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BOLIVIA, una lettera aperta di Oscar Olivera e altri 36 lottatori sociali



 

Riceviamo questo appello che giunge dalla Bolivia e che vede come primo firmatario il leader della “guerra dell’acqua” del 2000 a Cochabamba,  sul recupero del “processo di cambiamento”, obiettivo primo della ribellione sociale che nel 2005 portò al potere il governo Morales, oggi sotto contestazione non solo dai firmatari del presente appello ma anche di forti organizzazioni sociali (COB, CONAMAQ…). Aldo Zanchetta


PER IL RECUPERO DI UN PROCESSO DI CAMBIAMENTO PER IL POPOLO E CON IL POPOLO


UNA LETTERA DI LOTTATORI SOCIALI DI BOLIVIA


OSCAR OLIVERA E 36 COFIRMATARI


18 giugno 2011

Fratelli e sorelle

Coloro che firmano questo manifesto non si attribuiscono rappresentatività alcuna. Assumiamo semplicemente l’obbligo morale di comunicare la nostra parola sincera e impegnata di fronte ai momenti difficili che il nostro paese vive, identificandoci con ciò che molti boliviani e boliviane sentono e pensano.

Quando nell’anno 2000 noi boliviani e boliviane abbiamo rotto con le forme di fare politica ed economia alle quali ci avevano condannato tutti i governi, spogliandoci di quasi tutta la dimensione materiale e spirituale, abbiamo deciso di alzarci in piedi e di cambiare le cose noi stessi. Così abbiamo sconfitto il nemico comune del nostro popolo e di altri popoli come il nostro: lo Stato coloniale, i mal governi, gli organismi finanziari come lo FMI e la Banca Mondiale, le transnazionali, le oligarchie, i partiti politici e gli apparati repressivi.

Nuestras armas fueron las piedras y los palos, pero, ante todo, la capacidad de indignación y lucha, recuperadas ante el desprecio con el que se nos gobernó y oprimió, siempre en nuestro propio nombre y en el ajeno beneficio de las élites privilegiadas y el capital transnacional. Nuestra forma fue la movilización, por eso respondemos a los movimientos sociales y a las naciones y pueblos indígenas y originarios. Practicamos esa democracia que siempre hemos querido: la directa, la participativa, sin intermediarios, en asambleas y cabildos, en las plazas, las calles, los sindicatos, las comunidades, los ayllus y los territorios, deliberando, decidiendo y ejecutando lo que decidíamos. Cambiamos el rumbo del despojo de nuestros bienes comunes y de nuestro patrimonio nacional construido por las generaciones de nuestros padres y abuelos, madres y abuelas, y decidimos, como en el 2000, 2003 y 2005, que el destino de éstos debería ser el bienestar, la dignidad y la libertad de los que habitamos en este territorio, sin exclusión ni discriminación. Derrotamos al proyecto neoliberal, a la política partidaria excluyente, circense, mercantilista y corrupta, y le devolvimos el sentido ético a lo político, entendiéndolo como la capacidad colectiva de construir un destino común.

Fu così che la gente semplice e lavoratrice del campo e della città, i e le cittadine, con le loro lotte e la loro speranza, a partire dalle loro comunità e organizzazioni di base, dette vita al processo di cambiamento, dandogli come obiettivo quello di trasformare profondamente l' ingiusta realtà che ha imperato da sempre e di costruire un nuovo stato e una nuova società, dove tutte le persone convivano in equità, giustizia e armonia fraterna, sia fra loro che con la grande comunità di vita comunicataci dalla nostra Madre Terra.

Oggi, nell’anno 2011, quinto anno del governo del Presidente Evo Morales, tutti e tutte ci domandiamo: “Come stiamo?” “Cosa è successo?” Qual è la situazione e quale il futuro del cambiamento al quale abbiamo dato vita e nel quale abbiamo depositato le nostre speranze in un migliore futuro collettivo?

