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Violenze in Honduras



Irruzione in parrocchia, 23 arresti
di Geraldina Colotti
in “il manifesto” del 19 maggio 2013

In Honduras si teme per la vita di padre Candido Pineda. Il sacerdote, più volte minacciato per la
sua attività in difesa degli indigeni e dei contadini poveri, è stato arrestato insieme a 22 esponenti
del Frente nacional de resistencia popular (Fnrp) durante una violenta azione di polizia, nel comune
di la Campa, nel dipartimento di Lempira. La popolazione locale è tutta di origine indigena, di etnia
Lenca, maggioritaria nell'occidente del paese dove si trova il comune, e subisce le quotidiane
prepotenze di mercenari e latifondisti. Un altro sacerdote, Esteban Méndez, è invece riuscito a
sfuggire alla retata e ha potuto dare l'allarme.
Le forze speciali sono entrate senza mandato anche nella parrocchia infrangendo la legge che
impedisce la violazione di domicilio senza l'ordine di un giudice, ha detto il procuratore per i Diritti
umani, Armando Manzanares, che è anche portavoce del Fnrp Intibucá. All'origine, un conflitto tra
Darwin Andino, nuovo vescovo dell'arcidiocesi di Santa Rosa de Copan, competente per quella
comunità, e lo scomodo padre Pineda, che il superiore vorrebbe trasferire in altra sede. La
popolazione, però, sta con il parroco e contesta vivacemente l'operato del vescovo, arrivato un anno
fa. Per gli indigeni, il monsignore è «persona non grata». Lo accusano di complicità con i poteri
forti durante il colpo di stato contro l'allora presidente Manuel Zelaya, che fu deposto ed espulso dal
paese dai militari e da gruppi di destra, il 28 giugno del 2009.
La settimana scorsa, i fedeli hanno cercato di impedire al vescovo di entrare in chiesa, e lui ha fatto
intervenire la polizia, che ha sloggiato armi alla mano i contestatori. In merito all'episodio, ha preso
posizione il Centro di prevenzione trattamento e riabilitazione delle vittime di tortura e (Cptrt): «È
intollerabile – ha scritto - che la Chiesa cattolica sostenga la repressione poliziesca per imporre la
volontà dei potenti contro il popolo che difende il suo diritto all'autodeterminazione. Non c'è da
stupirsi che il vescovo Darwin Andino che giustificò la violenza poliziesca e militare durante il
golpe del 2009 ricorra alla repressione per i suoi fini, ma è diritto dei popoli difendersi quando si
sentono aggrediti». Per l'organismo umanitario, l'allontanamento dei parroci scomodi «mira a
disarticolare il movimento per la difesa delle risorse naturali e dei diritti della madre terra delle
comunità indigene che hanno espresso solidarietà alla persone detenute e ai loro familiari».
In Honduras, uno dei paesi più violenti dell'America latina, l'impunità e la militarizzazione sono
andate aumentando dopo il golpe che allora portò prima al governo illegittimo di Roberto
Micheletti, poi all'elezione- farsa di Porfirio Lobo, nel novembre del 2009. Anche l'ultima missione
Onu, arrivata a febbraio per verificare la presenza di mercenari e il loro uso politico, è rimasta
lettera morta. Il prossimo 24 novembre si terranno le elezioni presidenziali. Nove i partiti in lista.
Favorita dai sondaggi, la moglie di Zelaya, Xiomara Castro, che ha fondato il partito Libertad y
Refundacion (Libre) e che è appoggiata dalla sinistra e dai movimenti. Un'inchiesta condotta a inizi
maggio su un campione di 1.200 persone in 18 dipartimenti del paese le attribuisce il 28% delle
intenzioni di voto. A seguire, con il 21%, il presentatore televisivo Salvador Nasralla, candidato del
Partido Anticorrupcion (Pac), altra formazione nata dopo il golpe. Libre ha presentato una denuncia
contro il fuoriuscito cubano Guillermo Farinas: per «aver minacciato la candidata Xiomara Castro e
aver attaccato con fanatismo il governo cubano». E ne ha richiesto l'arresto per complicità con i
gruppi di estrema destra «che lo hanno invitato nel paese».