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In nome del popolo italiano



IN NOME DEL POPOLO ITALIANO: LA CORTE D'APPELLO DI VENEZIA CONFERMA CHE NON
ERA REATO L'AZIONE DIRETTA NONVIOLENTA CHE FERMO' IL TRENO DELLA MORTE

Ad alcuni mezzi d'informazione
ad alcune persone e associazioni impegnate per la pace e i diritti umani

Gentili signori,
sperando che la cosa non vi dispiaccia, vi inviamo come anticipazione due
testi di Mao Valpiana e di Peppe Sini che appariranno nel fascicolo di
domani del notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino".

Il Centro di ricerca per la pace di Viterbo

Viterbo, 25 febbraio 2005

Mittente: Centro di ricerca per la pace
strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

* * *

EDITORIALE. MAO VALPIANA: GRAZIE A TUTTI
[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: mao at sis.it) per questo intervento.
Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle della nonviolenza in
Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive ed opera come assistente sociale
e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento
(si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di
intervento nel sociale"), e' membro del comitato di coordinamento nazionale
del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di
Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel
1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese
militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il
riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega
obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante
la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta
per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e'
stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione
Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters
International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e'
stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle
forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da
Trieste a Belgrado nel 1991; un suo profilo autobiografico, scritto con
grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4
dicembre 2002 di questo notiziario. Nel notiziario di domani riprodurremo il
testo integrale della sentenza]

La sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Venezia giovedi' 24 febbraio
2005, di piena conferma della sentenza assolutoria di primo grado emessa dal
Tribunale di Verona nel 1997, e' una sentenza che ci assolve definitivamente
dall'accusa di blocco ferroviario per aver fermato alla stazione di Balconi
di Pescantina il 12 febbraio 1991 il "treno della morte" proveniente dalla
Germania e diretto a Livorno carico di mezzi militari destinati alla prima
guerra in Iraq.
Siamo stati assolti "perche' il fatto non sussiste" in quanto in sostanza i
giudici riconoscono che la nostra azione diretta nonviolenta era tesa "non
gia' ad impedire od ostacolare la liberta' dei trasporti ma a rendere palese
e ad esternare una posizione di non allineamento a quella degli organi
ufficiali", ed inoltre viene riconosciuta la correttezza e la coerenza della
nostra condotta nonviolenta.
Grazie a tutti.
Questa "vittoria di tutti" e' stata ottenuta con il concorso di tantissimi
amici della nonviolenza.
In primo luogo vogliamo ringraziare gli avvocati della difesa, che con
generosita', competenza, e autorevolezza hanno patrocinato la causa. Grazie
di cuore a Sandro e Nicola Canestrini, Maurizio Corticelli, Nicola Chirco,
Giuseppe Ramadori. Questi avvocati costituiscono una preziosa risorsa per
tutto il movimento. Senza di loro non avremmo ottenuto un risultato cosi'
soddisfacente.
Grazie alle tantissime persone e gruppi che da ogni parte d'Italia hanno
fatto pervenire la loro solidarieta', determinante far capire ai giudici che
il blocco nonviolento non era un'azione estemporanea, ma esprimeva la
profonda persuasione di un sentire comune e diffuso.
Grazie a padre Angelo Cavagna e al professor Antonio Papisca, che con le
loro testimonianze al primo processo hanno offerto ai giudici le profonde
motivazioni morali e giuridiche per dichiarare illegittima quella guerra, e
tutte le guerre.
Grazie a chi ha sempre dato una corretta e puntuale informazione, senza la
quale non sarebbe cresciuto il consenso attorno a noi.
Grazie a chi prima di noi, con sacrificio personale, ci ha insegnato cos'e'
la nonviolenza  e ci ha fatto capire, con l'esempio, la forza e l'efficacia
dell'azione diretta nonviolenta.
Grazie ai nostri figli, non ancora nati nel 1991, oggi adolescenti, che ci
hanno sostenuto con la loro vivace freschezza, con leggerezza e passione.
Grazie al Movimento Nonviolento che ha messo a disposizione tutte le risorse
ideali e materiali necessarie.
Grazie alla magistratura, che ci ha giudicato con imparzialita' e in
autonomia, ed ha saputo applicare con coraggio lo spirito della legge.
Grazie a chi utilizzera' questa sentenza per proseguire il cammino della
nonviolenza.
Mao Valpiana
a nome di tutti i 17 imputati, assolti.

