il reality show e la dittatura
Altreconomia lancia un appello all'Isola dei famosi, che tra un mese torna ai Cayos Cochinos. Verrà inviato alla dirigenza della Rai ed alle più alte cariche dello Stato

Milano – L'Isola dei famosi torna in Honduras a venti mesi dal Colpo di Stato, mentre il Paese centroamericano soffre la repressione di un governo non democratico. La rivista Altreconomia promuove un appello in vista dell'inizio della trasmissione, con l'obiettivo di portare in prima serata su Rai2 la realtà che vive la popolazione honduregna, una realtà che rischia di venir distorta dalle immagini di cartolina che entreranno nelle nostre casa dai teleschermi. “Da lunedì 14 febbraio le isole dei Cayos Cochinos, al largo della costa del Paese centroamericano, tornano ad ospitare 'l'Isola dei famosi'. Lo scorso anno il circo del reality show, prodotto da Magnolia e trasmesso da Rai2, si era dovuto sposta re in Nicaragua per cause di forza maggiore: il colpo di Stato che il 28 giugno 2009 aveva deposto ed espulso il presidente costituzionalmente eletto Manuel Zelaya -si legge nell'appello, che potete leggere integralmente sul sito di Altreconomia-. Tornare in Honduras, oggi, significa riconoscere che nel Paese c'è democrazia, e tranquillizzare al contempo i cittadini italiani, che potranno considerare nuovamente le spiagge e le isole di Honduras tra i 'paradisi tropicali' da raggiungere per godersi le meritate vacanze”.

Nell'appello si elencano alcune notizie relative all'Honduras che i media italiani hanno mancato di raccontare a partire dal 28 giugno 2009: “Non sanno, i dirigenti di Rai e Magnolia, che l'Honduras non è ancora stato reintegrato nell'Organizzazione degli Stati americani e che numerosi Paesi continuano a ritenere totalmente illegittimo l’attuale governo; non sanno che l'ex presidente della Repubblica, Manuel Zelaya, non è ancora potuto rientrare nel Paese; non sanno che il Fronte nazionale di resistenza popolare ha raccolto oltre 1,3 milioni di firme (più della metà degli aventi diritto al voto, su una popolazione di meno di 8 milioni di persone) per chiedere la convocazione di un'Assemblea popolare costituente per riscrivere la Costituzione del Paese; non sanno che nel corso del 2010, in Honduras, sono stati assassinati 10 giornalisti; non sanno che, a pochi chilometri dalle isole dei Cayos Cochinos, nella regione del Bajo Aguan, si è realizzata nelle ultime settimane una vasta operazione di repressione nei confronti dei movimenti contadini, ad opera di militari e paramilitari al soldo dell’oligarchia locale, che hanno lasciato sul terreno numerosi cadaveri e almeno 5mila persone senza casa”.

Tra tre settimane, a sette giorni dall'avvio della trasmissione, l'appello, con l'elenco di tutte le adesioni, verrà inoltrato ai presidenti della Camera e del Senato, della Commissioni esteri di Camera e Senato, al presidente del Consiglio di sorveglianza della Rai, al direttore di Rai2.

Leggi
qui l'appello. Le adesioni all'indirizzo appelloisola2011 at altreconomia.it

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Per informazioni e interviste: Luca Martinelli - Altreconomia, tel. 02-89.91.98.90 - cell.: 349-86.86.815, luca at altreconomia.it - http://www.altreconomia.it

Altreconomia è l’editore che dal 1999 racconta, con la rivista mensile e i suoi libri le iniziative più coraggiose di un’economia nuova e soli- dale, fondata sulle relazioni, il rispetto dell’ambiente e delle persone, la forza della società civile.
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Allegato Rimosso
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