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DA ALESSANDRA GARUSI: ANTICIPAZIONI DEL NUMERO DI MAGGIO 05 DI M.O.



CAMPAGNA BANCHE ARMATE
L'ASSALTO DEL GOVERNO

DI GIORGIO BERETTA

Aria di festa nell'industria bellica italiana. Nel generale declino del
"made in Italy" il comparto armiero ad uso militare - eufemisticamente
denominato "industria della difesa" - colleziona infatti nel 2004 nuove
autorizzazioni all'esportazione per quasi 1,5 miliardi di euro con un
incremento del 16% rispetto all'anno precedente segnando così la cifra
record dell'ultimo quadriennio: un periodo nel quale il comparto ha
accresciuto il proprio portafoglio di ordini di ben oltre il 72%, passando
dagli 863 milioni di euro del 2001 agli oltre 1489 milioni di euro del 2004.
Sono i primi dati ufficiali che si ricavano dalla "Relazione sulle
operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione,
importazione e transito dei materiali di armamento e dei prodotti ad alta
tecnologia per l'anno 2004" trasmessa dalla Presidenza del Consiglio al
Parlamento nel marzo scorso.

Il Governo tende a rassicurare sulle destinazioni sottolineando che ai primi
posti figurano Regno Unito (15,5%), Norvegia (13,3%), Polonia (8,9%),
Portogallo (8,5%), Stati Uniti (6,5%) e Grecia (5,7%): tutti Stati dell'area
Ue-Nato che quest'anno riceve circa l'80% delle nuove commesse facendo
segnare una significativa inversione di tendenza rispetto all'anno
precedente, quando le destinazioni Nato ricoprivano solo il 45% dell'intero
portafoglio di ordini.

