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15 agosto 2005, omaggio a Hugo Chavez e a Simon Bolivar



sto provando a risolvere un problema di invio. Se l'articolo non fosse perfettamente 
visibile può essere letto in 
http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=248
grazie
gc

15 agosto 2005, omaggio a Hugo Chávez e a Simón Bolívar
Poco fa mi ha chiamato un'amica carissima: "stanno parlando di Chávez alla Rai". "Non 
voglio sentire" le ho risposto brusco e con il dubbio di essere scortese, "non ho voglia 
oggi, 15 d'agosto del 2005, di sentire critiche squallide sul giuramento di Montesacro", 
quello con il quale, esattamente 200 anni fa, Simón Bolívir giurava di dedicare la sua 
vita alla causa della liberazione d'America. Non ho resistito, ovviamente. Non erano 
critiche squallide, disquisivano persone brave e che stimo molto, ma pur non lapidando 
squallidamente Chávez -come farebbe una "Repubblica" qualsiasi- non riuscivano a fare a 
meno di fare esercizio di realismo e di terzismo, finendo comunque per lapidare 
bonariamente il velleitario Chávez.

Li ascoltavo e mi ricordavano il "colonialismo invisibile" del Libro de los abrazos di 
Eduardo Galeano. Il grande uruguayo dice che il "colonialismo visibile" è quello che ti 
proibisce di dire, ti proibisce di fare, ti proibisce di essere. Ma dice che ancora più 
grave è il "colonialismo invisibile" che ti convince che la schiavitù è il tuo destino, 
che l'impotenza è la tua natura e che ti convince che non si può dire, non si può agire, 
non si può essere. [//]

Gli europei, i meno peggio di quegli europei che inventarono il colonialismo visibile, 
non riescono a non farsi colonizzare il cervello e a non concedere cambiali in bianco a 
chi pretende che non si dica distinto, che non si agisca distinto, che non si sia 
distinti, che è quello che Hugo Chávez sta dicendo, agendo, essendo dal 1998. Il metodo, 
le parole, le azioni, perfino l'aspetto fisico, ieri di Bolívar, di Martí, Sandino, 
Guevara, oggi di Hugo Chávez o Evo Morales e neanche a dirlo, Fidel Castro, repellono il 
colonizzato invisibile.

Va bene invece Ricardo Lagos, piacerà da morire tra pochi mesi Michelle Bachelet. Avrá un 
successo clamoroso e vedo e prevedo a fine d'anno lo scoppio di una vera Bacheletmania, 
quando in Cile avremo una donna presidente e socialista in totale continuità con la 
politica economica pinochetista voluta dal FMI. La ameranno sopratutto quegli stessi che 
da destra e da sinistra si accontentano di alcuni simboli -donna e socialista- ma 
disprezzarono sempre Salvador Allende e altri simboli, come quello del latte garantito ai 
bambini cileni, che aveva il difetto di essere una conquista concreta.
Piacerà tanto la Bachelet, come piace -ma si ingannano- Lula da Silva, che li ha 
tranquillizati con quel suo fare da zio Tom supino, ma che invece come Chávez per il 
Venezuela, sta costruendo un futuro da grande potenza per il Brasile.

Oggi, duecento anni fa, il ventiduenne Simón Bolívar, giurava a Roma di liberare 
l'America Latina dalla dominazione spagnola. Chissà cosa ne avrebbero scritto le 
"Repubblica", "El País", "Guardian", ma anche le "Liberazione", "Carta", "Manifesto" 
dell'epoca del giovane Bolívar. Avrebbero lapidato bonariamente il velleitarismo di quel 
giovane, avrebbero criticato l'impurità ideologica di quel creolo ignorante, che non 
poteva dire quello che diceva, non poteva fare quello che faceva, non poteva essere 
quello che invece fu proprio rispettando quel velleitario giuramento: il Liberatore 
d'America.
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