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Annuncio a sopresa del ministro Martino. «Gli Usa via dalla Maddalena». Occorre estendere l'iniziativa a tutti i porti a rischio



Ciao a tutti!
Il ministro della Difesa Antonio Martino dà oggi l'annuncio, dopo che il presidente della Regione Sardegna, il sindaco della Maddalena, l'on. Bulgarelli e il movimento pacifista sardo avevano da tempo fatto una pressione costante in tal senso. Riportiamo sia la notizia sia l'interrogazione parlamentare presentata appena ieri (quando non era stata resa nota l'iniziativa del ministro della Difesa) dall'on. Mauro Bulgarelli. E in coda alleghiamo anche l'interessante articolo del Manifesto di ieri sull'incidente nucleare sfiorato alla Maddalena. PeaceLink ha in questi anni svolto un costante lavoro di diffusione dell'informazione sul rischio nucleare in mare attraverso il suo sito (vedere in particolare http://italy.peacelink.org/disarmo). Ora occorre sviluppare un'analoga iniziativa in tutti i porti a rischio nucleare perché i sottomarini, che comportano un pericolo radioattivo incombente, vengano mantenuti lontano dalla costa e comunque fuori dalle acque territoriali. PeaceLink - che nei mesi scorsi aveva interpellato più volte la prefettura per ottenere il piano di emergenza nucleare di Taranto senza mai ottenere risposta - si sta attivando per realizzare un collegamento fra i parlamentari contro il rischio nucleare in mare. L'iniziativa antinucleare di La Maddalena e Taranto si può estendere a La Spezia, Cagliari, Gaeta, Napoli, Castellammare di Stabia, Augusta, Brindisi, Trieste, porti dove possono transitare sottomarini a propulsione nucleare e dove dovrebbe essere stato approntato un piano di emergenza in caso di incidente.
Alessandro Marescotti
presidente di PeaceLink
http://www.peacelink.it


Annuncio a sopresa di Martino. «Gli Usa via dalla Maddalena»

I sommergibili nucleari americani se ne andranno da La Maddalena. L'annuncio, a sorpresa, viene da Washington dove il ministro della Difesa Antonio Martino ha incontrato il collega statunitense Donald Rumsfeld.

Secondo quanto dichiarato da Martino all'agenzia Ansa, I sommergibili lasceranno l'isola «secondo tempi e modi che dovranno essere definiti più avanti». L' operazione, spiega il ministero, «si inserisce nel quadro di ridislocazione delle forze Usa in Europa e conferma che le notizie relative al potenziamento della presenza di sommergibili nucleari Usa alla Maddalena e di un ampliamento della base erano prive di fondamento e che non è prevista alcuna cessione di parte o di tutto l'Arsenale alla Us Navy».

Il comunicato della Difesa prosegue dicendo che a Rumsfeld, Martino ha espresso la propria condivisione e l'apprezzamento per la decisione presa, evidenziandone la coincidenza alle istanze regionali e ha anche voluto esprimere «tutta la riconoscenza italiana agli Stati Uniti per l'importante presidio di sicurezza che la Base ha rappresentato per oltre un trentennio e per il grande contributo che la sua presenza ha fornito allo stesso sviluppo ed alla crescita economico-sociale dell'area».

Raggiante il governatore della Sardegna, Renato Soru, che fin dal suo insediamento si è battuto contro la presenza della base sull'isola madalennina. «È una cosa fantastica» è stata la sua prima reazione. «È la più bella notizia degli ultimi tempi», ha aggiunto Soru. Entusiasmo anche in Municipio. «È una notizia incredibilmente positiva. Nessuno si aspettava una decisione del genere e così presto, nonostante la grande mobilitazione degli ultimi mesi in Sardegna» dice il sindaco della Maddalena Angelo Comiti nell'apprendere che i sottomarini a propulsione nucleare della base Usa di Santo Stefano saranno allontanati. «Sono 33 anni che conviviamo con questo pericolo e mi ero preparato a tempi ben più lunghi - dice il sindaco - Sicuramente mi aspettavo qualcosa del genere dopo le elezioni politiche. Ora bisogna ragionare a mente fredda: con le prime luci dell'alba ci metteremo in contatto con il ministero della Difesa per capire i tempi e i modi del trasferimento». Il primo cittadino ricorda le ultime riunioni con il Prefetto di Sassari sul piano di evacuazione in caso di incidente nucleare e le aspre polemiche che lo hanno accompagnato. «In quella occasione - sottolinea Comiti - avevo detto che la miglior difesa era allontanare la base. Qualcuno mi ha ascoltato».