Nell’economico
Oggi la grande maggioranza del nostro popolo si trova sostanzialmente nella stessa situazione di povertà, precarietà e angustia in cui si è sempre trovato. Sembrerebbe che coloro che più hanno m migliorato sono coloro che sono stati sempre bene: i banchieri, le transnazionali petrolifere e minerarie, i contrabbandieri e i narcotrafficanti. Il gasolinazo del 26 dicembre ha evidenziato che la gestione economica di questo Governo è orientata a riprodurre e restaurare le vecchie strutture che storicamente hanno mantenuto il paese nella povertà e nell’oppressione, e non alla costruzione di altre nuove, giuste e liberatrici, come è il compito affidato dal popolo boliviano.
A 5 ANNI DALLA NAZIONALIZZAZIONE LE TRANSNAZIONALI MANTENGONO IL POTERE SUI NOSTRI GIACIMENTI DI IDROCARBURI.

La nacionalización decretada el 1 de mayo de 2006, para hacerse real y efectiva, tendría que haberse consumado en una rápida secuencia de acciones centradas en la reapropiación material de los hidrocarburos, en toda la cadena productiva, por parte del Estado boliviano expresado en YPFB. Sin embargo, hasta la fecha, ese proceso se ha reducido a la sola recuperación de los sectores secundarios del transporte y la refinación. A cinco años de su refundación, YPFB no opera, salvo alguna posible excepción irrelevante, ningún campo hidrocarburífero en producción, y no muestra la voluntad de imponer su estrategia ni hacer prevalecer los intereses nacionales frente a las empresas contratistas, como correspondería en ejercicio del inalienable derecho propietario del Estado boliviano, honrando el discurso de “socios no patrones”.

La contraddizione con l’interesse nazionale è giunta alla inconcepibile situazione di acquisire, ad alto prezzo, la maggioranza azionaria in una determinata impresa petrolifera, per poi cedere alla transnazionale socia la condizione di operatrice e pertanto il dominio effettivo del processo produttivo.

Las transnacionales petroleras, supuestamente nacionalizadas, se han beneficiado de injustas y leoninas indemnizaciones cargadas a YPFB. Así ocurrió, por ejemplo, con Transredes, que fue indemnizada con alrededor de 241 millones de dólares, aunque delinquió y causó grave daño económico al Estado boliviano en los años anteriores, o con las indemnizaciones por inversiones financiadas con deudas asumidas por YPFB. A otras, YPFB les está devolviendo el costo, globalmente establecido en 1.500 millones de dólares, de inversiones pasadas que permanecen en su poder y beneficio. A todas las empresas contratistas, YPFB les devuelve por concepto de costos recuperables grandes cantidades de dinero que solo el año 2010 llegaron a 640 millones de dólares, siendo que este concepto, por su especial amplitud y ambigüedad, puede aplicarse a una gran variedad de situaciones, muchas de ellas carentes de legitimidad y efectivo control por parte de YPFB. Las transnacionales se benefician también con la injusta devolución del impuesto a las transacciones (IT), a pesar de que este impuesto recae en última instancia en los consumidores. Por último, algunas de estas empresas, como en el caso de PETROBRAS, han venido siendo ilegítimamente favorecidas con la exportación de gas boliviano de un alto valor energético asociado que no se reconoce en su precio de compra.

Nonostante tutti gli ingiusti privilegi di cui continuano a godere, e del controllo effettivo del processo produttivo tuttora nelle loro mani, a cinque anni dalla nazionalizzazione, le transnazionali petrolifere nel 2010 hanno apportato soltanto 1,528 miliardi di dollari (regalie e IDH). Però se conteggiamo i 640 milioni che le petrolifere esigono che l’YPFB (l’ente petrolifero statale, ndt) paghi loro per costi recuperabili nello stesso anno, risulta che il loro contributo effettivo si riduce a 888 milioni di dollari, mentre che gli altri imprenditori apportano nello stesso anno tributi per 857 milioni. Vale a dire che tutte le imprese nel 2010 hanno contribuito con 1,746 milioni di dollari. Nello stesso tempo i consumatori e i cittadini, cioè il popolo, hanno apportato, grazie a una serie di imposte, senza contare quelle sulla proprietà, circa 2,300 miliardi di dollari. In altre parole il popolo contribuisce al sostegno dello Stato con cifre maggiori a quelle delle imprese.

