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Fw: Clamori dalla Colombia







----- Original Message ----- From: "Associazione nazionale Nuova Colombia" <anc at nuovacolombia.net>
Sent: Monday, April 29, 2013 8:48 PM
Subject: Clamori dalla Colombia




28/04 - A DUE ANNI DALL’ARRESTO DI JOAQUÍN PERÉZ BECERRA IL
REGIME NON E’ RIUSCITO A FAR TACERE ANNCOL
<http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/4061-2804-a-due-anni-dallarresto-di-joaquin-perez-becerra-il-regime-non-e-riuscito-a-far-tacere-anncol.html> Sono ormai passati più di due anni dalla vigliacca incarcerazione del compagno Joaquín Pérez Becerra, direttore di ANNCOL, Agencia de Noticias Nueva Colombia, arrestato il 23 Aprile 2011 all’aeroporto di Maiquetía in Venezuela ed ingiustamente consegnato due giorni dopo al regime di Bogotá, dove ha subito un processo caratterizzato da false testimonianze e montature giudiziarie senza precedenti. Fa male pensare che furono le autorità venezuelane a consegnare un giornalista da sempre al fianco della rivoluzione bolivariana e del popolo colombiano. Infatti Joaquín, colombiano di nascita ma cittadino svedese dal 2000, fu costretto nel 1994 a rifugiarsi in Svezia, paese che lo accolse concedendogli l’asilo politico prima e la cittadinanza poi, in quanto in Colombia rischiava la morte per via del suo impegno tra le fila del movimento politico Unión Patriótica, sterminato dal terrorismo di Stato. In terra scandinava Joaquín, unitamente al giornalista Dick Emanuelsson, ha fondato ANNCOL, che dal ’95 rappresenta una delle voci più attente alla realtà colombiana ed ai movimenti popolari, politici e sindacali del paese andino-amazzonico. L’arresto e la detenzione di Joaquín, condannato -come migliaia di colombiani- per “terrorismo”, miravano a zittire una voce scomoda qual è ANNCOL, come dimostrano le pressioni esercitate da diversi politicanti colombiani, in primis Uribe e “jena” Santos, sullo Stato svedese affinché mettesse fuori legge l’agenzia di notizie. Il fallimento di queste sporche operazioni ha costretto il narco-regime colombiano a ricorrere alla carta della cattura illegale del nostro compagno e ad intentare contro di lui un processo che, nel suo iter, ha assunto tratti tragicomici. Nel tentativo di collegare ANNCOL alle FARC, e quindi costringere la Svezia a chi
udere l’agenzia di stampa, il narco-regime colombiano, attraverso la procura, ha prima tentato di utilizzare come prove dati estrapolati dal 
computer rinvenuto in seguito al bombardamento dell’accampamento diplomatico del Comandante Raúl Reyes in Ecuador, prove ritenute non 
valide in quanto fu constatato che ben 48000 archivi dell’hard disk erano stati modificati o cancellati; successivamente, ha usato come super 
testimone un esule colombiano in Svezia che, a causa di dissidi personali e con la promessa di una lauta ricompensa, si è prestato a compiere il 
lavoro sporco accusando Becerra di aver provato a reclutarlo per le FARC nella sede di Bogotá della Juventud Comunista, organizzazione di cui 
Joaquín non ha mai fatto parte, e di averlo conosciuto nel Caquetá, dipartimento in cui Joaquín non è mai stato. Nonostante il 
regime abbia fallito nel suo tentativo di mostrare ANNCOL come media alternativo propaggine delle FARC, e quindi di far tacere la più importante 
voce vic
ina al popolo colombiano e alle sue lotte, non dobbiamo e non possiamo dimenticare che il compagno Joaquín Pérez Becerra sta scontando 
un’ingiusta condanna ad otto anni di detenzione nel carcere della Picota di Bogotá. Oltre 9000 prigionieri politici colombiani, tra 
cui Joaquín, subiscono quotidianamente angherie e torture psicologiche e fisiche in prigioni estremamente sovraffollate, in cui le guardie 
si mostrano implacabili persecutori degli oppositori al regime ed alleati accondiscendenti dei narco-paramilitari. La loro libertà è 
un grido che, nelle mobilitazioni di popolo per la pace con giustizia sociale, si alza al cielo sempre più forte. 23/04 - FARC DENUNCIANO 
LA MANCANZA DI ETICA E LE MENZOGNE MEDIATICHE DELL’ ESERCITO COLOMBIANO 
<http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/4046-2304-farc-denunciano-la-mancanza-di-etica-e-le-menzogne-mediatiche-dell-esercito-colombiano.html>
 Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, con un comunicato della Compag
nia Gerardo Guevara, hanno recentemente smascherato la strategia occulta su cui lo stato colombiano fonda la sua concezione del conflitto. Al centro della 
questione ovviamente le intimidazioni ed il terrorismo psicologico a cui sono sottoposti i familiari e gli amici dei combattenti dell’insorgenza, 
attuati anche tramite la stazione radio ufficiale dell’esercito dell'oligarchia colombiana, “Colombia Stereo”. Secondo il comunicato 
delle FARC, il primo pilastro su cui si fonda il metodo del terrorismo di Stato è l’ampio ricorso alla creazione di milizie paramilitari in 
funzione anti-popolare, organizzate con il supporto del potere statale. Un metodo certamente non nuovo e che va avanti da decenni, tramite cui sono stati 
perpetrati i crimini più efferati. Il secondo è invece la manipolazione mediatica, condotta tramite media come Colombia Estéreo, RCN e Caracol, 
con le loro “testimonianze” menzognere e le storie di fantasia scritte ad arte dagli esperti della propagand
a di regime. Si raccontano smobilitazioni di massa mai avvenute, mentre si tace la vera realtà, dove isolati disertori delle FARC, che prestavano 
servizio come guide dell’esercito, sono stati ricompensati dai loro nuovi “amici” con una raffica di piombo nella schiena. 
