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[Latina] MST e AGRIBUSINESS HANNO PRESENTATO LE LORO RICHIESTE AI CANDIDATI ALLA PRESIDENZA DEL BRASILE



AGOSTO 2014 - MOVIMENTO SENZA TERRA E GRANDI PROPRIETARI TERRIERI SI RIVOLGONO AI CANDIDATI ALLA PRESIDENZA

 

A)  COSA CHIEDONO I SENZA TERRA

Le elezioni sono un momento di discussione sui cambiamenti strutturali e la Riforma Agraria (João Paulo Rodrigues, della Direzione Nazionale del MST) 

Questo è uno dei momenti più ricchi della democrazia per discutere sui vari problemi esistenti in Brasile. E’ anche un’opportunità per criticare e presentare proposte ai candidati su quel che noi lavoratori e lavoratrici vogliamo per il Brasile.

Oggi, abbiamo una popolazione di circa 50 milioni di brasiliani che vivono nelle campagne e in piccole città dell’interno il cui reddito deriva in gran parte dall’agricoltura familiare contadina.

Tuttavia, purtroppo, il trattamento fornito dallo Stato e dai governanti è al di sotto di quel che servirebbe per migliorare la vita dei contadini.

Alla vigilia di questo momento importante di democrazia, con le nostre bandiere che sventolano nelle lotte, vogliamo fare un ampio dibattito con tutta la società sulla necessità della Riforma Agraria, come misura per democratizzare l’accesso alla terra e allo stesso tempo garantire che l’agricoltura brasiliana non sia solamente un deposito di veleni o simbolo  di produzione di commodity per l’esportazione: senza persone, senza animali e senza vegetazione, ossia un’agricoltura di sole macchine.

 Il nostro compito di movimenti popolari delle campagne è condurre una buona battaglia in queste elezioni: discutere con la società e con i candidati su quale è il progetto migliore per l’agricoltura brasiliana.

Così, dibatteremo con i lavoratori di campi e città rafforzando le candidature di deputati federali e statali, governatori e senatori che siano impegnati con il nostro programma di Riforma Agraria e con le rivendicazioni dei Senza Terra e dei contadini.

Di fronte a questa situazione elettorale, dobbiamo sostenere alcuni punti in queste elezioni e presentare le nostre proposte a tutti i candidati e le candidate del campo popolare.

1-   Lotta per una Costituente esclusiva della riforma politica.  Non possiamo ammettere che il Congresso Nazionale abbia 176 deputati che si presentano come rappresentanti dell’agribusiness. Dall’altra parte solo 7 deputati si dichiarano rappresentanti dei contadini senza-terra e solo l’8% dei deputati sono donne. Questa realtà cambierà solo con una riforma del sistema politica che non può essere  fatta da un Parlamento che si sostiene sul finanziamento privato delle campagne. La società deve intervenire in questo processo attraverso la costruzione di una Assemblea Costituente Esclusiva e Sovrana del Sistema politico.

2-   Democratizzare la terra per i senza terra. Non possiamo ammettere che le terre migliori per l’agricoltura siano a servizio delle grandi transnazionali di canna da zucchero, eucalipto e soja, in maggioranza sotto il controllo del capitale straniero. Sono in disputa 60 milioni di ettari di terre coltivabili in Brasile, che possono essere destinati alla Riforma Agraria o essere acquistati da un momento all’altro da stranieri. E’ importante che il governo federale organizzi un piano di esproprio dei latifondi e garantisca terra per tutte le famiglie accampate, oltre alla demarcazione delle terre indigene e alla garanzia del diritto dei quilombolas e dei loro discendenti.

3-   Per un piano di produzione di alimenti sani. Il Brasile è il maggior consumatore di veleni agricoli nel mondo. I piccoli agricoltori possono produrre alimenti di qualità senza veleni per alimentare il mercato brasiliano, mantenendo la biodiversità e garantendo una diversificazione di alimenti necessari per l’equilibrio alimentare. Di fronte a questo, dobbiamo accrescere la capacità di acquisizion dei prodotti della riforma agraria da parte della Compagnia Nazionale di Rifornimento (Conab) e garantire che le prefetture comprino questi alimenti per i pasti scolastici. L’Unione, gli stati e i comuni devono essere partner dei piccoli agricoltori, attraverso un insieme di politiche pubbliche, agrindustriali, politiche di credito, protezione dello sviluppo dei semi, assistenza tecnica e formazione per contribuire all’organizzazione della produzione di alimenti. Così proponiamo la creazione di un’impresa statale che si occupi di queste richieste.

4-   Educazione e Cultura nelle campagne, un buon posto in cui vivere.   Le aree rurali brasiliane non possono essere solo un luogo in cui si produce. Non possiamo trattare le campagne come se fossero una grande fabbrica di prodotti agricoli.   Abbiamo bisogno che le aree rurali siano un buon luogo per vivere e per questo lo stato deve consolidare politiche pubbliche che garantiscano qualità di vita nelle campagne. Prima di tutto, chiediamo che si fermi immediatamente il processo di chiusura delle scuole nelle campagne. Negli ultimi 15 anni, più di 20.000 scuole sono state chiuse. Abbiamo bisogno di internet di qualità, di centri culturali, di scuole infantili, di trasporto pubblico, di strutture per praticare lo sport, oltre che della pubblicizzazione di pubblicazioni centrate sulla vita del popolo nelle campagne.