En contraste, YPFB sufre la descapitalización constante, pues debe hacerse cargo del pago de las indemnizaciones y de la devolución de los costos recuperables, las inversiones y el impuesto a las transacciones a las transnacionales. Asimismo, se ha cargado a la débil economía de la empresa el pago de los bonos Juancito Pinto y Juana Azurduy y de la Renta dignidad. Al mismo tiempo, YPFB sufre una grave incapacidad operativa. Así se reveló cuando, en una relativa compensación a su descapitalización permanente, se le destinó 1.000 millones de dólares de las reservas internacionales, y en dos años no tuvo la capacidad de invertirlos ni siquiera en una pequeña proporción.

Mientras el poder de las transnacionales petroleras se ha reestructurado con rostro remozado y conserva lo principal de su dominio sobre los hidrocarburos bolivianos, YPFB se ha refundado aplastada por el peso de las deudas y los bonos, por una abrumadora incapacidad de gestión y por un manejo clientelar que en el pasado produjo su ruina. Por eso, a cinco años de su refundación, es una empresa débil y marginal en el proceso productivo de los hidrocarburos, no ha superado de manera efectiva y esencial la condición residual a la que la condenó el neoliberalismo, y no es capaz de desarrollar una estrategia empresarial que permita la efectiva reapropiación nacional de los hidrocarburos.

LA BOLIVIA FINANZIA IL CAPITALE FINANZIARIO TRANSNAZIONALE CON LE SUE RISERVE DI VALUTA ESTERA

Come dimostrazione della buona salute dell’economia nazionale e del successo delle sue politiche economiche, il Governo di Evo Morales pubblicizza l’esistenza di riserve internazionali, espressioni del risparmio del paese e che al momento hanno una dimensione mai prima raggiunta di 10.700 milioni di dollari. Tuttavia il beneficio che il paese, e particolarmente i suoi settori sociali maggioritari, ricevono da dette riserve è scarso e dubbio, mentre è evidente e importante quello ottenuto dal capitale finanziario transnazionale.

En efecto, se ha destinado una parte importante de las reservas a la compra de bonos de bancos y gobiernos extranjeros, como el de EEUU y Portugal. Solo el primer semestre del año 2010, Bolivia invirtió 734 millones de dólares en bonos del Tesoro de los Estados Unidos, a un interés promedio del 2%. Con lo que resulta que el Gobierno, pretendidamente antiimperialista de Bolivia, financia con el sacrificado ahorro interno del país, al mismísimo tesoro del imperio.

Asimismo, el Gobierno de Bolivia, durante el primer semestre de 2010, compró bonos del Banco Bilbao Vizcaya-Argentaria de España por un valor de 1.290 millones de dólares. En este caso, la inversión boliviana tiene la extraordinariamente baja tasa de interés de alrededor de 0,25 %, mientras los créditos concesionales que recibe el país del Banco Mundial tienen tasas de interés del 0,50%, de 2,5% los otorgados por la Corporación Andina de Fomento, y de 2%, los créditos solidarios de Venezuela. Es decir, el Gobierno de Evo Morales emplea el ahorro del pueblo boliviano en otorgar créditos concesionales a la banca transnacional, con intereses 8 veces menores a los de los créditos solidarios que Venezuela brinda a Bolivia. El “anticapitalista” y “antiimperialista” Gobierno de Evo Morales es mucho más generoso y solidario con la banca transnacional, núcleo duro y agresivo del capital mundial, de lo que el Presidente Hugo Chávez lo es con Bolivia. Por otra parte, al considerar la importancia y disponibilidad de las reservas internacionales, se debe tener en cuenta que cerca de 4 mil millones de dólares de las mismas deben destinarse a respaldar las importaciones bolivianas del extranjero, y, asimismo, que su cuantía debe cotejarse con la de la deuda externa que, al presente, se halla alrededor de los 3.000 millones de dólares.