L’impotenza dello Stato si palesa anche laddove esso si serve di minacce, torture e vessazioni contro i familiari dei guerriglieri per cercare di 
estorcere qualche informazione da usare in maxi-operazioni di bombardamento sugli accampamenti insorgenti. Anche nei casi migliori, il miraggio di una nuova 
identità e di una vita agiata fuori dal paese si risolvono con i traditori abbandonati a se stessi ed in preda ai propri rimorsi. A tali livelli di 
ipocrisia, menzogna e falsità, l’insorgenza colombiana risponde ancora una volta con la franchezza e la denuncia all’opinione pubblica 
degli aspetti più disumani del conflitto. Infatti, solo il radicamento e il vincolo con le comunità locali e i settori popolar
i, basati sulla lotta per i loro diritti e sulla costruzione territoriale di sempre più crescenti spazi di democrazia diretta, 
hanno permesso la sopravvivenza e lo sviluppo della guerriglia contro simili nemici, assai spietati e totalmente privi di scrupoli. 
20/04 - STATO COLOMBIANO UCCIDE IL PRIGIONIERO POLITICO JUAN CAMILO LIZARAZO NEGANDOGLI LE CURE 
NECESSARIE<http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/4039-2004-stato-colombiano-uccide-il-prigioniero-politico-juan-camilo-lizarazo-negandogli-le-cure-necessarie.html>>
 La Fondazione Lazos de Dignidad (FLD) ha denunciato pubblicamente la morte del prigioniero politico Juan Camilo Lizarazo, recluso 
nel complesso penitenziario “La Picaleña” di Ibagué, nel dipartimento di Tolima, avvenuta dopo mesi di 
inascoltate richieste di ottenere cure mediche adeguate.Dal mese di ottobre del 2012, il prigioniero ha iniziato ad accusare gravi 
sintomi quali la paralisi della parte sinistra del corpo e difficoltà a parlare e a man
giare; sulla base di questi sintomi, è stato trasferito al reparto di medicina e psichiatria con una diagnosi di “depressione”, e curato con 
calmanti. A causa di queste gravi omissioni diagnostiche e della conseguente mancanza delle necessarie cure, lo stato di salute di Juan Camilo Lizarazo si 
è ulteriormente deteriorato. Il 16 gennaio la FLD ha presentato un esposto urgente al Gruppo dei Diritti Umani dell’INPEC (il famigerato Istituto 
Nazionale Penitenziario e Carcerario, coinvolto in numerosi scandali per corruzione e connivenza con i detenuti paramilitari), sollecitando il ricovero del 
malato ad un centro ospedaliero dove potesse ricevere cure mediche adeguate alle sue reali condizioni. Con grande ritardo rispetto all’emergenza ed alla 
gravità del caso, Juan Camilo alla fine è stato trasportato all’ospedale Kennedy di Bogotá, in cui gli è stata diagnostica una 
trombosi e dove è stato sottoposto ad un intervento di chirurgia vascolare, in seguito al quale il dete
nuto è entrato in coma per poi morire il 9 aprile scorso. Juan Camilo Lizarazo è un’altra vittima della pena 
di morte de facto applicata ai prigionieri politici colombiani, in patente violazione all’articolo 11 della 
Costituzione che stabilisce la protezione ed il diritto alla vita dei prigionieri. La situazione dei prigionieri politici 
(oltre 9000) nelle carceri colombiane è aberrante e si configura come una misura punitiva, fino a casi estremi come 
questo, tutt’altro che sporadici; un accanimento volto ad annichilare qualunque forma di opposizione al regime. E 
proprio per combattere questa situazione il massiccio movimento in difesa dei diritti dei detenuti organizza e sostiene gli 
scioperi della fame e le proteste che in questi giorni infiammano le carceri in tutto il paese.