5-   Costruire un progetto popolare per il Brasile. Nella nostra valutazione, la disputa elettorale fondamentale è tra neosviluppismo e neoliberismo. Non ci sentiamo rappresentati da nessuno di questi progetti, ma è importante sconfiggere il neoliberismo e tutta la destra conservatrice che l’appoggia. Di fronte a questo, dobbiamo discutere e costruire un’alleanza politica intorno a una piattaforma di riforme strutturali che sia diretta e egemonizzata dal campo popolare, che permetterà di risolvere i problemi sociali della classe lavoratrice e, allo stesso tempo, di accumulare forze per profonde trasformazioni dello Stato brasiliano e di elevare il livello di coscienza politica e culturale della classe lavoratrice.

Crediamo che il momento sia propizio per fare una buona discussione con tutte le forze popolari e di sinistra, con i partiti che ancora credono nella Riforma Agraria come forma per costruire una società più giusta e egualitaria. E, infine, indipendentemente da chi vincerà le elezioni , dobbiamo prepararci perché il prossimo periodo sarà pieno di grandi lotte.

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B) LE RICHIESTE dell’AGRIBUSINESS AI CANDIDATI ALLA PRESIDENZA (da Carta Maior, sintesi)

1.       Più “dinamismo” nella concessione del credito rurale:

Nell’ultimo anno del governo Cardoso i crediti all’agribusiness sono stati R$ 15,7 miliardi. La presidente Dilma Rousseff ha dato all’agribusiness quest’anno R$ 156 miliardi e ha promesso che in caso di necessità darà altre risorse al settore. Ma i  grandi proprietari vogliono meno burocrazia per entrare in possesso del denaro

2.       Protezione delle rendite dei produttori.

I grandi proprietari vogliono che i loro profitti siano protetti dalla volatilità dell’economia capitalista (che loro stessi appoggiano). Rivendicano interventi statali per assicurarsi di non essere danneggiati nel caso una crisi abbatta i prezzi di un qualche prodotto nel mercato internazionale.

3.      Riformulazione del Mercosul.   

Per il settore, la partecipazione del Brasile al Mercosul danneggia i negoziati bilaterali che possono aumentare i profitti dell’agribusiness. Contrari alla politica che privilegia le relazioni Sud-Sud per spezzare l’egemonia globale, quel che i produttori vogliono è stringere grandi accordi con i paesi ricchi come gli USA e la UE. Vogliono che il Brasile sia più autonomo dal Marcosul nei suoi negoziati commerciali.

4.      Riduzione del “costo del lavoro”: I grandi proprietari come gli industriali vogliono ridurre i diritti dei lavoratori per ottenere maggiori profitti. Rivendicano, per esempio, la revisione delle norme volute dal Ministero del Lavoro per le attività rurali. Tra queste le norme che prevedono servizi sanitari e ambulatori per i lavoratori rurali, quelle che proibiscono il trasporto dei lavoratori in piedi. E anche la norma che regola il tempo e il livello di esposizione dei lavoratori al sole.

5.      Relativizzazione del concetto di “lavoro schiavo”. Scontenti della Legge nº 10.803/2003, che definisce la condizione di lavoro analogo a quello schiavo, i grandi produttori sostengono che non si può definire con chiarezza una situazione di analogia con la schiavitù. “C’è troppa soggettività in questa definizione” – sostengono e respingono la compilazione di “liste sporche” di imprenditori che praticano il lavoro schiavo.

6.      Fine delle demarcazioni delle terre indigene e quilombolas. Queste terre rappresentano oggi la frontiera agricola per la crescita dell’agribusiness.  Ostacoli a questa espansione sono rappresentati dalla FUNAI che chiede la creazione di 128 nuove aree indigene e da organizzazioni della società civile come il CIMI, che rivendica la demarcazione di altre 339 aree.  Rispetto alle aree quilombola, i grandi proprietari ritengono negativa l’azione della Fundação Palmares, che sta lavorando al riconoscimento di 220 aree di discendenti degli schiavi.

7.      Criminalizzazione dei movimenti sociali che lottano per la terra. I grandi proprietari chiedono “punizioni esemplari dei responsabili di illeciti”, cioè delle occupazioni di terre. Bisogna stabilire urgentemente – dicono – che l’invasione è e sempre sarà un atto illegale. Le invasioni come meccanismo di pressione per realizzare la riforma agraria devono essere considerate azioni illegali e non rivendicative.

8.      Ambiente per fare affari. Per quanto riguarda l’ambiente, i grandi produttori vogliono l’immediata messa in pratica del nuovo Codice Forestale. Ma anche una serie di misure aggiuntive che aiutino il settore dell’agribusiness ad ottenere maggiori profitti. Margini più ampi per l’emissione di CO2, la libera appropriazione di risorse genetiche e conoscenze tradizionali da parte dell’agribusiness, la regolamentazione delle biomasse in modo di non frenare l’attività produttiva e anche la privatizzazione delle riserve d’acqua.

 

Traduzioni e sintesi di Serena Romagnoli