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Telesur: scacco matto in due mosse al pensiero unico



Telesur: scacco matto in due mosse al pensiero unico

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La televisione continentale latinoamericana parte domenica 24 luglio. Rompe il monopolio informativo statunitense sul continente contribuendo anche nell’informazione alla costruzione di un mondo multipolare e offrendo un poderoso strumento per l’integrazione culturale e politica del continente ribelle.

di Gennaro Carotenuto

Questa volta i governi progressisti e popolari saldissimi in tutta l’America Latina atlantica l’hanno fatta grossa. Tutti insieme il venezuelano Hugo Chávez, l’argentino Nestor Kirchner, l’uruguayano Tabaré Vázquez, il cubano Fidel Castro e –più defilato anche per motivi linguistici- il brasiliano Lula da Silva hanno messo in marcia il più grande progetto di integrazione comunicativa al mondo.

Da domenica 24 luglio, con base a Caracas e redazioni in tutto il continente, Telesur –Telesud- sarà in onda dalla Terra del fuoco fino al Canada raggiungendo 370 milioni di ispanoamericani, 180 milioni di brasiliani, 50 e più milioni di latinos negli Stati Uniti e 100 milioni di spettatori che parlano spagnolo in Europa Occidentale e Nord Africa. Sono 700 milioni di spettatori potenziali, nessuna televisione al mondo può farsi capire da così tante persone con una missione così chiara come quella indicata nello slogan della televisione nelle parole di uno dei più grandi artisti latinoamericani del XX secolo, il pittore uruguayano Joaquím Torres García: “Nuestro norte es el sur”, che in maniera meno evocativa va tradotto in “La nostra bussola punta a sud”.

È già stata definita la CNN latinoamericana, ma è forse più corretto definirla la Al Jazeera del Sud.

Il governo degli Stati Uniti ha già emesso una fatwa preventiva contro Telesur. Con un decreto legge ha autorizzato contromosse contro le menzogne –o verità scomode- che verranno dalla nuova televisione. È una censura preventiva che testimonia che da Washington sanno apprezzare la pericolosità della televisione voluta e finanziata dai governi che in questi anni sono passati dal "Consenso di Washington" –quello del neoliberismo e del FMI- ad un meno paludato ma più coerente "Consenso degli elettori".

Telesur -è il timore di Washington ed il sogno di Aram Aharonian, il direttore di origine armena esule prima dalla dittatura uruguayana e poi dall’argentina prima di approdare a Caracas- a medio termine può portare alla fine del controllo statunitense sul sistema mediatico latinoamericano. Lo può fare in due mosse; aprendo il cammino al pluralismo informativo in un’America Latina vittima del monopolio della voce e degli interessi del nord, ed offrendo uno spazio integratore nel quale i latinoamericani possano quotidianamente ritrovarsi insieme. Telesur, è il primo servizio pubblico interstatuale al mondo. Ed è servizio pubblico come garanzia di correttezza informativa contro un sistema mediatico commerciale privato che oggi garantisce solo il sistema delle multinazionali, i dettati del Fondo Monetario Internazionale e legittima due secoli di politica aggressiva degli Stati Uniti.

Chi conosce il panorama televisivo latinoamericano non può non trarne un’impressione desolante. La penetrazione della televisione via cavo arriva fino all’ultima favela e fino all’ultimo villaggio sperduto sulle Ande o in Amazzonia essendone spesso l’unica mediazione e contatto con il mondo. Canali come HBO trasmettono 24 ore su 24 film nordamericani, veicolando valori e stili di vita estranei. Altri come i paludati History Channel o National Geographic raccontano la storia ed il pianeta sempre e solo dal punto di vista anglosassone. I canali nazionali si occupano dei singoli paesi e quando devono coprire eventi regionali in genere ricorrono a Miami, dove i canali in spagnolo della CNN e della CBS sono gli unici che trattano –distorcendola- l’America Latina come insieme. Chi si informa solo su tali media non ha mai sentito definire Augusto Pinochet come genocida. Il dittatore cileno viene tuttora rispettosamente definito come ex-presidente o generale in pensione. Chi si informa su questi media non è mai stato informato sull’opposizione planetaria alla guerra in Iraq e non sa che i marines non stanno vincendo la guerra. Come gli spettatori della RAI o della televisione spagnola o i lettori di quotidiani progressisti come La Repubblica di Roma o El País di Madrid, del Venezuela bolivariano sanno solo che Chávez è un pericoloso golpista amico di Fidel Castro. Ma non hanno mai saputo che in Venezuela da qualche anno 19 milioni di persone hanno conquistato servizi sanitari gratuiti ed efficienti che prima erano stati sempre loro negati o che 100.000 latinoamericani ipovedenti poveri sono operati quest’anno gratuitamente a Cuba riacquistando la vista.