In definitiva, sotto un altisonante discorso anticapitalista e antimperialista, il Governo di Evo Morales ha finanziato paesi ricchi e le banche transnazionali con più di 2,5 miliardi di dollari del sudato risparmio nazionale di uno dei paesi più poveri del continente, concessi a bassissimo interesse solidario. Al contempo sono state insignificanti o assolutamente insufficienti le risorse pubbliche investite nei settori produttivi del paese, nonostante che fra questi esistano molte iniziative che portano un reddito molto più alto dei miseri interessi pagati dal tesoro degli Stati Uniti o dal Banco Bilbao Vizcaya.

Ante la escasa inversión pública para el desarrollo productivo general del país, se han perdido importantes oportunidades para diversificar la economía con sustento productivo, buscar la autosuficiencia, la soberanía alimentaria y disminuir la dependencia tecnológica, o reconstruir y fortalecer efectivamente las empresas estratégicas del país. Aún más grave y frustrante para el proceso de cambio, se ha defeccionado así del propósito revolucionario de construir y desarrollar el sector social y comunitario de la economía, programáticamente constituido en el eje de un nuevo modelo económico de auténtica equidad y amplia inclusión social, que conduciría a la nueva sociedad que anhelan los bolivianos y bolivianas.

Tutto ciò ci ha impedito di uscire dal modello estrattivista al quale siamo stati storicamente condannati dal colonialismo e dalla colonialità. Anzi si è rafforzata la sua persistenza irrobustendo le catene della nostra dipendenza rispetto al centro del sistema capitalista mondiale, assoggettandoci alla divisione del lavoro e ai condizionamenti del mercato transnazionale. Per contro il problema, in accordo con l’orizzonte stabilito dalla nuova Costituzione e aprendo la strada di una transizione trasformatrice e emancipatoria, è quello di uscire dal modello estrattivista e dalla dipendenza e di costruire un modello produttivo generatore di nuove relazioni sociali di produzione basate sulla solidarietà, la complementarietà e la reciprocità. Un nuovo modello socioeconomico che, nel quadro di una economia plurale, integrata, articolata e complementaria, ci porti alla società del vivir bien e alla costruzione di un mondo altro.

Più debiti da caricare sulle spalle dei boliviani

Dato che allo Stato non sono sufficienti le entrate, come dimostra il deficit fiscale in cui siamo caduti, causato dalla sua politica finanziaria, di crescita burocratica e di grandi concessioni alle transnazionali, il Governo ha accresciuto rapidamente il debito pubblico. Nel solo 2011 i crediti delle agenzie multilaterali e quelle di altri paesi hanno significato circa 1,5 miliardi di dollari di nuovo indebitamento. Così a fine 2010 il debito estero si avvicinava ai 3 miliardi di dollari. L’altra componente di finanziamento dello stato, il debito interno, ha conosciuto pure lui una grossa crescita superando i 4,5 miliardi di dollari nel 2010. In definitiva il debito dello Stato boliviano ha già superato, ad oggi, i 7,5 miliardi di dollari.

Pero para el Gobierno, este gigantesco endeudamiento parece no ser suficiente ni representar problema alguno, pues ha decidido endeudarse mucho más. Para ello, el ministro de economía ha anunciado que se emitirán bonos del Gobierno de Bolivia por un monto de 5.000 millones de dólares para ofertarlos en el mercado internacional solo durante el año 2011. Continuar con dicha política es un grave atentado para la economía nacional. Si se materializan las nuevas proyecciones de endeudamiento, los bolivianos no podremos terminar de pagar semejante deuda, cuyo peso asfixiará y aplastará, como ha sido la dolorosa experiencia de todo el continente con la deuda externa, todas nuestras iniciativas y esfuerzos de desarrollo soberano.

