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Intervista presidente CNDH Repubblica Dominicana di Maurizio Campisi



Trouble in paradise: intervista a Manuel María Mercedes, presidente della Commissione Diritti Umani della Repubblica Dominicana

Manuel María Mercedes
di Maurizio Campisi 
Con più di quattro milioni di turisti l’anno –quarta meta favorita in America Latina dopo Messico, Argentina e Brasile– la Repubblica Dominicana è considerata il classico paradiso tropicale. Una specie di prodotto usa e getta, consono alla nostra epoca, che non lascia il tempo di conoscere ed apprezzare la vera anima del posto e del suo popolo. Come non lascia nemmeno il tempo di conoscerne le contraddizioni o quanto meno le problematiche. Amnesty International, la Commissione nazionale per i diritti umani ed altre organizzazioni hanno provato a denunciare da tempo le deficienze del sistema e le violazioni ai diritti delle persone, trovandosi però di fronte il classico muro di gomma. Nel dicembre passato, la Cndh (Comisión Nacional de los Derechos Humanos) ha presentato il rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Dominicana. La relazione, insieme al recente rapporto di Amnesty International (novembre 2011), non è piaciuta agli alti vertici dell’Interno e della Polizia che da allora segnalano una campagna di discredito nei confronti non solo dell’istituzione dello Stato, ma dell’immagine della nazione all’estero. Per farlo si sono scomodati lo stesso ministro dell’Interno, José Ramón Fadul ed il capo della Policia Nacional, José Armando Polanco. Qui sul blog ospitiamo un’intervista a Manuel María Mercedes, presidente della Cndh, una delle organizzazioni accusate dalla Polizia, con cui abbiamo conversato –grazie all’intermediazione di Annalisa Melandri– sulla natura delle violazioni ai diritti umani e delle questioni irrisolte della società dominicana.
 
Qual’è la situazione dei diritti umani nella Repubblica Dominicana?
È una situazione difficile. E’ difficile infatti parlare di diritti umani di questi tempi, e se ne parliamo in maniera conforme ai patti ed ai convegni internazionali, troviamo in questo momento la Repubblica Dominicana in una posizione deficitaria. Questo perché i diritti umani comprendono i diritti civili e politici (detti di “prima generazione”), tra i quali ci sono i diritti individuali ed il diritto alla vita. Ciononostante, nel caso della Repubblica Dominicana, come si desume dalla Relazione sui diritti umani del 2011 che abbiamo presentato lo scorso 10 dicembre, abbiamo analizzato il problema della casa (dove esiste un deficit di un milione di alloggi), della salute (4 o 5 milioni di dominicani non hanno accesso alla salute), del lavoro –con una disoccupazione del 17%-. Inoltre, dobbiamo fare i conti con le 400–500 persone che ogni anno sono vittima dell’istituzione che è chiamata a proteggere i diritti umani e che vengono uccise in presunti “scontri a fuoco” e con una situazione come la tortura, con le carcerazioni generalizzate, e questo ci fa concludere che la situazione è abbastanza complicata e deprimente. C’è molto da fare rispetto a quelli che sono i diritti economici, sociali e culturali garantiti dalla Costituzione e noi stiamo dedicando il nostro sforzo maggiore perché questa situazione possa cambiare.
 Quali sono i casi più eclatanti sui quali state lavorando?
I casi più preoccupanti si riferiscono alla situazione di insicurezza cittadina, che è uno degli elementi che si riferisce alle violazioni dei diritti umani. La mancanza di sicurezza è documentata da una grande quantità di morti, di carcerati, di persone torturate e in una serie di elementi che sono la conseguenza della strategia sbagliata dello Stato dominicano, che crede che con questi meccanismi può garantire una società tranquilla. Per esempio, nel 2010 ci sono stati un migliaio di omicidi, nel 2011 la cifra è salita a 1300, di cui trecento a mano della polizia, in presunti “conflitti a fuoco”. In questo contesto, il punto cruciale è rappresentato dalle esecuzioni extragiudiziarie realizzate dalla Policia Nacional, istituzione dello Stato e che, secondo la Costituzione e gli accordi internazionali, deve garantire il diritto alla vita di tutti i cittadini.
Qual è la risposta delle autorità locali di fronte all’esigenza di un maggior rispetto dei diritti umani?
Credo che questo sia l’unico Paese dove, in materia di diritti umani, le autorità rispondono con indifferenza, facendo ¨oído sordo¨ come diciamo qui. Noi, per esempio, nei giorni scorsia abbiamo organizzato una conferenza stampa per chiedere al capo della Policia Nacional di frenare le violazioni ai diritti umani. La risposta, però, è sempre stata la stessa: non abbiamo ragione, le nostre sono menzogne. Non indagano, non ci ascoltano e poi devono intervenire quando però è già tardi. Questo dimostra un grave problema con relazione ai diritti umani.
 