Telesur, ed è la prima mossa decisiva, offre da oggi un punto di vista alternativo, come già Al Jazeera ha fatto per la regione mediorientale. Si chiama pluralismo, anche se il Nord del mondo guarda con sospetto a tutta l’informazione che non non risponde ai dogmi e cosiddetti valori del dio mercato o che non stia dalla parte dei vincitori del modello. Epperò sarà difficile per tutti eludere Telesur, fare come se non esistesse. Non sarà più solo il Nord, le televisioni statunitensi con la loro logica commerciale spacciata per indipendenza, a dettare l’agenda informativa. Il decreto legge statunitense testimonia che già da oggi i media statunitensi sono obbligati a conformare la loro agenda rispetto a quella di Telesur. Questa da prima di nascere sta già rivoluzionando l’informazione e puntando i riflettori su una notizia ignorata o manipolata da CNN –per esempio il campo di concentramento di Guantanamo- obbligherà CNN a replicare alle presunte menzogne.

Eduardo Galeano scrive che i latinoamericani sono stati costretti per 513 anni a guardare a se stessi con gli occhi degli altri. E sono stati costretti a guardare a se stessi come divisi. Oggi un latinoamericano non boliviano difficilmente conosce la filmografia di Jorge Sanjinés. Un non argentino ha visto ben poco di Pino Solanas, un non colombiano non conosce Sergio Cabrera e relativamente pochi latinoamericani hanno apprezzato “Fragola e Cioccolata”, il successo mondiale del cubano Titón Gutiérrez Álea. Le televisioni del continente e le sale cinematografiche sono occupate manu militari da produzioni hollywoodiane che in molti paesi superano una concentrazione del 98% della programmazione. Il miglior posto per vedere cinema latinoamericano resta Madrid.

Telesur da oggi offre un progetto di integrazione che ricorda da vicino quello della RAI che negli anni ’50 insegnò un linguaggio comune a siciliani e piemontesi, friulani e lucani. Ed è questa la seconda mossa, la più rivoluzionaria, quella che dà scacco matto al pensiero unico: l’integrazione.

Educati a pensarsi divisi, con Telesur i latinoamericani hanno uno spazio per scoprirsi uniti dagli stessi problemi ma anche dalla stessa storia e cultura. E “integrazione” oggi è la parola proibita che Telesur gioca nella battaglia delle idee. I media del Nord hanno educato i latinoamericani a considerare velleitario, sconveniente e pericolosa l’integrazione latinoamericana. E “Integrazione” è oggi una parola più proibita di “socialismo”, più scomoda di “imperialismo”, più peccaminosa che ricordare che tutto il continente è stato integrato dall’essere vittima dello stesso terrorismo, che tutti i desaparecidos sono spariti per lo stesso motivo e che tutti i torturatori hanno imparato a torturare nella stessa scuola, la scuola delle Americhe, a Fort Benning, il progetto statunitense di integrazione delle violazioni dei diritti umani. La memoria e la denuncia sono le ragioni d’essere di Telesur, una televisione che nasce antica, nella sua idea di servizio pubblico, ma allo stesso tempo modernissima, necessaria e incredibilmente sovversiva. Beto Almeida, popolare giornalista televisivo brasiliano, e direttore della sede di Brasilia della televisione sostiene a chi scrive che la tv è già in grado di contrarrestare i piani del governo statunitense per metterla sotto silenzio: “Possono fare molto ma abbiamo contromosse. Possono farci escludere dai satelliti, ma non controllano e non possono abbattere tutti i satelliti. Possono corrompere le imprese di Tv via cavo o via satellite perché non ci veicolino, ma queste sono migliaia e stanno sul mercato ed hanno interesse ad offrire il nostro prodotto ai loro clienti”. Al Jazeera, come la televisione jugoslava, in Iraq è stata bombardata più volte. Ma la battaglia di idee per la prima volta da oggi si svolge competendo sullo stesso campo: il telecomando di centinaia di milioni di latinoamericani. Altro che Indymedia! Altro che blog! Altro che Telestreet, ultima frontiera dello snobismo informativo italico. Con Telesur, l’informazione antagonista non è più patrimonio di minoranze iniziate alla politica o navigatori solitari, ma diviene disponibile per tutti. La smodatezza dell’ira con la quale prima ancora che inizino le trasmissioni rispondono dagli Stati Uniti in fondo rassicura, perché, come diceva José Martí, “una trincea di idee vale di più di una trincea di pietra”.

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