El gobierno pretende obtener nuevos ingresos a costa de los humildes, tal y como razonaron y actuaron los neoliberales del pasado. Es por ello que se han detectado recursos en los seguros de los trabajadores y se pretende utilizarlos contra la voluntad de sus titulares y sin respetar sus derechos ni la autonomía de sus instituciones. De igual modo, en el proyecto borrador de la Nueva Ley de Hidrocarburos 2011, se formula una serie de tasas sobre ventas brutas y otras que inevitablemente se descargarán sobre la población que ya ha visto sus ingresos reducidos por la inflación. Es la sombra de un nuevo gasolinazo, mucho más disimulado, que se cierne sobre la cabeza del pueblo boliviano.

Nel politico
Anche l’ambito politico e quello della costruzione della democrazia partecipativa è stato uno scenario di grandi capitolazioni governative e, conseguentemente, di profonde frustrazioni per l’avanzamento del processo di cambiamento.
Il mandato sovrano del popolo boliviano, chiaramente espresso dalla nuova CPE (Costituzione), stabilisce l’impegno supremo di costruire lo Stato Plurinazionale Comunitario, concepito come l’integrazione emancipatrice della società boliviana, che amplia e approfondisce la democrazia mediante le sue forme dirette e comunitarie e l’autogoverno locale ed etnico espresso nelle autonomie indigene, dipartimentali, municipali e regionali. Lo stato Plurinazionale Comunitario in nessun caso può accettare il conculcare la tradizionale democrazia rappresentativa, bensì il suo rafforzamento e integrazione storica, dando al congiunto della società più diritti, garanzie, libertà e, sopra tutto, partecipazione nelle decisioni pubbliche, cioè più democrazia. E’ fuori dubbio che il Governo di Evo Morales ha compiuto una non occultabile scelta antidemocratica; ha violato ripetutamente la nuova CPE, approvata recentemente dalla volontà speranzosa di trasformazione democratica del popolo boliviano e ha cancellato l’autentica costruzione dello Stato Plurinazionale.
SONO STATI VIOLATI I PRINCIPI DELLA DEMOCRAZIA

Las graves agresiones a la democracia y violaciones a la nueva CPE empezaron con la transgresión al elemental principio democrático de la independencia de poderes que se produjo cuando el Órgano Ejecutivo, con la complacencia servil de la Asamblea Legislativa, nombró vertical y arbitrariamente a las principales autoridades del Órgano Judicial. La subordinación de la administración de justicia a la voluntad del gobierno central, que por sí solo revela este acto, ha generado justificadas dudas en la ciudadanía sobre la transparencia y legitimidad que se dará a la elección de los magistrados por voto universal, de acuerdo con la norma constitucional, más aún, cuando dicha subordinación tiene una larga y vergonzosa confirmación en las múltiples y subrepticias acciones con las que el Gobierno ha instrumentado a distintas instituciones públicas relacionadas con la administración de justicia para eliminar o reprimir la oposición y la disidencia política. Más allá de su profundo sentido autoritario, esta sostenida actitud ha tenido un particular impacto exculpatorio de los verdaderos corruptos de la partidocracia tradicional, al mezclarlos, bajo el mismo tratamiento arbitrario, con quienes son víctimas de la injusta represión política judicial, convirtiéndolos también en víctimas. Por lo demás, la forzada celeridad y debilidad de fundamentos con los que se enjuician y destituyen a opositores contrasta con la indulgente lentitud e inoperancia frente a la creciente corrupción de los oficialistas.

Al mismo tiempo, el Gobierno de Evo Morales ha dado un fuerte giro autoritario frente al conjunto de la sociedad. Así, mientras se proclama gobernar obedeciendo, se lo hace, en realidad, desde una estrecha concentración del poder y las decisiones sobre el futuro colectivo. Por eso, se han evitado o eliminado todos los espacios que permitirían la efectiva participación social en la conducción del proceso o se los ha reducido a insignificantes simulacros protocolares. A las legítimas demandas y movilizaciones con las que los sectores populares ejercen sus derechos y defienden sus intereses, se ha venido respondiendo con la descalificación calumniosa, la intimidación sistemática o la represión violenta y brutal. Esto ha sido particularmente evidente en el campo del trabajo asalariado, donde la lucha de los trabajadores contra las condiciones de precarización que sufren y el desconocimiento de sus derechos sociales viene siendo respondida desde el Gobierno con la calumnia, la intimidación y la represión. El Gobierno de Evo Morales ha envuelto su gestión y sus actos en una densa intransparencia que la hace inaccesible al conocimiento y control de la ciudadanía, reduciendo la divulgación de la gestión pública al mediocre ejercicio propagandístico.