In realtà la notizia ha alcuni aspetti di ambiguità. L'annuncio dice che i sommergibili (che appartengono al 22nd Subron, dipendente dal 8th Submarine Group di stanza a Napoli) lasceranno l'isola, ma non si chiarisce se saranno trasferiti anche i depositi dell'isola di Santo Stefano (dove probabilmente sono stoccate testate nucleari) e la nave appoggio che attualmente ha base permanente. Negli ultimi mesi il Pentagono ha annunciato la chiusura di moltissime basi europee, soprattutto tedesche. Per l'Italia, al contrario, vari segnali andavano verso un rafforzamento della presenza militare statunitense, che ha guarnigioni importanti ad Aviano, Vicenza, Livorno, Gaeta, Napoli e Sigonella.

Fonte: www.unita.it 22-11-05


La Maddalena. Bulgarelli: su pericolo nucleare Governo continua a mentire?

"Le notizie riguardanti la base Usa di La Maddalena apparse ieri su alcuni
organi di informazione sono gravi e allarmanti". E' il parere del deputato
dei verdi Mauro Bulgarelli, che continua: "La pubblicazione su 'La Nuova
Sardegna' della carta batimetrica allegata al rapporto dell'Istituto
francese per la radioprotezione e sicurezza nucleare sull'incidente al
sommergibile Hartford del 25 ottobre 2003 dimostrerebbe che esso avvenne a
poche centinaia di metri dalla costa, in prossimità della base Usa, e
poteva provocare una catastrofe di dimensioni immani. Se ciò fosse
confermato, il governo italiano -continua Bulgarelli- ha dunque perseverato
nella menzogna, prima tenendo occultato l'incidente e poi sostenendo che si
era verificato in una secca dell'isola delle Bisce. E' un atteggiamento
irresponsabile e reiterato che non fa che accrescere il sospetto che sui
pericoli derivanti dalla presenza degli americani alla Maddalena sia stata
stesa da tempo una vera e propria cortina fumogena, a tutto discapito della
popolazione: mi limito soltanto a sottolineare che cosa sarebbe potuto
accadere se l'incidente dell'Hartford avesse dato luogo a un'esplosione o a
una perdita di radioattività rilevante, visto che esso si è verificato a
poche centinaia di metri dai centri abitati e che non sono stati resi noti
-come prescritto dalla legge- i piani di emergenza ed evacuazione". A
proposito dell'Hartford e dei sottomarini nucleari di stanza a S. Stefano
il parlamentare dei Verdi cita inoltre un'inchiesta di Enrico Porsia
apparsa sul sito on line 'amnistia.net': "Nel servizio -spiega Bulgarelli-
appare un'intervista a un ufficiale Usa di stanza a S. Stefano che non solo
conferma che con l'Hartford si sfiorò il disastro ma anche che il pericolo
di inquinamento radioattivo è quotidiano: nell'ambito della manutenzione
dei sottomarini l'acqua proveniente dal circuito primario dei reattori
-altamente radioattiva- viene stoccata a bordo dell''Emory Land', l'unità
madre ormeggiata a S. Stefano, in attesa di essere spedita negli Usa. Quali
misure di sicurezza vengono attivate durante il prelievo e lo stoccaggio?
Ed è tollerabile che i cittadini dell'isola, già obbligati a convivere con
l'incubo nucleare, debbano ora sopportare un ulteriore enorme ampliamento
della base?".

22/11/05



Disastro nucleare vicino alla costa

Un istituto statale di studi francese rivela: il sottomarino Usa Hartford il 25 ottobre 2003 si incagliò su uno scoglio tra La Maddalena e Caprera, a pochi metri dal centro abitato e non in mare aperto come avevano sostenuto gli americani. E i danni furono ingenti, mentre i comandi minimizzarono
COSTANTINO COSSU
OLBIA
Il 25 ottobre del 2003 l'Uss 768 Hartford, un sommergibile ad armamento atomico della Us Navy, lascia la base appoggio della Maddalena per raggiungere il mare aperto, ma dopo poche miglia s'incaglia. Lo scafo è gravemente danneggiato. Viene sfiorato il disastro nucleare. Tutto, però, resta segreto sino al 18 novembre, quando, in una nota ufficiale, i comandi americani annunciano: «Alle 12,40 del 25 ottobre il sottomarino Uss Hartford della Marina degli Stati Uniti ha lievemente toccato il fondale mentre navigava a est dell'isola di Caprera. Nessun pericolo. Solo lievi graffi alla vernice dello scafo». Ora si scopre che i militari Usa mentivano due volte. Mentivano sulla posizione del sommergibile al momento dell'impatto e mentivano sulla gravità dell'incidente. Il quotidiano La Nuova Sardegna ha pubblicato ieri un rapporto dell'Irsn (Institut de radioprotection et de sureté nucléaire), ente francese di controllo che risponde ai ministeri della difesa, della sanità e dell'ambiente, che svela come l'incidente dell'Hartford avvenne non ad oriente ma ad occidente di Caprera, e più esattamente nello stretto braccio di mare che separa l'isola dalla Maddalena, a poche centinaia di metri dalla città e dalla base di Santo Stefano. A rischio è dunque stato, direttamente, il centro abitato della Maddalena e la stessa base americana. Ma non basta. Dando un'occhiata al sito web della Us Navy si scopre che è la stessa marina statunitense ad ammettere che l'entità dei danni all'Hartford è stata molto grave. Nel luglio del 2004, in occasione della cerimonia del cambio di consegne della Emory Land, la nave appoggio intervenuta a riparare i danni dell'Hartford il giorno dell'incidente, viene diffuso un opuscolo, leggibile on line, che racconta alcuni episodi in cui i membri dell'equipaggio si sono segnalati per la loro professionalità. Si legge tra l'altro nel documento: «Nell'ottobre del 2003 l'equipaggio della Emory Land ha eseguito lavori d'emergenza sull'Uss 768 Hartford che si era incagliato. I sommozzatori, al lavoro ventiquattrore su ventiquattro in condizioni di mare pessime e in tempi ristretti, hanno effettuato lavori di riparazione che hanno richiesto saldature e tagli per portare l'Hartford a condizioni di sicurezza tali da consentire il ritorno del sottomarino negli Stati Uniti. L'equipaggio ha dimostrato una qualità di primo livello e ha realizzato una delle imprese più grandi di lavori subacquei mai eseguiti da una nave appoggio».