Qual è attualmente la situazione degli immigrati haitiani? Continua a rifiutarsi lo Stato dominicano a concedere lo status di rifugiati a queste persone?
La política dello Stato è grave e viola la Dichiarazione Universale sui diritti umani e, nello specifico, la convenzione sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. L’estremo di questa violazione sta nel fatto che più di 5000 dominicani di discendenza haitiana non possiedono documenti come risultato della politica di denazionalizzazione voluta dallo Stato attraverso la Giunta centrale elettorale. È una situazione sulla quale deve intervenire la comunità internazionale.
Inoltre, c’è anche un gran numero di immigrati che per venti-trenta anni, perfino per  50 anni, hanno dato la loro vita, i loro sforzi. Contrattati dallo Stato dominicano oggi si vedono negare ogni tipo di documento in una situazione di violazione totale dei diritti umani dei lavoratori immigrati. Bisogna ricordare che la Repubblica Dominicana non ha ratificato la Convenzione sui diritti dei lavoratori immigrati, che è stata approvata invece dalle Nazioni Unite. La Convenzione non è stata ratificata a causa del debito dello Stato con gli immigrati haitiani che, avendolo dato tutto, non stanno ricevendo nulla.
Circa un 40% della popolazione dominicana vive in povertà. Quali misure sono state prese per ridurre questa percentuale che è tra le più alte dell’America Latina?
Posso dire che non è stata presa nessuna misura e non esiste nemmeno nessuna strategia. Posso dire che è stato creato il piano Comer es primero, con il risultato di aver peggiorato le cose. Lo stesso vale per la Tarjeta de Solidaridad i cui risultati dimostrano che i dominicani che l’hanno ricevuta continuano ad essere poveri. Quando analizziamo gli studi degli organismi internazionali, ci rendiamo conto che la povertà nella Repubblica Dominicana è rimasta la stessa o addirittura è peggiorata. Non possiamo dimostrare che ci siano stati dei risultati, come si possono osservare per esempio in Brasile a conseguenza della politica di Lula, o in Venezuela dove le misure di Chávez hanno contribuito a diminuire la povertà. Qui si sono spesi milioni, si è investito con lo scopo di diminuire la povertà, ma al contrario quello che possiamo vedere è che i responsabili di queste politiche si sono arricchiti, mentre i poveri sono rimasti poveri, una costante nella società dominicana.
Corruzione, narcotraffico, emigrazioni. Qual è l’emergenza inderogabile nella Repubblica Dominicana?
L’emergenza principale, ed è documentata nella relazione sui diritti umani del 2011 che abbiamo appena pubblicato, è quella della corruzione. I dominicani sono preoccupati e le autorità devono intervenire prima che il paese si trasformi in un paese in fallimento. Lo stesso discorso vale per il narcotraffico, che è penetrato nei settori dello Stato al punto che alcuni –anche se io non sono d’accordo– stanno già parlando di narco-Stato. Certo che ad osservare la realtà ci rendiamo conto che, se proprio non siamo in presenza di un narco-Stato, siamo comunque sulla strada per diventarlo. Potremmo anche vivere situazioni come quelle messicane e colombiane, se non peggiori. Poi viene il problema degli immigrati, con l’aggravante che ci sono settori che sulla base del nazionalismo e del patriottismo hanno diviso la società dominicana. Si usa un linguaggio aggressivo e ci si dimentica che la Repubblica Dominicana è un paese che non solo riceve, ma invia emigranti. Più di un milione di dominicani vive all’estero e le rimesse che arrivano da fuori sono un toccasana per la nostra società. Poi, però, ci lamentiamo quando parliamo degli haitiani, obbligati dalla situazione economica a vivere qui, dove tutti i loro diritti sono violati e dove sono vessati e discriminati. Lo Stato dominicano deve farla finita con la miseria e le violazioni degli immigrati haitiani.
La questione delle terre ha scatenato vari conflitti. Che situazione si vive al momento?
È un problema complicato, per vari aspetti. Innanzi tutto perché non esiste una volontà política da parte dello Stato di applicare una distribuzione equa e poi perché non si vuole sviluppare un’autentica riforma agraria. Non esiste una volontà politica per mettere in pratica un piano di sviluppo nazionale che appoggi la produzione nazionale. Per esempio, nella relazione 2011, la Fao informa con molta precisione e chiarezza che la maggior parte delle terre della Repubblica Dominicana è stata acquistata da stranieri, mentre ci sono migliaia di persone che ne richiedono l’uso. La situazione è ancor più grave se si pensa che la maggior parte di questi terreni è stata acquisita da compagnie per la produzione di etanolo: mentre c’è tanta gente che non sa dove seminare per alimentare la propria famiglia, ci sono pochi beneficiari che possiede terra in quantità, nonostante la proibizione e regolarizzazione del latifondo da parte della Costituzione.
L’Onu recentemente ha raccomandato il trattamento dei malati di Aids. Esiste una campagna di prevenzione nella Repubblica Dominicana per educare ed avvisare la popolazione?
Nonostante si sia creata una commissione sull’Aids, questo organismo è immerso nella burocrazia. Gli avvisi di prevenzione vengono pubblicati sui mezzi di comunicazione, ma non arrivano a quelle persone che poi risultano contagiate. L’Aids è uno dei tanti problemi non risolti della società dominicana.
Presto –a maggio– ci saranno le elezioni presidenziali. I candidati sono attenti al tema dei diritti umani?
I candidati stanno parlano di tutto, ma non di implicarsi nell’elaborazione di politiche pubbliche, di strategie che garantiscano i diritti umani nella loro prospettiva più ampia, come il problema della casa, della salute, dell’educazione, del lavoro e dell’ambiente. Parlano molto, ma non presentano un programma, per esempio, per la costruzione del milione di alloggi che manca o per la riduzione della disoccupazione. Questi candidati continuano ad ingannare la società dominicana, come l’hanno fatto nei quasi cinquanta anni di vita democratica del nostro paese.
 
Annalisa Melandri 




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J.J. Rousseau

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