Por último, las conductas autoritarias y represivas en el Gobierno se combinan con la reproducción de las antiguas prácticas de prebendalismo y distribución corporativa de la administración pública que caracterizaron al Estado oligárquico y colonial, degradando la función pública y sometiendo a las organizaciones populares al envilecimiento de la servidumbre política. Hoy, como en los tristes tiempos de la decadencia de la Revolución del 52 y del pacto militar-campesino, hay una dirigencia social siempre lista para enfrentarse agresivamente, y sin más argumento que su obsecuencia oficialista, a las protestas obreras, las marchas indígenas y cualquier otra manifestación de disconformidad de los sectores populares.

E’ STATA ABBANDONATA LA COSTRUZIONE DELLO STATO PLURINAZIONALE

Se i principi e le istituzioni fondamentali della democrazia rappresentativa sono stati trasgrediti o soggiogati, la costituzione concreta delle nuove istituzioni pubbliche, nelle quali deve trovare vigenza reale lo Stato Plurinazionale Comunitario, è stata ostacolata, distorta, rinviata o abbandonata dall’azione o omissione del Governo. Così le leggi approvate dall’Assemblea Legislativa Plurinazionale, senza consultazione con i popoli indigeni, hanno dimenticato la lettera e lo spirito della nuova Costituzione e hanno ferito a morte il progetto di Stato Plurinazionale Comunitario.

Para empezar, en la Ley de Régimen Electoral se ha violado flagrantemente el derecho constitucional de los pueblos indígenas a la representación política directa, menoscabando profundamente el carácter plurinacional de la Asamblea Legislativa, al establecer un número de circunscripciones especiales indígenas que priva de posibilidades reales de representación política directa a varios pueblos indígenas del territorio nacional, y niega toda posibilidad de ello a los pueblos indígenas de Chuquisaca. En el mismo sentido, en la Ley de Autonomías y Descentralización, se han establecido, para la constitución y funcionamiento de las autonomías indígenas, normas obstructivas que desconocen, en este ámbito socio-cultural eminentemente comunitario, las prácticas de la democracia comunitaria constitucionalmente reconocida, además de desconocerse la pre-existencia de los pueblos indígenas y originarios a la Colonia y la República, como estipula el artículo 2 de la nueva Constitución.

Asimismo, la reforma del sistema educativo, ámbito fundamental para la emancipación cultural y la construcción de un sentido de ciudadanía plurinacional, no solo que no es objeto de ningún avance real y práctico, sino que experimenta sensibles retrocesos en los modestos logros de años anteriores. Por último, la Ley de Deslinde Jurisdiccional es colonial y racista porque limita la jurisdicción indígena originaria campesina a una especia de minoría de edad, al igual que en la Colonia, contradiciendo la administración de justicia propia según la nueva Constitución, el Convenio 169 de la OIT y la Declaración de Derechos Indígenas de Naciones Unidas.

LA MADRE TERRA E’ STATA DANNEGGIATA E AGGREDITA

Il Governo di Evo Morales, che nelle sedi internazionali si situa all’avanguardia dichiarativa dei diritti della Madre terra e dei popoli indigeni, ha favorito i gravi effetti distruttivi e predatori del modello estrattivista1.

