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Perù, il n.80 di LUCHA INDIGENA




NUMERO 80 di “LUCHA INDIGENA”

Il nostro mensile è nato nel marzo del 2006. Per un anno uscì come bimensile, poi come mensile.

Siamo parte della lotta de “los de abajo” contro “los de arriba”.

Los de abajo” siamo i popoli indigeni del mondo, i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo, di tutti i paesi.

Los de arriba” sono quelli che da secoli ci opprimono. Oggi sono le grandi imprese transnazionali, le banche e i gruppi finanziari.

Il sacro obiettivo degli oppressori è quello di ottenere la maggior quantità di denaro possibile nel minor tempo possibile. Per ottenerlo, ci sopraffanno e attaccano ferocemente la natura. Sanno che così portano la specie umana verso l'estinzione, sanno che i loro bisnipoti non avranno acqua ma non gli importa, l'unica cosa che gli interessa è ottenere la maggior quantità di denaro possibile.

Il ruolo della maggioranza dei governi, così come quello dei vari poteri legislativi, giudiziari ecc., è, come dicono gli zapatisti, quello di amministratori a favore dei padroni, si tratti del governo di Ollanta, di Obama, della Merkel in Europa, ecc.

Attaccano la natura con il riscaldamento globale, la deforestazione, lo sfruttamento minerario a cielo aperto, l'estrazione e l'uso di idrocarburi, le idroelettriche, l'agroindustria, l'energia atomica e in molti altri modi. Tutto questo in nome del “progresso”. Ma quello che maggiormente “progressa” è il deterioramento della natura che, a sua volta, è il “progresso” dello sterminio dell'umanità.

L'attacco contro la natura è sempre più forte e l'attacco contro “los de abajo” è sempre più cruento.

Ora l'attacco economico si è esteso ai Paesi del così chiamato “primo mondo”. In Europa e negli Stati Uniti è in corso un forte attacco nei confronti dei loro popoli, sui quali stanno scaricando il peso della crisi provocata dagli oppressori.

Fortunatamente si estende anche la mobilitazione e la lotta de “los de abajo”: nel nostro paese vediamo Cajamarca che lotta instancabilmente contro il progetto Conga, il popolo Cañaris che ha voluto fare un referendum (ndt: contro lo sfruttamento minerario nel territorio in cui vive) e anche le popolazioni di La Libertad, Cusco, Tacna e Arequipa si stanno sollevando. In Colombia la lotta “cafetalera” (dei raccoglitori e lavoratori del caffè) è stata esemplare, in Argentina stanno programmando un referendum nazionale sull'estrazione mineraria. I popoli indigeni del Canada si sono sollevati in difesa dell'ambiente, come anche una parte della popolazione degli Stati Uniti. Continua la primavera Araba. Contro i piani di fame chiamati “di austerità” si sollevano i popoli della Spagna, dell'Italia, della Grecia e del Portogallo.

Un requisito importante della lotta sono i legami che si stanno instaurando. I Cañaris sono appoggiati dalla popolazione urbana di Lambayeque. La lotta cafetalera in Colombia è stata appoggiata attivamente dai lavoratori del settore del cacao e dalle popolazioni indigene. Il Mondial Social Forum di Tunisi è servito, tra le altre cose, per collegare (le lotte di) europei e arabi. Gli zapatisti stanno convocando gente di tutte le parti del mondo ad una “scuola” dove trasmettergli quello che hanno imparato con la loro lotta. La guardia comunitaria  dello Stato di Guerrero, in Messico, ha l'appoggio della popolazione urbana.

Stiamo parlando di legami e relazioni reali tra popolazioni combattenti, non di “organizzazioni centralizzate” né di partiti, che abbondano ma che non vediamo a cosa servino per la lotta.

Non abbiamo obiettivi elettorali, riteniamo che il racconto della “democrazia” serva per distrarre “los de abajo” e per debilitare la lotta diretta che è il vero cammino per la loro liberazione. Si fanno eleggere offrendo meraviglie e quando sono al potere si convertono in servitori dei ricchi.

Uno degli obiettivi di “Lucha Indigena” è quello di denunciare gli abusi di “los de arriba”, che sono commessi in nome delle loro leggi o non rispettandole.

Ma il suo obiettivo principale è far conoscere le lotte del Perù e del resto del mondo, perché le une possano apprendere dalle altre, e anche contribuire a creare collegamenti tra “los de abajo”.

Pensiamo, nella misura in cui ce lo hanno consentito le nostre forze, di aver svolto questo compito, e, con il vostro appoggio, vogliamo continuare a svolgerlo.

Hugo Blanco, direttore di Lucha Indigena


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