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L'Italia è il primo paese al mondo a incassare un'imposta sulle rimesse degli immigrati, denuncia il vice presidente del Parlamento Andino



da El Comercio di sabato 22 ottobre 2011

Gli immigrati peruviani (e non solo peruviani) in Italia dovranno pagare una tassa sugli invii di denaro al loro Paese

La misura riguarderebbe 150.000 connazionali che vivono nel paese europeo senza documenti regolari, secondo la dichiarazione del vicepresidente del Parlamento Andino.

Il vicepresidente del Parlamento Andino, Alberto Adrianzén Merino, ha denunciato che gli immigrati peruviani che vivono in Italia dovranno pagare, a partire da ora, una somma equivalente al 2% del totale di ogni invio di denaro in Perù.

“L’Italia sarà così il primo paese del mondo a incassare un’imposta sugli invii di denaro degli immigrati al proprio paese. Dal 17 settembre, per disposizione del Potere Esecutivo, L'Italia ha iniziato a riscuotere il 2% degli invii di denaro indirizzati a paesi non membri dell’Unione Europea”, ha specificato Adrianzén.

Il parlamentare andino ha aggiunto che questo tributo lo pagheranno gli immigrati che non possiedono il codice fiscale e la previdenza sociale, che generalmente si ottengono con la regolarizzazione; si tratta quindi di un’imposta che andrà a pregiudicare chi non ha documenti regolari.  

Secondo questa norma, inoltre, gli immigrati dovranno obbligatoriamente pagare come minimo tre euro per ogni invio, sempre che la percentuale dell’imposta non superi questa cifra.

I PREGIUDICATI DALLA MISURA

Il vicepresidente del Parlamento Andino ha espresso la sua preoccupazione perché la misura pregiudicherà migliaia di immigrati, tra cui circa 150.000  peruviani privi di documenti regolari. Ha  anche reso noto che il Perù è il settimo paese del mondo e il primo tra i paesi latinoamericani a ricevere rimesse in denaro dall’Italia, con 191 milioni di euro nel 2010, seguito dall’Ecuador con 150 milioni.

Adrianzén ha dichiarato che s’impegnerà per cercare di dare un freno a questo tipo di misure e a proteggere i diritti dei nostri compatrioti all’estero.