Estos irradian la destrucción de la naturaleza al campo social, destruyendo las capacidades de convivencia y cohesión, al cultural, socavando las redes y valores simbólicos, y al ético, empujando a la gente al abismo de la decadencia moral. En este sentido, como ningún gobierno del pasado reciente, ha asumido en su totalidad el diseño subimperial del capitalismo brasileño para implementar megaproyectos de infraestructura inadecuados a las necesidades nacionales y locales. Estos proyectos además implican, primero, alto endeudamiento externo con la consiguiente pérdida de soberanía y, luego, graves e irreparables daños al ecosistema y al ejercicio de los derechos territoriales de los pueblos indígenas y originarios.

En este afán, el Gobierno ha venido violando reiteradamente el derecho a la consulta previa e informada que la nueva Constitución ha establecido en favor de los pueblos indígenas y originarios cuando se pretende ocupar o afectar su territorio con obras o actividades de distinta naturaleza, como es el caso dramático de la carretera que se pretende construir, con capital y empresa brasileños, en el Parque Nacional y Territorio Indígena Isiboro Sécure, sin la previa e informada consulta a las comunidades indígenas que lo habitan ancestralmente y que son su legal y legítimo propietario. En la misma dirección, el gobierno impulsa la legalización de los productos transgénicos, manipulados y comercializados bajo el control monopólico de ocho transnacionales, que atentan contra la diversidad y los ciclos de la vida, y la integralidad complementaria de los seres vivientes, sometiendo a las comunidades campesinas e indígenas, a los productores agrarios y a los consumidores a la absoluta dependencia de los circuitos de ganancia de las transnacionales que, de este modo, se hacen dueñas de la reproducción de la vida para mercantilizarla.

Nella scia della Guerra dell’Acqua, della marcia indigena per l’Assemblea Costituente, delle innumerevoli mobilitazioni campesine e indigene per la terra e il territorio, delle vittoriose insurrezioni popolari dell’aprile e del settembre del 2000, dell’ottobre del 2003 e maggio e giugno del 2005, e di tutte le manifestazioni battagliere del popolo boliviano, convochiamo tutto il popolo boliviano a recuperare il processo di cambiamento per il popolo e a costruire, con la sua capacità creativa, un destino comune di giustizia, libertà e dignità. In questa prospettiva proponiamo l’apertura immediata di spazi deliberativi di ampia partecipazione nei quali quanti intendiamo recuperare e rilanciare il processo di cambiamento, valutiamo onestamente e profondamente la situazione del paese e costruiamo, collettivamente e democraticamente, le proposta e le alternative che ci conducano a conquistare il domani sognato.

1.- Alejandro Almaraz
2.- Roberto Fernández
3.- Oscar Olivera Foronda
4.- Gustavo Soto
5.- Aniceto Hinojosa
6.- Marcela Olivera Foronda
7.- Víctor Hugo Sainz
8.- Freddy Villagómez
9.- Leonardo Tamburini
10.- Fernando Machicado
11.- Hugo Siles Alvarado
12.- María Eugenia Flores Castro
13.- Camila Olivera Rodríguez
14.- Gastón Zeballos
15.- Juan José Olivera Rodríguez
16.- Lic. Teresa Polo Nájera
17.- Dr. Ramiro Becerra Márquez
18.- Pablo Mamani
19.- Moisés Torres
20.- Mario Laura
21.- Gustavo Guzmán
22.-Raul Prada
23.- Rafael Quispe
24.- Ernesto Sánchez
25.-Oscar Vega
26.- Jorge Komadina
27.- Ana María Bravo
28.-Zenobia Tocojori
29.- Pablo Regalsky
30.- Julia Chambi
31.- Marcelo Delgadillo
32.- Jorge Costas
33.- Eliana Quiñones
34.-
Gabriel Rodríguez
35.- Luis Huanca
36.- Yajaira San Martin
37.- Marcelo Rojas



1 Una documentata sequenza di progetti negativi per l’ambiente sono reperibili nel sito dell’organizzazione ambientalista boliviana FOBOMADE Sconcertante la denuncia dell’ex ministro Andrés Soliz Rada relativa alla miniera San Cristobal “EL ESCANDALO DE “SAN CRISTOBAL” (www.forumdesalternatives.org/ES/ print.php?type=A&item_id=23122) (ndt).