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LETTERA APERTA AD ALCUNI LILLIPUZIANI DELUSI



LETTERA APERTA AD ALCUNI LILLIPUZIANI DELUSI
In risposta ad alcune interviste su Avvenire dello scorso 14 luglio,
<http://www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2006_07_14/articolo_665558.html>disponibili
a questo link

E' venerdì 14 luglio, a quasi una settimana dal quinto anniversario delle
mobilitazioni e della mattanza del G8 genovese; da ormai diversi giorni
media più o meno vicini al movimento si affollano sulle strade virtuali che
portano a Genova, cercando di trovare gli ultimi scampoli di un movimento
cambiato, per alcuni aspetti involuto, per altri notevolmente evoluto. Di
acqua ne è passata sotto ai ponti da quel 21 luglio 2001, e quelle idee che
camminavano con le gambe degli oltre trecentomila di Genova sono tutt'altro
che scomparse, ma si sono modificate, alcune, sono riuscite a penetrare
nell'immaginario, altre, sono addirittura arrivate a condizionare
istituzioni ed enti pubblici, altre ancora.
In tutto questo mondo in movimento, le diverse soggettività che di Genova
sono state animatrici hanno fatto percorsi tra loro spesso paralleli,
alcune volte divergenti; insomma il tempo è passato, ma quello che
seminammo allora è ben lungi dall'essere estinto.
La Rete Lilliput, nei soggetti che attivamente ci stanno ancora investendo,
è ben consapevole che le condizioni sono cambiate, e che essa stessa si va
trasformando, per questo non sono mancate occasioni di riflessione, per
comprendere dove queste trasformazioni stessero portando; riflessioni
culminate nell'assemblea dello scorso marzo, da dove emerse la
constatazione forte che la Rete Lilliput (in tanti territori, nodi, gruppi)
è oggi tutt'altro che morta e ridimensionata, ma anzi si è spesso mostrata
matura ed efficace.
Oggi, in una situazione di riflusso generale, s'è dimostrato ancora più
importante il suo ruolo di "fare rete", che non è mai venuto meno, in
particolare a partire dai nodi e dalle loro aggregazioni, se non per una
mancanza di energie dovuto anche ad una riframmentazione dei vari soggetti
di riferimento e ad una sostanziale assenza di diverse organizzazioni di
carattere nazionale.
Per questo rimaniamo senza parole, e sinceramente un po' sconcertati, nel
leggere alcune dichiarazioni su Avvenire del 14 luglio, dove i vari
movimenti sociali vengono messi sotto osservazione, ed una delle realtà più
innovative come Rete Lilliput viene analizzata e riletta. E quello che ne
viene fuori, secondo alcuni intervistati d'eccellenza, è una diagnosi che
lascia poche speranze.
La Rete sarebbe "approdata ad esiti inefficaci nella pratica. Una realtà
molto introversa, che discute molto ma ha perso la capacità d'incidere e di
aggregare", o addirittura avrebbe la tentazione "controproducente, di
rientrare nei ranghi, di fare un movimento di soli cattolici".
Mai tali giudizi, diretti nella forma come pesanti nel contenuto, sono a
nostro avviso stati tanto sbagliati.
Crediamo che ciò che ha veramente caratterizzato la rete e che ha generato
nuove realtà , cioè le scelte di metodo e una struttura organizzativa
realmente orizzontale, spesso viene percepito come un ripiegamento
autoreferenziale, di cui si sottolinea l'inefficacia politica e la lentezza.
C'è da chiedersi se il problema sia nella rete o in chi continua a
valutarla dall'esterno a partire da vecchi e superati schemi, pur sapendo
che proprio le grandi associazioni che avevano lanciato la rete si sono
spaventate della sua visibilità , della sua autonomia e hanno concorso a
indebolirne le risorse.
E la risposta, probabilmente, sta nei fatti: la Rete in questi anni ha
saputo, nei modi e nelle forme più diversi, risalire la corrente del
riflusso. Ha gemmato, ha continuato a lavorare e ad elaborare nei
territori, ma senza perdere di vista gli obiettivi generali e le
connessioni tra i nodi. Chi non ricorda le grandi mobilitazioni contro la
guerra, che tanto hanno saputo aggregare? Sono le stesse che hanno seminato
idee e speranze, le stesse che stanno con difficoltà condizionando la
posizione del nostro governo sull'Afghanistan.
Oppure la Campagna Control Arms, ed il suo impegno per un mondo di pace.
E che dire del lavoro sul Commercio Internazionale, quotidiano, certosino
di Tradewatch, che in questi anni ha proposto campagne, ha mobilitato
risorse e persone, arrivando persino a proporre eventi all'interno della
Ministeriale della Wto di Hong Kong, o arrivando ad interloquire a livello
istitituzionale con ministeri e direzioni generali?
Ed ancora, la nascita e la crescita di tante esperienze reticolari,
autonome e efficaci, come i Distretti di Economia Solidale, o i Gruppi di
Acquisto Solidale, non vedono forse al loro interno un contributo ideativo
e concreto della stessa Rete, con persone, idealità e tanta passione?
Troppo facile, a nostro avviso, guardare da fuori e esprimere sentenze.
La Rete Lilliput, soprattutto dopo l'Assemblea di Roma dello scorso 21
marzo ha dimostrato di voler scommettere sul futuro e di volerci essere.
Oggi servono compagni di strada che accompagnino l'evoluzione di quella che
fu la Rete Lilliput post-Seattle, con quella che dovrebbe essere la Rete
Lilliput dei prossimi anni. Ed è importante che siano compagni presenti,
volenterosi e soprattutto al servizio. Ma per questo, riteniamo sia
necessario mettere da parte delusione e fatica e mettere sul piatto
motivazione e voglia di fare. E' l'ora di tirarsi su le maniche. Se vorrete
lavorare con noi, sarete i benvenuti.

Per la Rete Lilliput

Alberto Zoratti
Andrea Baranes
Andrea Podestà
Andrea Saroldi
Andrea Trentini
Anna Fazi
Antonio Tricarico
Deborah Lucchetti
Donata Frigerio
Gualtiero Via
Marco Servettini
Massimiliano Pilati
Michele Meomartino
Mirko Marelli
Monica Di Sisto
Riccardo Troisi

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