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Perù, due progetti in antitesi -



DUE PROGETTI IN ANTITESI

Hugo Blanco

Sono in discussione due progetti che si escludono a vicenda: quello delle politiche “desarrollistas” (sviluppiste) ed il progetto indigeno in difesa della Madre Terra (Pachamama)

Il Desarrollismo

Il criterio fondamentalmente eurocentrico di “Desarrollo” (Sviluppo), in realtà nasconde la voracità delle grandi imprese capitaliste multinazionali d’accumulare sempre più denaro. I capitalisti sanno che il feroce attacco alla natura sta portando, tra le altre cose, allo sterminio della nostra specie, ma non gli importa, l’unica cosa che gli interessa è accumulare sempre più denaro.

Il loro attacco alla natura si manifesta in molte forme, la più pericolosa delle quali è il riscaldamento globale causato dai gas che producono il così detto effetto serra. Nelle riunioni internazionali, convocate appositamente per discutere questo problema,  non si sono accordati per diminuirlo di un solo grado. Questo riscaldamento provoca disastri sempre maggiori, definiti dai mezzi di comunicazione, in mano alle grandi imprese, “disastri naturali”: scioglimento di ghiacciai e nevai, scomparsa di ruscelli, assottigliamento di fiumi, aumento del livello del mare, uragani, inondazioni, siccità, inverni più freddi, estati più calde, alterazioni del periodo delle piogge, ecc.

Un altro attacco alla natura viene dall’estrazione mineraria a cielo aperto (anche chiamata estrazione mineraria tossica), che distrugge montagne, ruba l’acqua per il consumo umano diretto e quella per la piccola agricoltura, avvelena l’acqua uccidendo in questo modo esseri umani, animali e vegetali. Un altro è la costruzione di impianti idroelettrici che sono causa di sfollamenti per gli abitanti delle zone limitrofe e della distruzione delle loro coltivazioni;  anche per la costruzione di dighe si ruba l’acqua della piccola agricoltura. Un ulteriore attacco è quello della “industria alimentare” che, praticando la monocoltura,  attacca la flora e la fauna, uccide il suolo con l’uso di agrochimici (fertilizzanti, insetticide, erbicidi) e ci fa mangiare transgenici e sostanze chimiche che ci uccidono. Un altro è la distruzione della selva attraverso l’estrazione di petrolio e di gas, del saccheggio del legno, della coltivazione di agro combustibili e di altre piantagioni industriali, dell’allevamento di animali, della costruzione di “vie di comunicazione”, come la strada interoceanica e l’attacco al TIPNITS, ecc.

La politica “desarrollista” è sostenuta fondamentalmente dai governi imperialisti ma è anche  condivisa da governi progressisti come quelli dell’Ecuador e della Bolivia.

Riconosciamo che questi ultimi sono governi progressisti, hanno realizzato il desiderio popolare di nuove costituzioni, hanno dichiarato di essere Stati plurinazionali, l’Ecuador riconosce i diritti della Madre Terra, ha chiuso la base nordamericana di Manta, la Bolivia ha espulso l’agenzia nordamericana DEA e ha dovuto anche espellere l’ambasciatore di quel paese, ecc. Naturalmente appoggiamo queste iniziative.

Ma, d’altro lato, l’Ecuador continua con la politica estrattiva e il governo boliviano è propenso al progetto di “Integración de la Infraestructura Regional Sudamericana” (IIRSA), capeggiato dall’imperialismo emergente brasiliano.

Che siano governi imperialisti o “antimperialisti” quelli che lo  attuano, quello che stanno facendo è portare lo sviluppo fino all’ estinzione dell’umanità.

La difesa della Madre Terra

È esercitata fondamentalmente dai popoli indigeni del mondo, poiché, malgrado tutta l’umanità dipenda dalla natura, questa dipendenza è un’esperienza di vita diretta per gli indigeni, che sono quelli che meno “approfittano” dei benefici della civilizzazione che ora vedono come distruttrice dell’ambiente naturale; per questo muoiono lottando in difesa della natura come a Bagua, come nella lotta contro il progetto minerario Tía María a Cocachacra, Arequipa, come all’aeroporto di Juliaca, Puno (Perù).

Però non sono solo gli indigeni che lottano in difesa della natura, abbiamo visto in Italia la lotta degli attivisti del movimento “No TAV” (Treni Alta Velocità) che dovrebbe unire la città di Torino in Italia con quella di Lione in Francia, distruggendo i boschi della  Maddalena. Abbiamo visto il trionfo recente della popolazione urbana di Mendoza, in  Argentina, contro il progetto minerario San Jorge, stiamo assistendo in Perù alla lotta delle popolazioni urbane di Tacna e Moquegua in difesa dell’acqua che gli viene rubata dall’attatività mineraria.

Per difendere i diritti indigeni non è una garanzia l’essere indigeno. L’indigeno Benito Juárez governò il Messico contro gli indigeni. In Perù abbiamo avuto Toledo, un presidente indigeno con cervello di Harward.

Boaventura de Sousa raccomanda il dialogo; non siamo contro il dialogo, dobbiamo dialogare anche con il nemico, e molto più con i governi progressisti come quelli dell’Ecuador e della Bolivia (sembrerebbe che il “fratello Evo” sia diventato un cugino lontano), però dobbiamo tenere in conto che la sua politica “desarrollista”è inconciliabile con la nostra difesa della natura.

L’affermazione del nostro fronte la dobbiamo sviluppare nella lotta e nel coordinamento con tutti coloro (indigeni e non indigeni) che sono d’accordo con il fatto che quello è fondamentale è la difesa incondizionata della natura, cosa che include la lotta per la sopravvivenza della specie umana. Questo non rafforzerà a la destra come dice De Sousa, quello che la rafforzerebbe sarebbe la nostra resa al “desarrollismo”.

In Perù le cose sono più chiare: Ollanta Humala è dichiaratamente desarrollista, nella sua campagna elettorale ha promesso di dare impulso allo sfruttamento minerario a cielo aperto e all’agroindustria, entrambe depredatrici della natura. La lotta in difesa dell’acqua e della vita l’ha già iniziata Tacna.

Difendiamo conseguentemente la natura ma non stiamo  contro i vantaggi del progresso che non danneggiano l’ambiente naturale, che non mettono in  pericolo la continuità della nostra specie.

Apprendiamo da Vallejo quando raccomanda alla Spagna: “Guardati dai tuoi eroi!”, “Guardati dai  nuovi potenti!”.

Abbiamo visto un coraggioso dirigente operaio del ABC paulista in Brasile, Lula, convertirsi con il tempo in un propulsore della depredazione della selva amazzonica in favore della produzione di alimento per le macchine, produzione svolta da grandi imprese multinazionali. Lo abbiamo visto come propugnatore fondamentale del IIRSA.

Abbiamo visto a un coraggioso dirigente cocalero che fu espulso del parlamento per la sua coerenza in difesa degli indigeni, convertirsi nel presidente che ordina la repressione agli indigeni difensori  della Pachamama, e che inoltre appoggia l’IIRSA.

Non abbiamo fiducia in UNO per quanto lottatore sia stato fino ad oggi.

Abbiamo fiducia in TUTTI come in piazza Tahrir al Cairo, come nella Puerta del Sol a Madrid, come in piazza Sintagma ad Atene, come nel movimento “Occupa Wall Street” a New York.


Editoriale del periodico Lucha Indígena, núm. 62.

Ricevuto per cortesia del suo direttore  Hugo Blanco Galdos      

http://www.luchaindigena.com