"BANCHE ARMATE" PREOCCUPA IL GOVERNO

Una nota della Relazione concerne direttamente la Campagna di pressione alle
"banche armate". La Relazione segnala tra le problematiche di "alta
rilevanza" trattate a livello interministeriale "quella relativa all'
atteggiamento assunto da buona parte degli istituti bancari nazionali" nell'
ambito della loro politica di "responsabilita' sociale d'impresa". "Tali
istituti, infatti - prosegue la Relazione - pur di non essere catalogati fra
le cosiddette "banche armate", hanno deciso di non effettuare più, o
quantomeno, limitare significativamente le operazioni bancarie connesse con
l'importazione o l'esportazione di materiali d'armamento". Cio' ha
comportato per l'industria "notevoli difficolta' operative, tanto da
costringerla ad operare con banche non residenti in Italia, con la
conseguenza - continua la Relazione - di rendere piu' gravoso e a volte
impossibile il controllo finanziario" delle operazioni normate dalla 185/90.
Preoccupazione del tutto ingiustificata perche', scorrendo i dati della
Relazione presentata dal ministero dell'Economia-Finanze, si apprende invece
tutt'altra storia. Oltre all'incremento notevole delle transazioni bancarie,
chenel 2004 hanno raggiunto la nuova cifra record di 1.317 di euro - due
banche italiane da sole ricoprono, infatti, quasi il 60% delle
autorizzazioni: si tratta di Banca di Roma (che si aggiudica autorizzazioni
per un valore complessivo di oltre 395 milioni di euro) e Gruppo bancario
San Paolo Imi (autorizzazioni per oltre 366 milioni di euro). Banche che
sono seguite da altri istituti di credito italiani tra cui Banca Popolare
Antoniana Veneta (121 milioni per uno share del 9%) e Banca Nazionale del
Lavoro (71 milioni, cioe' oltre il 5% del totale). Solo una banca straniera,
la Calyon Corporate and Investment Bank, con 120 milioni di euro di
autorizzazioni (9% del totale) si aggiudica qualcosa di simile ai maggiori
gruppi italiani; ma non va dimenticato che questa banca, nata dalla fusione
di due gruppi (Credit Lyonnais e Credit Agricole Indosuez), e' da tempo l'
istituto di riferimento di diversi Paesi arabi. In definitiva, le banche
italiane rappresentano tuttora l'intermediario privilegiato per l'industria
armiera "made in Italy".
Ma la Campagna di pressione alle "banche armate" deve aver scalfito quell'
ingranaggio finora ben oleato tra industria bellica e banche italiane
creando un certo fastidio nell'ambiente e, soprattutto, portando importanti
istituti di credito a dichiarare formalmente di voler uscire dal business.
Decisioni che non sono piaciute al comparto armiero e nemmeno ad alcune
banche italiane che non gradiscono la "pubblicita'" loro riservata dalla
Relazione annuale. Le pressioni si sono fatte forti tanto da giungere agli
alti livelli del Governo e richiedere l'intervento del sottosegretario
Gianni Letta il quale, a sua volta, avrebbe chiesto al ministero dell'
Economia e delle Finanze di risolvere la questione. Ed ecco il risultato:
"Il ministero dell'Economia e delle Finanze ha recentemente prospettato una
possibile soluzione" (delle "difficoltà operative" segnalate dall'industria
bellica - ndr) che "sarà quanto prima esaminata a livello
interministeriale" - recita la Relazione. Quale sia questa "soluzione" non e
' dato di sapere. Ma dal tono del discorso della Relazione governativa e
dalle lamentele del comparto armiero capitanato da Guarguaglini, presidente
di Finmeccanica, e registrate nell'articolo di Gianni Dragoni dal titolo "La
difesa disarmata delle banche" apparso lo scorso 5 marzo su "Il Sole 24 ore"
c'e' da scommettere che non saranno nella direzione della trasparenza e del
controllo aperto ai cittadini. Occorre, pertanto, tenere alta la guardia
perché c'e' il rischio di non poter piu' accedere ai dati indispensabili
alla Campagna di pressione alle "banche armate".
Nel frattempo va registrato un ulteriore e positivo passo di Unicredit (solo
l'1,5% delle autorizzazioni quest'anno), l'uscita ormai definitiva di MPS e
la bassissima quota di nuove autorizzazioni di Banca Intesa (1,7%) che lo
scorso anno ha dichiarato il proprio disimpegno dal settore.
Preoccupa, invece, una new-entry: la Banca Popolare di Milano che si
aggiudica 22 commesse per oltre 53 milioni di importi autorizzati, più del
4% del totale. Banca Popolare di Milano e' uno dei "sostenitori storici" di
Banca Popolare Etica, di cui da anni distribuisce i prodotti, e uno dei
principali collaboratori di "Etica Sgr" che promuove fondi comuni di
investimento ed altri prodotti finanziari "con un elevato profilo di
trasparenza e di responsabilità sociale". Che succede?

GIORGIO BERETTA


ESPORTAZIONI AD ALTRO RISCHIO

La lista delle 690 nuove autorizzazioni riguarda ben 65 Paesi, tra cui
compaiono nazioni dove persistono continue violazioni dei diritti umani come
la Malaysia che con oltre 74 milioni di euro per elicotteri Agusta si
aggiudica il 5% delle nuove commesse.
O la stessa Turchia alla quale sono state rilasciate autorizzazioni per
oltre 48 milioni di euro (il 3,2% del totale). Oppure Paesi altamente
indebitati che spendono per la difesa ingenti risorse come India (42 milioni
di euro di nuove autorizzazioni, il 2,8% del totale) e Pakistan (13,5
milioni di euro di commesse), nonostante sia l'ottavo debitore mondiale. O
lo stesso Perù (oltre 23 milioni di euro, 1,4% del totale), Paese che la
Banca Mondiale annovera tra le "nazioni a rischio di elevato indebitamento".
Oppure Stati verso i quali vige l'embargo da parte dell'Unione europea come
la Cina che riceve nel 2004 autorizzazioni per un valore complessivo di
"soli" 2 milioni di euro da sommarsi ai quasi 127 milioni dell'anno
precedente che ne facevano il terzo acquirente di armi italiane.
Va segnalato, in proposito, lo spirito bi-partisan del Governo che autorizza
nove esportazioni a Taiwan del valore complessivo di quasi 6,3 milioni di
euro.