EDITORIALE. PEPPE SINI: DA VENEZIA UNA VITTORIA DELLA NONVIOLENZA, UNA
VITTORIA DELL'UMANITA'
La sentenza emessa il 24 febbraio 2005 dalla Corte d'Appello di Venezia, che
conferma pienamente la sentenza di primo grado di piena assoluzione degli
amici della nonviolenza che nel 1991 avevano bloccato un treno che
trasportava armi per la guerra del Golfo, ha un grande valore, per molti
motivi.
Nei prossimi giorni offriremo una piu' ampia documentazione e svolgeremo una
piu' approfondita riflessione, ma fin d'ora vogliamo mettere in evidenza
alcuni elementi a nostro avviso cruciali.
1. Avevano ragione gli amici della nonviolenza: col loro tentativo di
impedire ad armi assassine di giungere sul teatro della guerra stragista
essi obbedivano al principio fondamentale, e valore supremo, sancito
dall'articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, che
ripudiando la guerra invera il principio basilare dell'intera civilta'
umana: il dovere di non uccidere altri esseri umani.
2. Avevano ragione gli amici della nonviolenza: con la nonviolenza si puo' e
si deve opporsi alle uccisioni. Se invece di 17 testimoni in una stazione
ferroviaria dalle parti di Verona, milioni di persone in tante parti del
mondo avessero fatto un analogo gesto limpido e concreto, un'analoga azione
rigorosamente nonviolenta, avessero impedito la costruzione, il trasporto,
l'uso di strumenti assassini, quante vite umane sarebbero state salvate,
allora, oggi.
3. Avevano ragione gli amici della nonviolenza: la nonviolenza e' piu'
forte. Se invece di persistere in equivoci, ambiguita', abulia e menzogne
come sovente massivamente accade, almeno le persone sinceramente convinte
che la pace e' preferibile alla guerra, il convivere preferibile
all'assassinare, si decidessero infine della necessita' di fare la scelta
della nonviolenza, e si desse quindi un movimento di massa consapevolmente,
persuasamente, e quindi persuasivamente nonviolento, capace di costituire
corpi civili di pace, capace di realizzare la difesa popolare nonviolenta,
capace di fermare il tristo lavoro delle fabbriche d'armi e la sanguinaria
operativita' delle strutture assassine, capace di rendere la nonviolenza
azione collettiva e sentimento comune di dignita' e serieta' dinanzi alla
vita propria ed altrui, principio giuriscostituente e riconoscimento di
umanita' per tutti gli esseri umani, ebbene, quante vite potremmo salvare,
quante dittature abbattere, quanti crimini impedire: abolire le guerre,
abolire ogni terrorismo, sconfiggere ogni organizzazione criminale sarebbe
allora possibile.
4. Avevano ragione gli amici della nonviolenza: la nonviolenza e' la via. La
via su cui molte e molti si sono gia' messi: come ebbe a scrivere una volta
Aldo Capitini: "la nonviolenza e' il varco attuale della storia". Solo la
nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
5. I magistrati veneziani, come gia' quelli veronesi a suo tempo, questo
hanno colto: nell'azione nonviolenta hanno visto all'opera la cittadinanza
democratica, lo stato di diritto come costume morale e impegno civile
incarnato nell'attiva responsabilita' delle persone, l'inveramento della
Costituzione del nostro paese, e della carta dell'Onu, e della Dichiarazione
universale dei diritti umani del '48; in quei diciassette cittadini italiani
che fermavano il treno della morte hanno riconosciuto le antiche virtu'
repubblicane cui ci chiamava Giacomo Leopardi, l'eredita' grande della
Resistenza, il cielo stellato e la legge morale. E hanno saputo sentenziare
che quell'agire non e' reato ma diritto, amore e non disprezzo della legge.
Reato e' uccidere, delitto e' la guerra, crimine la produzione e l'uso delle
armi che sopprimono umane esistenze. Nell'azione diretta nonviolenta di
diciassette cittadini italiani che fermano un carico di armi che di li' a
poco avrebbero menato strage di vite umane, nell'azione diretta nonviolenta
di diciassette cittadini italiani che fermano un carico di armi per salvare
cosi' quelle vite umane dalle armi minacciate di morte, quei giudici hanno
saputo riconoscere la verita' e la giustizia in azione, il diritto legale,
il dovere morale. E lo hanno sentenziato, in nome del popolo italiano, in
nome dell'umanita'.

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Per ulteriori informazioni contattare Mao Valpiana, cell. 3482863190, o
anche la sede nazionale del Movimento Nonviolento: tel. 0458009803, fax:
0458009212, e-mail: azionenonviolenta at sis.it, sito: www.nonviolenti.org

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