Altro che qualche graffio alla vernice del sottomarino, come ha tentato di far credere il comando della Sesta Flotta. D'altra parte, la versione che puntava a minimizzare la portata dell'incidente era già stata smentita il 22 dicembre del 2003 da un piccolo quotidiano di provincia americano, il The Day, che si stampa a New London, nel Connecticut. Robert Hamilton, un cronista del giornale, andò a vedere l'Hartford quando il sommergibile arrivò nei cantieri di Norfolk, in Virginia, per essere riparato, e scoprì che metà del timone era stata strappata via e che lo scafo era stato squarciato, tanto che venne presa in considerazione l'ipotesi di rottamare il sottomarino. L'anno scorso, poi, il 16 febbraio, il portavoce della Us Navy Robert Mehal, dichiarò ai giornalisti: «I nostri tecnici hanno stimato che per riparare l'Hartford occorreranno 9,4 milioni di dollari. I costi sono stati sensibilmente ridotti perché non sarà costruito un timone nuovo; sarà infatti utilizzato il timone del sommergibile, della stessa classe Uss, Baltimore, dismesso nel 1998».

Insomma, che il 25 ottobre del 2003 alla Maddalena sia stato sfiorato il disastro nucleare ormai non ci sono più dubbi. Ed è agghiacciante scoprire ora, grazie al rapporto dei tecnici francesi, che un incidente che poteva avere effetti devastanti sia avvenuto a poche centinaia di metri dal porto della Maddalena, vicinissimo al centro della città, in un tratto di mare che anche d'inverno è intensamente trafficato. Alla Maddalena, intanto, la tensione cresce. Pochi giorni fa il consiglio comunale all'unanimità ha respinto come inaccettabile il piano di evacuazione dell'arcipelago in caso d'incidente nucleare presentato dalla prefettura di Sassari. Il piano è largamente al di sotto della gravità della situazione, che continua ad essere sottovalutata. Per fare un solo esempio, il monitoraggio di eventuali fughe radioattive è affidato all'Asl di Olbia, che si serve di strumenti vecchi e del tutto inadeguati.

Intanto in tutta la Sardegna cresce il movimento contro le servitù militari. Si moltiplicano le iniziative spontanee. Un gruppo di associazioni (Gettiamo le basi, Comitato popolare di difesa ambientale del Sarrabus Gerrei, Comitato per la tutela dell'ambiente di Escalaplano, Collettivu Barbagia Reverde di Gavoi, Cocis La Maddalena, Comitato tonarese contro le basi militari, Teulada libera) hanno diffuso un documento per chiedere che La Maddalena, Quirra e Teulada chiudano ed è già partita una raccolta di firme che servirà a sostenere la proposta di legge del deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli per la chiusura di tutte basi militari in Italia, presentata la scorsa settimana a Roma. «Siamo vittime - si legge nel documento delle associazioni sarde - perché la nostra isola è occupata da circa il settanta per cento delle servitù militari di tutta l'Italia. Sono interdetti permanentemente 24.000 ettari di territorio sardo contro i 40.000 totali in Italia; ai 24.000 ha vanno aggiunti altri 12.000 ettari gravati da servitù militari. Questi numeri fanno della Sardegna la regione più militarizzata d'Europa». «Siamo vittime ma siamo anche complici - dicono ancora i gruppi di base - Siamo complici ogni volta che lasciamo scivolare nell'indifferenza ciò che accade; siamo complici quando facciamo finta di non sapere che dietro ogni attività militare ci sono territori inquinati e vite spezzate dalla violenza. E noi non vogliamo più essere complici».

Il manifesto 22-11-05